30 maggio 2007

la fortuna è cieca

Tra mille perplessità, ma convinto da una canicola anticipata, venerdì ho acquistato un condizionatore.
Due giorni dopo la temperatura è improvvisamente crollata sotto la media stagionale.

Domani m’iscrivo a Forza Italia. Così, tanto per vedere cosa succede.

29 maggio 2007

à travers un bois inconnu

Lo spettacolo d’arte
non varia
e le conquiste
di questo consumato guitto
crollano all’assalto
del giorno dopo.

Stanco, sono stanco
e senza forze
per attaccare
la nuova scena.
(Oh! Les yeux rouges,
sa triste vie
marche monotone
– ou ne marche pas? –
à travers un bois inconnu)

E l’attore senza guida
non sa dove fermarsi
– non c’è mare che racconti
storie più lontane
né vento.

Che sofferenza assistere
al tuo sdrucito monologo.
Non hai mai saputo recitare

e non ho ancora imparato.
Ma ormai sembra tardi.
(But I only forget
the sad memory of…)

28 maggio 2007

l’amore breve

Messaggio da: ••••••••
Inviato lunedì 26 luglio 2004 14:21:10

Boh, è complicato: parto lunedì per la ••••••••, ci rimarrò fino a dicembre. Fatto sta che ti ho visto e mi è cascato come un macigno sulla testa: mi son detto, è lui. Desterò forse la tua curiosità, o forse no, ma non potevo aspettare, dovevo farti sapere che io c’ero. Spero di poterti conoscere un po’ in questi mesi, via email o messenger. Ti va?

A

Talvolta ripenso agli amori che ho vissuto e alle lunghe pause tra uno e l’altro; per andare avanti occorre seppellire ciò che si è spento.
Ho amato distrattamente chi si struggeva per me e amato alla follia chi non mi voleva.
Ho commesso molti errori.
Ho pochi rimpianti, ma desidero ancora che il mio sogno perduto si avveri. E avrei voluto rispondere cose diverse a Edo, quel pomeriggio. E ricordo A, e le nostre ventiquattro ore insieme – la testa in una nuvola, il sorriso che sostituisce le parole, la certezza di essersi trovati, per sempre.
Boh, è complicato (l’amore va accudito, curato, nutrito) ma non potevo aspettare.
Per andare avanti occorre seppellire ciò che si è spento. Ma se ci si trova, ed è per sempre, non si sotterra nulla. Si resta, si sbaglia, si sogna.

26 maggio 2007

j’ai deux amours

«Manhattan Rome est belle,
Mais à quoi bon le nier:
Ce qui m’ensorcelle
C’est Paris, c’est Paris tout entier.»

È un po’ inquietante scoprirsi inconsapevolmente profetici: Passaggi a livello è di tre giorni fa…

24 maggio 2007

soft spot

Come una mano di vernice, un manto di tristezza sembra avvolgere le persone che incontro.
Nei loro occhi riconosco la mia stessa amarezza.
La causa? desideri inappagati: voglia di fuggire, ambizioni lavorative, struggimenti amorosi.
Il punto debole che viene scoperto e dà il dolore più intenso, nell’attesa che la giostra concluda il giro e riparta con il suo gaio motivetto.

23 maggio 2007

passaggi a livello

«La musique, bien différente en cela de la société d’Albertine, m’aidait à descendre en moi-même, à y découvrir du nouveau: la variété que j’avais en vain cherchée dans la vie, dans le voyage…»

singolare polirematica

Secondo me, la cosa immorale è che in questo Paese – una semidittatura da operetta – non ci si possa permettere neppure di avere un’associazione a tutela dei consumatori che sia davvero e soltanto a tutela di.
Tuttavia, visto che chiunque ritiene di poter dare liberamente giudizi di valore e di principio: Joseph! Angelo! avete qualcosa da aggiungere?

21 maggio 2007

hopeful embraces

«It’s sometimes just like sleeping,
Curling up inside my private tortures.
I nestle into pain,
Hug suffering,
Caress every ache.

I play dead,
It stops the hurting.»

18 maggio 2007

le mie ragioni

Alcuni giorni fa sono stato invitato dal surrealista eccellente a dire cinque buoni motivi per curare un blog.
Temo – al solito – la banalità (dans trop de films, de chansons et de livres), così condirò il tutto approfittando dell’occasione per raccontare perché è nato taffetas: avrei voluto farlo da tempo, ma la pigrizia, si sa…

1. Dopo la rottura con l’Oggetto dell’Ossessione (in seguito, “Perduta”) ho sentito di dover raccontare al mondo che quella fase della mia vita era finita, o almeno così sembrava allora, così ho deciso di farlo in un blog. Quale altro mezzo ha una platea teorica così vasta? La prima ragione è, lo ammetto, esibizionismo.
2. Il nome di questo blog viene da lontano. Preso in prestito dall’esilarante scambio tra Frederick Frankenstein ed Elisabeth, è stato quello di una sfortunata rivistina letteraria online; sfortunata perché, a causa della penuria di racconti, ebbe vita brevissima: solo due numeri. La seconda ragione, non solo per questo motivo, è memoria.
3. Da ragazzo, al liceo, scrivevo appunti su un diario, uno di quelli con il lucchetto. Riportavo i sogni più strani e cercavo di trasferire i cambiamenti repentini e inspiegabili che vivevo in quel sordo periodo, al fine di archiviarli per un remoto futuro nel quale, forse, li avrei compresi. Ai tempi dell’università scrivevo frasi in versi che chiamavo poesie, e lettere ad amici e amori impossibili (queste ultime non le spedivo mai). Poi, per anni, non ho preso in mano la stilografica, e mi ero convinto che non sarei stato più in grado di scrivere una riga. Non è stato così; la terza ragione è quindi rivincita.
4. Scrivere per essere letti non è ovviamente come farlo per sé stessi (sì, l’accento lo metto; nessuno è ancora riuscito a convincermi della sua inutilità), e questa glossa tra parentesi ne è un esempio, perché non l’avrei messa sul diario “solo per me”, quello con il lucchetto. Scrivo un blog per comunicare, ed è diventata una pratica che mi aiuta ad avvicinare l’essenza delle cose, ma anche a esercitare un po’ di controllo sullo stile, e inoltre incoraggia all’uso delle parole che riaffiorano alla mente dalla crosta di quelle quotidiane. È un piccolo impegno che mi stimola, migliora, fa superare la pigrizia. Così la quarta ragione potrebbe essere disciplina.
5. Alcuni ammettono di avere un blog per trovare un compagno/una scopata/un amico. Altri ce l’hanno per moda. Altri ancora per ottenere conferme attraverso i commenti dei lettori. Io invece credo di dover riconoscere che spesso preferisco un filtro (qui la maschera di un monitor) al rapporto diretto con il mondo. E dunque l’ultima ragione, purtroppo, è distacco.

È una catena, e così passo a mia volta il compito a 10am, della quale m’incuriosiscono le possibili risposte – spero troverà il tempo; ad Anadah, mio primo blogger – chissà se leggerà l’invito; a Countrypolitan, che credo detesti questo genere di obbligo – ma estinguerebbe un piccolo debito.

13 maggio 2007

la strada verso casa

Una recente suggestione mi ha annunciato che sto affrontando un viaggio; un altro, parallelo all’ovvio nascita/morte.
Sono persuaso che sia così davvero: ne sono prova gli ultimi anni marchiati dalla precarietà – economica mentale degli affetti –, dominante caratteristica di un cammino.
Quella che non riconoscevo era la meta; si potrà dire che l’importante in un viaggio è la sua essenza, non l’arrivo: senza inizio e fine, però, il concetto di percorso si sfalda, e se talvolta la destinazione non viene raggiunta – magari davvero poco importa – deve comunque esistere perché dà senso alla spinta d’inizio.
Ecco: ora l’arrivo c’è, ed era quello più ovvio e più epico; l’ho riconosciuto e sono pronto a raggiungerlo per trovare conforto.
Sono pronto, pronto per il ritorno.