GENNAIO
«Avec mes souvenirs j'ai allumé le feu: mes chagrins, mes plaisirs, je n'ai plus besoin d'eux… Balayés les amours et tous leurs trémolos, balayés pour toujours je repars à zéro.»«Una frase da non ripetere quest'anno?» «Ho lasciato un ragazzo per molto meno.»
generazioni: i ventenni che non conoscono il significato di "pretendere" e "paletta", i quarantenni che usano "sorry" e "finally" a sproposito.
il primo acquisto inutile dell'anno è una palla svizzera.
vorresti andare a ballare e invece resti in casa a vedere i due film più trash dell'anno scorso.
e su facebook c'è anche gente che discetta d'amore, il sabato notte.
anche le persone di moda a un certo punto passano, come gli arancioni.
il mio ambizioso programma di domani è avere un programma. solitario, certo, ma è un inizio.
«I am unfinished, I am diminished with or without you: we do not belong together, and we should have belonged together; what made it so right together is what made it all wrong. We have to move on. Settle for the glow, time for letting go. Now the moment's gone… Time for moving on.»
«È stato quasi un gioco vedere te e non capire più… più niente, niente di niente, all'improvviso.
Però mi son sbagliato. È proprio così: io gli ho creduto e invece niente, niente di niente. Non era amore…
Uno che rischia e perde… È proprio così. Ma l'esperienza, credi, mi serve per non sbagliare con un altro.»
i bei sogni ti accompagnano cullandoti come una morbida brezza anche nelle giornate più spiacevoli.
sarebbe confortante incontrare chi si propone per quello che è, non chi si vende per quello che aspira a essere.
alla fine mi vedo costretto a dare ragione a quell'egocentrica snob d'accatto: l'omologazione estetica dei milanesi è davvero disperante.
blu e marrone, vero cafone. sì, ma i jeans con le clarks non li batte nessuno.
gli unici profumi che abbia senso indossare sono stati creati nei primi anni del '900. sì, ma nessuno oggi si sogna di potersi permettere quella classe.
i film ha senso vederli solo al cinema. sì, ma quando non sono doppiati e dove non si vendono popcorn.
«See, I don't really care what people think, and I don't really care what people do. See, you don't know me and I don't know you, and what? When I hopped the train I always take the seat, I don't remember the names of the people I meet, I don't need a car because I got two feet and I buy my socks on 14th Street.»
ricordarsi che uscire dopo cena dovrebbe essere un'opportunità piacevole, non una fonte di noia e imbarazzo.
prove di cecità con l'atropina (ma con gli occhi neri sembro più sexy).
dr martens: il tacco dodici dei maschi.
eh no, basta, cazzo.
facebook, smettila di farmi vedere chi è diventato amico di chi!
in particolare i serial fuckers e le loro vittime com-piacenti.
talvolta non ho più scuse. a parte quella di essere uno stronzo.
«Signor Smith, lei ha una moglie invidiabile.» «È vero. Mia moglie è personificata. È persino più intelligente di me. Ad ogni modo molto più femminile. Me lo dicono tutti.»
il quasi perfetto venerdì sera: cuneesi al rum, fichi secchi, vodka e bignardi. e chi m'ammazza?
tra chi non vuole vedere lui e chi è stato avvertito che vedrà loro e chi vorrebbe rivedere l'altro, organizzare una serata danzante è complicato come un pomeriggio tra adolescenti, in questa città. e poi ci si stupisce che la gente emigri.
non mi piace fare i conti senza l'hostess.
«Restiamo calmi. Mi racconti come sono andate le cose, signora Smith.» «Ecco qua. Mi mette molto a disagio parlarle francamente, ma in fondo un pompiere è come un confessore.»
«MacArthur's Park is melting in the dark, all the sweet, green icing flowing down. Someone left the cake out in the rain: I don't think that I can take it 'cause it took so long to bake it and I'll never have that recipe again… Oh no!»
(smetterà di piovere, prima o più probabilmente poi.)
a volte riaffiorano nomi del passato che credevo avrei dimenticato per sempre.
e invece, oggi: samanta pontiroli.
ti accorgi dell'assenza di un fidanzato quando immagini che sarebbe l'unico a sopportare le infinite lamentele per una giornata lavorativa particolarmente odiosa.
ma perché, anche quando ho scelto io, poi comunque ci rimango malissimo?
spesso mi piace pensare di essere la causa invece dell'effetto.
nella disperata ricerca di un nuovo profumo, un paio di volte alla settimana torno dalla pausa pranzo con una fragranza diversa su ogni polso. non c'è alternativa, con i profumi: sei obbligato a provarli. a volte è una miscellanea decente, spesso no – sembro il pianterreno della rinascente – e così aleggia nell'aria anche il sordo fastidio dei colleghi. non riesco a decidermi, perché l'insieme mi piace, ma trovo sempre un particolare che non mi convince, e poi ce n'è ancora uno sconosciuto da provare. la ricerca, la prova, l'indecisione, il rifiuto... sto ancora parlando di profumi?
le considerazioni amare le lascio per tempi peggiori.
«Essaye! Va avec lui, couche avec lui... et tu verras! C'est en couchant qu'on comprend. ...No, la signora chiede la luna. La signora è pura, vuole un amore puro...»
«And these songs that I sing do they mean anything to the people I'm singing them to?»
è sorprendente come alla fine facciano tutti le stesse cose.
a noi piacciono anche i cambiamenti dell'ultimo momento e quel che è inatteso.
è uno di quei giorni in cui vorrei un po' di malinconia. e invece sono inutilmente di buon umore.
«Mi piace spettinato camminare, il capo sulle spalle come un lume, e mi diverto a rischiarare il vostro autunno senza piume.»
mi piace guardare le persone che sorridono mentre scrivono un messaggio sul cellulare.
«Like most actors, my real job is saving the world.»
proprio quando arriva anche il placet di mia madre, mi faccio frenare dalla pigrizia.
quattro mesi e mezzo, centoquaranta giorni, tremilatrecentosessantatre ore.
ma a me il fumo non manca per niente, no.
«There is nothing spontaneous, nothing natural about human desires. Our desires are artificial, we have to be taught to desire. Cinema is the ultimate pervert art: it doesn't give you what you desire, it tells you how to desire.»
– Slavoj Žižek
sei felice di avere tanti amici e un telefono cellulare, quando devi aspettare qualcuno per un'ora sotto la pioggia.
FEBBRAIO
in un pomeriggio qualunque, il giro di mille mondi, tempi, atmosfere, mode, suggestioni. la mia prossima carriera sarà come naso.«You found the beat of my heart, my heartbeat.»
«Se avessi solo voluto alleviare la solitudine sarebbe andato bene chiunque. Le stelle nel cielo notturno sembra che cadano, e così non posso mentire a me stesso.»
«Mi piace spettinato camminare...» ah no, cazzo: questa l'ho già scritta martedì.
se son rose moriranno.
“digrignare” è il verbo della buonanotte.
«Stupid Cupid, you're a real mean guy: I'd like to clip your wings so you can't fly.»
«Dot by dot, building up the image. Shot by shot, keeping at a distance doesn't pay. Still, if you remember your objective, not give all your privacy away: a little bit of hype can be effective, long as you can keep it in perspective.»
da ragazzo credevo che lo scopo della mia vita fosse di costruire ricordi per la vecchiaia: cercare di vivere più esperienze possibili, insomma. oggi invece penso che dovrebbe essere, più pragmaticamente, un costante impegno nello scardinare i circoli viziosi.
peggio della chiesa cattolica, facebook è sempre lì a ricordarti tutti i tuoi piccoli e grandi errori.
non so se provare invidia per i numerosi colleghi che vanno a vedere il film di clooney con lui, damon e dujardin in sala, oppure se provare invidia.
«Love is all around, no need to waste it. You can have the town, why don't you take it? You're gonna make it, after all.»
«Oh, I've never seen the winter lights on the lake.»
ovviamente, quando provi il profumo dei profumi, quello più antico e blasonato, quello che trovi solo nelle vere profumerie, quello che sogni già sarà il tuo per sempre, ti sembra la fragranza di una saponetta da hotel.
utile, l'orrendo video del best of my facebook: mi ha fatto capire quanto in questi cinque anni sia stata più ricca la mia vita vera rispetto a quella esibita sul web.
come un fulmine a cielo fosco; mi rimboccherò le maniche.
ciao, sperling. ti ho amata tanto e ti lascio un pezzetto del mio cuore.
tre settimane alla partenza per francoforte.
la mia terapia sono le vecchie sitcom.
assordato come dopo una notte in discoteca, facendomi strada tra orde di esagitatissimi omosessuali, sono di ritorno da un concerto che celebra quarant'anni di carriera della berté.
appunti sparsi sulla serata: la suddetta cantante ha inspiegabilmente smesso di urlare ed è tornata a cantare (non succedeva dagli anni ottanta) con esiti che profumano di miracolo; impossibile non notare come metà dei suoi testi si basi su rime legate alle parole "dio" e "luna"; disintossicata lei, strafatto il tizio del mixer (il suono, un pastrocchio in cui era difficile talvolta distinguere le melodie); il pubblico che canta è uno spettacolo quanto quello sul palco; le minigonne, quando hai l'età di mia madre e due zamponi che sposti come arti di barbie (senza piegarli, ma puntandoli a terra a mo' di bastoni), sarebbe meglio evitarle. ciò detto, pur considerando che conoscevo solo la metà delle canzoni, una serata coinvolgente e molto piacevole (grazie e stragrazie a chi me l'ha offerta).
«cha-cha-chao: muchacho, ciao». nel classico filone di «pedro-pedro-pedro-pè».
avrei voluto dire un paio di cose su questo mesto sanremo: che i tentativi di suicidio sono un plagio di baudo; che la scenografia è inefficace e teatrale (quindi non va bene in tv); che lo sfogo sulla pelle di stamattina è una reazione allergica alla coppia di presentatori; che i cantanti sono chic ma hanno canzoni inutili; che si sta facendo di tutto per dare una mano a de andré figlio; che il ricordo di suo padre, di jannacci e della carrà mi sono sembrati incongrui e tristi; che la castà era pleonastica già quindici anni fa; che l'unica presenza emozionante è stata quella di yusuf islam – peccato che non c'entrasse proprio nulla con sanremo... insomma: avrei voluto dire un paio di cose su questo mesto sanremo, ma ne stanno parlando tutti da ieri sera e davvero non mi sembra il caso di aggiungere altro.
«Oh, ma che brutta fatica!»
sono un tipo di poche pretese: le mie esigenze per la serata sono cibo leggero e rapido, un paio di puntate di friends e un sonno scandalosamente lungo.
strano, dopo ventisette anni, non guardare la finale di sanremo. d'altra parte, leggo che fare una cosa diversa al giorno rende coraggiosi, e questa è l'azione diversa di oggi (dopo l'aver pulito casa). comunque, quando sarà passato questo periodo, chiamatemi pure madre teresa kun.
«Strano, come il rombo degli aerei da caccia, un tempo, stonasse con il ritmo delle piante al sole sui balconi.»
«And none of this can happen on its own – they said – It's based on a thousand true stories».
«I chose and my world was shaken, so what? The choice may have been mistaken, the choosing was not.»
com'è, ma soprattutto come non è.
miti da sfatare: la verità, l'intelligenza, la felicità.
MARZO
«Du willst leben wie die anderen: jeden Tag ein neues Glück, doch wenn Flammen weiterwandern, bleibt die Asche nur zurück.»il mio rapporto con le sigarette è la metafora di quello con la vita.
«Camisole de force relookée Crazy Horse: pour calmer l’Armada je fais du close combat et je vais au mitard, résidence au placard; je suis inanimé sur le béton glacé.»
la mia prof di greco diceva che il segreto di una buona traduzione è l'ambiguità. credo valga anche per la traduzione dei miei pensieri in parole.
come re mida: ogni profumo che tocco diventa borotalco.
il buon gusto è frutto di precetti; l'eleganza, dell'istinto.
trovo assurda l'idea di bruciare i grassi: apprezzerei però una pira con ferrara e platinette.
addio, castello di carta, uggioso padrone delle quarantasette trascorse stagioni; addio! quanto è tristo il passo di chi, da te noncurante nutrito, se ne allontana!
«Como vacas sin cencerro.»
ed è subito francoforte.
(adelaide!)
il tema più dibattuto oggi tra le nuove colleghe è stato relativo al colore dei pantaloni di una di loro. «sono blu elettrico», diceva chi li indossava. «ma no, sono viola», ribattevano le altre. «se fossero stati viola non li avrei presi e non li indosserei! è una reminiscenza dei tempi dell'accademia: il viola porta sfortuna in teatro!». la discussione prosegue per alcuni inutili minuti.
e vabbè, cara: sul palcoscenico dell'ufficio grafico i tuoi pantaloni viola sono blu elettrico, sta' tranquilla.
ecco: alle invasioni ci sarà la vanoni e io mi sto spegnendo dal sonno. (ehi, ma domani la vedo su youtube! premio nobel alla teledipendenza a hurley, chen e karim.)
pantaloni viola e occhiali fuchsia zabettano starnazzanti in un ufficio assolutamente silenzioso. pantaloni viola, a caso, fa la erre moscia. per darsi un certo tono, immagina.
et voilà, le parfum.
Ho recuperato le maiuscole.
Sabato mattina, leggera commozione.
Se alla fine è amore, chi sono io per giudicare?
Il guilty pleasure di marzo è dove resto solo io.
«Camminare nella pioggia ti fa sentire più importante, perché stare male è più nobile per te.»
È una notte stellata di parole e di sguardi. Siamo forse ubriachi, non c'importa se è tardi.
È una notte lontana come un volo ad oriente, senza un bacio, ma resta qui con me nel presente.
È una notte inattesa che non voglio scordare: forse sarai un amico o qualcuno da amare.
Dopo due giorni da recluso (Jonze di sabato sera escluso) al sole e al caldo non sono uso.
Forse il problema vero del diario sociale è che non puoi permetterti un pensiero reale.
«When you wish upon a star your dreams come true.»
La seconda previsione azzeccata oggi, l'ennesima in poche settimane. (Da lunedì sarà attivo un 199 per le vostre domande.)
Per contestualizzare. [Kate Bush]
Sposerò Valeria Bruni Tedeschi.
Con grande stupore, da un po' di mesi continuo a incontrare sconosciuti che somigliano ad amici, nemici, amanti: talvolta nelle caratteristiche del viso, o nella struttura fisica, o nella voce, o nell'abbigliamento, o nella gestualità, o in varie di queste cose assieme. Quasi come fossero cloni. Come se nel genere umano esistesse un numero definito di varianti e, superati i quarant'anni, le avessi incontrate già tutte e stessi ricominciando da capo.
La previsione azzeccata di oggi: Piedone è tornato.
Eppur mi son scordato di te: come ho fatto, lo so.
Moments of Pleasure
«Let me be weak, let me sleep and dream of sheep.»
Quando leggo un commento particolarmente caustico e intelligente, ho l'assurda convinzione che sia sempre opera un finocchio. Poi ci penso e correggo "sempre" con "talvolta", perché essere finocchi non tutela dall'essere italiani, dunque mediamente né caustici né intelligenti.
Non capisco perché tutti quanti continuano, insistentemente.
«Some people vanish with a trace.»
APRILE
Quando non ci sei non se ne accorge nessuno. Ma la colpa è di Wind.Un bravo grafico è necessariamente un po' ossessivo.
Nelle canzoni dei primi anni Ottanta (per esempio, quelle di Sonia Argento e Melissa), “Gay” fa spesso rima con un condizionale. Rivelatore.
Mi chiedo se darmi del cretino sia politicamente scorretto.
«È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita: bilancio che non ho quadrato mai. Posso dire d'ogni cosa che ho fatto a modo mio, ma con che risultato non saprei.»
Strano come alcune persone passate come vento ti manchino costantemente, mentre di altre con le quali hai condiviso intere stagioni finisci per dimenticarti.
I need deeper understanding.
Ogni tanto mi siedo al pianoforte per strimpellare melodie improvvisate, e pur maledicendo l'incostanza che non mi ha permesso di saper suonare davvero, sono pago dei suoni che riempiono la stanza.
Quando ritorna il silenzio, mi trovo sempre a pensare a chi saprebbe muovere le mani su quei tasti molto meglio di me, ma non lo fa più: amici, colleghi, conoscenti che mi hanno raccontato di aver trascorso, in un tempo più o meno lontano, giorni della loro vita al pianoforte, ma hanno smesso di suonare – così: smettere, come se si trattasse di un brutto vizio. Di questo addio per me incomprensibile ho cercato di farmi dire la ragione. Mi hanno risposto più o meno tutti: «Beh, non lo suono più. Sono successe delle cose», e nessuno si spinge oltre. Hanno smesso, punto. Nessuna spiegazione, qualcosa di accennato ma non detto. È una storia finita della quale non parlare più. Non riesco a darmi pace: com'è possibile abbandonare una cosa che sai fare bene – e bella, per giunta? Io ho eliminato, o ho cercato di cancellare, solo cose sgradevoli: fumare, mangiarmi le unghie, ricordi e persone dolorosi. Ma se i motivi del mio agire sono ovvi (si tratta di cose in assenza delle quali sto meglio), senza spiegazioni, i loro li devo immaginare: aspettative troppo alte rispetto ai risultati, e quindi frustrazione, forse la fatica di recuperare un tempo di lontananza dallo strumento, che corrisponde a un allenamento sportivo interrotto. Il fumo è un demone che torna spesso a farmi visita, e quando smetto per un periodo più o meno lungo di fumare, parlare di quel che significa la scelta e l'assenza mi procura uno strano disagio e una sequenza di parole già usate. Immagino che per loro sia lo stesso: il pianoforte è un fantasma che li ossessiona, e così anche il solo parlarne fa male. Lo so, potrei accontentarmi di queste conclusioni, ma quando ritorna il silenzio dopo le mie melodie improvvisate, quella domanda senza risposta riaffiora sempre.
Per la tua piccolina non compri mai balocchi: Andre, tu compri soltanto profumi per te.
Lunedì vi sveglierete, il Saloon sarà finito e dovrete guardarvi allo specchio.
Uno e l'altro fa decisamente gay medio.
Non sopporto chi si improvvisa esperto in qualunque campo avendo solo conoscenze superficiali trafugate da Internet: esperti di musica design moda cibo… È a causa di questa falsa specializzazione diffusa che ho deciso di rinunciare a tutto quel che so, accumulato con passione e fatica, e di definirmi "Del tutto inesperto". Che poi, a ben vedere, è anche la verità.
Poi, alla fine, l'ho trovato. E siccome non voglio fare quello troppo snob che chissà quale bizzarra essenza sceglie, ho finito per comprare una bizzarra essenza in un negozio di vestiti troppo snob in via Santo Spirito.
Ma andiamo con ordine.
A gennaio decido che, dopo più di dieci anni senza un vero profumo (la volatile eau de toilette del Body Shop non vale) è il momento di scegliere una fragranza che accompagni i miei quarant'anni. E così parto, con il solito piglio più ossessivo che scientifico, compilando una lista di profumi trovati in articoli di giornale, su libri, forum e blog. Armato di polsi e telefonino (grazie al quale annoto il nome del profumo e un sintetico commento), occupo a turno tutte le profumerie che trovo sulla mia strada: entro, identifico i due profumi già selezionati per la prova, spruzzo ed esco. Annuso quindi a intervalli casuali e infine annoto un giudizio. L'operazione credevo sarebbe stata semplice e rapida, invece i test si sono rivelati tutti deludenti, in parte a causa del mio gusto difficile che spesso non combacia con quello dei critici, in parte perché come al solito non mi accontento, in parte perché negli ultimi anni quasi tutti i profumi hanno subito una riformulazione per attenersi a nuove regole di atossicità e per ridurre i costi di produzione (con il risultato che sono complessivamente meno naturali e intensi, anche quelli che ricordavo perfettamente per averli provati da ragazzo) e in parte perché la mia pelle reagisce con i profumi che hanno anche solo una traccia di essenza cipriata/talcata, evidenziandola e rendendola unica protagonista – trovo irritante l'idea di spendere una cifra per odorare di neonato o di vecchia signora. Ho provato i profumi più apprezzati e consigliati, trovandoli invariabilmente del tutto inadatti a me. E intanto la lista, i giudizi, l'impazienza delle commesse lievitavano senza che riuscissi a sortire alcun risultato positivo. Infine, mentre sono in compagnia del mio sodale, anch'egli a caccia di un nuovo profumo, uno spruzzo sul polso sinistro e improvvisamente eccolo, è lui: speziato, orientale, raro, prezioso, misterioso, con un'inattesa punta di liquirizia che mi ha fatto capitolare. O meglio: c'era ancora da provare una bella parte della lista, e non potevo lasciare il lavoro incompiuto. Così sono andato avanti nell'inutilmente titanica operazione (che si è conclusa dopo tre mesi) prima di acquistare finalmente il prescelto. Poi, l'altro giorno, vedo nella vetrina della profumeria di fronte a casa un profumo che usai per un breve periodo verso la fine dei miei vent'anni; ormai storico, è il raffinato capostipite dell'evoluzione dei profumi maschili a partire dagli anni Settanta, e occhieggia a un prezzo incredibilmente basso. Così, in tre minuti, decido di farlo mio, confermando la mia totale imprevedibilità e la regola che appena hai comprato qualcosa di remoto e molto costoso trovi un suo possibile sostituto a due passi e per due soldi.
«Pull my chin, stroke my hair, scratch my nose, hug my knees, try drink, food, cigarette – tension will not ease. I tap my fingers, fold my arms, breathe in deep, cross my legs, shrug my shoulders, stretch my back – but nothing seems to please. I need contact.»
Un venerdì di passione, amicizia, sostegno, digiuno. Quando sarò crocifisso, niente paura: mi basteranno tre giorni per risorgere. D'altronde, ci ho fatto l'abitudine.
«And though it is not always easy, lovely, lonely… we will walk, we will walk, we will walk in good company.»
In metrò un tizio sta facendo sul suo tablet la simulazione dell'esame per diventare poliziotto. Non sa com'è organizzato lo Stato, dove sia il canale di Suez, non conosce la disposizione degli Stati in Sudamerica, non sa fare calcoli elementari, ignora le regole più semplici della fisica e della chimica. È alto, magro, con una precoce calvizie. Giacca scamosciata e scarpe sportive. Lo prendono di certo.
Nelle pulizie pasquali si comincia dalle piccole cose.
Afflitto da un noto talento nel creare coppie, direttamente e non, spero che prima o poi la sindrome Marta Flavi mi si rivolti contro.
Da ragazzino volevo fare il giornalista. Poi, la vita è stata magnanima.
Mi sono disintossicato da QVC solo perché da quando ha cambiato frequenza non la ricevo più. Ora ho un'insana ossessione per Fiammetta Fadda. Devo far sparire La7d; domattina chiamo l'antennista.
Amos:Bush=Germanotta:Ciccone
(Le vacanze stimolano pensieri profondi)
Al finocchio e al suo pisello piace fare solo quello.
Yogurt e pesto fatti in casa, letture e visioni opinabili, misantropia e soliloqui: anche senza animali per casa sono già una gattara.
«You know where to find me, for no particular reason, for stop traffic behaviour or to get something off your chest.»
A Ravenna fanno in mosaico anche le insegne dei cessi.
A Ravenna pensi che ti romperai le palle per un eccesso di ori, tessere e ottagonalità, ma alla fine ne vorresti ancora e ancora.
A Bologna ti basta mezz'ora in centro e capisci tanti perché.
E infine a Milano ci torni talvolta solo perché devi.
In un libro che ho amato molto quando ero bambino la protagonista scopriva che solo provando e riprovando si impara. Ecco: non sto proprio imparando niente.
Damn Bologna: I'm under your spell!
«Never believed to cure the doubt, want the world rushing through my veins.»
La mia vita di condizionamenti è iniziata con la trasformazione da ambidestro in destro, con il chiudere i piedi perché non fossero troppo piatti, con l'impormi di smettere di mangiare le unghie, con l'obbligarmi a non guardare gli uomini che incontravo: la scelta quindi del conformismo, allevato da paura e insicurezza, che ha occultato la mia natura. Ora mi sono in parte liberato, ma non ho smesso di temere il giudizio del mondo; sono libero perché lo evito, perdutamente misantropo.
MAGGIO
Mi piacerebbe partecipare a una serata di speed dating gay, quella roba da filmetto americano dove ti trovi a colloquio per pochi minuti tipo carcere, ma con uno sconosciuto, e giudichi a mo' di concorso televisivo se sarà il caso rivederlo in seguito.Sono spinto da curiosità antropologica, ma anche da una non troppo segreta speranza dell'incontro fortunato; credo però che non avrò mai il coraggio di gareggiare: troppo probabile il rischio di frustrazione definitiva.
Ho pensato di chiedere alla mia amica di accompagnarmi, ma immagino che anche questo non contribuirebbe all'autostima, perché è così ovviamente fantastica che, sorvolando sull'incompatibilità sessuale, avrebbe di certo più successo di me. Alla fine, immagino, dev'essere come nella vita: l'affinità è un fatto di pelle vista sensazioni confronti, e le parole spesso sono solo copioni messi in scena con monotonia. Questo genere di serata ha l'impianto di una televendita: la promozione di sé come prodotto. Ci si esibisce parlando di lavoro e carriera, perché raccontare di sé è troppo intimo e pericoloso – e così probabilmente allontanerei gli astanti con domande considerate inutili, tipo «Qual è il tuo gusto di gelato preferito?» o con il racconto di episodi nei quali risulto, come chiunque, incongruamente banale e complicato. Insomma, alla fine invece della serata di speed dating gay, me ne resterò a casa; tra realismo e orgoglio e snobismo – come la volpe con l'uva della favola – lascio che la polpa se la becchino altri uccelli.
«Un serio sindacato non è rosso di sera.»
Essere ignorati è la punizione più terribile.
«Anni ruggenti nei tropici e cuori infranti per souvenir; mille ippopotami cantano “Baciami”, ma io non credo all'amor.»
To glitter or to be dark?
È necessario cambiare, da adesso.
La mia notizia della settimana è che ho qualcosa da fare sabato sera.
«You've gotta hope that there's someone for you, as strange as you are.»
La mascherata è sempre più difficile.
Purché non mi si ignori, mi stuzzica l'idea di poter essere al centro di conversazioni in cui si parli malissimo di me alle mie spalle. Cosa che magari non accade, malgrado la mia malcelata sgradevolezza. O che invece probabilmente succede, perché la sgradevolezza di alcuni supera facilmente la mia.
Malignità e crude cattiverie... pensandoci meglio, già rinnego quel che ho scritto all'inizio. Che mi si continui a ignorare.
Voci e i cori sono solo dal vivo; un massimo di sei persone presenti sul palco; brani con durata massima di tre minuti; non si vota il proprio Paese; le cinque nazioni fondatrici partecipano direttamente alla finale assieme a quella ospitante, vincitrice dello scorso anno; eliminazioni senza appello e classifica completa. ESC: l'ultimo luogo televisivo e non in cui esistano regole certe.
«On vit au jour le jour, nos envies, nos amours. On s’en va sans savoir: on est toujours dans la même histoire.»
Chiaramente sto somatizzando.
God, give me strength.
And a Moment.
The one with Ibuprofen, I mean.
«Ne dites pas trop de mal de vous-même: on vous croirait.»
— André Maurois
«Seeking rather than vengeance, retribution – you were warned.»
Di Torino non t'innamori ma ne vieni sedotto con falsa cortesia.
«Ma non si può mutare quel che si è; solo ciò che si fa. Io sono una strega. Lui è un umano.»
Non ci sarà mai luogo, episodio, momento che potrò trovare più noioso di un essere umano.
Oui, je suis Andre Kun.
«Do you ever inflict unwanted memories? I know you and I know it won’t take you long to make me smile.»
Il tranviere che sgrana il rosario mentre guida è il preludio di una giornata che mi aspetto molto strana.
Gente che risponde ai messaggi al cinema, naviga su internet mentre guarda la tv, controlla Facebook a tavola, condivide foto mentre chiacchiera con te. Gente che ti dimostra come tua compagnia non basti. Ma sei tu contro il resto del mondo, del resto.
È scarsa attenzione e maleducazione contemporanea, certo, ma soprattutto terrore di perdere la posizione sotto a un illusorio riflettore.
Altro che “mese senza zucchero”. Il mio amico mi dice: «Beh, ma che bella panzetta hai messo su».
Après lui, le jeûne.
Sì, però dopo ventisei ore posso anche mangiare qualcosa.
(Pseudoanoressia anni '10.)
«Non capisco perché tu sia superstizioso: io non lo sono affatto.» «E infatti tu durante la quaresima pasquale hai fatto un fioretto eliminando i dolciumi per ottenere una grazia divina.»
È tornato Chef Tony.
Con magiche padelle ultra-antiaderenti in ceramica speciale.
Devo avere magiche padelle ultra-antiaderenti in ceramica speciale. Adesso.
«Niente biglietti, taxi in sciopeRo... Una cosa da pazzi! VeRamente una città di meRda!», strilla fuori di sé l'elegante dama con l'erre arrotata.
A cosa stai pensando?
Open your heart to me, darling.
Da tenere a mente: se la festa per i quarant'anni non è la mia, non è indispensabile ubriacarsi.
Paris, adieu.
In tutti c'è un lato irritante; spesso quello dov'è l'accompagnatore.
Se non c'è la foto, non c'eri. Anche se credevi di esserci, illuso.
Non c'è tre senza quattro. Adesso però mi fermo per un po', ché la mensola del bagno è già affollata.
A gentile richiesta, i profumi che ho provato nel 2014 (con un sintetico commento).
Jicky EDT Guerlain - Astratto, inatteso e non vecchio ma troppo delicato.
Mitsouko EDT Guerlain - Astratto, notturno, intenso, animale. Difficile ma molto elegante.
Shalimar EDT Guerlain - Fruttato, poi cipriato. Intenso, notturno e femminile.
Guerlain Homme Intense - Talcato.
Guerlain Homme - Classica colonia maschile.
Héritage EDT Guerlain - Classicissimo. Amaro. Non sintetico.
Habit rouge Guerlain - Classicone. Sporco e insieme pulito. Da cumenda.
Samsara EDT Guerlain - Notturno. Gelsomino ricco ma saponoso.
Dior Homme EDT Christian Dior - Intenso, dolce e molto talcato.
Dior Homme Intense EDT Christian Dior - Molto talcato e più dolce dell'EDT base, che è meglio.
Fahrenheit EDT Christian Dior - Molto intenso. Inizia con violenta pomata medicinale. Speziato. Finisce come Grey Flannel.
Fahrenheit Absolue EDT Christian Dior - Leggero, perde il senso dell'originale.
Fahrenheit parfum EDP Christian Dior - Simile all'originale ma più dolce e meno sensuale.
Eau Noire EDP Christian Dior - Liquirizia, intensa lavanda iniziale. Speziato e naturale. Lineare.
Hypnotic poison EDT Christian Dior - Intenso, speziatissimo, dolceamaro, eccessivo. Vagamente cipriato. Femminile.
Antaeus EDT Chanel - Barbiere anni '40.
Allure pour homme EDT Chanel - Speziato e dolce. Equilibratissimo. Un po' stucchevole.
Allure pour homme Eau blanche EDT Chanel - Molto agrumato. Fresco, intenso e sintetico.
Nº 5 EDT Chanel - Estremo, sfacciato, animale. Femminile.
Coco EDT Chanel - Delicato, ma dura molto. Floreale, molta rosa.
Coco mademoiselle EDT Chanel - Mango, frutta estiva, quasi marcescente. Troppo dolce e intenso.
Noir EDT Tom Ford - Vago patchouli classico, finisce in talcato leggero.
Tuscan leather EDP Tom Ford - Vecchio barbiere, troppo intenso.
Oud wood EDP Tom Ford - Chimico. Pino violento. Vaga liquerizia.
M7 Oud absolu EDT Yves Saint Laurent - Selvaggio, coloniale, intenso. Legnoso, tipo sandalo. Coraggioso.
Opium EDT Yves Saint Laurent - Simile a quello storico. Molto sensuale. Oggi unisex. Ma ha un finale da sapone di lusso.
Luxe Patchouli EDT Comme des garçons - Patchouli naturale in sottofondo con elicriso pepe e vago incenso. Sensuale ma difficile. Duraturo ma lineare.
Black EDT Comme des garçons - Speziato, cupo, secco. Una versione dura e semplificata di Luxe patchouli. Vagamente medicinale.
Au Masculin EDT Lolita Lempicka - Intenso ma leggero. Neutro e impersonale. Liquirizia dichiarata: inesistente.
Lolita Lempicka EDP - Violetta complessa leggermente cipriata. Intenso e duraturo. Floreale ma unisex.
Loulou EDT Cacharel - Mughetto, floreale, notturno complesso e misterioso. Femminile.
Tommy girl EDT Tommy Hilfiger - Inconsueto, non floreale ma leggerissimo.
Joop! Homme EDT Joop - Anni '90, sullo stile di Angel/A*Men. Caramelloso ma adulto.
Cool water EDT Davidoff - Limonoso, estivo, del tutto sintetico, molto intenso e duraturo, troppo.
Eau de nuit EDT Armani - Inizio notturno interessante, poi leggero, irritante e rapido.
Jeu de peau EDP Lutens - Popcorn burroso. Rosa sintetica. Disgustoso.
Sables EDT Annick Goutal - Elicriso con inizio agrumato. Fresco e abbastanza intenso. Lineare.
Grey Flannel EDT Geoffrey Beene - Molto intenso, deciso e duraturo. Partenza eccessiva, poi sensuale.
Non so voi: io oggi non ho voglia di fare un cazzo e non vedo l'ora di passare la serata su un kart con Mario.
«Like an unexpected song, an unexpected song that only we are hearing.»
(33 times, between yesterday and today.)
Home, bitter home.
GIUGNO
Si chiude il portone, si apre il fuori porta.Siete fortunati: se avessi un bel fisico intaserei le vostre pagine di Facebook con mie foto in costume da bagno.
Le gite con amici che hanno nidiate di bambini inteneriscono e ti fanno pensare che anche tu l'avresti voluto, un figlio. Poi ragioni un po' sulla fatica, l'impegno, le difficoltà, e ti rendi conto che ti accontenti di essere uno zio acquisito – e che comunque a Paperopoli avevano già capito tutto millemila anni fa.
Di domani sera non so se temere di più gli sbadigli o le interazioni umane. Ma di certo io e lei sdrammatizzeremo.
Reduce dal deserto dei cartari, mi chiedo quale delle quattro opzioni per raggiungerlo da novembre sia la migliore. È tutto un equilibrismo tra comodità stress risparmio tempi morti che non riesco a trovare: urge il classico specchietto da film americano “di qua le cose positive / di là quelle negative”.
Il mio metabolismo e gli asparagi surgelati, ancora in giro da 21 ore.
Amarcord Blob. Alla prima puntata (e a quelle seguenti) io c'ero.
Il funerale di Berlusconi, in diretta su Raitre.
«Vous savez bien que dans le fond je n'en crois rien, mais cependant je veux encore écouter ce mot que j'adore.»
Immagino che lo sponsor occulto di Castellitto sia la SPI, perché più ore trascorro nel suo studio, più vorrei che non fosse virtuale.
Non so se ve ne siete accorti, ma è già estate afosa. I ragazzotti boni seminudi, loro, se ne sono accorti. E stranamente, grazie a loro, anch'io.
Cinque anni su queste pagine.
E due, gli eventi per i quali sono grato a Facebook.
Uno è stato meraviglioso e inaspettato e malinconico come un fuoco d'artificio; l'altro è come una nave in un piccolo porto amico, con la quale partire per nuove quotidiane avventure.
«Love is all around, no need to waste it» (again).
Mi iberno fino al 2015. Risvegliatemi quando esce lui.
Nuovi irritanti nemici: i neovicini di casa cafoni che abbandonano montagne di roba loro sul pianerottolo e le colleghe vecchie zie che aprono le finestre «perché l'aria condizionata sa di chiuso».
Io comunque, non so perché, continuo a canticchiare canzoni natalizie.
“Madre” è quella persona che non vedi da tre settimane e quando la incontri casualmente per soli tre minuti ti bacia e dopo tre secondi ti dice: «Ma che maglietta di merda hai scelto stasera!»
Gone with the Wind.
(Esigo il risarcimento di 1/30 del mio abbonamento.)
Un anno, quasi quattordici giorni a Minitown. Mi ricorderò dell'affetto di Codino, Groucho e Bruna, delle canzoni al sabato sera, delle stagioni e dell'albero che cresce, degli abiti, dei mobili, delle collezioni, delle piccole sorprese e dei grandi eventi, delle lettere di mamma, del treno che passa e della panchina solitaria che guarda il mare. È stato un anno bellissimo, nel mio piccolo mondo virtuale. Grazie, e arrivederci.
«Move baby, move baby: I'm in love.»
(Ci voleva quel genio di Rick Nowels per farmi amare una canzone di Tana dei Rei)
Just one cigarette, waiting for the rain.
«Doing what I'm doing, feeling out of place. Walking, walking in the rain.»
Triste, la tristezza.
Le brave ragazze non fanno mai il primo passo.
Cretine.
Che cosa ne faccio di tutti i racconti degli sconosciuti, incontrati e mai più visti, perché non vadano perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia?
Milano è piccola per noi, troppo piccolina.
Il consiglio del giorno è: mai passare vicino a un ponteggio in costruzione.
È quella frazione di secondo in cui si passa dalla meraviglia alla merdaviglia.
Il mare d'estate è come un film in 3D visto al multisala.
La cosa più fastidiosa dei seduttori non interessati è che non ti fanno mai una domanda ma parlano di sé, di sé, di sé.
Sarebbe bello se tutti i giorni la città rallentasse per due ore, come durante un partitone.
«Anni ruggenti nei tropici e cuori infranti per souvenir.»
Ieri sera citavo il Gruppo Italiano perché a Milano sembra di essere ai tropici, con secchiate d'acqua quotidiane; stamattina mi rileggo e il post sembra perfetto anche per la disfatta dei calciatori in Brasile, o per la delusione di una storia d'amore solo accennata. Potere e sorpresa dell'essere ermetico.
«Like Steve McQueen underneath your radar screen: you'll never catch me tonight.»
«My heart is nuclear, love is all that I fear. Ready to be let down, now I’m heading for a meltdown.»
Allo scazzo non c'è soluzione.
Quando sei di quell'umore che la gente mani-festante al ghejpraid ti irrita un po'.
Noi c'eravamo — con Stefano Zaffing.
LUGLIO
Pantaloni viola, caduta rovinosamente in pausa pranzo: «E sì che avevo le Hogan, che teoricamente non sono pericolose».Sì, cara, lo sono: per il gusto.
Scopro con scioccata sorpresa che Pantaloni viola ha un anno più di me. Ora: o mente o è il primo caso noto di donna quarantenne che dimostri dieci anni secchi più di quelli che ha.
Mi chiedo se buttarle lì l'idea di farsi un lifting la infastidirà.
Ormai isolata da tutti per i suoi modi irritanti, Pantaloni viola da qualche giorno deve aver stabilito che è tempo di farsi un alleato in ufficio: ha scelto me.
Non ho mai conosciuto donna quarantenne con aspetto da cinquantenne meno perspicace.
Pantaloni viola non tace mai, parla con un tono di voce eccessivo, dice sempre «Anch'io...», fa continue battute inutili nel tentativo di essere simpatica ma nel contempo rafforza la sua odiosità infilando qualche R arrotata (che non ha) perché “fa fino”. È un tale fallimento di donna che ho deciso di essere magnanimo e di non infierire: sarà dura, ma sopravviverete anche senza ulteriori aneddoti su di lei.
Per quanto io abbia un'incredibilmente fervida immaginazione, e riesca a inventarmi infinite varietà di scenari possibili, la realtà riesce sempre a spiazzarmi.
«Pensi che ci sono dei poveretti – molti poveretti – che battono continuamente le dita su Twitter, in questo fenomeno compulsivo e orribile di autocelebrazione, di verifica quotidiana del proprio narcisismo.»
— Sabrina Ferilli
«Ma senti cosa dice quel povero infelice? Non ti lamentar, ma prova a cantar con noi questa canzon…»
D'altronde, si chiama Isola.
Assaggiare per la prima volta il mango e scoprire a quarant'anni il mio frutto preferito.
Di solito i medici detestano i pazienti ipocondriaci. Ma ce ne sono alcuni che li apprezzano, ricambiati. Suppongo siano ipocondriaci.
Pensare tanto al passato rende faticoso vivere il presente.
Dimenticare il passato fa ripetere gli errori e rende meno intenso il presente.
La vita è fatta di difficilissimi equilibri.
Oggi è una giornata in cui si stanno accumulando talmente tante sfighe che:
1) ho cercato di arginare ulteriori potenziali problemi, cancellando la gita serale all'Ikea;
2) da un'ora circa ho smesso di incazzarmi, cedendo a una vaga atarassia (in realtà: rassegnazione);
3) ho deciso che per scardinare l'influsso negativo dovevo condividere queste righe, sconvolgendo la mia nota scaramanzia;
4) sto scorrendo mentalmente la lista di chi potrebbe essere stato a “tirarmela”, ma è troppo lunga e comunque non ho più un vero arcinemico, a parte il mio lato oscuro; 5) la soluzione intelligente (vado a casa ora, mi ficco a letto e mi risveglio domattina, fresco come un giglio) è fuori discussione, ma per motivi che non so spiegare neppure a me stesso. Ne parlerò con il lato oscuro.
Ognuno sta solo sul divano la sera
Trafitto da una lama di pioggia:
Ed è subito alluvione.
«Perché, perché io ti penso e ti vedo apparire? Perché, perché ti desidero e voglio fuggire?»
Le decisioni migliori sono quelle che prendi inconsapevolmente.
La morale facile secondo la quale alla fine ciò che conta è solo l'affetto famigliare e il male paga, ma paga sempre le conseguenze; le continue, insistite riprese impossibili dal basso o in sequenza accelerata (bella la prima, poi è subito noia); gli unici omosessuali, l'arcicattivo maximo e il cicciottello vegano che canta le canzoni dei Cetra in New Mexico – come nella più becera sceneggiatura degli anni bigotti del cinema; la ridicola assenza di prodotti Apple (i buoni usano Sony – che produce la serie –, i cattivi Samsung, HP e in un solo caso un Mac, ma i telefoni sono tutti a conchiglia, come nel 2001)... Insomma: la serie più idolatrata, quella che crea più dipendenza, perché girata come un unico film di cinquanta ore, è stata per me anche decisamente indigesta, e dopo le maratone in cui ho guardato otto puntate in sequenza, mi ha lasciato la fastidiosa sensazione di aver perso tempo, assistendo all'ennesima banalità televisiva americana che non lascia traccia.
«Va tutto bene. Fin troppo.»
Umorismo nero della classe medica.
«Mi aspettavo una serata diversa.» «Arriva quel che arriva :)» «Me ne sono accorto.»
Ovvero, mi sono accorto che è arrivato (e ripartito) l'ennesimo cretino egocentrico con frasetta finto fatalista e sorrisetto fuori contesto facili.
Wanda Osiris, Flo Sandon's, Tony Renis, Betty Curtis, Mirna Doris, Eva Robin's...
Mi aggiungerò la sibilante finale per diventare famoso anch'io.
Oggi pensavo di scrivere qualcosa d'intelligente, tanto per cambiare. Poi ho scritto dieci parole, ed ecco il risultato.
AGOSTO
Eliminare l'applicazione dedicata e usare Safari per navigare su Facebook è il passo indietro migliore della mia vita tecnologica.«Cocco fresco, cocco bello... Non è che mi diverta molto.»
Mi chiamo Andrea, ho quarant'anni e sì: mi sono fatto la prima ceretta alle spalle.
Avviso ai naviganti: il sesso non è un sostituto dell'affetto.
Il vero problema è sempre il risciacquo.
Appuntamento con la nemica di sempre: la valigia.
Diciannove anni fa, a Santorini c'erano meno scritte con i caratteri latini e in tasca avevo un blocchetto di traveller's cheques.
Durante il pomeriggio con un incessante ronzio, ho preso un paio di appunti densi di cinismo e intrisi di fastidio.
Poi è arrivato un tramonto bellissimo.
Vabbè, li archivio per i prossimi giorni, tanto già so che non invecchieranno.
Aiuto. Torno santo o assassino. Forse, per il bene dell'umanità, meglio la seconda.
L'inquartato incomodo è uno stereotipo vivente. Talmente irritante che a fine vacanza temo sarò il peggiore degli omofobi.
L'inquartato incomodo non tace mai. Tono baritonale sempre troppo alto per compensare la statura, racconta (con cadenza da finocchio dei peggiori filmacci anni Settanta) solo episodi sessuali estremi di quando ha vissuto a Barcellona, Londra, Miami, New York. Se parla di altri argomenti, fa cadere dall'alto il fatto di scrivere articoli sull'arte contemporanea e butta lì nomi (mai cognomi) milionari, luoghi irraggiungibili e vicende mirabolanti che vorrebbero suscitare impressione, invidia, ilarità.
Ma suscitano noia, irritazione e un insistente prurito alle mani.
«Oddio, la Bergoglio parte. Deve andare a fermare la guerra a Gaza. Speriamo che ci rimanga sotto.» Parola dell'inquartato incomodo.
L'inquartato incomodo è il tipo che ripete ogni venticinque minuti di aver vissuto per tre anni facendo il visual merchandiser a Londra («Certo, non era il lavoro ideale, però insomma ci pagavo l'affitto»), ma quando chiede con S sibilante e accento italico un'informazione, inizia la domanda con: «Sorry, do you...»
Isole invase di wi-fi. Gli anni Dieci detestano la solitudine.
Mentre Carlo Fruttero mi racconta di Simenon del castello in campagna della Mondadori delle madamìn della guerra e del dopo, l'inquartato incomodo bercia di cazzi e canguri (pochissimi i canguri). Non ricordo vacanza in cui io sia stato più avaro di parole, sia pure quando ho viaggiato solo.
Un'odiosa abitudine del fastidioso ronzio, ovvero del quarto/inquartato incomodo, è di sottolineare ogni affermazione categorica con un esplosivo battito di mani, come alla fine di un'asta o di una sentenza. Quella della sua definitiva inutilità, suppongo.
Sappiatelo: sto tramando, tradendo, ordendo. Voglio poter scegliere luoghi orari itinerari, girando senza dovermi vergognare per la molesta cafonaggine dell'inquartato incomodo. Per la terza volta, sempre in queste isole, scelgo la libertà.
Prima della convivenza coatta con l'inquartato incomodo, pensavo di essere immune all'effetto della noia. «È un sentimento da portinaia», diceva con ostentato classismo il mio amico snob.
Mi sono convinto che avesse ragione, perché non mi considero una persona semplice, e in effetti ricordo di essermi annoiato soltanto in vaghi momenti dell'adolescenza.
Quando non ho compagnia trovo sempre qualcosa da fare, o da subire, che impedisce anche solo l'idea, della noia.
Ecco, ho scoperto che le persone con dentro il nulla – un qualcosa paradossalmente quasi materiale, percepibile nelle pupille, una inquietante polvere, un alito di morte spaventoso – insomma: le persone come l'inquartato incomodo hanno un potere stregonesco. Quello, direbbe il mio amico classista, di trasformarmi in una portinaia. E chissà che non sia vero: in fondo, in questi giorni ho spettegolato non poco con voi, e soprattutto mi sono annoiato in un modo che neanche un'eroina ottocentesca.
Le vacanze in Grecia negli anni Novanta erano rilassanti: partivi e il percorso si costruiva dolcemente a mano a mano che passavano i giorni. Negli anni Dieci sono stressanti: se non hai deciso mesi prima destinazioni, itinerari e prenotato stanze, traghetti, ti ritrovi a trascorrere le notti sulla spiaggia, abusivamente.
Costa cara, la libertà.
Dormire Leggere Abbronzare Scrivere Nuotare Mangiare Guardare Pensare (Non Pensare).
I prossimi quattro giorni, così.
«Don't give up, 'cause I believe there's a place, there's a place where we belong.»
Quando non capisci il perché, guarda in mezzo alle gambe.
(Ma io dov'ero mentre accadeva questo?) «It’s just a reflection of a reflection, of a reflection, of a reflection... Will I see you on the other side?»
La folla in posa intensa davanti ai panorami è scoraggiante: «Se non fisso quest'istante in una manciata di pixel, l'esperienza non esiste».
E d'improvviso, a Folegandros, il 14 agosto,Marcello Cesena. MADRE!
Se avessi un compagno, visto come si comportano gli uni alle spalle degli altri, sarei in uno stato di tensione (o gelosia) continua.
Il dramma dell'italiano in vacanza è se prende o non prende. La linea del cellulare, intendo.
Estate, tutti in infradito. Io no – invidiosissimo – riesco a usarle solo in casa, non sapendo come evitare: di sciabattare scivolare cadere perderle, la frattura del quinto dito, un annerimento a prova di trielina. E la cosa assurda è che nessuno m'insegni come si fa e non esista neppure un video tutorial.
Honi soit qui Malpensa.
Ma allora è vero.
Oggi Rabbit hole e L'arbre et la forêt: mi manca solo La stanza del figlio...
Comunque, tre film al giorno (La mafia uccide solo d'estate, il terzo) sono quel che più somiglia alla mia idea di paradiso.
It's Arma with a K.
«With one look you'll know all you need to know.»
«Every old sock meets an old shoe.»
«Our experiment in sound was nearly ready to begin. We only know in theory what we are doing: music made for pleasure, music made to thrill.»
«This sense of humour of mine, it isn't funny at all. Oh, but we sit up all night talking about it.»
«I just know that something good is going to happen: I don't know when, but just saying it could even make it happen.»
«It's in the trees... It's coming!»
«It's me, I'm Cathy: I've come home.»
Londra è una città molto faticosa che riesce a ripagarti con attimi di meraviglia.
SETTEMBRE
Ogni volta che bevo qualche bicchiere di vino mi chiedo perché non lo faccio più spesso. Un po' come per il sesso, direi.Sabato, Tracey Thorn era seduta con aria un po' spaventata sullo scalone del teatro. Oggi, questa sua recensione dello spettacolo ne coglie spirito ed emozione: è il pezzo più bello che abbia letto in questi giorni.
«Non ho nulla contro i gay, ma credo che dovrebbero esserci leggi per far crescere i figli da madri lesbiche e padri gay, così che non sappiano solo costruire mensole ma anche decorarle.»
Ciao Joan.
Alessandro, come sai detesto qualsivoglia genere di catena – ma poiché ti voglio bene, ecco una dozzina di libri che ha segnato la mia vita:
Il mondo secondo Garp, Irving
La mia famiglia e altri animali, Durrell
La macchia umana, Roth Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Carroll La lingua perduta delle gru, Leavitt L'uccello che girava le viti del mondo, Murakami Troppi paradisi, Siti L'uomo autografo, Smith La sicurezza degli oggetti, Homes Camere separate, Tondelli La trama del matrimonio, Eugenides Novelle fatte a macchina, Rodari
Non invito personalmente altri a cimentarsi in questo piccolo esercizio esibizionista: se però qualcuno è arrivato fin qui e ha voglia e tempo, pubblichi una sua lista condividendola con me.
Trovo che in giro ci sia un eccesso di felicità assolutamente fuori luogo.
Mi pare che la legge delle L non valga in pratica ma solo in grammatica.
In quest'ufficio sono circondato da personaggi tali che quella sfigata complessata ma diretta di Pantaloni viola inizia a essermi quasi simpatica.
Non mi è chiaro se un figlio debba dare consigli alla madre o limitarsi ad annuire.
Se sei senza cuore è perché ti è stato strappato via.
Roba trita e di massa; e comunque in quel senso si dice "abbrutito", non "imbruttito".
E poi usatelo 'sto benedetto congiuntivo: lavorate in una casa editrice, l'avete anche studiato e non è più faticoso di un indicativo qualunque.
«Oh, ma che brutta fatica.»
Scoprire che la mia idea su un talent show condotto dalla Carrà verrà realizzata (l'avrei chiamato "Ma che musical!", come da suggerimento di un amico cui ne parlai – quello su Rai1 sarà "Forte forte forte") dà un tocco allegro a questa devastante settimana e conferma le mie doti di preveggenza.
Ne ho parlato con varie persone, al ritorno dalle vacanze, che da ciò erano anche più infastidite di me. E così, posso soltanto sperare che la diffusissima spasmodica impellenza di trovare connessioni wifi all'estero per ubriacarsi di vita virtuale sui social network sia solo l'ennesimo temporaneo malcostume italico.
Come si fa a essere tristi con una giornata così? Boh. Eppure...
Altro che giapponesi: i danesi sono i campioni del kawaii.
Da stasera il mio telefono sa cosa sto per dire più di quanto non lo sappia io.
E insomma, non per insistere, ma il mio telefono da ieri anticipa quel che sto per scrivere. Attinge da un serbatoio comune di modi di dire e frasi fatte, ma soprattutto da quel che ho già scritto in precedenza. Geniale: risparmio tempo e fatica. Frustrante: mi rivela che sono orrendamente prevedibile e soprattutto che mi ripeto. Soprattutto che mi ripeto.
In treatment.
Quando stamane ho letto il risultato del voto in Scozia mi sono accorto che lo sapevo già: l'avevo sognato nella notte. Prossimo passo, scegliere con cura il nome d'arte; sono indeciso tra Cassandro e Olleto.
Un Apple Store al posto di Tommy Hilfiger in corso Buenos Aires?
Non so voi: io apro il vasetto del tonno solo quando in casa non c'è davvero nient'altro, tipo stasera.
Dispiace dirlo, ma – al contrario di quel che si pensa – occorre molta intelligenza per essere davvero felici.
Cos'è che mi aspetto alla fine del percorso? Direi: un cervello, un cuore, il coraggio.
Record, ma con l'album più "meh" del decennio.
Sono un vero moccioso.
Ambassador doesn't bring penis.
«Look, a new day has begun.»
Quando hai esaurito il traffico dati del mese e navighi alla velocità del doppino telefonico nel '94, ti accorgi che la batteria del tuo telefono dura perfino troppo – mentre la vita vera prende il sopravvento.
«Never mind the forecast, 'cause the sky has lost control: 'cause the fury and the broken thunders come to match my raging soul. Now I don't believe I want to see the morning.»
OTTOBRE
1 o 2: sole; 3 o 4: nuvoloso; 5 o 6: pioggia. Se lanciassi un dado tutte le mattine, azzeccherei il tempo con maggior precisione dei meteorologi.Sciampista di un certo livello.
Grigio siderale.
Chissà se per raccogliere i miei pensieri troverò ancora in giro il diario di Poochie.
Mi guardo allo specchio e vedo Baby Jane.
Il turista straniero sulle strade milanesi ha sempre in mano non meno di un paio di sacchetti di abbigliamento: Zara, H&M, FootLocker, Gap... L'eccellenza italiana, insomma.
Il primo dei segreti immagino sia non mettere mai in dubbio le proprie proprie capacità.
Il secondo dei segreti immagino sia non farsi mai domande insidiose.
Il terzo dei segreti immagino sia credere di essere gli unici.
Noi collezionisti siamo la peggior specie.
«I sit and I stare, I know that I'll soon go mad.»
Francamente (finalmente) me ne infischio.
L'amore non è come una torta, che chi arriva prima ne lascia poca per gli altri. L'amore è come le stelle, che quando dedichi a qualcuno una costellazione, ce ne sono infinite altre, visibili e invisibili, per chi c'è stato, per chi c'è e per chi arriverà.
Chi fa da sé ricomincia a vedere (tante bastonate di Esculapio in testa).
Ecco il regalo che mi ha fatto Tim.
NOVEMBRE
Non ho dormito un cacchio. Maledetti show televisivi interminabili visti in piena notte sull'iPad.È confortante sapere che il nuovo vicino di casa stronzo ha una moglie stronza e dei figli stronzi: odiarli in gruppo è più facile.
«Spettegoliamo?» «Ma così da sole, senza uno straccio di social network?»
– Altan
Se dovessi compensare le insoddisfazioni lavorative con il sesso, non basterebbero tutti i calciatori della Serie A.
Oggi grigio siderale. Per davvero.
Alla bellezza non c'è limite, o quasi.
La mia piccola ossessione per i tessuti scozzesi.
«Poi restarmene in disparte, come vera principessa prigioniera del suo film.»
Che palle dev'essere avere un amico depresso.
Mentre faccio la doccia o cammino con innumerevoli sacchetti della spesa in mano, mi vengono in mente le idee migliori per le cazzate che scrivo su Facebook. Ovviamente, quando sarebbe il momento di scriverle, svaniscono come sogni al risveglio.
In analisi logica prendevo sempre l'insufficienza. E infatti.
Perseverare diabolicum.
All you need in life.
Io non lo so perché faccio il grafico. Dovrei fare l'editor: prendere i testi e buttarli in un tritacarne e poi rimasticarli e sputarli fuori più vivi e contemporanei e bellissimi. Sarei bravo, a fare il creatore di golem, il piccolo dio.
Ho capelli e barba di un matto, o di un eremita. Cioè del matto eremita che sono.
Il trasferimento del Castello di carta a Palazzo Niemeyer è imminente. L'umore della ciurma è funereo; si temono gli iceberg.
Per definire il microcosmo di Palazzo Niemeyer, sono indeciso tra "Villaggio vacante", "Colonia finale" e "Livori forzati".
Per descrivere il mio ufficio a Palazzo Niemeyer, non so se scegliere "Aula stocastica", "Gabbia forata" o "Scatola di sartine".
Se Bosco Verticale – la realizzazione, non il progetto – è il grattacielo più bello del mondo, io sono Mastro Lindo.
(Ma sì: l'ho capito che è una delle numerose insostenibili marchette per l'Esposizione universale. Boeri come Eiffel. Ne riparliamo tra 125 anni.)
In realtà, più che di uno psicoanalista avrei bisogno di un'istitutrice svizzera.
A me non importa più niente di niente.
Almeno fino al prossimo film di Moretti con la Buy nella parte di una regista.
«I feel like a ghost who's trying to move your hands over some Ouija board in the hopes I can spell out my name.»
«Quel lato di corso Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di negozi… Addio. Addio tatuati sorgenti dall'acque, sciure inuguali, locali sparsi e biancheggianti sul passeggio, addio. Quanto è tristo il passo di chi, invecchiato tra voi, se ne allontana.»
DICEMBRE
Arrabbiato deluso demotivato. La prima di una serie di giornate orrendamente indimenticabili, almeno fino alla demenza senile.Mi sono attivato per riscrivere la sceneggiatura trasformando la rabbia in cinismo. Ma purtroppo cambiare i personaggi della storia è impossibile: hanno appoggi troppo in alto.
E la prima settimana a Palazzo l'abbiamo sfangata senza suicidi, omicidi o camicie di forza.
Ho voglia di ballare con te, soltanto io e te.
Condannato a una sempiterna virtù.
Rischio di diventare una persona più brutta di quando mi ritenevo una brutta persona.
Breve aggiornamento: Pantaloni viola è diventata mia amichetta d'ufficio; due cinici che s'incontrano. Un giorno avrò il coraggio di chiederle il perché della R arrotata casuale. M'impaurisce però l'anoressica veronese nuova collega che corre attorno al Palazzo in pausa pranzo. Aspetto da corvo, seduta alle mie spalle, pare isolata e vuol fare amicizia a tutti i costi. Ne temo gli occhi spiritati, le gambe a stecco e l'accento.
Il vero problema di vedere XFactor in diretta non è la pubblicità, ma non poter eliminare gli interventi di Wiktoria.
Amo cura, serietà e passione. E così quest'anno non ho visto la finale di Sanremo, ma non mi sarei mai perso quella dell'Eurovision Song Contest e di XFactor. Che, tra l'altro, credo sia la trasmissione recente più trasversale.
«Ah, se ti avessi trovato… Se ti avessi cercato. In quelle scatole cinesi che chiamano cuore e negli sguardi accesi che si chiamano amore. In questa notte infinita ma che sta per finire, in quest'acqua da bere che ho chiesto in ginocchio, ma che tarda a venire.»
«I just want you for my own more than you could ever know: make my wish come true.»
Incredibile come la rabbia renda chiari i pensieri.
«Feel your presence: in your absence, shut the door.»
Solitary Sunday evening with the most romantic movie trilogy ever.
Per promuovere il mio film mi affiderò al marketing della Sony.
Non ci voleva molto a capirlo, ma in effetti i più popolari sono quelli che lo danno via senza pensieri.
Sono stato molto fortunato in amore. Negli anni passati ho amato e sono stato amato da uomini straordinari. Benché perduti, la loro esistenza mi rincuora quando mi sento solo, perché conferma che trovare persone speciali sulla propria strada è possibile: è successo, succederà.
E per il prossimo anno, auguro che possa accadere a chi tra voi non ha più qualcuno, a chi non l'ha mai avuto, a tutti i miei uomini perduti e, ovviamente, a me.