14 maggio 2008

desolato

«Ho in me un pianto che è come pioggia sulla città. Da dove viene questo vuoto che si è infiltrato in me?
Il mite rumore delle gocce in terra e sui tetti. Contro il disagio, ecco il suono della pioggia.
Un pianto insensato in quest’anima sfinita. Non c’entra il tradimento: è una desolazione senza motivo.
E la peggiore sofferenza è non capire perché anche senza odio o amore io soffra così.»

12 maggio 2008

two thousand and eight

Viviamo in un Paese in cui governa la libertà.
Tragicamente ironico, se scrivi le miserie delle tue giornate d’ufficio, celando nomi e particolari sicché solo gli amici possano divertirsi pensando «Mal comune, mezzo gaudio», e per questo perdi il posto di lavoro.
Inquietante, se gli squarci di vita che racconti (passioni e depressioni) sono monitorati tre volte nella stessa giornata da un server misterioso della Capitale.

«Big Brother is watching you».

7 maggio 2008

lacrime amare

«Sai com’è… Ti capita di trovarti con un uomo in una stanza, in un’automobile. Vorresti dirgli qualcosa, e non ne hai il coraggio. Vorresti fargli una tenerezza, ma sei bloccata dalla paura. Sei bloccata dalla paura di perdere un punto. Vale a dire, di essere il più debole. E così si finisce col vivere nella paura e non si riesce più a essere se stessi.»

4 maggio 2008

le bricoleur du dimanche

Alcune regole imparate nel classico modo: sbagliando.
(Lo so, sono noioso – ma da un po’ il mio tempo libero è tutto dedicato alla casa, e non ho molto altro su cui scrivere.)


1. Lo smalto acrilico, a dispetto del nome, è l’unico da usare. Se lo chiamassero semplicemente “ad acqua”, uno magari non si orienterebbe su quello classico, verniciando due tavoli immensi che puzzano tossici da due settimane (e le finestre sono sempre aperte, invito irrinunciabile per le prime fastidiosissime zanzare).
2. Non devo mai più dimenticare d’indossare i guanti di gomma quando dipingo. Le unghie nere, con questo look da nerd cittadino, c’entrano poco.
3. I buchi nel muro m’inquietano: troverò una tubatura e allagherò casa? morirò fulminato per aver trapanato i fili elettrici? finirò nell’appartamento del vicino? Dopo aver fatto quest’ultima cosa, ma fortunatamente tra una stanza e l’altra della casa che dividevo con mia madre, ho iniziato a segnare con del nastro adesivo sul trapano la lunghezza dei tasselli.
4. Quando monto un mobile o una lampada, devo smettere di far poca attenzione alle istruzioni. Smontare mezz’ora di lavoro (i ripiani dell’armadio nell’antibagno), o anche solo i cinque minuti della lampada a sospensione (il portalampada va decisamente inserito prima di fissare il contrappeso), è da idiota. Ma lo è ancor di più progettare un mobile per il salotto e sbagliare ad assemblare i pezzi; le istruzioni avrebbero dovuto essere nella testa, ma quando questa non c’è...
5. Devo imparare a scrivere tutto quel che mi serve, senza affidarmi alla memoria. Un ennesimo viaggio al Castorama potrebbe provocarmi una crisi di nervi.
6. Mai più pormi obiettivi troppo ambiziosi («In quattro giorni sistemo tutt’e tre le stanze e rimane da fare solo la cucina»): causa soltanto frustrazione (in quattro giorni ho solo montato un po’ di lampade, pulito oggetti incrostati, fissato pezzi di metallo e plastica alle pareti del bagno e della camera da letto; l’incubo del mettere ordine tra carte e vestiti non è finito).

Domani si ricomincia in ufficio: siamo in ritardo su tutto e sarà una settimana pesantissima.
Mi sento sollevato.

24 aprile 2008

della perfidia inattesa

Cari lettori, il vostro beniamino è tornato da qualche tempo a guardarsi in giro, in quella maniera tutta sua tra azione e attesa, tra aspettative e realtà. Non si combina nulla da troppo tempo, ma non è la questione: semplicemente, ora la solitudine mi pesa.
Chi c’è intorno – lo spasimante di sempre, il nuovo collega «un bel tipo, però…» – è troppo noioso da ghermire, così si ritorna al mondo filtrato dal monitor. Nuovo nome su Pagine Arancioni e simili (lo so, oggi vanno di più MySpace e Flickr, ma penso che un mezzo valga l’altro – per esperienza, nel mio caso valgono tutti assai poco), ed ecco tornare volti e parole dal passato; soprattutto ecco riaffiorare ricordi sparsi degli ultimi quattro anni: belli, inutili, divertenti, spiacevoli.

La parola “perfidia” ha le otto lettere di chi un paio d’anni fa ha messo in scena solo per me un violento diorama di spettacolare cattivo gusto, approntato con il duplice scopo di farmi soffrire e di mostrare una sprezzante superiorità.
Non saprò mai quanto abbia contato l’aiuto di colui che ho perduto, soprattutto grazie a quella gratuita rappresentazione. Non m’importa, in realtà, perché non è la sua nota perversione a stupirmi, quanto la cattiveria tra sconosciuti: come si può essere crudeli con qualcuno che non hai mai incontrato, con cui non hai parlato, che ti è estraneo?

Perfido Inatteso vive secondo una logica del consumo che mi fa orrore. Vampiro d’aspetto e d’indole, consuma corpi, esperienze, luoghi, parole – dei quali tenta di fermare il ricordo con l’ossessivo ricorso alla fotografia (a lui affine: la forma espressiva più fredda, facile e dittatoriale – il glutammato dell’arte).
Causa di litigi tra amici di vecchia data, motivo di rottura brutale tra coppie storiche, Perfido mischia sesso e amicizia, confonde vita e rappresentazione della stessa, si aggira travestito da lupo o da agnello, a seconda del luogo, del tempo, del pubblico; comunque, tra una citazione e la pagina di un libro, non è mai se stesso.
Predatore terrorizzato dall’idea di essere preda, presuntuoso ed egocentrico – la sua firma su ogni cosa e persona che ha toccato –, brama il potere, è violento con i deboli e sottomesso con i potenti, definisce con accortezza le strategie venture (nelle mie previsioni, la scalata è ora al Produttore).
È intelligente, e nel suo lavoro accessorio, bravo. Ma vive in un’illusione, e, anche per questo, è pericoloso.

Insomma: cercando un’improbabile anima gemella, mi sono tornate in mente persone belle, inutili, divertenti, spiacevoli. Ed è a causa di queste che ritrovo intatto l’astio generato dall’immotivata violenza subita, e mi accorgo infine che anche per me è possibile essere crudele con uno sconosciuto, seppure per rivalsa.

17 aprile 2008

cantiere/reiche und arme

«C’è un maniaco sul Corriere della Sera, la sua mano per la zingara di Brera è nera. Ha un filtro contro la gelosia o una ricetta per l’allegria; legge il destino (ma nelle stelle) e poi ti dice solo cose belle.»

«E quando tu mi lascerai io mi innamorerò di cose più importanti, di samba riguardanti a felicidade. L’amore viene, l’amore va (senza l’amore come si fa?) ma se hai paura fai come me: metti davanti un “se”.»

I Baustelle sono i Ricchi e Poveri di questi anni, con più presunzione e meno ironia.

«Se m’innamoro (se m’innamoro…) – se m’innamoro sarà di te.»

15 aprile 2008

esterni milanesi

Spazio In.Transi.Gente presenta neocontenitori postdesign e sedute organiche destrutturate.
Soopagruppo espone selezione fotografica nell’ambito del progetto Meet-in-town / Azioni distorte.
Evento fuori salone alla pensilina dei taxi sul lato est della stazione Centrale, sabato mattina alle 5.45. Buffet freddo, solo su invito.

11 aprile 2008

inevitabile stronzata

1993. «Come posso salvare le mie aziende sull’orlo della bancarotta ed evitare la galera? Scendo in campo, bevo l’amaro calice e mi dipingo un po’ di leggi addosso.»
2008. «La politica è il miglior investimento della mia vita. Alcuni li convinci con un po’ di denaro (che tanto torna indietro con gli interessi), la massa la fotti con un po’ di pubblicità. E poi, non c’è il due senza il tre.»
E così, dopo mille ripensamenti, mi ritrovo a votare Democrazia Veltroniana per contribuire ad arrestare il saltimbanco dittatore.

Mi tappo il naso da quando ho diciott’anni, ormai più per il tanfo che per altro, e mi chiedo quanto ancora sopravviverò senza respiro.
Luttazzi ha detto che il PD è un’inevitabile stronzata. Per me, la è anche votarlo.

6 aprile 2008

l’ordine dei ricordi

Quando vivi solo e non hai ereditato la sindrome da orsetto lavatore (ne hai semmai le occhiaie, ma è un’altra storia), la tua casa può somigliare a un magazzino sporco.
Prima o poi arriva il momento nel quale ti rompi i coglioni: di vedere solo scatole che custodiscono la prova degli anni passati, di polvere che ti trasforma in un asmatico, di mobili inutilizzati ma scelti con cura che servono solo a dare il nome alle stanze – se c’è il lavello scollegato, cucina; le sedie e il tavolo carichi di bollette libri giacche cartacce, sala da pranzo; il divano polveroso che ospita pile di riviste, soggiorno; l’armadio ancora vuoto e gli abiti ammassati per terra, camera da letto.
Aspetti quindi la domenica, apri decine di scatole dal contenuto misterioso, come in un volgare telequiz, ed ecco improvvisamente riaffiorare matasse di ricordi che non sapevi più di avere. Degli oggetti non sai che fartene. Non giocherai con il Lego e non ammirerai più le gomme profumate, ma ti rendi conto che non puoi buttare nulla, che tutto deve rimanere con te, a ricordarti il periodo più sereno, quello delle novità e della scoperta, e a riempire il vuoto attuale.
Verso sera ti guardi intorno e tutto è ancora disperatamente sottosopra, forse ancora più di prima: il panorama è cambiato come dopo il passaggio delle ruspe su una montagna di detriti.
Vai a letto, un po’ stanco, un po’ contento di te ma non abbastanza, un po’ triste che domani sia lunedì e non ci sia modo di sfruttare ancora quest’energia sbocciata all’improvviso dalla solita pigrizia.

4 aprile 2008

onirico

«Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale
dopo aver viaggiato dentro il sonno.
L’inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte.»