Ti impegni, ti eserciti, le provi tutte per dimenticare chi hai amato e ti ha fatto soffrire, e alla fine t’illudi di esserci riuscito. Il suo volto, i gesti, le parole talvolta ritornano, ma in quel modo strano e confuso con il quale ricordi i sogni di giorno, e provi più fastidio che dolore, più insofferenza che astio.
Poi cambi il lenzuolo del piumone, e lui è lì: di fianco a te, ora come quella volta prima di fare l’amore, e ti prende in giro perché sei un disastro a rifare il letto, e ridete insieme, e tu senti un tuffo al cuore, e ti accorgi che dopo è ricomparso tutte le volte che hai cambiato le lenzuola, e lo sai: ogni volta che lo farai in futuro, lui sarà con te.
18 giugno 2008
16 giugno 2008
à sa première page
«Un jour se lèvera sur trois branches de lilas
Qu’un enfant regardera comme un livre d’images
Le monde autour de lui sera vide, et c’est ainsi
Qu’il inventera la vie à sa première page .
En dessinant la forme d’une orange
Il donnera au ciel son premier soleil.
En dessinant l’oiseau, il inventera la fleur,
En cherchant le bruit de l’eau, il entendra le cri du cœur.
En dessinant les branches d’une étoile
Il trouvera, l’enfant, le chemin des grands,
Des grands qui ont gardé un regard émerveillé
Pour les fruits de chaque jour et pour les roses de l’amour.»
Qu’un enfant regardera comme un livre d’images
Le monde autour de lui sera vide, et c’est ainsi
Qu’il inventera la vie à sa première page .
En dessinant la forme d’une orange
Il donnera au ciel son premier soleil.
En dessinant l’oiseau, il inventera la fleur,
En cherchant le bruit de l’eau, il entendra le cri du cœur.
En dessinant les branches d’une étoile
Il trouvera, l’enfant, le chemin des grands,
Des grands qui ont gardé un regard émerveillé
Pour les fruits de chaque jour et pour les roses de l’amour.»
7 giugno 2008
1978
Io chi sono
Io sono bravo, metto a posto quando c’è disordine, aiuto la mamma. Ho degli amici e litigo un poco con loro perché fanno sempre i cattivi. Mi piace venire all’asilo perché posso fare dei bei disegni e perché gioco. Qualche volta sono intelligente e allora faccio dei bei disegni, dico delle belle cose.
Io in famiglia
Io vado sempre a vedere delle cose con la mamma e il papà. La mia mamma deve andare a lavorare; non mi piace che la mamma vada a lavorare, mi piace che stia sempre con me. Quando lei è a lavorare, sto con la Patrizia. Il mio papà mi porta con lui nel suo studio, ma poche volte, perché non può portarmi: deve lavorare e non può stare con me.
Io chi vorrei essere
Voglio essere una farfalla, è una cosa che mi piace perché le farfalle sono belle e colorate, poi volano e volare mi piace e posso andare sugli alberi, sui fiori. Di sera, posso andare a dormire su una foglia e così posso vedere le stelle e la luna, le macchine che vanno a casa e gli aeroplani che passano nel cielo.
Io sono bravo, metto a posto quando c’è disordine, aiuto la mamma. Ho degli amici e litigo un poco con loro perché fanno sempre i cattivi. Mi piace venire all’asilo perché posso fare dei bei disegni e perché gioco. Qualche volta sono intelligente e allora faccio dei bei disegni, dico delle belle cose.
Io in famiglia
Io vado sempre a vedere delle cose con la mamma e il papà. La mia mamma deve andare a lavorare; non mi piace che la mamma vada a lavorare, mi piace che stia sempre con me. Quando lei è a lavorare, sto con la Patrizia. Il mio papà mi porta con lui nel suo studio, ma poche volte, perché non può portarmi: deve lavorare e non può stare con me.
Io chi vorrei essere
Voglio essere una farfalla, è una cosa che mi piace perché le farfalle sono belle e colorate, poi volano e volare mi piace e posso andare sugli alberi, sui fiori. Di sera, posso andare a dormire su una foglia e così posso vedere le stelle e la luna, le macchine che vanno a casa e gli aeroplani che passano nel cielo.
29 maggio 2008
dalla torre d’avorio (vivo cantando)
Da un po’ di tempo mi trovo molto antipatico: poca ironia, troppa rabbia. Immagino che questo sentimento sia largamente condiviso, e mi stupisco davvero quando talvolta qualcuno afferma il contrario. L’esperimento di felicità programmata non ha avuto buon esito. Diecimila minuti non sono bastati perché il destino ci facesse ritrovare. Ma forse è meglio così. Comunque ho scoperto con stupore che scrivere fuori contesto e con passione sui siti di annunci è come accendere una lampadina per le falene. Mi annoio troppo rapidamente di tutto. E pensare che mi facevo un vanto della capacità di sopportazione; invece somiglio a un adolescente figlio del telecomando e della tastiera. Si avvicina l’estate: il tempo è orrendo, ma fa già troppo caldo. E con questo clima vorrei una vacanza; non il bel viaggio già deciso, che sarà un tour de force, ma qualche giorno a poltrire lontano da casa, senza telefoni, internet, suoni e immagini. Le onde, la focaccia ligure a colazione. Non è un sogno, è un bisogno. Perdo troppo tempo e sonno appassionandomi a cose sempre più sciocche, come le canzonette spagnole anni Sessanta (Desde que llegaste ya no vivo llorando: vivo cantando, vivo soñando. Sólo quiero que me digas qué está pasando, que estoy temblando de estar junto a ti). Aiuto.
26 maggio 2008
amara cassandra
Preoccupato. Infuriato. Spaventato. Impotente. Perplesso. Sconfortato.
Credevamo che l’orlo dell’abisso fosse prossimo, ma non ci siamo accorti che stavamo già cadendo. Senza difese.
Chi è ancora sul crinale, fugga. Subito.
Chi pensa di restare, e di combattere, non ha speranza di salvezza.
Chi spera di nascondersi guardando da un’altra parte, s’illude – ed è destinato alla sofferenza.
Solo al ritorno tutto sarà cambiato.
Credevamo che l’orlo dell’abisso fosse prossimo, ma non ci siamo accorti che stavamo già cadendo. Senza difese.
Chi è ancora sul crinale, fugga. Subito.
Chi pensa di restare, e di combattere, non ha speranza di salvezza.
Chi spera di nascondersi guardando da un’altra parte, s’illude – ed è destinato alla sofferenza.
Solo al ritorno tutto sarà cambiato.
22 maggio 2008
contemporaneamente
Intanto rimangono le piccole cose che vorrei fare e probabilmente resteranno lì a giudicarmi, monito dell’ignavia: andare al concerto, visitare l’Havana prima degli statunitensi, spedire il curriculum a quelli là, passeggiare nel parco dietro casa, vedere quel film.
Intanto cerco chi ho abbandonato quattro anni fa, e lo faccio nel mio solito modo ingenuo e indiretto; ’sta volta c’è un’incosciente determinazione che credevo non mi appartenesse.
Intanto ho difficoltà a gestire questo scetticismo disperato. I contatti il lavoro la città la società; quando non avrò più rabbia, giunto alla rassegnazione, temo sarà il giorno del giudizio.
Intanto dò un senso alle dipendenze: antidoto al suicidio.
Intanto impegno dieci minuti di vita a cercare opinioni e quindi a capire se per me la regola debba essere «accento sì, comunque, perché possa differenziarsi dalla nota» (omologa a quella del sé accentato anche con stesso. Di questo passo, userò í e ú, regola dandy adottata in Einaudi. D’altronde, quel che resta è la forma).
Volere, cercare, temere, dare, impegnare. Con le dita sulla tastiera, contemporaneamente.
Intanto cerco chi ho abbandonato quattro anni fa, e lo faccio nel mio solito modo ingenuo e indiretto; ’sta volta c’è un’incosciente determinazione che credevo non mi appartenesse.
Intanto ho difficoltà a gestire questo scetticismo disperato. I contatti il lavoro la città la società; quando non avrò più rabbia, giunto alla rassegnazione, temo sarà il giorno del giudizio.
Intanto dò un senso alle dipendenze: antidoto al suicidio.
Intanto impegno dieci minuti di vita a cercare opinioni e quindi a capire se per me la regola debba essere «accento sì, comunque, perché possa differenziarsi dalla nota» (omologa a quella del sé accentato anche con stesso. Di questo passo, userò í e ú, regola dandy adottata in Einaudi. D’altronde, quel che resta è la forma).
Volere, cercare, temere, dare, impegnare. Con le dita sulla tastiera, contemporaneamente.
14 maggio 2008
desolato
«Ho in me un pianto che è come pioggia sulla città. Da dove viene questo vuoto che si è infiltrato in me?
Il mite rumore delle gocce in terra e sui tetti. Contro il disagio, ecco il suono della pioggia.
Un pianto insensato in quest’anima sfinita. Non c’entra il tradimento: è una desolazione senza motivo.
E la peggiore sofferenza è non capire perché anche senza odio o amore io soffra così.»
Il mite rumore delle gocce in terra e sui tetti. Contro il disagio, ecco il suono della pioggia.
Un pianto insensato in quest’anima sfinita. Non c’entra il tradimento: è una desolazione senza motivo.
E la peggiore sofferenza è non capire perché anche senza odio o amore io soffra così.»
12 maggio 2008
two thousand and eight
Viviamo in un Paese in cui governa la libertà.
Tragicamente ironico, se scrivi le miserie delle tue giornate d’ufficio, celando nomi e particolari sicché solo gli amici possano divertirsi pensando «Mal comune, mezzo gaudio», e per questo perdi il posto di lavoro.
Inquietante, se gli squarci di vita che racconti (passioni e depressioni) sono monitorati tre volte nella stessa giornata da un server misterioso della Capitale.
«Big Brother is watching you».
Tragicamente ironico, se scrivi le miserie delle tue giornate d’ufficio, celando nomi e particolari sicché solo gli amici possano divertirsi pensando «Mal comune, mezzo gaudio», e per questo perdi il posto di lavoro.
Inquietante, se gli squarci di vita che racconti (passioni e depressioni) sono monitorati tre volte nella stessa giornata da un server misterioso della Capitale.
«Big Brother is watching you».
7 maggio 2008
lacrime amare
«Sai com’è… Ti capita di trovarti con un uomo in una stanza, in un’automobile. Vorresti dirgli qualcosa, e non ne hai il coraggio. Vorresti fargli una tenerezza, ma sei bloccata dalla paura. Sei bloccata dalla paura di perdere un punto. Vale a dire, di essere il più debole. E così si finisce col vivere nella paura e non si riesce più a essere se stessi.»
4 maggio 2008
le bricoleur du dimanche
Alcune regole imparate nel classico modo: sbagliando.
(Lo so, sono noioso – ma da un po’ il mio tempo libero è tutto dedicato alla casa, e non ho molto altro su cui scrivere.)
1. Lo smalto acrilico, a dispetto del nome, è l’unico da usare. Se lo chiamassero semplicemente “ad acqua”, uno magari non si orienterebbe su quello classico, verniciando due tavoli immensi che puzzano tossici da due settimane (e le finestre sono sempre aperte, invito irrinunciabile per le prime fastidiosissime zanzare).
2. Non devo mai più dimenticare d’indossare i guanti di gomma quando dipingo. Le unghie nere, con questo look da nerd cittadino, c’entrano poco.
3. I buchi nel muro m’inquietano: troverò una tubatura e allagherò casa? morirò fulminato per aver trapanato i fili elettrici? finirò nell’appartamento del vicino? Dopo aver fatto quest’ultima cosa, ma fortunatamente tra una stanza e l’altra della casa che dividevo con mia madre, ho iniziato a segnare con del nastro adesivo sul trapano la lunghezza dei tasselli.
4. Quando monto un mobile o una lampada, devo smettere di far poca attenzione alle istruzioni. Smontare mezz’ora di lavoro (i ripiani dell’armadio nell’antibagno), o anche solo i cinque minuti della lampada a sospensione (il portalampada va decisamente inserito prima di fissare il contrappeso), è da idiota. Ma lo è ancor di più progettare un mobile per il salotto e sbagliare ad assemblare i pezzi; le istruzioni avrebbero dovuto essere nella testa, ma quando questa non c’è...
5. Devo imparare a scrivere tutto quel che mi serve, senza affidarmi alla memoria. Un ennesimo viaggio al Castorama potrebbe provocarmi una crisi di nervi.
6. Mai più pormi obiettivi troppo ambiziosi («In quattro giorni sistemo tutt’e tre le stanze e rimane da fare solo la cucina»): causa soltanto frustrazione (in quattro giorni ho solo montato un po’ di lampade, pulito oggetti incrostati, fissato pezzi di metallo e plastica alle pareti del bagno e della camera da letto; l’incubo del mettere ordine tra carte e vestiti non è finito).
Domani si ricomincia in ufficio: siamo in ritardo su tutto e sarà una settimana pesantissima.
Mi sento sollevato.
(Lo so, sono noioso – ma da un po’ il mio tempo libero è tutto dedicato alla casa, e non ho molto altro su cui scrivere.)
1. Lo smalto acrilico, a dispetto del nome, è l’unico da usare. Se lo chiamassero semplicemente “ad acqua”, uno magari non si orienterebbe su quello classico, verniciando due tavoli immensi che puzzano tossici da due settimane (e le finestre sono sempre aperte, invito irrinunciabile per le prime fastidiosissime zanzare).
2. Non devo mai più dimenticare d’indossare i guanti di gomma quando dipingo. Le unghie nere, con questo look da nerd cittadino, c’entrano poco.
3. I buchi nel muro m’inquietano: troverò una tubatura e allagherò casa? morirò fulminato per aver trapanato i fili elettrici? finirò nell’appartamento del vicino? Dopo aver fatto quest’ultima cosa, ma fortunatamente tra una stanza e l’altra della casa che dividevo con mia madre, ho iniziato a segnare con del nastro adesivo sul trapano la lunghezza dei tasselli.
4. Quando monto un mobile o una lampada, devo smettere di far poca attenzione alle istruzioni. Smontare mezz’ora di lavoro (i ripiani dell’armadio nell’antibagno), o anche solo i cinque minuti della lampada a sospensione (il portalampada va decisamente inserito prima di fissare il contrappeso), è da idiota. Ma lo è ancor di più progettare un mobile per il salotto e sbagliare ad assemblare i pezzi; le istruzioni avrebbero dovuto essere nella testa, ma quando questa non c’è...
5. Devo imparare a scrivere tutto quel che mi serve, senza affidarmi alla memoria. Un ennesimo viaggio al Castorama potrebbe provocarmi una crisi di nervi.
6. Mai più pormi obiettivi troppo ambiziosi («In quattro giorni sistemo tutt’e tre le stanze e rimane da fare solo la cucina»): causa soltanto frustrazione (in quattro giorni ho solo montato un po’ di lampade, pulito oggetti incrostati, fissato pezzi di metallo e plastica alle pareti del bagno e della camera da letto; l’incubo del mettere ordine tra carte e vestiti non è finito).
Domani si ricomincia in ufficio: siamo in ritardo su tutto e sarà una settimana pesantissima.
Mi sento sollevato.
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