7 gennaio 2015

triennale antologica: il duemilaquattordici

GENNAIO

«Avec mes souvenirs j'ai allumé le feu: mes chagrins, mes plaisirs, je n'ai plus besoin d'eux… Balayés les amours et tous leurs trémolos, balayés pour toujours je repars à zéro.»

«Una frase da non ripetere quest'anno?» «Ho lasciato un ragazzo per molto meno.»


generazioni: i ventenni che non conoscono il significato di "pretendere" e "paletta", i quarantenni che usano "sorry" e "finally" a sproposito.


il primo acquisto inutile dell'anno è una palla svizzera.


vorresti andare a ballare e invece resti in casa a vedere i due film più trash dell'anno scorso.


e su facebook c'è anche gente che discetta d'amore, il sabato notte.


anche le persone di moda a un certo punto passano, come gli arancioni.


il mio ambizioso programma di domani è avere un programma. solitario, certo, ma è un inizio.


«I am unfinished, I am diminished with or without you: we do not belong together, and we should have belonged together; what made it so right together is what made it all wrong. We have to move on. Settle for the glow, time for letting go. Now the moment's gone… Time for moving on.»


«È stato quasi un gioco vedere te e non capire più… più niente, niente di niente, all'improvviso. 

Però mi son sbagliato. È proprio così: io gli ho creduto e invece niente, niente di niente. Non era amore… 
Uno che rischia e perde… È proprio così. Ma l'esperienza, credi, mi serve per non sbagliare con un altro.»

i bei sogni ti accompagnano cullandoti come una morbida brezza anche nelle giornate più spiacevoli.


sarebbe confortante incontrare chi si propone per quello che è, non chi si vende per quello che aspira a essere.


alla fine mi vedo costretto a dare ragione a quell'egocentrica snob d'accatto: l'omologazione estetica dei milanesi è davvero disperante.


blu e marrone, vero cafone. sì, ma i jeans con le clarks non li batte nessuno.


gli unici profumi che abbia senso indossare sono stati creati nei primi anni del '900. sì, ma nessuno oggi si sogna di potersi permettere quella classe.


i film ha senso vederli solo al cinema. sì, ma quando non sono doppiati e dove non si vendono popcorn.


«See, I don't really care what people think, and I don't really care what people do. See, you don't know me and I don't know you, and what? When I hopped the train I always take the seat, I don't remember the names of the people I meet, I don't need a car because I got two feet and I buy my socks on 14th Street.»


ricordarsi che uscire dopo cena dovrebbe essere un'opportunità piacevole, non una fonte di noia e imbarazzo.


prove di cecità con l'atropina (ma con gli occhi neri sembro più sexy).


dr martens: il tacco dodici dei maschi.


eh no, basta, cazzo.

facebook, smettila di farmi vedere chi è diventato amico di chi! 
in particolare i serial fuckers e le loro vittime com-piacenti.

talvolta non ho più scuse. a parte quella di essere uno stronzo.


«Signor Smith, lei ha una moglie invidiabile.» «È vero. Mia moglie è personificata. È persino più intelligente di me. Ad ogni modo molto più femminile. Me lo dicono tutti.»


il quasi perfetto venerdì sera: cuneesi al rum, fichi secchi, vodka e bignardi. e chi m'ammazza?


tra chi non vuole vedere lui e chi è stato avvertito che vedrà loro e chi vorrebbe rivedere l'altro, organizzare una serata danzante è complicato come un pomeriggio tra adolescenti, in questa città. e poi ci si stupisce che la gente emigri.


non mi piace fare i conti senza l'hostess.


«Restiamo calmi. Mi racconti come sono andate le cose, signora Smith.» «Ecco qua. Mi mette molto a disagio parlarle francamente, ma in fondo un pompiere è come un confessore.»


«MacArthur's Park is melting in the dark, all the sweet, green icing flowing down. Someone left the cake out in the rain: I don't think that I can take it 'cause it took so long to bake it and I'll never have that recipe again… Oh no!»

(smetterà di piovere, prima o più probabilmente poi.)

a volte riaffiorano nomi del passato che credevo avrei dimenticato per sempre.

e invece, oggi: samanta pontiroli.

ti accorgi dell'assenza di un fidanzato quando immagini che sarebbe l'unico a sopportare le infinite lamentele per una giornata lavorativa particolarmente odiosa.


ma perché, anche quando ho scelto io, poi comunque ci rimango malissimo?


spesso mi piace pensare di essere la causa invece dell'effetto.


nella disperata ricerca di un nuovo profumo, un paio di volte alla settimana torno dalla pausa pranzo con una fragranza diversa su ogni polso. non c'è alternativa, con i profumi: sei obbligato a provarli. a volte è una miscellanea decente, spesso no – sembro il pianterreno della rinascente – e così aleggia nell'aria anche il sordo fastidio dei colleghi. non riesco a decidermi, perché l'insieme mi piace, ma trovo sempre un particolare che non mi convince, e poi ce n'è ancora uno sconosciuto da provare. la ricerca, la prova, l'indecisione, il rifiuto... sto ancora parlando di profumi?


le considerazioni amare le lascio per tempi peggiori.


«Essaye! Va avec lui, couche avec lui... et tu verras! C'est en couchant qu'on comprend. ...No, la signora chiede la luna. La signora è pura, vuole un amore puro...»


«And these songs that I sing do they mean anything to the people I'm singing them to?»


è sorprendente come alla fine facciano tutti le stesse cose.


a noi piacciono anche i cambiamenti dell'ultimo momento e quel che è inatteso.


è uno di quei giorni in cui vorrei un po' di malinconia. e invece sono inutilmente di buon umore.


«Mi piace spettinato camminare, il capo sulle spalle come un lume, e mi diverto a rischiarare il vostro autunno senza piume.»


mi piace guardare le persone che sorridono mentre scrivono un messaggio sul cellulare.


«Like most actors, my real job is saving the world.»


proprio quando arriva anche il placet di mia madre, mi faccio frenare dalla pigrizia.


quattro mesi e mezzo, centoquaranta giorni, tremilatrecentosessantatre ore.

ma a me il fumo non manca per niente, no.

«There is nothing spontaneous, nothing natural about human desires. Our desires are artificial, we have to be taught to desire. Cinema is the ultimate pervert art: it doesn't give you what you desire, it tells you how to desire.» 

– Slavoj Žižek

sei felice di avere tanti amici e un telefono cellulare, quando devi aspettare qualcuno per un'ora sotto la pioggia.

FEBBRAIO

in un pomeriggio qualunque, il giro di mille mondi, tempi, atmosfere, mode, suggestioni. la mia prossima carriera sarà come naso.

«You found the beat of my heart, my heartbeat.»


«Se avessi solo voluto alleviare la solitudine sarebbe andato bene chiunque. Le stelle nel cielo notturno sembra che cadano, e così non posso mentire a me stesso.»


«Mi piace spettinato camminare...» ah no, cazzo: questa l'ho già scritta martedì.


se son rose moriranno.


“digrignare” è il verbo della buonanotte.


«Stupid Cupid, you're a real mean guy: I'd like to clip your wings so you can't fly.»


«Dot by dot, building up the image. Shot by shot, keeping at a distance doesn't pay. Still, if you remember your objective, not give all your privacy away: a little bit of hype can be effective, long as you can keep it in perspective.»


da ragazzo credevo che lo scopo della mia vita fosse di costruire ricordi per la vecchiaia: cercare di vivere più esperienze possibili, insomma. oggi invece penso che dovrebbe essere, più pragmaticamente, un costante impegno nello scardinare i circoli viziosi.


peggio della chiesa cattolica, facebook è sempre lì a ricordarti tutti i tuoi piccoli e grandi errori.


non so se provare invidia per i numerosi colleghi che vanno a vedere il film di clooney con lui, damon e dujardin in sala, oppure se provare invidia.


«Love is all around, no need to waste it. You can have the town, why don't you take it? You're gonna make it, after all.»


«Oh, I've never seen the winter lights on the lake.»


ovviamente, quando provi il profumo dei profumi, quello più antico e blasonato, quello che trovi solo nelle vere profumerie, quello che sogni già sarà il tuo per sempre, ti sembra la fragranza di una saponetta da hotel.


utile, l'orrendo video del best of my facebook: mi ha fatto capire quanto in questi cinque anni sia stata più ricca la mia vita vera rispetto a quella esibita sul web.


come un fulmine a cielo fosco; mi rimboccherò le maniche.


ciao, sperling. ti ho amata tanto e ti lascio un pezzetto del mio cuore.


tre settimane alla partenza per francoforte.


la mia terapia sono le vecchie sitcom.


assordato come dopo una notte in discoteca, facendomi strada tra orde di esagitatissimi omosessuali, sono di ritorno da un concerto che celebra quarant'anni di carriera della berté. 

appunti sparsi sulla serata: la suddetta cantante ha inspiegabilmente smesso di urlare ed è tornata a cantare (non succedeva dagli anni ottanta) con esiti che profumano di miracolo; impossibile non notare come metà dei suoi testi si basi su rime legate alle parole "dio" e "luna"; disintossicata lei, strafatto il tizio del mixer (il suono, un pastrocchio in cui era difficile talvolta distinguere le melodie); il pubblico che canta è uno spettacolo quanto quello sul palco; le minigonne, quando hai l'età di mia madre e due zamponi che sposti come arti di barbie (senza piegarli, ma puntandoli a terra a mo' di bastoni), sarebbe meglio evitarle. 
ciò detto, pur considerando che conoscevo solo la metà delle canzoni, una serata coinvolgente e molto piacevole (grazie e stragrazie a chi me l'ha offerta).

«cha-cha-chao: muchacho, ciao». nel classico filone di «pedro-pedro-pedro-pè».


avrei voluto dire un paio di cose su questo mesto sanremo: che i tentativi di suicidio sono un plagio di baudo; che la scenografia è inefficace e teatrale (quindi non va bene in tv); che lo sfogo sulla pelle di stamattina è una reazione allergica alla coppia di presentatori; che i cantanti sono chic ma hanno canzoni inutili; che si sta facendo di tutto per dare una mano a de andré figlio; che il ricordo di suo padre, di jannacci e della carrà mi sono sembrati incongrui e tristi; che la castà era pleonastica già quindici anni fa; che l'unica presenza emozionante è stata quella di yusuf islam – peccato che non c'entrasse proprio nulla con sanremo... insomma: avrei voluto dire un paio di cose su questo mesto sanremo, ma ne stanno parlando tutti da ieri sera e davvero non mi sembra il caso di aggiungere altro.


«Oh, ma che brutta fatica!»


sono un tipo di poche pretese: le mie esigenze per la serata sono cibo leggero e rapido, un paio di puntate di friends e un sonno scandalosamente lungo.


strano, dopo ventisette anni, non guardare la finale di sanremo. d'altra parte, leggo che fare una cosa diversa al giorno rende coraggiosi, e questa è l'azione diversa di oggi (dopo l'aver pulito casa). comunque, quando sarà passato questo periodo, chiamatemi pure madre teresa kun.


«Strano, come il rombo degli aerei da caccia, un tempo, stonasse con il ritmo delle piante al sole sui balconi.»


«And none of this can happen on its own – they said – It's based on a thousand true stories».


«I chose and my world was shaken, so what? The choice may have been mistaken, the choosing was not.»


com'è, ma soprattutto come non è.


miti da sfatare: la verità, l'intelligenza, la felicità.

MARZO

«Du willst leben wie die anderen: jeden Tag ein neues Glück, doch wenn Flammen weiterwandern, bleibt die Asche nur zurück.»

il mio rapporto con le sigarette è la metafora di quello con la vita.


«Camisole de force relookée Crazy Horse: pour calmer l’Armada je fais du close combat et je vais au mitard, résidence au placard; je suis inanimé sur le béton glacé.»


la mia prof di greco diceva che il segreto di una buona traduzione è l'ambiguità. credo valga anche per la traduzione dei miei pensieri in parole.


come re mida: ogni profumo che tocco diventa borotalco.


il buon gusto è frutto di precetti; l'eleganza, dell'istinto.


trovo assurda l'idea di bruciare i grassi: apprezzerei però una pira con ferrara e platinette.


addio, castello di carta, uggioso padrone delle quarantasette trascorse stagioni; addio! quanto è tristo il passo di chi, da te noncurante nutrito, se ne allontana!


«Como vacas sin cencerro.»


ed è subito francoforte. 

(adelaide!)

il tema più dibattuto oggi tra le nuove colleghe è stato relativo al colore dei pantaloni di una di loro. «sono blu elettrico», diceva chi li indossava. «ma no, sono viola», ribattevano le altre. «se fossero stati viola non li avrei presi e non li indosserei! è una reminiscenza dei tempi dell'accademia: il viola porta sfortuna in teatro!». la discussione prosegue per alcuni inutili minuti. 

e vabbè, cara: sul palcoscenico dell'ufficio grafico i tuoi pantaloni viola sono blu elettrico, sta' tranquilla.

ecco: alle invasioni ci sarà la vanoni e io mi sto spegnendo dal sonno. (ehi, ma domani la vedo su youtube! premio nobel alla teledipendenza a hurley, chen e karim.)


pantaloni viola e occhiali fuchsia zabettano starnazzanti in un ufficio assolutamente silenzioso. pantaloni viola, a caso, fa la erre moscia. per darsi un certo tono, immagina.


et voilà, le parfum.


Ho recuperato le maiuscole.


Sabato mattina, leggera commozione.


Se alla fine è amore, chi sono io per giudicare?


Il guilty pleasure di marzo è dove resto solo io.


«Camminare nella pioggia ti fa sentire più importante, perché stare male è più nobile per te.»


È una notte stellata di parole e di sguardi. Siamo forse ubriachi, non c'importa se è tardi. 

È una notte lontana come un volo ad oriente, senza un bacio, ma resta qui con me nel presente. 
È una notte inattesa che non voglio scordare: forse sarai un amico o qualcuno da amare.

Dopo due giorni da recluso (Jonze di sabato sera escluso) al sole e al caldo non sono uso.


Forse il problema vero del diario sociale è che non puoi permetterti un pensiero reale.


«When you wish upon a star your dreams come true.»


La seconda previsione azzeccata oggi, l'ennesima in poche settimane. (Da lunedì sarà attivo un 199 per le vostre domande.)


Per contestualizzare. [Kate Bush]


Sposerò Valeria Bruni Tedeschi.


Con grande stupore, da un po' di mesi continuo a incontrare sconosciuti che somigliano ad amici, nemici, amanti: talvolta nelle caratteristiche del viso, o nella struttura fisica, o nella voce, o nell'abbigliamento, o nella gestualità, o in varie di queste cose assieme. Quasi come fossero cloni. Come se nel genere umano esistesse un numero definito di varianti e, superati i quarant'anni, le avessi incontrate già tutte e stessi ricominciando da capo.


La previsione azzeccata di oggi: Piedone è tornato.


Eppur mi son scordato di te: come ho fatto, lo so.


Moments of Pleasure


«Let me be weak, let me sleep and dream of sheep.»


Quando leggo un commento particolarmente caustico e intelligente, ho l'assurda convinzione che sia sempre opera un finocchio. Poi ci penso e correggo "sempre" con "talvolta", perché essere finocchi non tutela dall'essere italiani, dunque mediamente né caustici né intelligenti.


Non capisco perché tutti quanti continuano, insistentemente.


«Some people vanish with a trace.»

APRILE

Quando non ci sei non se ne accorge nessuno. Ma la colpa è di Wind.

Un bravo grafico è necessariamente un po' ossessivo.


Nelle canzoni dei primi anni Ottanta (per esempio, quelle di Sonia Argento e Melissa), “Gay” fa spesso rima con un condizionale. Rivelatore.


Mi chiedo se darmi del cretino sia politicamente scorretto.


«È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita: bilancio che non ho quadrato mai. Posso dire d'ogni cosa che ho fatto a modo mio, ma con che risultato non saprei.»


Strano come alcune persone passate come vento ti manchino costantemente, mentre di altre con le quali hai condiviso intere stagioni finisci per dimenticarti.


I need deeper understanding.


Ogni tanto mi siedo al pianoforte per strimpellare melodie improvvisate, e pur maledicendo l'incostanza che non mi ha permesso di saper suonare davvero, sono pago dei suoni che riempiono la stanza.

Quando ritorna il silenzio, mi trovo sempre a pensare a chi saprebbe muovere le mani su quei tasti molto meglio di me, ma non lo fa più: amici, colleghi, conoscenti che mi hanno raccontato di aver trascorso, in un tempo più o meno lontano, giorni della loro vita al pianoforte, ma hanno smesso di suonare – così: smettere, come se si trattasse di un brutto vizio. Di questo addio per me incomprensibile ho cercato di farmi dire la ragione. Mi hanno risposto più o meno tutti: «Beh, non lo suono più. Sono successe delle cose», e nessuno si spinge oltre. Hanno smesso, punto. Nessuna spiegazione, qualcosa di accennato ma non detto. È una storia finita della quale non parlare più. 
Non riesco a darmi pace: com'è possibile abbandonare una cosa che sai fare bene – e bella, per giunta? Io ho eliminato, o ho cercato di cancellare, solo cose sgradevoli: fumare, mangiarmi le unghie, ricordi e persone dolorosi. Ma se i motivi del mio agire sono ovvi (si tratta di cose in assenza delle quali sto meglio), senza spiegazioni, i loro li devo immaginare: aspettative troppo alte rispetto ai risultati, e quindi frustrazione, forse la fatica di recuperare un tempo di lontananza dallo strumento, che corrisponde a un allenamento sportivo interrotto. 
Il fumo è un demone che torna spesso a farmi visita, e quando smetto per un periodo più o meno lungo di fumare, parlare di quel che significa la scelta e l'assenza mi procura uno strano disagio e una sequenza di parole già usate. Immagino che per loro sia lo stesso: il pianoforte è un fantasma che li ossessiona, e così anche il solo parlarne fa male.
Lo so, potrei accontentarmi di queste conclusioni, ma quando ritorna il silenzio dopo le mie melodie improvvisate, quella domanda senza risposta riaffiora sempre.

Per la tua piccolina non compri mai balocchi: Andre, tu compri soltanto profumi per te.


Lunedì vi sveglierete, il Saloon sarà finito e dovrete guardarvi allo specchio.


Uno e l'altro fa decisamente gay medio.


Non sopporto chi si improvvisa esperto in qualunque campo avendo solo conoscenze superficiali trafugate da Internet: esperti di musica design moda cibo… È a causa di questa falsa specializzazione diffusa che ho deciso di rinunciare a tutto quel che so, accumulato con passione e fatica, e di definirmi "Del tutto inesperto". Che poi, a ben vedere, è anche la verità.


Poi, alla fine, l'ho trovato. E siccome non voglio fare quello troppo snob che chissà quale bizzarra essenza sceglie, ho finito per comprare una bizzarra essenza in un negozio di vestiti troppo snob in via Santo Spirito.

Ma andiamo con ordine. 
A gennaio decido che, dopo più di dieci anni senza un vero profumo (la volatile eau de toilette del Body Shop non vale) è il momento di scegliere una fragranza che accompagni i miei quarant'anni. E così parto, con il solito piglio più ossessivo che scientifico, compilando una lista di profumi trovati in articoli di giornale, su libri, forum e blog. Armato di polsi e telefonino (grazie al quale annoto il nome del profumo e un sintetico commento), occupo a turno tutte le profumerie che trovo sulla mia strada: entro, identifico i due profumi già selezionati per la prova, spruzzo ed esco. Annuso quindi a intervalli casuali e infine annoto un giudizio. 
L'operazione credevo sarebbe stata semplice e rapida, invece i test si sono rivelati tutti deludenti, in parte a causa del mio gusto difficile che spesso non combacia con quello dei critici, in parte perché come al solito non mi accontento, in parte perché negli ultimi anni quasi tutti i profumi hanno subito una riformulazione per attenersi a nuove regole di atossicità e per ridurre i costi di produzione (con il risultato che sono complessivamente meno naturali e intensi, anche quelli che ricordavo perfettamente per averli provati da ragazzo) e in parte perché la mia pelle reagisce con i profumi che hanno anche solo una traccia di essenza cipriata/talcata, evidenziandola e rendendola unica protagonista – trovo irritante l'idea di spendere una cifra per odorare di neonato o di vecchia signora.
Ho provato i profumi più apprezzati e consigliati, trovandoli invariabilmente del tutto inadatti a me. E intanto la lista, i giudizi, l'impazienza delle commesse lievitavano senza che riuscissi a sortire alcun risultato positivo.
Infine, mentre sono in compagnia del mio sodale, anch'egli a caccia di un nuovo profumo, uno spruzzo sul polso sinistro e improvvisamente eccolo, è lui: speziato, orientale, raro, prezioso, misterioso, con un'inattesa punta di liquirizia che mi ha fatto capitolare.
O meglio: c'era ancora da provare una bella parte della lista, e non potevo lasciare il lavoro incompiuto. Così sono andato avanti nell'inutilmente titanica operazione (che si è conclusa dopo tre mesi) prima di acquistare finalmente il prescelto.
Poi, l'altro giorno, vedo nella vetrina della profumeria di fronte a casa un profumo che usai per un breve periodo verso la fine dei miei vent'anni; ormai storico, è il raffinato capostipite dell'evoluzione dei profumi maschili a partire dagli anni Settanta, e occhieggia a un prezzo incredibilmente basso. Così, in tre minuti, decido di farlo mio, confermando la mia totale imprevedibilità e la regola che appena hai comprato qualcosa di remoto e molto costoso trovi un suo possibile sostituto a due passi e per due soldi.

«Pull my chin, stroke my hair, scratch my nose, hug my knees, try drink, food, cigarette – tension will not ease. I tap my fingers, fold my arms, breathe in deep, cross my legs, shrug my shoulders, stretch my back – but nothing seems to please. I need contact.»


Un venerdì di passione, amicizia, sostegno, digiuno. Quando sarò crocifisso, niente paura: mi basteranno tre giorni per risorgere. D'altronde, ci ho fatto l'abitudine.


«And though it is not always easy, lovely, lonely… we will walk, we will walk, we will walk in good company.»


In metrò un tizio sta facendo sul suo tablet la simulazione dell'esame per diventare poliziotto. Non sa com'è organizzato lo Stato, dove sia il canale di Suez, non conosce la disposizione degli Stati in Sudamerica, non sa fare calcoli elementari, ignora le regole più semplici della fisica e della chimica. È alto, magro, con una precoce calvizie. Giacca scamosciata e scarpe sportive. Lo prendono di certo.


Nelle pulizie pasquali si comincia dalle piccole cose.


Afflitto da un noto talento nel creare coppie, direttamente e non, spero che prima o poi la sindrome Marta Flavi mi si rivolti contro.


Da ragazzino volevo fare il giornalista. Poi, la vita è stata magnanima.


Mi sono disintossicato da QVC solo perché da quando ha cambiato frequenza non la ricevo più. Ora ho un'insana ossessione per Fiammetta Fadda. Devo far sparire La7d; domattina chiamo l'antennista.


Amos:Bush=Germanotta:Ciccone

(Le vacanze stimolano pensieri profondi)

Al finocchio e al suo pisello piace fare solo quello.


Yogurt e pesto fatti in casa, letture e visioni opinabili, misantropia e soliloqui: anche senza animali per casa sono già una gattara.


«You know where to find me, for no particular reason, for stop traffic behaviour or to get something off your chest.»


A Ravenna fanno in mosaico anche le insegne dei cessi.


A Ravenna pensi che ti romperai le palle per un eccesso di ori, tessere e ottagonalità, ma alla fine ne vorresti ancora e ancora.


A Bologna ti basta mezz'ora in centro e capisci tanti perché.


E infine a Milano ci torni talvolta solo perché devi.


In un libro che ho amato molto quando ero bambino la protagonista scopriva che solo provando e riprovando si impara. Ecco: non sto proprio imparando niente.


Damn Bologna: I'm under your spell!


«Never believed to cure the doubt, want the world rushing through my veins.»


La mia vita di condizionamenti è iniziata con la trasformazione da ambidestro in destro, con il chiudere i piedi perché non fossero troppo piatti, con l'impormi di smettere di mangiare le unghie, con l'obbligarmi a non guardare gli uomini che incontravo: la scelta quindi del conformismo, allevato da paura e insicurezza, che ha occultato la mia natura. Ora mi sono in parte liberato, ma non ho smesso di temere il giudizio del mondo; sono libero perché lo evito, perdutamente misantropo.

MAGGIO

Mi piacerebbe partecipare a una serata di speed dating gay, quella roba da filmetto americano dove ti trovi a colloquio per pochi minuti tipo carcere, ma con uno sconosciuto, e giudichi a mo' di concorso televisivo se sarà il caso rivederlo in seguito. 
Sono spinto da curiosità antropologica, ma anche da una non troppo segreta speranza dell'incontro fortunato; credo però che non avrò mai il coraggio di gareggiare: troppo probabile il rischio di frustrazione definitiva. 
Ho pensato di chiedere alla mia amica di accompagnarmi, ma immagino che anche questo non contribuirebbe all'autostima, perché è così ovviamente fantastica che, sorvolando sull'incompatibilità sessuale, avrebbe di certo più successo di me. 
Alla fine, immagino, dev'essere come nella vita: l'affinità è un fatto di pelle vista sensazioni confronti, e le parole spesso sono solo copioni messi in scena con monotonia. 
Questo genere di serata ha l'impianto di una televendita: la promozione di sé come prodotto. Ci si esibisce parlando di lavoro e carriera, perché raccontare di sé è troppo intimo e pericoloso – e così probabilmente allontanerei gli astanti con domande considerate inutili, tipo «Qual è il tuo gusto di gelato preferito?» o con il racconto di episodi nei quali risulto, come chiunque, incongruamente banale e complicato. 
Insomma, alla fine invece della serata di speed dating gay, me ne resterò a casa; tra realismo e orgoglio e snobismo – come la volpe con l'uva della favola – lascio che la polpa se la becchino altri uccelli.

«Un serio sindacato non è rosso di sera.»


Essere ignorati è la punizione più terribile.


«Anni ruggenti nei tropici e cuori infranti per souvenir; mille ippopotami cantano “Baciami”, ma io non credo all'amor.»


To glitter or to be dark?


È necessario cambiare, da adesso.


La mia notizia della settimana è che ho qualcosa da fare sabato sera.


«You've gotta hope that there's someone for you, as strange as you are.»


La mascherata è sempre più difficile.


Purché non mi si ignori, mi stuzzica l'idea di poter essere al centro di conversazioni in cui si parli malissimo di me alle mie spalle. Cosa che magari non accade, malgrado la mia malcelata sgradevolezza. O che invece probabilmente succede, perché la sgradevolezza di alcuni supera facilmente la mia. 

Malignità e crude cattiverie... pensandoci meglio, già rinnego quel che ho scritto all'inizio. Che mi si continui a ignorare.

Voci e i cori sono solo dal vivo; un massimo di sei persone presenti sul palco; brani con durata massima di tre minuti; non si vota il proprio Paese; le cinque nazioni fondatrici partecipano direttamente alla finale assieme a quella ospitante, vincitrice dello scorso anno; eliminazioni senza appello e classifica completa. ESC: l'ultimo luogo televisivo e non in cui esistano regole certe.


«On vit au jour le jour, nos envies, nos amours. On s’en va sans savoir: on est toujours dans la même histoire.»


Chiaramente sto somatizzando.


God, give me strength. 

And a Moment. 
The one with Ibuprofen, I mean.

«Ne dites pas trop de mal de vous-même: on vous croirait.»

— André Maurois

«Seeking rather than vengeance, retribution – you were warned.»


Di Torino non t'innamori ma ne vieni sedotto con falsa cortesia.


«Ma non si può mutare quel che si è; solo ciò che si fa. Io sono una strega. Lui è un umano.»


Non ci sarà mai luogo, episodio, momento che potrò trovare più noioso di un essere umano.


Oui, je suis Andre Kun.


«Do you ever inflict unwanted memories? I know you and I know it won’t take you long to make me smile.»


Il tranviere che sgrana il rosario mentre guida è il preludio di una giornata che mi aspetto molto strana.


Gente che risponde ai messaggi al cinema, naviga su internet mentre guarda la tv, controlla Facebook a tavola, condivide foto mentre chiacchiera con te. Gente che ti dimostra come tua compagnia non basti. Ma sei tu contro il resto del mondo, del resto. 

È scarsa attenzione e maleducazione contemporanea, certo, ma soprattutto terrore di perdere la posizione sotto a un illusorio riflettore.

Altro che “mese senza zucchero”. Il mio amico mi dice: «Beh, ma che bella panzetta hai messo su».

Après lui, le jeûne.

Sì, però dopo ventisei ore posso anche mangiare qualcosa.

(Pseudoanoressia anni '10.)

«Non capisco perché tu sia superstizioso: io non lo sono affatto.» «E infatti tu durante la quaresima pasquale hai fatto un fioretto eliminando i dolciumi per ottenere una grazia divina.»


È tornato Chef Tony.

Con magiche padelle ultra-antiaderenti in ceramica speciale.
Devo avere magiche padelle ultra-antiaderenti in ceramica speciale. Adesso.

«Niente biglietti, taxi in sciopeRo... Una cosa da pazzi! VeRamente una città di meRda!», strilla fuori di sé l'elegante dama con l'erre arrotata.


A cosa stai pensando?


Open your heart to me, darling.


Da tenere a mente: se la festa per i quarant'anni non è la mia, non è indispensabile ubriacarsi.


Paris, adieu.


In tutti c'è un lato irritante; spesso quello dov'è l'accompagnatore.


Se non c'è la foto, non c'eri. Anche se credevi di esserci, illuso.


Non c'è tre senza quattro. Adesso però mi fermo per un po', ché la mensola del bagno è già affollata.


A gentile richiesta, i profumi che ho provato nel 2014 (con un sintetico commento).

Jicky EDT Guerlain - Astratto, inatteso e non vecchio ma troppo delicato.
Mitsouko EDT Guerlain - Astratto, notturno, intenso, animale. Difficile ma molto elegante.
Shalimar EDT Guerlain - Fruttato, poi cipriato. Intenso, notturno e femminile. 
Guerlain Homme Intense - Talcato. 
Guerlain Homme - Classica colonia maschile.
Héritage EDT Guerlain - Classicissimo. Amaro. Non sintetico. 
Habit rouge Guerlain - Classicone. Sporco e insieme pulito. Da cumenda. 
Samsara EDT Guerlain - Notturno. Gelsomino ricco ma saponoso.
Dior Homme EDT Christian Dior - Intenso, dolce e molto talcato.
Dior Homme Intense EDT Christian Dior - Molto talcato e più dolce dell'EDT base, che è meglio.
Fahrenheit EDT Christian Dior - Molto intenso. Inizia con violenta pomata medicinale. Speziato. Finisce come Grey Flannel.
Fahrenheit Absolue EDT Christian Dior - Leggero, perde il senso dell'originale.
Fahrenheit parfum EDP Christian Dior - Simile all'originale ma più dolce e meno sensuale.
Eau Noire EDP Christian Dior - Liquirizia, intensa lavanda iniziale. Speziato e naturale. Lineare. 
Hypnotic poison EDT Christian Dior - Intenso, speziatissimo, dolceamaro, eccessivo. Vagamente cipriato. Femminile.
Antaeus EDT Chanel - Barbiere anni '40.
Allure pour homme EDT Chanel - Speziato e dolce. Equilibratissimo. Un po' stucchevole. 
Allure pour homme Eau blanche EDT Chanel - Molto agrumato. Fresco, intenso e sintetico. 
Nº 5 EDT Chanel - Estremo, sfacciato, animale. Femminile. 
Coco EDT Chanel - Delicato, ma dura molto. Floreale, molta rosa.
Coco mademoiselle EDT Chanel - Mango, frutta estiva, quasi marcescente. Troppo dolce e intenso.
Noir EDT Tom Ford - Vago patchouli classico, finisce in talcato leggero. 
Tuscan leather EDP Tom Ford - Vecchio barbiere, troppo intenso. 
Oud wood EDP Tom Ford - Chimico. Pino violento. Vaga liquerizia.
M7 Oud absolu EDT Yves Saint Laurent - Selvaggio, coloniale, intenso. Legnoso, tipo sandalo. Coraggioso. 
Opium EDT Yves Saint Laurent - Simile a quello storico. Molto sensuale. Oggi unisex. Ma ha un finale da sapone di lusso.
Luxe Patchouli EDT Comme des garçons - Patchouli naturale in sottofondo con elicriso pepe e vago incenso. Sensuale ma difficile. Duraturo ma lineare.
Black EDT Comme des garçons - Speziato, cupo, secco. Una versione dura e semplificata di Luxe patchouli. Vagamente medicinale.
Au Masculin EDT Lolita Lempicka - Intenso ma leggero. Neutro e impersonale. Liquirizia dichiarata: inesistente.
Lolita Lempicka EDP - Violetta complessa leggermente cipriata. Intenso e duraturo. Floreale ma unisex.
Loulou EDT Cacharel - Mughetto, floreale, notturno complesso e misterioso. Femminile.
Tommy girl EDT Tommy Hilfiger - Inconsueto, non floreale ma leggerissimo.
Joop! Homme EDT Joop - Anni '90, sullo stile di Angel/A*Men. Caramelloso ma adulto.
Cool water EDT Davidoff - Limonoso, estivo, del tutto sintetico, molto intenso e duraturo, troppo.
Eau de nuit EDT Armani - Inizio notturno interessante, poi leggero, irritante e rapido.
Jeu de peau EDP Lutens - Popcorn burroso. Rosa sintetica. Disgustoso.
Sables EDT Annick Goutal - Elicriso con inizio agrumato. Fresco e abbastanza intenso. Lineare.
Grey Flannel EDT Geoffrey Beene - Molto intenso, deciso e duraturo. Partenza eccessiva, poi sensuale.

Non so voi: io oggi non ho voglia di fare un cazzo e non vedo l'ora di passare la serata su un kart con Mario.


«Like an unexpected song, an unexpected song that only we are hearing.»

(33 times, between yesterday and today.)

Home, bitter home.

GIUGNO

Si chiude il portone, si apre il fuori porta.

Siete fortunati: se avessi un bel fisico intaserei le vostre pagine di Facebook con mie foto in costume da bagno.


Le gite con amici che hanno nidiate di bambini inteneriscono e ti fanno pensare che anche tu l'avresti voluto, un figlio. Poi ragioni un po' sulla fatica, l'impegno, le difficoltà, e ti rendi conto che ti accontenti di essere uno zio acquisito – e che comunque a Paperopoli avevano già capito tutto millemila anni fa.


Di domani sera non so se temere di più gli sbadigli o le interazioni umane. Ma di certo io e lei sdrammatizzeremo.


Reduce dal deserto dei cartari, mi chiedo quale delle quattro opzioni per raggiungerlo da novembre sia la migliore. È tutto un equilibrismo tra comodità stress risparmio tempi morti che non riesco a trovare: urge il classico specchietto da film americano “di qua le cose positive / di là quelle negative”.


Il mio metabolismo e gli asparagi surgelati, ancora in giro da 21 ore.


Amarcord Blob. Alla prima puntata (e a quelle seguenti) io c'ero.


Il funerale di Berlusconi, in diretta su Raitre.


«Vous savez bien que dans le fond je n'en crois rien, mais cependant je veux encore écouter ce mot que j'adore.»


Immagino che lo sponsor occulto di Castellitto sia la SPI, perché più ore trascorro nel suo studio, più vorrei che non fosse virtuale.


Non so se ve ne siete accorti, ma è già estate afosa. I ragazzotti boni seminudi, loro, se ne sono accorti. E stranamente, grazie a loro, anch'io.


Cinque anni su queste pagine. 

E due, gli eventi per i quali sono grato a Facebook. 
Uno è stato meraviglioso e inaspettato e malinconico come un fuoco d'artificio; l'altro è come una nave in un piccolo porto amico, con la quale partire per nuove quotidiane avventure.

«Love is all around, no need to waste it» (again).


Mi iberno fino al 2015. Risvegliatemi quando esce lui.


Nuovi irritanti nemici: i neovicini di casa cafoni che abbandonano montagne di roba loro sul pianerottolo e le colleghe vecchie zie che aprono le finestre «perché l'aria condizionata sa di chiuso».


Io comunque, non so perché, continuo a canticchiare canzoni natalizie.


“Madre” è quella persona che non vedi da tre settimane e quando la incontri casualmente per soli tre minuti ti bacia e dopo tre secondi ti dice: «Ma che maglietta di merda hai scelto stasera!»


Gone with the Wind.

(Esigo il risarcimento di 1/30 del mio abbonamento.)

Un anno, quasi quattordici giorni a Minitown. Mi ricorderò dell'affetto di Codino, Groucho e Bruna, delle canzoni al sabato sera, delle stagioni e dell'albero che cresce, degli abiti, dei mobili, delle collezioni, delle piccole sorprese e dei grandi eventi, delle lettere di mamma, del treno che passa e della panchina solitaria che guarda il mare. È stato un anno bellissimo, nel mio piccolo mondo virtuale. Grazie, e arrivederci.


«Move baby, move baby: I'm in love.»

(Ci voleva quel genio di Rick Nowels per farmi amare una canzone di Tana dei Rei)

Just one cigarette, waiting for the rain.


«Doing what I'm doing, feeling out of place. Walking, walking in the rain.»


Triste, la tristezza.


Le brave ragazze non fanno mai il primo passo. 

Cretine.

Che cosa ne faccio di tutti i racconti degli sconosciuti, incontrati e mai più visti, perché non vadano perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia?


Milano è piccola per noi, troppo piccolina.


Il consiglio del giorno è: mai passare vicino a un ponteggio in costruzione.


È quella frazione di secondo in cui si passa dalla meraviglia alla merdaviglia.


Il mare d'estate è come un film in 3D visto al multisala.


La cosa più fastidiosa dei seduttori non interessati è che non ti fanno mai una domanda ma parlano di sé, di sé, di sé.


Sarebbe bello se tutti i giorni la città rallentasse per due ore, come durante un partitone.


«Anni ruggenti nei tropici e cuori infranti per souvenir.»


Ieri sera citavo il Gruppo Italiano perché a Milano sembra di essere ai tropici, con secchiate d'acqua quotidiane; stamattina mi rileggo e il post sembra perfetto anche per la disfatta dei calciatori in Brasile, o per la delusione di una storia d'amore solo accennata. Potere e sorpresa dell'essere ermetico.


«Like Steve McQueen underneath your radar screen: you'll never catch me tonight.»


«My heart is nuclear, love is all that I fear. Ready to be let down, now I’m heading for a meltdown.»


Allo scazzo non c'è soluzione.


Quando sei di quell'umore che la gente mani-festante al ghejpraid ti irrita un po'.


Noi c'eravamo — con Stefano Zaffing.

LUGLIO

Pantaloni viola, caduta rovinosamente in pausa pranzo: «E sì che avevo le Hogan, che teoricamente non sono pericolose». 
Sì, cara, lo sono: per il gusto.

Scopro con scioccata sorpresa che Pantaloni viola ha un anno più di me. Ora: o mente o è il primo caso noto di donna quarantenne che dimostri dieci anni secchi più di quelli che ha. 

Mi chiedo se buttarle lì l'idea di farsi un lifting la infastidirà.

Ormai isolata da tutti per i suoi modi irritanti, Pantaloni viola da qualche giorno deve aver stabilito che è tempo di farsi un alleato in ufficio: ha scelto me. 

Non ho mai conosciuto donna quarantenne con aspetto da cinquantenne meno perspicace.

Pantaloni viola non tace mai, parla con un tono di voce eccessivo, dice sempre «Anch'io...», fa continue battute inutili nel tentativo di essere simpatica ma nel contempo rafforza la sua odiosità infilando qualche R arrotata (che non ha) perché “fa fino”. È un tale fallimento di donna che ho deciso di essere magnanimo e di non infierire: sarà dura, ma sopravviverete anche senza ulteriori aneddoti su di lei.


Per quanto io abbia un'incredibilmente fervida immaginazione, e riesca a inventarmi infinite varietà di scenari possibili, la realtà riesce sempre a spiazzarmi.


«Pensi che ci sono dei poveretti – molti poveretti – che battono continuamente le dita su Twitter, in questo fenomeno compulsivo e orribile di autocelebrazione, di verifica quotidiana del proprio narcisismo.»

— Sabrina Ferilli

«Ma senti cosa dice quel povero infelice? Non ti lamentar, ma prova a cantar con noi questa canzon…»


D'altronde, si chiama Isola.


Assaggiare per la prima volta il mango e scoprire a quarant'anni il mio frutto preferito.


Di solito i medici detestano i pazienti ipocondriaci. Ma ce ne sono alcuni che li apprezzano, ricambiati. Suppongo siano ipocondriaci.


Pensare tanto al passato rende faticoso vivere il presente. 

Dimenticare il passato fa ripetere gli errori e rende meno intenso il presente. 
La vita è fatta di difficilissimi equilibri.

Oggi è una giornata in cui si stanno accumulando talmente tante sfighe che:

1) ho cercato di arginare ulteriori potenziali problemi, cancellando la gita serale all'Ikea;
2) da un'ora circa ho smesso di incazzarmi, cedendo a una vaga atarassia (in realtà: rassegnazione);
3) ho deciso che per scardinare l'influsso negativo dovevo condividere queste righe, sconvolgendo la mia nota scaramanzia;
4) sto scorrendo mentalmente la lista di chi potrebbe essere stato a “tirarmela”, ma è troppo lunga e comunque non ho più un vero arcinemico, a parte il mio lato oscuro;
5) la soluzione intelligente (vado a casa ora, mi ficco a letto e mi risveglio domattina, fresco come un giglio) è fuori discussione, ma per motivi che non so spiegare neppure a me stesso. Ne parlerò con il lato oscuro.

Ognuno sta solo sul divano la sera

Trafitto da una lama di pioggia:
Ed è subito alluvione.

«Perché, perché io ti penso e ti vedo apparire? Perché, perché ti desidero e voglio fuggire?»


Le decisioni migliori sono quelle che prendi inconsapevolmente.


La morale facile secondo la quale alla fine ciò che conta è solo l'affetto famigliare e il male paga, ma paga sempre le conseguenze; le continue, insistite riprese impossibili dal basso o in sequenza accelerata (bella la prima, poi è subito noia); gli unici omosessuali, l'arcicattivo maximo e il cicciottello vegano che canta le canzoni dei Cetra in New Mexico – come nella più becera sceneggiatura degli anni bigotti del cinema; la ridicola assenza di prodotti Apple (i buoni usano Sony – che produce la serie –, i cattivi Samsung, HP e in un solo caso un Mac, ma i telefoni sono tutti a conchiglia, come nel 2001)...
Insomma: la serie più idolatrata, quella che crea più dipendenza, perché girata come un unico film di cinquanta ore, è stata per me anche decisamente indigesta, e dopo le maratone in cui ho guardato otto puntate in sequenza, mi ha lasciato la fastidiosa sensazione di aver perso tempo, assistendo all'ennesima banalità televisiva americana che non lascia traccia.


«Va tutto bene. Fin troppo.»

Umorismo nero della classe medica.

«Mi aspettavo una serata diversa.» «Arriva quel che arriva :)» «Me ne sono accorto.» 

Ovvero, mi sono accorto che è arrivato (e ripartito) l'ennesimo cretino egocentrico con frasetta finto fatalista e sorrisetto fuori contesto facili.

Wanda Osiris, Flo Sandon's, Tony Renis, Betty Curtis, Mirna Doris, Eva Robin's... 

Mi aggiungerò la sibilante finale per diventare famoso anch'io.

Oggi pensavo di scrivere qualcosa d'intelligente, tanto per cambiare. Poi ho scritto dieci parole, ed ecco il risultato.

AGOSTO

Eliminare l'applicazione dedicata e usare Safari per navigare su Facebook è il passo indietro migliore della mia vita tecnologica.

«Cocco fresco, cocco bello... Non è che mi diverta molto.»


Mi chiamo Andrea, ho quarant'anni e sì: mi sono fatto la prima ceretta alle spalle.


Avviso ai naviganti: il sesso non è un sostituto dell'affetto.


Il vero problema è sempre il risciacquo.


Appuntamento con la nemica di sempre: la valigia.


Diciannove anni fa, a Santorini c'erano meno scritte con i caratteri latini e in tasca avevo un blocchetto di traveller's cheques.


Durante il pomeriggio con un incessante ronzio, ho preso un paio di appunti densi di cinismo e intrisi di fastidio. 

Poi è arrivato un tramonto bellissimo.
Vabbè, li archivio per i prossimi giorni, tanto già so che non invecchieranno.

Aiuto. Torno santo o assassino. Forse, per il bene dell'umanità, meglio la seconda.


L'inquartato incomodo è uno stereotipo vivente. Talmente irritante che a fine vacanza temo sarò il peggiore degli omofobi.


L'inquartato incomodo non tace mai. Tono baritonale sempre troppo alto per compensare la statura, racconta (con cadenza da finocchio dei peggiori filmacci anni Settanta) solo episodi sessuali estremi di quando ha vissuto a Barcellona, Londra, Miami, New York. Se parla di altri argomenti, fa cadere dall'alto il fatto di scrivere articoli sull'arte contemporanea e butta lì nomi (mai cognomi) milionari, luoghi irraggiungibili e vicende mirabolanti che vorrebbero suscitare impressione, invidia, ilarità. 

Ma suscitano noia, irritazione e un insistente prurito alle mani.

«Oddio, la Bergoglio parte. Deve andare a fermare la guerra a Gaza. Speriamo che ci rimanga sotto.» Parola dell'inquartato incomodo.


L'inquartato incomodo è il tipo che ripete ogni venticinque minuti di aver vissuto per tre anni facendo il visual merchandiser a Londra («Certo, non era il lavoro ideale, però insomma ci pagavo l'affitto»), ma quando chiede con S sibilante e accento italico un'informazione, inizia la domanda con: «Sorry, do you...»


Isole invase di wi-fi. Gli anni Dieci detestano la solitudine.


Mentre Carlo Fruttero mi racconta di Simenon del castello in campagna della Mondadori delle madamìn della guerra e del dopo, l'inquartato incomodo bercia di cazzi e canguri (pochissimi i canguri). Non ricordo vacanza in cui io sia stato più avaro di parole, sia pure quando ho viaggiato solo.


Un'odiosa abitudine del fastidioso ronzio, ovvero del quarto/inquartato incomodo, è di sottolineare ogni affermazione categorica con un esplosivo battito di mani, come alla fine di un'asta o di una sentenza. Quella della sua definitiva inutilità, suppongo.


Sappiatelo: sto tramando, tradendo, ordendo. Voglio poter scegliere luoghi orari itinerari, girando senza dovermi vergognare per la molesta cafonaggine dell'inquartato incomodo. Per la terza volta, sempre in queste isole, scelgo la libertà.


Prima della convivenza coatta con l'inquartato incomodo, pensavo di essere immune all'effetto della noia. «È un sentimento da portinaia», diceva con ostentato classismo il mio amico snob. 

Mi sono convinto che avesse ragione, perché non mi considero una persona semplice, e in effetti ricordo di essermi annoiato soltanto in vaghi momenti dell'adolescenza. 
Quando non ho compagnia trovo sempre qualcosa da fare, o da subire, che impedisce anche solo l'idea, della noia. 
Ecco, ho scoperto che le persone con dentro il nulla – un qualcosa paradossalmente quasi materiale, percepibile nelle pupille, una inquietante polvere, un alito di morte spaventoso – insomma: le persone come l'inquartato incomodo hanno un potere stregonesco. Quello, direbbe il mio amico classista, di trasformarmi in una portinaia. E chissà che non sia vero: in fondo, in questi giorni ho spettegolato non poco con voi, e soprattutto mi sono annoiato in un modo che neanche un'eroina ottocentesca.

Le vacanze in Grecia negli anni Novanta erano rilassanti: partivi e il percorso si costruiva dolcemente a mano a mano che passavano i giorni. Negli anni Dieci sono stressanti: se non hai deciso mesi prima destinazioni, itinerari e prenotato stanze, traghetti, ti ritrovi a trascorrere le notti sulla spiaggia, abusivamente.


Costa cara, la libertà.


Dormire Leggere Abbronzare Scrivere Nuotare Mangiare Guardare Pensare (Non Pensare). 

I prossimi quattro giorni, così.

«Don't give up, 'cause I believe there's a place, there's a place where we belong.»


Quando non capisci il perché, guarda in mezzo alle gambe.


(Ma io dov'ero mentre accadeva questo?) «It’s just a reflection of a reflection, of a reflection, of a reflection... Will I see you on the other side?»


La folla in posa intensa davanti ai panorami è scoraggiante: «Se non fisso quest'istante in una manciata di pixel, l'esperienza non esiste».


E d'improvviso, a Folegandros, il 14 agosto,Marcello Cesena. MADRE! 


Se avessi un compagno, visto come si comportano gli uni alle spalle degli altri, sarei in uno stato di tensione (o gelosia) continua.


Il dramma dell'italiano in vacanza è se prende o non prende. La linea del cellulare, intendo.


Estate, tutti in infradito. Io no – invidiosissimo – riesco a usarle solo in casa, non sapendo come evitare: di sciabattare scivolare cadere perderle, la frattura del quinto dito, un annerimento a prova di trielina. E la cosa assurda è che nessuno m'insegni come si fa e non esista neppure un video tutorial.


Honi soit qui Malpensa. 


Ma allora è vero.


Oggi Rabbit hole e L'arbre et la forêt: mi manca solo La stanza del figlio...

Comunque, tre film al giorno (La mafia uccide solo d'estate, il terzo) sono quel che più somiglia alla mia idea di paradiso.

It's Arma with a K.


«With one look you'll know all you need to know.»


«Every old sock meets an old shoe.»


«Our experiment in sound was nearly ready to begin. We only know in theory what we are doing: music made for pleasure, music made to thrill.»


«This sense of humour of mine, it isn't funny at all. Oh, but we sit up all night talking about it.»


«I just know that something good is going to happen: I don't know when, but just saying it could even make it happen.»


«It's in the trees... It's coming!»


«It's me, I'm Cathy: I've come home.»


Londra è una città molto faticosa che riesce a ripagarti con attimi di meraviglia.

SETTEMBRE

Ogni volta che bevo qualche bicchiere di vino mi chiedo perché non lo faccio più spesso. Un po' come per il sesso, direi.

Sabato, Tracey Thorn era seduta con aria un po' spaventata sullo scalone del teatro. Oggi, questa sua recensione dello spettacolo ne coglie spirito ed emozione: è il pezzo più bello che abbia letto in questi giorni.


«Non ho nulla contro i gay, ma credo che dovrebbero esserci leggi per far crescere i figli da madri lesbiche e padri gay, così che non sappiano solo costruire mensole ma anche decorarle.»

Ciao Joan.

Alessandro, come sai detesto qualsivoglia genere di catena – ma poiché ti voglio bene, ecco una dozzina di libri che ha segnato la mia vita:

Il mondo secondo Garp, Irving
La mia famiglia e altri animali, Durrell
La macchia umana, Roth
Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Carroll
La lingua perduta delle gru, Leavitt
L'uccello che girava le viti del mondo, Murakami
Troppi paradisi, Siti
L'uomo autografo, Smith
La sicurezza degli oggetti, Homes
Camere separate, Tondelli
La trama del matrimonio, Eugenides
Novelle fatte a macchina, Rodari
Non invito personalmente altri a cimentarsi in questo piccolo esercizio esibizionista: se però qualcuno è arrivato fin qui e ha voglia e tempo, pubblichi una sua lista condividendola con me.

Trovo che in giro ci sia un eccesso di felicità assolutamente fuori luogo.


Mi pare che la legge delle L non valga in pratica ma solo in grammatica.


In quest'ufficio sono circondato da personaggi tali che quella sfigata complessata ma diretta di Pantaloni viola inizia a essermi quasi simpatica.


Non mi è chiaro se un figlio debba dare consigli alla madre o limitarsi ad annuire.


Se sei senza cuore è perché ti è stato strappato via.


Roba trita e di massa; e comunque in quel senso si dice "abbrutito", non "imbruttito".


E poi usatelo 'sto benedetto congiuntivo: lavorate in una casa editrice, l'avete anche studiato e non è più faticoso di un indicativo qualunque.


«Oh, ma che brutta fatica.»


Scoprire che la mia idea su un talent show condotto dalla Carrà verrà realizzata (l'avrei chiamato "Ma che musical!", come da suggerimento di un amico cui ne parlai – quello su Rai1 sarà "Forte forte forte") dà un tocco allegro a questa devastante settimana e conferma le mie doti di preveggenza.


Ne ho parlato con varie persone, al ritorno dalle vacanze, che da ciò erano anche più infastidite di me. E così, posso soltanto sperare che la diffusissima spasmodica impellenza di trovare connessioni wifi all'estero per ubriacarsi di vita virtuale sui social network sia solo l'ennesimo temporaneo malcostume italico.


Come si fa a essere tristi con una giornata così? Boh. Eppure...


Altro che giapponesi: i danesi sono i campioni del kawaii. 


Da stasera il mio telefono sa cosa sto per dire più di quanto non lo sappia io.


E insomma, non per insistere, ma il mio telefono da ieri anticipa quel che sto per scrivere. Attinge da un serbatoio comune di modi di dire e frasi fatte, ma soprattutto da quel che ho già scritto in precedenza. Geniale: risparmio tempo e fatica. Frustrante: mi rivela che sono orrendamente prevedibile e soprattutto che mi ripeto. Soprattutto che mi ripeto.


In treatment.


Quando stamane ho letto il risultato del voto in Scozia mi sono accorto che lo sapevo già: l'avevo sognato nella notte. Prossimo passo, scegliere con cura il nome d'arte; sono indeciso tra Cassandro e Olleto.


Un Apple Store al posto di Tommy Hilfiger in corso Buenos Aires?


Non so voi: io apro il vasetto del tonno solo quando in casa non c'è davvero nient'altro, tipo stasera.


Dispiace dirlo, ma – al contrario di quel che si pensa – occorre molta intelligenza per essere davvero felici.


Cos'è che mi aspetto alla fine del percorso? Direi: un cervello, un cuore, il coraggio.


Record, ma con l'album più "meh" del decennio.


Sono un vero moccioso.


Ambassador doesn't bring penis.


«Look, a new day has begun.»


Quando hai esaurito il traffico dati del mese e navighi alla velocità del doppino telefonico nel '94, ti accorgi che la batteria del tuo telefono dura perfino troppo – mentre la vita vera prende il sopravvento.


«Never mind the forecast, 'cause the sky has lost control: 'cause the fury and the broken thunders come to match my raging soul. Now I don't believe I want to see the morning.»

OTTOBRE

1 o 2: sole; 3 o 4: nuvoloso; 5 o 6: pioggia. Se lanciassi un dado tutte le mattine, azzeccherei il tempo con maggior precisione dei meteorologi.

Sciampista di un certo livello.


Grigio siderale.


Chissà se per raccogliere i miei pensieri troverò ancora in giro il diario di Poochie.


Mi guardo allo specchio e vedo Baby Jane.


Il turista straniero sulle strade milanesi ha sempre in mano non meno di un paio di sacchetti di abbigliamento: Zara, H&M, FootLocker, Gap... L'eccellenza italiana, insomma.


Il primo dei segreti immagino sia non mettere mai in dubbio le proprie proprie capacità.


Il secondo dei segreti immagino sia non farsi mai domande insidiose.


Il terzo dei segreti immagino sia credere di essere gli unici.


Noi collezionisti siamo la peggior specie.


«I sit and I stare, I know that I'll soon go mad.»


Francamente (finalmente) me ne infischio.


L'amore non è come una torta, che chi arriva prima ne lascia poca per gli altri. L'amore è come le stelle, che quando dedichi a qualcuno una costellazione, ce ne sono infinite altre, visibili e invisibili, per chi c'è stato, per chi c'è e per chi arriverà.


Chi fa da sé ricomincia a vedere (tante bastonate di Esculapio in testa).


Ecco il regalo che mi ha fatto Tim.

NOVEMBRE

Non ho dormito un cacchio. Maledetti show televisivi interminabili visti in piena notte sull'iPad.

È confortante sapere che il nuovo vicino di casa stronzo ha una moglie stronza e dei figli stronzi: odiarli in gruppo è più facile.


«Spettegoliamo?» «Ma così da sole, senza uno straccio di social network?»

– Altan

Se dovessi compensare le insoddisfazioni lavorative con il sesso, non basterebbero tutti i calciatori della Serie A.


Oggi grigio siderale. Per davvero.


Alla bellezza non c'è limite, o quasi.


La mia piccola ossessione per i tessuti scozzesi.


«Poi restarmene in disparte, come vera principessa prigioniera del suo film.»


Che palle dev'essere avere un amico depresso.


Mentre faccio la doccia o cammino con innumerevoli sacchetti della spesa in mano, mi vengono in mente le idee migliori per le cazzate che scrivo su Facebook. Ovviamente, quando sarebbe il momento di scriverle, svaniscono come sogni al risveglio.


In analisi logica prendevo sempre l'insufficienza. E infatti.


Perseverare diabolicum.


All you need in life.


Io non lo so perché faccio il grafico. Dovrei fare l'editor: prendere i testi e buttarli in un tritacarne e poi rimasticarli e sputarli fuori più vivi e contemporanei e bellissimi. Sarei bravo, a fare il creatore di golem, il piccolo dio.


Ho capelli e barba di un matto, o di un eremita. Cioè del matto eremita che sono.


Il trasferimento del Castello di carta a Palazzo Niemeyer è imminente. L'umore della ciurma è funereo; si temono gli iceberg.


Per definire il microcosmo di Palazzo Niemeyer, sono indeciso tra "Villaggio vacante", "Colonia finale" e "Livori forzati".


Per descrivere il mio ufficio a Palazzo Niemeyer, non so se scegliere "Aula stocastica", "Gabbia forata" o "Scatola di sartine".


Se Bosco Verticale – la realizzazione, non il progetto – è il grattacielo più bello del mondo, io sono Mastro Lindo.

(Ma sì: l'ho capito che è una delle numerose insostenibili marchette per l'Esposizione universale. Boeri come Eiffel. Ne riparliamo tra 125 anni.)

In realtà, più che di uno psicoanalista avrei bisogno di un'istitutrice svizzera.


A me non importa più niente di niente. 

Almeno fino al prossimo film di Moretti con la Buy nella parte di una regista.

«I feel like a ghost who's trying to move your hands over some Ouija board in the hopes I can spell out my name.»


«Quel lato di corso Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di negozi… Addio. Addio tatuati sorgenti dall'acque, sciure inuguali, locali sparsi e biancheggianti sul passeggio, addio. Quanto è tristo il passo di chi, invecchiato tra voi, se ne allontana.»

DICEMBRE

Arrabbiato deluso demotivato. La prima di una serie di giornate orrendamente indimenticabili, almeno fino alla demenza senile.

Mi sono attivato per riscrivere la sceneggiatura trasformando la rabbia in cinismo. Ma purtroppo cambiare i personaggi della storia è impossibile: hanno appoggi troppo in alto.


E la prima settimana a Palazzo l'abbiamo sfangata senza suicidi, omicidi o camicie di forza.


Ho voglia di ballare con te, soltanto io e te.


Condannato a una sempiterna virtù.


Rischio di diventare una persona più brutta di quando mi ritenevo una brutta persona.


Breve aggiornamento: Pantaloni viola è diventata mia amichetta d'ufficio; due cinici che s'incontrano. Un giorno avrò il coraggio di chiederle il perché della R arrotata casuale. M'impaurisce però l'anoressica veronese nuova collega che corre attorno al Palazzo in pausa pranzo. Aspetto da corvo, seduta alle mie spalle, pare isolata e vuol fare amicizia a tutti i costi. Ne temo gli occhi spiritati, le gambe a stecco e l'accento.


Il vero problema di vedere XFactor in diretta non è la pubblicità, ma non poter eliminare gli interventi di Wiktoria.


Amo cura, serietà e passione. E così quest'anno non ho visto la finale di Sanremo, ma non mi sarei mai perso quella dell'Eurovision Song Contest e di XFactor. Che, tra l'altro, credo sia la trasmissione recente più trasversale.


«Ah, se ti avessi trovato… Se ti avessi cercato. In quelle scatole cinesi che chiamano cuore e negli sguardi accesi che si chiamano amore. In questa notte infinita ma che sta per finire, in quest'acqua da bere che ho chiesto in ginocchio, ma che tarda a venire.»


«I just want you for my own more than you could ever know: make my wish come true.»


Incredibile come la rabbia renda chiari i pensieri.


«Feel your presence: in your absence, shut the door.»


Solitary Sunday evening with the most romantic movie trilogy ever.


Per promuovere il mio film mi affiderò al marketing della Sony.


Non ci voleva molto a capirlo, ma in effetti i più popolari sono quelli che lo danno via senza pensieri.


Sono stato molto fortunato in amore. Negli anni passati ho amato e sono stato amato da uomini straordinari. Benché perduti, la loro esistenza mi rincuora quando mi sento solo, perché conferma che trovare persone speciali sulla propria strada è possibile: è successo, succederà. 

E per il prossimo anno, auguro che possa accadere a chi tra voi non ha più qualcuno, a chi non l'ha mai avuto, a tutti i miei uomini perduti e, ovviamente, a me.

6 gennaio 2015

triennale antologica: il duemilatredici

GENNAIO

abbiamo fatto 13.

«Don't look at the camera, try to sleep.»

nessun buon proposito è un ottimo proposito.

«At night the stars put on a show for free, and darling: you can share it all with me.»

restare a lungo isolati fa pensare al passato e a quanto influisca sul recente, sul presente e probabilmente sul futuro, se nulla cambia.
la solitudine fa capire che l'abbandono dei padri porta a lasciare un nuovo amore prima che sia lui a farlo, benché non si sappia se lo farà mai.
senza impegno non c'è riuscita. senza dolore, speranza. senza desiderio, l'avvenire.
«It seems to me if you never risk you'll never win.»

finalmente si avvicinano le vacanze estive.

cloud atlas: amore, rivoluzione, morte, speranza. il momento più appropriato.

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. 
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. 
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.» 
— Antonio Gramsci

è vero: ormai leggo quasi solo la Lucarelli.

«Tutti pensano che sia gay. E chi se ne frega! Non smentirò mai nessun pettegolezzo, perché non voglio che la gente possa credere che essere omosessuale sia una cosa negativa. La mia vita privata è solo mia, privata appunto.»
— George Clooney

oggi l'unica soluzione per un tot di colleghi è lo sciacquone.

tutti a parlare della serata b vs. santoro: non capisco, e stasera a letto presto, che la vita è dura – altro che nani e ballerine.

fuck.

io e la palestra: da ossimoro a paradosso.

un terribile segrèto.

la seconda console in due mesi. ma ottanta euro di sconto sono un invito al delitto... (per i prossimi due anni mi trovate tra divano e palestra, sappiatelo)

dacci oggi il nostro sonno quotidiano e riporta noi al letto amato come noi riportiamo l'amato a letto.
(ho sonno, ci si sente domattina)

«Good morning world! It's so nice to be beautiful, beautiful!»

oggi sono un po' Margherita d'Azzardo.

fermatevi a moscova, linea verde. è un viaggio nello spazio-tempo.

per essere felici basta davvero pochissimo. e benché pochissimo duri quello stato, ciò che conta è averlo vissuto.

uomini con la barba lunga, avete rotto i coglioni: spesso siete più belli e meno puzzolenti senza, sappiatelo.

spero di trovare in giro recipienti con sufficiente capienza per il fiele che sto secernendo.

spero di avere uno stomaco con sufficiente capienza per le lacrime che sto ingoiando.

sono qui per lavorare, non per farmi amici.

potete anche inumarmi fino all'autunno; quando risorgo mi gioco Wind Waker rifatto in HD.

«I remember days, or at least I try. But as years go by they're a sort of haze.»

«Tendenzialmente sei noioso.» «È perché tendenzialmente riservo i fuochi d'artificio per persone e momenti straordinari.»

«Perché non credi nella reincarnazione?» «Perché troverei di pessimo gusto che mi si mettesse nelle condizioni di rifare tutti gli stessi errori.»

primo giorno in palestra, fallimento totale: nevica, dimentico le calze, non seguo la procedura di attivazione del voucher, mi si dice che devo aspettare un via libera telefonico che non ricevo, infine mi si nega l'ingresso – sempre nell'attesa del via libera. è proprio vero che chi più spende meno spende. ed è chiaro che l'universo mi vuole secco e informe.

sometimes i miss my coney island baby and our silent talking.

FEBBRAIO

gimme a break

«Too late now to forget your smile: the way we cling when we danced awhile… Too late now to forget and go on to someone new.»

perché poi magari anche a me potrebbe venir voglia di sparire ed entrare nella legione straniera, solo che anche loro col cazzo che mi vorrebbero.

«I’ve written you a song, a beautiful routine: I hope you like it.»

si parla solo di lui; malissimo, ma dappertutto. dai e dai, quello vince un'altra volta. una proposta: ignoriamolo. è esattamente ciò che non vuole.

«Ultimamente interagisci poco su Facebook.» «È perché ultimamente interagisco molto fuori da Facebook.»

com'è, come non è... ma le giornate di merda le riconosci subito, già prima che ne arrivi la puzza.

com'è, come non è... ma le belle giornate le riconosci subito, alla prima canzone che risuona nella testa.

dopo infiniti tira e molla, stasera primo giorno di palestra.
sì: le dimissioni del papa e la neve dopo settimane di pseudo primavera sono tutte colpa mia.

c'è poco da ridere. 700 persone senza lavoro: tutti i periodici rcs chiusi, tranne oggi, ok salute e amica.
il terremoto si propaga con troppa rapidità.

'mazza che fatica (e che tristezza).

kururimpa!

e il pomeriggio tristanzuolo appiccicato a facebook, fingendo di scrivere email di lavoro e con la chat disattivata per farsi notare poco anche online.

herr ratzi, di una cosa sola ti ringrazio: i riflettori si sono tutti spostati sul vaticano e nessuno parla di quello là.

a giudicare dalla mezz'ora di visione, un circo barnum di presenze incongrue: il paracadutista estremo e la giornalista bona tra canzoni dimenticabili, tecnologia sprecata, scenografia antitelevisiva e presentazioni mosce. solo per tradizione, ci rivediamo sabato, caro sanremo. nel frattempo prepara la donna baffuta.

«En ce moment, tu vois, je n'ai vraiment plus goût à rien.»

«Vous resterez au grand jamais le plus brûlant de tous mes secrets. Nous resterons au grand jamais loin l'un de l'autre et pourtant tellement près.»

a me manca wampun, il jeans sensibile. certo, coconuda è un buon sostituto.

e il pomeriggio a salvare il culo a Nathan ed Elena.

Nick: «I meant something like that.»
Jess is astounded. 

«I turn to my computer like a friend (I need deeper understanding).»

nella cucina di monsterchef con le due gemelle quagliarello

hai voglia a farti smaccatamente i cazzi tuoi in palestra: l'armadio barbuta luigi ci prova comunque.

«Pu-pu-pu-pure tu all’inferno?»

a me grillo fa più paura di berlusconi. perché ha retorica e superomismo mussoliniani. perché non distingue tra destra e sinistra. perché ha seguaci per la maggior parte in buona fede ma ottusi, quindi pericolosi. perché parla di distruzione e non di consolidamento. e perché il suo seguito è sottostimato.
lo vidi quindici anni fa a teatro, e all'uscita ero disgustato da qualunquismo, populismo, violenza cieca dei suoi discorsi – che evidentemente uno scaltro burattinaio ha poi saputo far fruttare.
nella nebbia del suo movimento quel che intravvedo è un progetto di stampo massonico che di democratico ha ben poco.

non avevo mai sperimentato la correlazione attività fisica/desiderio sessuale: siamo molto più complicati ma anche molto più semplici di quanto credevo.

cari amici, sto per entrare in silenzio stampa: non userò facebook e non leggerò nessun giornale fino a sabato o domenica, ovvero quando sarò riuscito a vedere la finale di masterchef. se ci tenete a me, non fate scherzi cretini con altri strumenti perché sono già uso alla rottura di amicizie per cause futili. un abbraccio a tutti e, tangenzialmente, buon voto domenicale.

archiviato il mio programma preferito, il prossimo appuntamento televisivo è l'eurofestival a maggio. intanto sopravvivo tra lavoro noioso, nuovi videogiochi, palestra, i tre amici più presenti (ci siete, grazie), elezioni d'inverno, quattro libri a metà – da finire, l'attesa del caldo, quella di un nuovo amore.

bagnare la matita copiativa mi ricorda le big babol con il grasso di topo: la disinformazione da terza elementare al potere (e il popolo fa massa acritica, come 94 anni fa).

joe che si fa accompagnare alla soirée da sally fields, con lui in lincoln. adorabile: un coming out che fa impallidire jody.

«Italia, Italia: sei piena di oleandri e di perché (la valigia sul letto è quella di un lungo viaggio – e tu senza dirmi niente hai trovato il coraggio).»

– E nessun sogno è mai soltanto sogno. 
– L'importante è che ora siamo svegli e spero tanto che lo resteremo a lungo. 
– Per sempre. 
– Per sempre... Non usiamo quella parola, mi spaventa. Ma io ti voglio molto bene e sai: c'è una cosa molto importante che noi dobbiamo fare il prima possibile. 
– Cosa?
– Scopare.

bagel da asporto: € 9,50. coglione io.

c'è tanto, tanto bisogno di Pedro.

MARZO

rai storia e la struggente nostalgia per l'italia di quarant'anni fa: complessa, curiosa, impegnata, affamata – di cultura, dibattito, passioni.

gli andre kun sono davvero gli animali meno sociali che ci siano.

che domenica bestiale, la domenica senza

«I tell you that I'll always want you near – you say that things change, my dear.»

preferisco le mie zampe di gallina alle creste di gallo.

preferisco i miei fili d'argento ai denti d'oro.

«SilenSio in sala.»

«Scarecrows dressed in the latest styles with frozen smiles to chase love away. Human kindness is overflowing – and I think it's going to rain today.»

risveglio dopo quattro ore di sonno: maltornato. se miss valeriana a dosi cavalline non funziona, rimane la classica botta in testa. si aprono i casting per l'addetto all'operazione; non accalcatevi ai cancelli, per favore.

oggi alla fermata di loreto c'è odore di tintoria.

per me la notizia più interessante di oggi è bonnie tyler all'eurofestival.

nessuna risposta. se è un pacco, almeno mangio bene.

«Mind the gap, please.»

mon amour tokyo.

primi timidi risultati dopo un mese di palestra e di revitalift. ma che fatica inseguire l'idea che si ha di sé quando non ci si guarda allo specchio.

ed è subito kindle.

fumate, fumate... con tutta questa pubblicità occulta, stasera mi compro un pacchetto di sigarette, dopo tre mesi.

molesti personaggi con i quali sono obbligato a interagire ogni giorno: immagino che basterebbero un paio di libri letti, visioni e ascolti nuovi, un po' di storia, due parole in una lingua straniera e qualcuna in più nella vostra – una cultura base, insomma – per non considerarvi folcloristici e sfigati prima, irritanti e insopportabili poi.

cosa rispondere a un savianino qualunque che ti scrive «ma in realtà non ho mai appreso questa vostra arte, questa vostra leggerezza contemporary e cool»? l'istinto mi dice "vaffanculo", il cuore "non hai capito un cazzo", il cazzo "merito di meglio".

chissà poi perché in tanti pensano che tutte le mie risposte siano ironiche.

«Come to me my melancholy baby, cuddle up and don't be blue. All your fears are foolish fancy, maybe: you know, dear, that I'm in love with you.»

«I know there's something much more, something even non-believers can believe in: I believe in love, Andre. Without true love we just exist, Andre. Until you find the love you've missed you're nothing, Andre. When you walk, let your heart lead the way and you'll find love any day, Andre.»

«Love me or leave me (or let me be lonely).»

bionda, giovane, arrivista e senza scrupoli; pretende di darmi ordini, pur non avendone alcun diritto, e se mi ribello mi fa passare per rompipalle, con il placet del mio capo, soggiogato dalla sua influenza: ecco l'italiana media, quella che vota i potenti sperando di avere qualcosa in cambio, che ci va a letto, ottenendo qualcosa in cambio, che fa false promesse, ottenendone altrettante, e che mi ritrovo tra i coglioni tutti i giorni mentre cerco di fare del mio meglio per la mia azienda e per la mia autostima. spero, alla fine, di sopravvivere, perché nella lotta con le piovre giganti si è sempre svantaggiati.

gli italiani di merda sono anche quelli che passano dopo due minuti di titoli di coda e ti obbligano a restituire gli occhiali 3d mentre canta mariah (ma la scenata che ho fatto in cassa non se la dimenticano di certo).

what are you doing the 1st of june?

palestra alle 8: l'idea bizzarra del secondo giorno di primavera.

«Let's start at the very beginning, a very good place to start.»

triste, stanco, demotivato. sarà tutto il giorno davanti alla tv, sarà l'ufficio deprimente, sarà l'eccesso di ricordi, sarà la solitudine, sarà perché ti amo, sarà, sarà quel che sarà, e come tanto tempo fa ripeto: chi lo sa? domani è un altro giorno, si vedrà.

dopo quaranta ore in casa, un'altra follia primaverile: palestra di domenica e supermercato al lunedì. come scardino la routine io non lo fa nessuno.

i vanzina, gli anni ottanta, le finte bionde. venticinque anni dopo, l'orrore può diventare meraviglia.

"gli amanti passeggeri" è un film sottovalutato di un regista maturo ma incupito dal mondo che lo circonda. 
dopo aver girato il film definitivo sulle donne ("tutto su mia madre"), quello definitivo sugli uomini ("parla con lei") e quello definitivo sul senso dell'essere regista ("gli abbracci spezzati"), intervallati da "la mala educación" (scatole cinesi sul tema del doppio) e "volver" (omaggio al neorealismo) e seguiti da "la pelle che abito" (che analizza vari aspetti della violenza); dopo aver girato insomma una serie di capolavori imperfetti che ne fanno il mio regista vivente preferito, almodóvar traveste il suo film più politico come una commedia che richiama, annacquandole, quelle che girò agli esordi. tra situazioni scontate, battute grevi, personaggi tagliati con l'accetta, è una storia all'apparenza vanziniana, ma solo per chi non ne sa cogliere la seconda lettura: quella, appunto, che descrive/analizza/condanna la situazione politica, la società, i caratteri dis-umani della spagna (e putroppo anche dell'italia) di questi anni. entrambe penisole ("peninsula" è il nome della compagnia aerea nel film) in un volo senza meta e dall'esito potenzialmente fatale.
il pubblico del cinema reagisce e partecipa. magari a sproposito, ma è già tanto, per chi è stato cresciuto a drive in televisivi.
malvenuti nel 2013.

egocentrico timi, non mi vedrai più - ah, già: dichiari una mezza cecità, dunque non mi ha mai visto.

saranno fatte per ridere, ma con le mie sitcom verso lacrime che non scendono neppure ripensando ad amori perduti.

soprattutto in palestra ti rendi conto che la natura dà tanto o poco – ma assolutamente a caso.

che peso, la spesa. con questi anfibi, poi...

APRILE

batik, freud, complesso d'inferiorità, astrazione.

«D'altronde...» «D'altronde che?» «Eh, niente: d'altronde e basta.» (oggi nella mia testa va così)

la giustizia dovrebbe essere silenziosa e invisibile. come l'amore.

un lungo ritorno a casa. bellissimo, coinvolgente, commovente.

adesso la bignardi s'innamora anche del fidanzato di timi.

«My, it's a long way to be happy now and I wonder if I'm gonna make it: nothing I do seems like any fun to me.»

certo che in alta definizione le rughe della settantenne carrà sono coraggiose e belle.

e alla fine ammetti con amarezza che non eri alla sua altezza; è finita perché non lo meritavi.

«You said I began this messy state of love affairs, that I drink too much and smoke too fast, that this city's cleared my innocence.»

voglio un chris powell che mi risistemi la vita.

io non mi diverto.

«Something gets lost when you translate, it's hard to keep straight: perspective is everything. And I know now which is which and what angle I oughta look at it from. I suppose I should be happy to be misread; better be that than some of the other things I have become.»

mentre la milano bevuta gode del suo saloncino, io sono pronto al faccia a "faccia" bignardi/d'urso

desideri irrealizzabili: scambiare sabato e venerdì per dormire dodici ore questa notte.

testarda, io.

«Le vocazioni mancate stingono su tutta l'esistenza.»

per una volta, la più ammirata della serata.

«Delle ossessioni bisogna toccare il fondo… e poi risalire a piedi.»

«Tanto è sempre carnevale per chi non ha le spine dentro al cuore.»

avvelenato, come il personaggio di un romanzo giallo; da un yogurt tossico o da un collega invidioso, non so. ma il pomeriggio lo trascorro a downton abbey.

Barbra, Seth, a Guilt Trip: she's like my mother, I'm like him. And I don't remember the last time I laughed that much.

sue ellen. o lindsay lohan, per i più giovani.

save me.

at least, after all these hours watching them, I could be hired as a butler – or a valet, I hope.

worst w/e ever.

avrei cose da dire, ma probabilmente sono inutili. mi prendo una pausa fino alla liberazione, arrivederci.

una liberazione.

sarà il caso di fare qualcosa, tipo: appendere i quadri in camera da letto, fissare gli appendiabiti alla parete, organizzare la serata, fare la doccia, essere soddisfatto per quel che c'è.

aprile, dolce dormire.
se non hai i miei vicini, che martellano per ore dalle nove e un quarto di un giorno festivo.

il bidone della domenica (evidentemente c'è chi ha di meglio da fare e ha molta fantasia nell'inventare scuse).

l'ultimo di eugenides, la serie di chandler, i fantasmi di luigi, le tombe di lara: tutto, contemporaneamente.

aaa cercasi volenteroso appassionato automunito compagno di avventura presso negozio IKEA venerdì sera o nel weekend per acquisto delle ultime suppellettili per la casa. offro in cambio cena con polpette al ristorante del negozio o rimborso benzina o prestazioni sessuali o una pacca sulla spalla, a scelta. proporsi perditempo.

«Metti una sera, come ogni sera.»

MAGGIO

welcome back to your real dreadful life.

un pensiero affettuoso a chi t'irride perché dichiari amore per i videogiochi e trascorre ore della giornata con candy crush, ruzzle e il solitario del pc.

un pensiero affettuoso a quanti pensano che un'azione a fin di bene produca necessariamente del bene.

un pensiero affettuoso a chi non ha mai pensieri affettuosi. e a chi ne ha troppi.

e poi, tra l'altro, non mi dispiacerebbe affatto riuscire ad addormentarmi. cazzo.

un pensiero affettuoso a chi crede che siano solo i migliori ad andarsene.

e infine un pensiero affettuoso anche a me, che con palestra mattutina forzata e ambiziosi obiettivi di lettura m'illudo di dare un senso al compiersi dei quarant'anni.

« And I said: oh-chucka, oh-chucka, oh-chucka, oh-chucka.»

letture e visioni ti portano interrogativi che non puoi sciogliere se non hai esperienza nell'ambito in cui vengono posti.
e dunque mi chiedo (posto che mi fa orrore e mestizia il tradimento e la soluzione per me sarebbe quella di lasciarsi quando si scopre di non desiderarsi): per una coppia di lunga data che non si basta più sessualmente, meglio accordarsi e trovare un terzo, accordarsi e lasciarsi libertà altrove o trovare libertà altrove nascondendoselo? insomma: onestà e condivisione, onestà e individualismo o disonestà e individualismo? (che poi, posta così, ha rimandi politico-sociali che fanno un po' timore. se qualcuno risponde, dirò come la penso nei commenti.)

la prima litigata a voce altissima in meno di un'ora dall'ingresso in ufficio con la solita bionda. record.
per il futuro: non si osi mai più insinuare che faccio le cose a caso (edulcorato per "cazzo"). proprio io, poi: il noto mr precisini.

soirée con timi, il fiorello di ponte san giovanni (cit.) ed einaudi, il clayderman di torino.

e la seduta di psicoterapia con l'analfabeta.

«The perfect day: laugh, think, cry.»

esselunga di viale piave, a noi due.

dovrò ben fare qualcosa per questa storia della commozione facile; il fatto è che gli occhi lucidi mi fanno sentire meglio.

forse vorrei che esistesse un tasto "mi piace" non solo per i post, ma anche per dirlo a una persona: mi piaci tu. d'impulso e diretto, come dovrebbe essere l'amore.

quanto amo le regole. specialmente quelle dell'eurovision song contest.

pronto alla paura e al delirio da fnac.

lo so: nessuno lo sta guardando. noi sì.

venti minuti sotto la pioggia; che meraviglia la sostitutiva del metrò.

«Whoever you are, I have always depended on the kindness of strangers.»
Cretina.

lattina di moretti e patatine del carrefour: sazio, ubriaco, rilassato, assonnato.

strano, avere d'improvviso il numero di telefono del proprio padre e non sapere esattamente cosa farsene.

nella meccanicità degli appuntamenti al buio si legge il fallimento dell'amore romantico.

«Turn up the signal – wipe out the noise.»

i buoni propositi mi fanno un po' ridere, un po' tenerezza e un po' tristezza. come i buoni sentimenti e i buoni tout court.

al cinema con le pluriindagate gemelle quagliarello

«Credo che tu sia un bastian contrario.» «Penso che dovresti imparare a usare espressioni contemporanee. Comunque sì, sono un rompicoglioni.»

GIUGNO

«This time we almost made it to the moon, didn't we?»

«Till I'm home again and feeling right.»

«Vivere più a sud per seguire il mio destino: la prossima tappa del mio cammino – in me. Per trovare la mia stella… e i cieli e i mari, prima, dov'ero.»

uno dei prossimi giorni andiamo a ballare. magari solo io e te.

frequentare persone molto intelligenti è stimolante ma faticoso, perché si annoiano con grande facilità. più facile frequentare gli stupidi; il problema è che ci si annoia con grande facilità.

«He's a jackal and a Romeo, you know: the devil in disguise.»

«Will you be good for me or be bad? I must know, I must know: the very thought is driving me mad.»

not ready for june.
— fuck, it's already here.

«Stavo mangiando dei volovanini: uno due tre quattro cinque… perché io sono golosa, meccanica, intemperante.»

«Siccome in estetica non esiste la pubblicità negativa, voglio spendere una parola in favore del romanzo di Walter Siti di cui ho letto con raccapriccio le prime venti pagine: non che gli altri siano capolavori, ma questo è proprio mancato, diciamo pure non scritto, illeggibile anche come sceneggiatura. Io non l'avrei pubblicato nemmeno dietro falso nome. Merita davvero di vincere, così metteremo una croce anche sullo Strega e amen.»
busi è il classico caso di meteora (il primo romanzo è folgorante, gli altri che ho affrontato, un bel castello di carte) rimasta in luce solo grazie al suo personaggio pacchiano, non alla sua opera. e con questo attacco sembra il lupo nella favola di esopo, co-protagonista l'agnello. ma forse sono risentito perché la lettura di "troppi paradisi", "il contagio" e quest'ultimo "resistere non serve a niente" è stata una delle esperienze più appaganti e intense della mia vita di lettore.

not ready for the weekend.
— jeez, it's almost here.

come reprimere una perversa voglia di crocchette di pollo macdonaldiche (un gusto che ignoro da quindici anni)? con un gelato mandorla e pistacchio.

not ready for love.
— damn, i've never been.

«Cambierei molte cose: un po' di leggerezza e di stupidità.»

not ready for sex.
— well, not an option anyway.

ecco, non so se la commozione per il nuovo sistema operativo del telefono sia esagerata; però capperi.

se fossi più simpatico sarei meno antipatico.

«Toi aussi, tu détestes la vie.»

ci son problemi più gravi; sempre.

e poi c'è sempre la soluzione antidepressiva: una sigaretta alla finestra e peter gabriel a tutto volume, anche se è tardi.

«Can all the words in all the books help me to face what lies ahead?»

la turchia è dietro l'angolo. in tutti i sensi.

ad alcune persone il nulla lo vedi già negli occhi.
ma ne hai la conferma quando vai sulla loro pagina di facebook.

come ogni anno, le cose che che m'indispongono sono la socialità coatta, l'incongruo prezzo del biglietto, l'eccessiva durata. e l'intemperanza, l'ingordigia, l'ipocrisia.

sarebbe bene che qualcuno mi sequestrasse le carte di credito.

non so se sia l'effetto "erba del vicino" o piuttosto la sindrome di stendhal, ma paolo sarpi oggi mi è sembrata vivace e piacevole.

«What do you get when you fall in love? You only get lies and pain and sorrow, so for at least until tomorrow I'll never fall in love again.»

pronto a incenerire la prossima persona che, più o meno velatamente, dice che sono invecchiato.

talvolta quando finisco un romanzo soffro come se finisse un amore.

ogni tanto mi chiedo che padre sarei. se saprei capire e accettare il carattere dei miei figli, come spiegherei loro il modo per distinguere e decidere giusto e sbagliato, come convincerli a seguire il loro istinto ma superarlo con la volontà, come renderli persone sagge e forti e generose e coraggiose.
ogni tanto mi chiedo che padre sarei. "il migliore del mondo", mi rispondo. come tutti.

ogni promessa è debito.
di sonno.
(maledetta primavera. ehm, estate. insomma: cambio di stagione.)

ammiro chi ha uno stile non convenzionale e personale: chi segue o anticipa le mode è tendenzialmente ridicolo.

LUGLIO

più è stato breve il tempo insieme, più indelebili rimangono i ricordi.

tutto cambia, tutto si evolve.
e poi scopri che la serata che pareva dovesse morire tre anni fa ricomincia a settembre, incomprensibilmente.

«Everything depends on execution.»

la bellezza sarà anche negli occhi di chi guarda, ma lo è soprattutto in chi è bello, direi.

belle, le belle notizie. e il ritorno a casa.

l'italia, quella delle ferrovie e della rai, ha scoperto il futura con ottant'anni di ritardo.

uscito sul soffocante pianerottolo per fumare una sigaretta, il mio pensiero è andato a willis haviland carrier, il papà dell'aria condizionata. willis, grazie. riposa in pace.

la seconda o terza domanda che vorrei fare quando conosco qualcuno: «chi è il tuo scheletro nell'armadio?»

evidentemente il papa cattolico a lampedusa, la stangata benzina, draghi al parlamento europeo, la loren a napoli, l'aereo caduto l'altro ieri, la disabile senza ascensore, l'assemblea del pd, l'ennesima polemica sulle staminali sono più importanti per il corriere online del colpo di stato sanguinoso in un paese al di là del mare – al quale repubblica online dedica il primo titolo.
se v'informate soprattutto su internet, tenetene conto.

www.andreabonelli.coma

«Non servono tranquillanti o terapie, ci vuole un'altra vita.»

troppo facile all'ossessione.

troppo difficile alla possessione.

sai quel desiderio di maledirli tutti perché facciano una rapida scomparsa dalle tue giornate e la smettano di rovinarti umore, salute, sonno? ecco.
buona fine settimana, intanto.

«It's time to let it ride 'cause time won't wait: if luck is on our side it's not too late.»

«But can you save me? Come on and save me.»

«But how strange the change from major to minor, everytime we say goodbye.»

a dieci giorni dall'ultimo post, le sole cose che mi vengono in mente per commentare questi tempi sono “la merda”, “'fanculo” e “col cazzo”. soprattutto “col cazzo”, in ogni senso.

pink is the new pink.

«These nothing scenes are still experience, you even weep for what did not take place: events that don't occur are still events, some people vanish with a trace.»

causa improvvise buone notizie, risintonizzarsi sugli anni '90. richiedesi abbigliamento da operaio.

il travestimento da etero sfigato è riuscito: nike da corsa, calzino in spugna grigio, 501 sdruciti, t-shirt con stella slavata. temo mi freghino gli occhiali, ma a un occhio non allenato possono sembrare ray-ban, e quindi buon concerto. spero solo di non essere coinvolto in una rissa.

di ritorno dal karaoke con il cubo più egocentrico del mondo. con un sorrisetto cretino, che poi è quel che si spera sempre a fine serata.

AGOSTO

and my usual baggage drama.

«In every job there must be done there is an element of fun.»
(attraversare la germania in automobile è una gran noia, ma s'ha da fare)

da che pulpito!

innamorato di bergen – nove anni in ritardo.

malinconico causa natura norvegese (è sempre bene trovare nuove ragioni).

è incredibile come in viaggio, prima o poi, con la contessa o con la mondina, si finisca sempre a parlare di merda.

i ponti di nordmøre county

i norvegesi: pochi ma boni.

an afternoon at the opera.

«Have a nice flight back home.»

perfect soundtrack for norway – with jo, annabel, drew, ulla, alvar, thea, simone, laurel, clay and the stranger.

oslo: i miei vent'anni.

il treno dei desideri nei miei pensieri a copenhagen va.

surfin' münich.

e l'inatteso piacevole bentornato.

grufoli su fb e nel giro di tre minuti le lacrime di commozione si mescolano a quelle di una lunga risata. è bello avere amicizie così differenti.

siamo troppo diversi: è un bene che sia finita.
siamo tanto simili: è un peccato che sia finita.

«Pull up the blinds, open the door wide: feel the cold arrive in my bones.»

gestire gli annunci personali è un lavoro. mi chiedo voialtri come facciate: database per la gestione dei profili? fosforo e selenio per ricordare nomi e cose scritte? macchina del tempo per riuscire a fare anche altro?

«If there is no dream, where is our home? We don't know how, there will be a way out of the storm we will find home.»

il modo migliore per ricominciare è avere nel sangue due vodka tonic. buon anno!

impegnato nell'operazione "minimo sforzo, chi-se-ne resa".

il sonno nella magione non te lo giostri.

dopo una settimana di doppia vita in chat, sono giunto alla conclusione che a milano ci sono trenta uomini ideali.
ma:
tre sono ex che ancora rimpiangi (però non si deve tornare indietro);
sette non sono affatto interessati a te perché non hai i muscoli;
quattro non sono minimamente interessati a te perché sei troppo vecchio;
uno non è decisamente interessato a te perché sei troppo giovane;
tre sbagliano a farsi le foto e non li scegli;
sei cercano solo una mezz'ora di sesso e li elimini;
due non apprezzano il tuo umorismo e scompaiono;
tre incontrano uno dei loro trenta uomini ideali il giorno in cui conoscono te e spariscono;
uno non usa le chat (non lo conoscerai mai).

SETTEMBRE

«Lascio che sian le coincidenze a darmi il senso.»
(io, ossessionato da paola&chiara, con il mio tipico gusto per le cose scomparse e il loro gradimento tardivo.)

welcome Mànlio Demoneri Finzi 

«Parrebbe che meno sesso fai, meno hai voglia di farne. Che ne pensi?» «Non saprei: in fondo sono in castità da soli sette mesi.»

«I'll go my way by myself, love is only a dance… I'll face the unknown, I'll build a world of my own: no one knows better than I myself, I'm by myself – alone.»

lorènza dalai, la nuova sminkiòl.

hollywood in my kitchen.

il modo peggiore per iniziare la settimana è dimenticare il kindle sul comodino.

ora che non ho più la scusa della distanza, prima o poi un salto al glitter dovrò ben farlo.

hai la conferma di essere bravo quando un editore concorrente ti clona una grafica di collana.

a volte vorrei essere in un cucinino e assistere a una conversazione tra gujia soncini, micòl angelèri ghèrzi e lorènza dalai baldini castoldi editori. tra un gambo di sedano e qualche seme di sesamo, dopo aver preso un po' di appunti per riderne nei mesi successivi con luka, lascerei silenziosamente il mio posto, e prima di chiudermi dietro le spalle la porta, aprirei il rubinetto del gas.

«I only live in this city 'cause this city can't live without me.»

ed è subito christlich demokratische union. annamo bene.

rassegnati, gelmini: ad anna il sindaco piace.

«Se ti tingessi i capelli sembreresti giovanissimo.» «Sembrerei Paolo Limiti, giovanissimo.»

chi mme piglia pe' frangesa, chi mme piglia pe' spagnola: 'sto paese è 'na gran sòla, vende a ggente pe' campà.

«Vivere non è difficile, potendo poi rinascere. Cambierei molte cose: un po' di leggerezza e di stupidità.»

dopo mesi di pantaloni slim e skinny, i 501 mi sembrano a zampa.

«Comunque non capisco come è possibile che tu sia single.» «Io purtroppo lo capisco benissimo.»

e dunque dove c'è barilla (e mulino bianco, pavesi, voiello, wasa) c'è oscurantismo. e boicottaggio – non fosse che i prodotti fanno talmente cacare da non essere da decenni nella mia dispensa.

sì, ma quale sarà il caso che smuoverà gli animi domani?

«Comunque tu sei troppo difficile.» «Solo se consideri che tutto sia troppo facile.»

OTTOBRE

il paradosso del giovedì: agire con impegno per non fare un cazzo.

non sono una persona invidiosa. però c'è un limite. anche un paio.

never say «cat».

ed è il mio vaticinio: l'incontro da me causato e l'attrazione e la promiscuità e la prossimità e la scomparsa di entrambi dai miei orizzonti. perché questo è ciò che avverrà.
fanno duecento per la consulenza, andre.

ed è subito cena delle tre-mende.

«Wenn Körper fluten, Ganz egal wohin, Ich mittendrin und… KON-TAKT!»

voglio un mondo migliore: ridatemi tatjana, linda, claudia, cindy, christy.

raoul: tra occultamento sessuale e fiscale, il prix mensonge 2013 è tutto tuo.

cruciani e parenzo sguazzano nella tradizionale cornice di rete4, di ricci, delle iene e di tutto quel vomitevole qualunquismo televisivo che ha contribuito a rendere gli italiani telespettatori dei miserabili coglioni.

e certo, caro grillo: mica vorrai rischiare di perdere i voti dei tuoi core voters leghisti...

i partiti migliori sono i primi ad andarsene.

le reti sociali spingono a esprimersi con slogan, cosa che trovo sempre sgradevole, presuntuosa e volgare.
meno slogan per tutti!

che gran rompicoglioni, quelli che non la pensano come te.

letture pertinenti (i miei primi quarant’anni).

modalità videoga(y)mer attivata. si torna off domani sera.

in modalità off.

osiamo cambiare.

il mio ricordo è quello della più strana delle mie strane storie d'amore: i suoi occhi lucidi di lacrime lontananza e amore, il nostro silenzio e la stessa canzone per ore nelle cuffie «...and the glory of love just might come through».

se penso alla cosa più antiecologica che si possa trovare in una cucina, mi immagino clooney che offre il caffè.

«Ma come festeggerai il compiersi dei quarant'anni?» «Dormendoci su.»

NOVEMBRE

«Come hai fatto a dormire sedici ore?» «Sono stato molto sdraiato.»

«Non che me ne freghi molto, eh... Ma devo anch'io diventare assolutamente Star del Web!»

[star del web 1]
mi chiedo se per avere 12.000 seguaci su facebook basti avere un nome esotico tipo marcelo burlon.

[star del web 2]
mi chiedo se per avere successo su youtube sia più efficace costruirsi un alter ego irritante come willwoosh o basti rimanere sfigati ed entusiasti come clio.

[star del web 3]
mi chiedo se per diventare reginetta del web (e non solo) basti usare il grimaldello gay, fare l'estroverso e le faccette, tipo marcello signore.

[star del web 4]
mi chiedo se per diventare mr twitter o mr internet debba sforzarmi di essere sempre brillante, ironico, senza peli sulla lingua – e quindi pieno di nemici – come selvaggia lucarelli.

[star del web 5]
mi chiedo se per attrarre simpatie possa funzionare il racconto seriale delle proprie piccole sfighe e idiozie, tipo rimanere senza acqua calda per quattro giorni e poi scoprire dal tecnico imbarazzato che per far ripartire la caldaia bastava premere un pulsante nascosto.

[star del web 6]
mi chiedo se per fidelizzare il pubblico potrò riciclare alcuni dei miei tormentoni (o format, se preferite) – come «Tipico Bonelli™» o «Domanda. Risposta.» o «Se fossi...».

immagino che il modo migliore di vestirti quando hai un appuntamento con grace coddington sia jeans e maglietta.

(500) Days of Summer + When Harry Met Sally. My lovely Saturday afternoon.

«Excuse me if I may turn your attention my way: one moment I won't plead – it isn't much, it's what I need.»

[star del web 7]
mi chiedo se per creare scandalo e usarlo come pubblicità sia il caso di pubblicare screenshot di chat, foto o video spinti di personaggi più o meno conosciuti.

[star del web 8]
mi chiedo se per «fare personaggio» e sembrare più giovane sia il caso di progettare una nuova immagine, partendo da un trapianto di capelli, per proseguire con iniezioni di filler/botulino e un guardaroba tutto nuovo che segua le più eccentriche tendenze.

«And I can't see the future but I know it's got big plans for me (Oh, what does it see?). All of my old friends aren't so friendly; all of my old haunts are now all haunting me.»

fornasetti, l'ikea dei ricchi.

non capisco che cazzo ci sia da essere felici, ma neanche che cazzo ci sia da essere infelici.

«If you need a friend I'm the one to fly to. If you need to be loved, here I am: read my mind.»

rinnovato il contratto per sei anni. segrate, arriviamo.

non chiedermi perché sono sempre più misantropo.

la verità è che non gli piaci abbastanza.
la verità è che non ti piace abbastanza.
la verità è che non ti piaci abbastanza.

che noia quelli che nikola tesla era un genio e non si ricordano più di gigi sabani.

che noia quelli che osama bin laden era il male assoluto e non si ricordano più di alberto castagna.

è facile diventare belli, facendosi crescere la barba.

ed è friends, prima serie. sedici anni dopo.

come dice il mio amico, non so mettere i punti.

duemilatrecentocinque minuti di cortometraggi disney. se uscirò meno del solito, sapete perché.

«[Ci vuole] Più arte, storia, poesia, letteratura. Si guardi intorno: nell'era dei social media i giovani hanno perso la capacità di interagire ed esprimersi. Lady Gaga è l'eroina di una generazione di zombie, privi di espressioni facciali, che non sanno più usare le mani e il corpo per comunicare.» 
– Camille Paglia

«When I am a man I will be an astronaut and find Peter Pan.»

quando muore la strega cattiva scopri che all'iniziale sollievo si sostituisce presto l'ansia per tutto ciò che avverrà dopo di lei.

aspetto il tram sotto la casa in cui ho abitato per sei anni e non posso fare a meno di pensare: «quanto mi fa cagare via bramante».

«Le belle giornate le riconosci subito, alla prima canzone che risuona nella testa.» «Ma le belle giornate che profumo hanno?» «Quello di chi ami, se c'è. O di chi amerai, se non c'è.» «E se ti innamori di uno stronzo?» «Il segreto è andare a fondo mentre lui galleggia. Torni a galla solo quando ti manca il respiro.»
(talvolta mi rileggo e trovo queste cose qui.)

«La bella addormentata nel bosco sta lì e aspetta il bacio, da zoccoletta, perché finché non la bacia quello giusto lei finge di dormire. È il modo perfetto per aspettare il bacio giusto: far finta e aspettare. Ci ho provato anch'io: ho fatto finta di dormire, ho aspettato, ma nessuno è venuto a darmi il bacio – e allora ho dovuto svegliarmi lo stesso.»
– Ornella Vanoni

DICEMBRE

ascoltare le canzoni in cuffia fa scoprire oscure linee melodiche, tipo l'ipnotico torototo-to-tò del basso sintetico in stay with me degli eighth wonder (e dopo 28 anni mi accorgo che patsy kensit ha davvero una vocetta terribile).

nell'autunno dei quarant'anni mi ritrovo a dar l'addio ai capelli. peccato: mi stavano bene.

«Ma se non combini mai niente, perché perdi tempo sui siti di incontri?» «Perché un eventuale rifiuto è meno frustrante. E mi diverto di più che al bingo o al burraco della domenica pomeriggio.»

«No, davvero: come fai a divertirti?» «Spesso mi basta guardare le foto. A volte, anche quel che c'è scritto. Ma in effetti c'è un lato negativo. È che mi comporto un po' come quando faccio shopping online: metto i prodotti nel carrello e aspetto che sia il momento giusto per farli miei. Solo che spesso finiscono per non essere più disponibili.»

«Living alone: I think of all the friends I've known, but when I dial the telephone nobody's home.»

mentirei se dicessi che sono sereno, e mentirei se dicessi che questa non è una richiesta di affetto.

«Mi sembri assente.» «È per equilibrare l'altrui eccesso di presenza.»

in questo secolo lo squadrismo è arrivato con un po' di anticipo.

malgrado tutto sto bene: come dopo uno spritz e tre negroni sbagliati.

e comunque più sei ubriaco più te ne fai una ragione.

dio abbia in gloria l'inventore del salmone.

ha senso seguire le mode solo quando non sono più di moda.

non ho mai creduto in dio, figurati nel rock.

il trucco per diventare popolari che dovrebbero usare quegli artisti con successo di nicchia è fare canzoni meno belle.

quest'anno pare che lo spirito del natale consista esclusivamente nell'elargire inutili auguri standard a chiunque incontri.

don jon è uno dei film più educativi che mi sia occorso di vedere.

«Chissà com'è la tua vita oggi e chissà perché avrò abdicato.»

il regalo di mia madre è stato anticipato a oggi: una kenzia alta due metri e larga uno e mezzo. in soggiorno, o io o lei. 
ho una genitrice completamente pazza; ne temo i geni.

incubo angosciante (non ne faccio mai, di brutti sogni) e mi sveglio con un senso di assenza e ingiustizia. cinque ore di sonno, sono già stanco. mi alzo: la kenzia mi guarda beffarda, ormai nuova proprietaria del salotto. tra poche ore il natale da me, per la prima e spero ultima volta (ancora un'idea di mia madre, per risolvere, a suo dire, alcuni problemi pratici). premono nella testa e sul torace una vaga ansia e una sensazione di sconfitta. e la boccetta di benzodiazepine è scaduta da due anni. in breve, si preannuncia una giornata indimenticabile, purtroppo.

una delle cose più spiacevoli di oggi è stata scoprire di non essere fantasioso come credevo: è stato un natale decisamente peggiore di quel che avevo immaginato.

alla seconda notte di sonno insufficiente, incubi con tema furto e parenti, la schiena d'improvviso misteriosamente bloccata e dolorante, direi che sono arrivato alla fase post trauma, quella nella quale corpo e mente si scatenano per reagire allo stress subito. quindi, a ben vedere, questo significa che è tutto finito, e soprattutto che i prossimi giorni sono davvero tutti per me.
(sorrisone, applausi, musichetta allegra, titoli di coda.)

«So what now?» «I guess we just keep dancing.»

«I wonder when I'll be waking: it's just that there's so much to do – and I'm tired of sleeping.»

la nostra distanza, come petali fluttuanti a cinque centimetri al secondo.

buon proposito per il nuovo anno: smetterla di essere gentile con tutti nella speranza di risultare simpatico, tanto non serve a niente.

il meglio dell'anno, secondo me.
film commedia: don jon di joseph gordon-levitt
film drammatico: la grande bellezza di paolo sorrentino
romanzo: nw di zadie smith
videogioco: animal crossing new leaf
album: tales of us di goldfrapp
canzone: dannati forever di elio e le storie tese
concerto: back to front di peter gabriel
video: no selfie control di cazwell

il mio anno.
la marina di oslo.
"didn't we" a londra.
gli anelli di stagnola.
il primo libro sul kindle.
chi ho ritrovato.
il ritorno nel villaggio degli animali.
la caduta della dittatrice.
la corazzata e l'ultima sigaretta.
i nove mesi.
i pomeriggi a crema.
haruki la lama la trama.
il decennio e la consapevolezza.