31 dicembre 2008
oubliable
A parte la scoperta di una nuova città dei sogni, il ripostiglio che dopo tre anni chiamo comunque cucina, l’amico di sempre ritrovato in poche righe, la conoscente plagiata, il fallimentare esperimento trimestrale sulla rete sociale, il rimpianto del fidanzato e dell’amante perfetti perduti, lo specializzando sadico e i denti sabotati, la paura imposta e i dubbi suggeriti riguardo al futuro, la proposta accettata con troppa leggerezza, l’irritante delusione accentata, la rabbia per le ingiustizie al Castello di carte, l’automobile non mia costata quaranta giorni di stipendio, i ritorni belli e inattesi, le promesse che mi hanno illuso, il secondo casto anniversario, la faticosa serata barbarica, il desiderio irrealizzato, la Milano che non riconosco, il tempo perso senza consapevolezza, i film del cuore sempre in tasca, la faccia nuova cerchiata di celluloide – ecco: a parte questo e forse qualcos’altro, un anno dimenticabile.
28 dicembre 2008
18 dicembre 2008
fondata sull’abuso
Finché dura, trascorro in ufficio fra le trentotto e le quarantadue ore ogni settimana. E sono stanco già il giovedì.
Se un giorno fosse venuto un tizio a dirmi di lavorarne sessantacinque, di ore settimanali, avrei pensato a uno scherzo. Eppure…
«Più flessibilità!»
Flectar, non frangar (ma non si gridava l’opposto, in altri ventennî?)
E io che credevo nel «Lavorare meno, lavorare tutti». Sono davvero altri tempi: mortemporanei.
Forse sono solo uno scansafatiche viziato.
Viziato da chi e quando, però, non saprei proprio dirlo.
Se un giorno fosse venuto un tizio a dirmi di lavorarne sessantacinque, di ore settimanali, avrei pensato a uno scherzo. Eppure…
«Più flessibilità!»
Flectar, non frangar (ma non si gridava l’opposto, in altri ventennî?)
E io che credevo nel «Lavorare meno, lavorare tutti». Sono davvero altri tempi: mortemporanei.
Forse sono solo uno scansafatiche viziato.
Viziato da chi e quando, però, non saprei proprio dirlo.
11 dicembre 2008
23 novembre 2008
dettagli tricologici
Me ne lamento con chiunque mi capiti a tiro, e l’ho già fatto anche su queste pagine, ma la perdita dei capelli – quasi un’ossessione tra i sedici e i ventisei anni – è infine una spiacevole realtà. Nessun taglio tattico regge più: quando un’amica che non mi vedeva da qualche tempo dice «Ti trovo più… maturo. Ma era ora, no?», capisco che ormai non appartengo più alla categoria “Giovani”, e non è solo un dato anagrafico.
D’altronde, però, questo è il meno; la completa e precoce calvizie dei parenti maschi mi aveva già preparato al peggio, e posso dunque considerarmi quasi fortunato ad avere ancora qualche riccio che orni il cuoio capelluto. Ciò di cui nessuno mi aveva avvertito è il rovescio della medaglia pilifera: la sgradita comparsa di nuovi, irregolari filamenti di cheratina sulle spalle.
Già vedo persa la battaglia, seppure con pinzetta e specchio in mano: sarà meglio che mi ci abitui e prosegua sulla strada dell’incuria quasi totale. In fondo, non sono mai stato in sintonia con il mio aspetto; neppure quando avevo capelli come coralli e qualcuno diceva «Sei bellissimo».
D’altronde, però, questo è il meno; la completa e precoce calvizie dei parenti maschi mi aveva già preparato al peggio, e posso dunque considerarmi quasi fortunato ad avere ancora qualche riccio che orni il cuoio capelluto. Ciò di cui nessuno mi aveva avvertito è il rovescio della medaglia pilifera: la sgradita comparsa di nuovi, irregolari filamenti di cheratina sulle spalle.
Già vedo persa la battaglia, seppure con pinzetta e specchio in mano: sarà meglio che mi ci abitui e prosegua sulla strada dell’incuria quasi totale. In fondo, non sono mai stato in sintonia con il mio aspetto; neppure quando avevo capelli come coralli e qualcuno diceva «Sei bellissimo».
20 novembre 2008
18 novembre 2008
traditore
Non sono un campione in molti campi, ma nel senso di colpa non mi si batte: come riesco a farmi paralizzare turbare addolorare io, ce la fanno in pochi.
Da dove è venuta la forza sfacciata di dare quello schiaffo? è stata davvero la mia mano?
Come ho potuto infilare in tasca quelle matite senza pagarle? con quale imprudente spavalderia?
Erano proprio i miei occhi a guardarla, così presto? davvero irrinunciabile, la voglia di anticipare le stagioni?
È sconcertante scoprire che sei capace di azioni impreviste o deplorate negli altri.
E poi è successo che una volta mi sono innamorato, senza essere vittima di un’ossessione. Sono stato l’Altro in un amore proibito, inatteso, segreto, come in un romanzo da poco.
La passione, gli appuntamenti, il sesso impacciato. Le nostre omissioni, poi le sue bugie: prima a lui, quindi a me – e così, l’ipotesi di un grande amore cancellata da poche parole al telefono. Cosa mi aspettavo, del resto, da un traditore seriale?
Per la prima volta, ecco perdere troppo: con il prospettato compagno, la speranza e la fiducia; con il mio agire irresponsabile, l’onestà, la correttezza, un amico. Per una volta ancora, ecco tornare il senso di colpa, più che mai divorante.
E infine, quella volta sola, lo stupore di scoprirmi infido, e il sentirmi una pessima persona. Cosa mi aspettavo, del resto, da me, novello traditore?
Da dove è venuta la forza sfacciata di dare quello schiaffo? è stata davvero la mia mano?
Come ho potuto infilare in tasca quelle matite senza pagarle? con quale imprudente spavalderia?
Erano proprio i miei occhi a guardarla, così presto? davvero irrinunciabile, la voglia di anticipare le stagioni?
È sconcertante scoprire che sei capace di azioni impreviste o deplorate negli altri.
E poi è successo che una volta mi sono innamorato, senza essere vittima di un’ossessione. Sono stato l’Altro in un amore proibito, inatteso, segreto, come in un romanzo da poco.
La passione, gli appuntamenti, il sesso impacciato. Le nostre omissioni, poi le sue bugie: prima a lui, quindi a me – e così, l’ipotesi di un grande amore cancellata da poche parole al telefono. Cosa mi aspettavo, del resto, da un traditore seriale?
Per la prima volta, ecco perdere troppo: con il prospettato compagno, la speranza e la fiducia; con il mio agire irresponsabile, l’onestà, la correttezza, un amico. Per una volta ancora, ecco tornare il senso di colpa, più che mai divorante.
E infine, quella volta sola, lo stupore di scoprirmi infido, e il sentirmi una pessima persona. Cosa mi aspettavo, del resto, da me, novello traditore?
30 ottobre 2008
peter pan
«It’s been such a long week.
So much crying.
I no longer see a future.
I’ve been told when I get older
That I’ll understand it all.
But I’m not sure if I want to.
When I am a man
I will be an astronaut,
And find Peter Pan.
Second star on the right,
Straight on ’til morning.
(When you wish upon a star,
Makes no difference who you are.
When you wish upon a star
Your dreams come true.)»
So much crying.
I no longer see a future.
I’ve been told when I get older
That I’ll understand it all.
But I’m not sure if I want to.
When I am a man
I will be an astronaut,
And find Peter Pan.
Second star on the right,
Straight on ’til morning.
(When you wish upon a star,
Makes no difference who you are.
When you wish upon a star
Your dreams come true.)»
23 ottobre 2008
hitlost tinsel chart
10. Sleepless Video di Connie Tyre
9. Hi-Fi Nites di Bo Black
8. Sexy Sailor di Doobie Star
7. La Leçon Numéro 1 di France Mode
6. Deviant Lipstick di Macie Cream
5. Baila Sin Espacio delle Las Espejos
4. Farewell to Myself di Ishta Roll
3. X-Victim dei Misinformatia
2. Big Theories Are Suspended di Diana Quote
1. Satin Lapin dei Minimal Smile
9. Hi-Fi Nites di Bo Black
8. Sexy Sailor di Doobie Star
7. La Leçon Numéro 1 di France Mode
6. Deviant Lipstick di Macie Cream
5. Baila Sin Espacio delle Las Espejos
4. Farewell to Myself di Ishta Roll
3. X-Victim dei Misinformatia
2. Big Theories Are Suspended di Diana Quote
1. Satin Lapin dei Minimal Smile
18 ottobre 2008
dettagli tartan
Fin da bambino ho una passione per i tessuti scozzesi.
Gli accostamenti di colore inaspettati, trama e ordito che si ripetono uguali, il suggerimento inconscio di una coperta calda che mi avvolge.
In un periodo instabile come questo, vorrei vedere solo tartan intorno e addosso a me: l’antitesi bilanciata di un disordine ordinato, la sicurezza di una tradizione confortante, l’abbraccio ritrovato.
Gli accostamenti di colore inaspettati, trama e ordito che si ripetono uguali, il suggerimento inconscio di una coperta calda che mi avvolge.
In un periodo instabile come questo, vorrei vedere solo tartan intorno e addosso a me: l’antitesi bilanciata di un disordine ordinato, la sicurezza di una tradizione confortante, l’abbraccio ritrovato.
15 ottobre 2008
ciò che ti aspetti da me
I lettori di queste parole e di quelle che le precedono sono, nella mia mente, qualcosa di simile a un pubblico: mi vedo come uno che si esibisca su un palco, mentre chi legge, gruppo nel quale riconosco solo pochi volti, è lì in attesa di un nuovo spettacolo, pronto a commentare spiare giudicare ignorare.
taffetas nasce come lettera comprensibile a un unico destinatario, che ne ignorava l’esistenza; si evolve come diario della solitudine; diventa quindi lo spazio in cui riesco, talvolta, a organizzare i pensieri. Ma preparare una nuova esibizione è spesso impossibile: frenato dall’abulia, non giungo mai alla fine – e tutto ciò che ho intorno rimane lì, a metà, isolato da ellissi che rendono i concetti sempre più vaghi, perché tali diventano, nella mia testa.
L’insoddisfazione è parimenti tua e mia. Forse vorresti potermi considerare o trascurare, ma senza novità non puoi; forse vorrei poterti blandire o ignorare, ma senza volontà non riesco.
Stavo per parlarti di madri, giornalisti, tradimento, tartan, suggerimenti, travestimento, ripetizioni, e anche di ciò che ti aspetti da me, ma finora non mi è riuscito.
taffetas nasce come lettera comprensibile a un unico destinatario, che ne ignorava l’esistenza; si evolve come diario della solitudine; diventa quindi lo spazio in cui riesco, talvolta, a organizzare i pensieri. Ma preparare una nuova esibizione è spesso impossibile: frenato dall’abulia, non giungo mai alla fine – e tutto ciò che ho intorno rimane lì, a metà, isolato da ellissi che rendono i concetti sempre più vaghi, perché tali diventano, nella mia testa.
L’insoddisfazione è parimenti tua e mia. Forse vorresti potermi considerare o trascurare, ma senza novità non puoi; forse vorrei poterti blandire o ignorare, ma senza volontà non riesco.
Stavo per parlarti di madri, giornalisti, tradimento, tartan, suggerimenti, travestimento, ripetizioni, e anche di ciò che ti aspetti da me, ma finora non mi è riuscito.
26 settembre 2008
dettagli incomprensibili
Vorrei semplicemente che qualcuno mi spiegasse quel che sta succedendo.
O forse ho solo bisogno di far finta che non sia importante.
O forse ho solo bisogno di far finta che non sia importante.
7 settembre 2008
das leben der anderen
La cugina della mia ex cugina conosce il ragazzo che non sa cosa fare del nostro futuro assieme, e lavora nel nuovo studio del mio assistente universitario al corso di progettazione; intanto il mio desiderio irrealizzato frequenta (immagino intimamente) l’ex ossessione del mio compagno di viaggio e conosce il giornalista maschiaiolo che ha il mio numero di telefono ma non l’ha mai usato; i compagni di scuola più brillanti (non quelli con i voti più alti) vivono all’estero, e il mio migliore amico perduto fa il regista – il tutto mentre i miei omonimi sono in maggioranza donne, e una, in particolare, sembra proprio un bel tipo.
E io non so cosa fare il sabato sera.
E io non so cosa fare il sabato sera.
2 settembre 2008
dettagli tipografici
Da bambino credevo che i Baci Perugina si chiamassero Raci: la B, nel logo di allora, era così aperta da sembrare una R – e a quell’età i nomi delle cose non devono avere necessariamente un senso.
Comunque, anche oggi tendo a dedicare più attenzione alla forma che al significato.
Comunque, anche oggi tendo a dedicare più attenzione alla forma che al significato.
1 settembre 2008
goodbye
«Wave your little hand and whisper “So long dearie”:
You ain’t gonna see me anymore.
And when you discover that your life is dreary
Don’t you come a-knockin’ at my door.
‘Cause I’ll be all dolled up and singin’ that song
That says “You dog, I told you so”.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.
Because you treated me so rotten and rough,
I’ve had enough of feelin’ low.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.»
You ain’t gonna see me anymore.
And when you discover that your life is dreary
Don’t you come a-knockin’ at my door.
‘Cause I’ll be all dolled up and singin’ that song
That says “You dog, I told you so”.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.
Because you treated me so rotten and rough,
I’ve had enough of feelin’ low.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.»
31 agosto 2008
dettagli incoerenti
Ho capitolato al pervasivo Facebook; temo di poter cedere anche a tutto quel resto che mi ripugna. Accadrà ciò che successe con il fumo: avevo deciso fermamente di non volerlo provare; poi, tardi rispetto ai coetanei, ho provato ad accendere una sigaretta e mi è piaciuto molto; quindi, ormai dipendente, ho cercato di liberarmene per anni (riuscendoci, o quasi).
30 agosto 2008
dettagli banali
Detesto l’ovvio, il banale, il già detto. Mi irritano le persone che temono il silenzio e lo riempiono di parole lise, perché senza suoni sono obbligate a immaginare concetti nuovi.
Spesso, però, mi accorgo di pensare e dire cose terribilmente scontate.
Mi consola il riuscire a riconoscerlo e il riderci sopra.
Spesso, però, mi accorgo di pensare e dire cose terribilmente scontate.
Mi consola il riuscire a riconoscerlo e il riderci sopra.
29 agosto 2008
dettagli fotografici
Nel riguardare le foto fatte in viaggio, mi accorgo sempre di particolari che mi erano sfuggiti al momento dello scatto. Ma il modo in cui sono disposti, non tagliati e armonici, mi fa pensare che in realtà li abbia visti inconsciamente, e ne abbia considerato la presenza nell’inquadratura.
27 agosto 2008
dettagli
«È inutile tentare di dimenticare:
Per molto tempo ancora nella vita dovrai cercare
Dettagli così piccoli che tu
Non sei ancora pronto per capire.»
Per molto tempo ancora nella vita dovrai cercare
Dettagli così piccoli che tu
Non sei ancora pronto per capire.»
23 agosto 2008
lezioni americane
Stati Uniti e denaro: ti pare che il cameriere sia gentile solo perché spera in una mancia migliore, il gestore del guesthouse ti sembra dispiaciuto se non ti fermi una notte in più soprattutto perché deve rinunciare ai tuoi 300 dollari, il ragazzo più bello di sempre scopri con disappunto che potresti avvicinarlo solo con il portafogli pieno, giudicando dal personaggio che accompagna. Ma forse è solo l’occhio cinico di un italiano in vacanza a notare qui cose che avvengono in tutto il mondo allo stesso modo.
Girando per le strade delle grandi città americane in epoca di appiattimento globale ti accorgi che le differenze apparenti tra i gay americani e quelli italiani si riducono al diverso idioma. Motivo sufficiente, d’altronde, per preferire i primi.
Senza stupore, mentre il gadget di due anni fa era il BlackBerry, oggi è l’iPhone – da quale mi tiene lontano, per ora, solo una perniciosa tirchieria.
In genere, l’americano che incontri ha un’evidente diffidenza nei tuoi confronti, ma ti dimostra una gentilezza un po’ vischiosa – oppure ha una sfacciata curiosità nei tuoi confronti, e la stempera con una gentilezza un po’ vischiosa.
Code infinite sulle strade, aerei con orari imprevedibili, autobus in permanente ritardo. Gli spostamenti interni, negli Stati Uniti, hanno una disarmante lentezza, molto italiana. La differenza è che i passeggeri (passengers in metropolitana e autobus, customers in aereo – lascio le ovvie valutazioni lessicali al lettore) i passeggeri, dicevo, affrontano il ritardo più misterioso, l’attesa più snervante, la coda più assurda con una calma inpensabile per un italiano. Calma, e basta: non ho visto la neppur minima traccia di rassegnazione – l’eventuale alternativa italiana alla collera, al nervosismo, alla sceneggiata.
Per un italiano, la televisione americana è divertentissima, soprattutto quella in spagnolo. Ma i sedici minuti di pubblicità ogni ora, spalmati in brevi e frequenti pause, rendono insopportabile la visione anche del più delirante dei Casos de familia.
Undici anni fa l’aria condizionata a 65 gradi Fahrenheit mi sembrava una benedizione; oggi subisco e paziento, ma vorrei essere come il resto dei connazionali, che negli Stati Uniti passa le giornate a lamentarsi di questo e altri costumi locali, come la mancia obbligatoria e le tasse non incluse nei prezzi (nel Regno Unito, il clima e la guida a sinistra: gli italiani sembrano lagnarsi sempre).
Studiando gli altri viaggiatori, e provando di tutto (lettura, scrittura, visione di film, ascolto di musica, enigmistica, intontimento da alcol o benzodiazepine, chiacchiere con amici, chiacchiere con vicini, pensieri sparsi), mi sono convinto che il modo migliore di impiegare il tempo durante uno spostamento sia, semplicemente, dormire.
Girando per le strade delle grandi città americane in epoca di appiattimento globale ti accorgi che le differenze apparenti tra i gay americani e quelli italiani si riducono al diverso idioma. Motivo sufficiente, d’altronde, per preferire i primi.
Senza stupore, mentre il gadget di due anni fa era il BlackBerry, oggi è l’iPhone – da quale mi tiene lontano, per ora, solo una perniciosa tirchieria.
In genere, l’americano che incontri ha un’evidente diffidenza nei tuoi confronti, ma ti dimostra una gentilezza un po’ vischiosa – oppure ha una sfacciata curiosità nei tuoi confronti, e la stempera con una gentilezza un po’ vischiosa.
Code infinite sulle strade, aerei con orari imprevedibili, autobus in permanente ritardo. Gli spostamenti interni, negli Stati Uniti, hanno una disarmante lentezza, molto italiana. La differenza è che i passeggeri (passengers in metropolitana e autobus, customers in aereo – lascio le ovvie valutazioni lessicali al lettore) i passeggeri, dicevo, affrontano il ritardo più misterioso, l’attesa più snervante, la coda più assurda con una calma inpensabile per un italiano. Calma, e basta: non ho visto la neppur minima traccia di rassegnazione – l’eventuale alternativa italiana alla collera, al nervosismo, alla sceneggiata.
Per un italiano, la televisione americana è divertentissima, soprattutto quella in spagnolo. Ma i sedici minuti di pubblicità ogni ora, spalmati in brevi e frequenti pause, rendono insopportabile la visione anche del più delirante dei Casos de familia.
Undici anni fa l’aria condizionata a 65 gradi Fahrenheit mi sembrava una benedizione; oggi subisco e paziento, ma vorrei essere come il resto dei connazionali, che negli Stati Uniti passa le giornate a lamentarsi di questo e altri costumi locali, come la mancia obbligatoria e le tasse non incluse nei prezzi (nel Regno Unito, il clima e la guida a sinistra: gli italiani sembrano lagnarsi sempre).
Studiando gli altri viaggiatori, e provando di tutto (lettura, scrittura, visione di film, ascolto di musica, enigmistica, intontimento da alcol o benzodiazepine, chiacchiere con amici, chiacchiere con vicini, pensieri sparsi), mi sono convinto che il modo migliore di impiegare il tempo durante uno spostamento sia, semplicemente, dormire.
4 agosto 2008
intervallo (pausa di decontaminazione)
«Chiunque lei sia, ho sempre confidato nella bontà degli sconosciuti.»
31 luglio 2008
xv
Ho scelto le parole ed è passato il sonno. Non i suoni che cantano nelle mie orecchie, le immagini che nascondo geloso per confermare i ricordi, i gesti che ritrovano il caldo della pelle; le parole, per caso.
Allora, una stella cadente – e un desiderio avverato. Oggi, la grandine che mi ferma, muto, sulle scale.
Il primo corpo ha gli anni dei miei combattimenti contro desideri che non volevo riconoscere, preludio della maturità, della conquista di me.
Il primo corpo è l’unico che davvero ricordo – il calore della sua lingua nell’orecchio, le ciglia bianche di sale. Gli altri si sono sovrapposti, irriconoscibili.
Il mio scoglio sopra il mare e quindici anni di quasi vita e quasi morte, incerto di essere cresciuto da allora, ancora in cerca – nelle notti d’estate in cui il ghiaccio non squarcia il cielo – della scia di una stella per una nuova speranza.
Infine il sorriso, le poche parole; poi l’acqua, il saluto. E ancora io e il sole.
Allora, una stella cadente – e un desiderio avverato. Oggi, la grandine che mi ferma, muto, sulle scale.
Il primo corpo ha gli anni dei miei combattimenti contro desideri che non volevo riconoscere, preludio della maturità, della conquista di me.
Il primo corpo è l’unico che davvero ricordo – il calore della sua lingua nell’orecchio, le ciglia bianche di sale. Gli altri si sono sovrapposti, irriconoscibili.
Il mio scoglio sopra il mare e quindici anni di quasi vita e quasi morte, incerto di essere cresciuto da allora, ancora in cerca – nelle notti d’estate in cui il ghiaccio non squarcia il cielo – della scia di una stella per una nuova speranza.
Infine il sorriso, le poche parole; poi l’acqua, il saluto. E ancora io e il sole.
20 luglio 2008
otto giorni
Non so se sia mia pigrizia o se in questa città perdutamente provinciale le alternative per uscire a chiacchierare dopo cena con un bicchiere in mano siano sempre: nessuna. Quattro serate su otto nello stesso piccolo locale – soprattutto sul marciapiede antistante – sorridendo, bevendo sambuca birra Cynar, cercando di non pensare al leggero mal di schiena e alle inutilità che sento arrivare dai gruppetti vicini. Eppure ogni volta mi sono divertito, ed era inatteso.
Non so se farò come la mia omonima, l’assistente di Miranda, e inizierò a interessarmi al mondo della moda per non soccombere. Certo, era dal penultimo anno di liceo che non ricevevo bacchettate per il mio modo casuale di abbigliarmi. E pensare che volevo essere carino: maglietta rossa con stella bianca, camicia verde-militare aperta, pantaloni e scarpe nere – molto normale, molto me. Ma Mr. Suede Loafer, con il Blackberry trattenuto dal polso molle, ha ripetutamente definito l’insieme con due dita cacciate in gola, generando diffuso imbarazzo. D’accordo: lo so che Amanda è una sfigata, e che Karen in effetti ha un pessimo gusto. Ma è stato un brutto colpo per la mia autostima, ed era inatteso.
Non so se rivedere dopo vent’anni la casa dell’infanzia da un tetto, durante una festa, con il tramonto più bello di quest’estate e una brezza leggera, sarà l’unica ragione per la quale ricorderò una strana festa. In realtà, aver tentato di seppellire con rancorose palate di sarcasmo il lì presente fidanzato storico dell’ossessione perduta, essermi pentito e scusato sinceramente il giorno successivo con un messaggio e aver ricevuto una risposta in cui si parla di comportamento che non «mi ha fatto onore» sono altre buone ragioni per conservarla nella memoria. Il concetto di onore, in effetti, mi sfugge. E comunque è stata una serata molto piacevole, ed era inatteso.
Non so se mi farò travolgere dalla paura, se troverò un filo logico sul quale sviluppare un lungo percorso, se riuscirò a farmi capire parlando di concetti astratti in inglese, se saprò spiegare come si guarda un’immagine. Ma tutto questo mi sta regalando nuove energie, ed era inatteso.
Non so se i posti disponibili siano limitati, e per far spazio sia necessario che una posizione si liberi. E se l’incontenibile bisogno di dire quel che penso sia solo pericoloso e mi rechi danno, o se qualcuno onesto con se stesso, prima o poi, lo apprezzerà. E se aspettare il tempo che mi sembra appropriato sia “giusto” o irrimediabilmente “troppo”. E se cambiare idea significhi ammettere che si è sbagliato, anche se non lo si pensa. E se la lontananza ti ferisce perché ti rendi conto di quanto vuoi bene a qualcuno, e prima era tutto scontato.
Ecco: anche tutto questo mi scorre attorno e mi porta con sé. Ed era inatteso.
Non so se farò come la mia omonima, l’assistente di Miranda, e inizierò a interessarmi al mondo della moda per non soccombere. Certo, era dal penultimo anno di liceo che non ricevevo bacchettate per il mio modo casuale di abbigliarmi. E pensare che volevo essere carino: maglietta rossa con stella bianca, camicia verde-militare aperta, pantaloni e scarpe nere – molto normale, molto me. Ma Mr. Suede Loafer, con il Blackberry trattenuto dal polso molle, ha ripetutamente definito l’insieme con due dita cacciate in gola, generando diffuso imbarazzo. D’accordo: lo so che Amanda è una sfigata, e che Karen in effetti ha un pessimo gusto. Ma è stato un brutto colpo per la mia autostima, ed era inatteso.
Non so se rivedere dopo vent’anni la casa dell’infanzia da un tetto, durante una festa, con il tramonto più bello di quest’estate e una brezza leggera, sarà l’unica ragione per la quale ricorderò una strana festa. In realtà, aver tentato di seppellire con rancorose palate di sarcasmo il lì presente fidanzato storico dell’ossessione perduta, essermi pentito e scusato sinceramente il giorno successivo con un messaggio e aver ricevuto una risposta in cui si parla di comportamento che non «mi ha fatto onore» sono altre buone ragioni per conservarla nella memoria. Il concetto di onore, in effetti, mi sfugge. E comunque è stata una serata molto piacevole, ed era inatteso.
Non so se mi farò travolgere dalla paura, se troverò un filo logico sul quale sviluppare un lungo percorso, se riuscirò a farmi capire parlando di concetti astratti in inglese, se saprò spiegare come si guarda un’immagine. Ma tutto questo mi sta regalando nuove energie, ed era inatteso.
Non so se i posti disponibili siano limitati, e per far spazio sia necessario che una posizione si liberi. E se l’incontenibile bisogno di dire quel che penso sia solo pericoloso e mi rechi danno, o se qualcuno onesto con se stesso, prima o poi, lo apprezzerà. E se aspettare il tempo che mi sembra appropriato sia “giusto” o irrimediabilmente “troppo”. E se cambiare idea significhi ammettere che si è sbagliato, anche se non lo si pensa. E se la lontananza ti ferisce perché ti rendi conto di quanto vuoi bene a qualcuno, e prima era tutto scontato.
Ecco: anche tutto questo mi scorre attorno e mi porta con sé. Ed era inatteso.
18 luglio 2008
july soap opera
Come sempre in questo strano mese, mi succedono cose insolite, piacevoli e non. Conoscenze, addii, novità, decisioni, delusioni, rischio, passione: luglio mi obbliga a uscire in punta di piedi dalla Torre d’avorio. Certo, la scarsa consuetudine con i miei simili mi rende goffo – e faccio ancora troppi errori; alla mia età è imperdonabile.
Qualche racconto di quel che sta accadendo, e alcune lezioni che ho imparato, quando sarò riuscito a dormire per un paio di notti almeno nove ore: solo dopo un po’ di riposo i pensieri frammentati dalla stanchezza potranno essere archiviati fluendo in parole scritte che abbiano un senso (almeno per me).
Intanto, la vita, a luglio.
Qualche racconto di quel che sta accadendo, e alcune lezioni che ho imparato, quando sarò riuscito a dormire per un paio di notti almeno nove ore: solo dopo un po’ di riposo i pensieri frammentati dalla stanchezza potranno essere archiviati fluendo in parole scritte che abbiano un senso (almeno per me).
Intanto, la vita, a luglio.
4 luglio 2008
rosso
Lontano.
Lontani i desideri
lontane le esperienze
lontani i nostri giorni assieme
lontani i luoghi
lontane le abitudini
lontani gli anni di vita
lontane le parole dette.
È tutto troppo lontano.
Qualcosa riporta al presente
quel che sento perso nel tempo:
è un profumo di muschio bianco,
un certificato elettorale,
un biglietto del cinema, rosso,
un indimenticabile ricordo.
Ma non servono le tue
o le mie lacrime
o il rancore
o il rimpianto:
non voglio,
non posso tornare indietro,
né puoi farlo tu per entrambi.
Lontani i desideri
lontane le esperienze
lontani i nostri giorni assieme
lontani i luoghi
lontane le abitudini
lontani gli anni di vita
lontane le parole dette.
È tutto troppo lontano.
Qualcosa riporta al presente
quel che sento perso nel tempo:
è un profumo di muschio bianco,
un certificato elettorale,
un biglietto del cinema, rosso,
un indimenticabile ricordo.
Ma non servono le tue
o le mie lacrime
o il rancore
o il rimpianto:
non voglio,
non posso tornare indietro,
né puoi farlo tu per entrambi.
1 luglio 2008
experimental prophecy
«We were working secretly
For the military.
Our experiment in sound
Was nearly ready to begin.
We only know in theory
What we are doing:
Music made for pleasure,
Music made to thrill.
It was music we were making here until
They told us
All they wanted
Was a sound that could kill someone
From a distance.
So we go ahead,
And the meters are over in the red.
It’s a mistake in the making.
It could feel like falling in love.
It could feel so bad,
But it could feel so good.
It could sing you to sleep
But that dream is your enemy.»
For the military.
Our experiment in sound
Was nearly ready to begin.
We only know in theory
What we are doing:
Music made for pleasure,
Music made to thrill.
It was music we were making here until
They told us
All they wanted
Was a sound that could kill someone
From a distance.
So we go ahead,
And the meters are over in the red.
It’s a mistake in the making.
It could feel like falling in love.
It could feel so bad,
But it could feel so good.
It could sing you to sleep
But that dream is your enemy.»
29 giugno 2008
cose di cui non ho bisogno
Pettorali guizzanti stile 5 su 7 in palestra.
Anello al naso stile vacca al macello.
Tatuaggio tribale stile maori de’ noantri.
Capelli rasati stile «Sono maschio perché ho i capelli corti».
Basettoni alla mandibola stile «Avrei voluto esserci nei Mitici Settanta».
Vestiti grondanti firme costose stile coperta di Linus.
Occhiali a goccia stile Cruise, effetto Venditti contro Funari.
Orpelli ornamentali stile specchietto per allodole.
Orpelli hi-tech stile «Butto i miei scarsi guadagni in orpelli hi-tech».
Amicizie superficiali inesauribili stile «Meglio male accompagnato».
Sesso a consumo rapido stile «Non mi aspetto di meglio dalla vita».
Letture, visioni, ascolti da classifica stile «Non mi va che mi si crede ignorante».
Letture, visioni, ascolti elitari stile «Non mi va che mi si creda un bifolco».
Approvazione stile attore insicuro.
Comprensione stile cucciolo bisognoso d’affetto.
Adulazione stile Web 2.0.
Anello al naso stile vacca al macello.
Tatuaggio tribale stile maori de’ noantri.
Capelli rasati stile «Sono maschio perché ho i capelli corti».
Basettoni alla mandibola stile «Avrei voluto esserci nei Mitici Settanta».
Vestiti grondanti firme costose stile coperta di Linus.
Occhiali a goccia stile Cruise, effetto Venditti contro Funari.
Orpelli ornamentali stile specchietto per allodole.
Orpelli hi-tech stile «Butto i miei scarsi guadagni in orpelli hi-tech».
Amicizie superficiali inesauribili stile «Meglio male accompagnato».
Sesso a consumo rapido stile «Non mi aspetto di meglio dalla vita».
Letture, visioni, ascolti da classifica stile «Non mi va che mi si crede ignorante».
Letture, visioni, ascolti elitari stile «Non mi va che mi si creda un bifolco».
Approvazione stile attore insicuro.
Comprensione stile cucciolo bisognoso d’affetto.
Adulazione stile Web 2.0.
28 giugno 2008
l’incontro casuale
Quando l’ho conosciuto era seduto sul sedile posteriore dell’auto del suo datore di lavoro, l’uomo con il quale avevo una relazione. Forse troppo giovane per me, ma mi è piaciuto subito (intanto la mia relazione, appena cominciata, si era già esaurita). Occhi profondi, lunghe ciglia. Flessuoso, profilo eccezionale. Silenzioso, misterioso.
Negli anni ci siamo incrociati più volte, salutati con baci sulle guance, cenni del capo, talvolta ignorati.
Non ho mai capito se gli piaccio. Siamo apparentemente molto diversi – gli stereotipi cui mi rifaccio più o meno consciamente sono diversi dai suoi – e ho sempre pensato che questa fosse ragione di scarso o nullo interesse da parte sua.
A me invece lui piace proprio per questo: perché è tenebroso e diverso da me, perché pare avvolto da un gorgo che può prenderti e portarti lontano. Mi attrae, e come sempre quando qualcuno m’interessa davvero, non so farlo capire. Anzi: faccio e dico tutto quello che non dovrei, sopraffatto dall’emozione e dall’imbarazzo. Come un sedicenne; o meglio: come un sedicenne di vent’anni fa.
Purtroppo non sbaglia chi crede ch’io sia più giovane della mia vera età: la solitudine non ha permesso a modi e pensieri di maturare, e rimango così, nel mezzo del cammino, ma sprovveduto e inadeguato.
E intanto l’omonimo dagli occhi profondi sarà ancora là, e starà bevendo l’ultimo drink con qualcuno che non ha paura di fargli un sorriso.
Negli anni ci siamo incrociati più volte, salutati con baci sulle guance, cenni del capo, talvolta ignorati.
Non ho mai capito se gli piaccio. Siamo apparentemente molto diversi – gli stereotipi cui mi rifaccio più o meno consciamente sono diversi dai suoi – e ho sempre pensato che questa fosse ragione di scarso o nullo interesse da parte sua.
A me invece lui piace proprio per questo: perché è tenebroso e diverso da me, perché pare avvolto da un gorgo che può prenderti e portarti lontano. Mi attrae, e come sempre quando qualcuno m’interessa davvero, non so farlo capire. Anzi: faccio e dico tutto quello che non dovrei, sopraffatto dall’emozione e dall’imbarazzo. Come un sedicenne; o meglio: come un sedicenne di vent’anni fa.
Purtroppo non sbaglia chi crede ch’io sia più giovane della mia vera età: la solitudine non ha permesso a modi e pensieri di maturare, e rimango così, nel mezzo del cammino, ma sprovveduto e inadeguato.
E intanto l’omonimo dagli occhi profondi sarà ancora là, e starà bevendo l’ultimo drink con qualcuno che non ha paura di fargli un sorriso.
24 giugno 2008
errori di programmazione
Ricevo la telefonata mentre ho al mio fianco un molesto autore con il quale sto discutendo i ritocchi, smisuratamente marginali, alla copertina del suo libro.
Un numero che non ho registrato nella rubrica, telefono fisso, Milano, 29... La zona è la loro: di quelli che cercano un grafico. Il cuore non capisco se sia fermo o batta troppo in fretta. «Scusa, devo rispondere», e m’involo nel corridoio, lontano da orecchie, invidie e curiosità.
Premo il tasto verde e avverto stupito che il senso di colpa valica l’emozione: come potrò lasciare l’incerta sicurezza degli ultimi sei anni? e il mio nuovo capo, l’uomo grazie al quale l’estratto conto non mi deride a fine trimestre e andare in ufficio non è la condanna perenne, come ai tempi di Sanguinaria Perniciosa?
No, non ci siamo. Il senso di colpa in una situazione come questa è proprio fuori luogo.
Ma la domanda più seria è: non ho neppure sostenuto il primo colloquio. Già m’immagino a dare l’addio al Castello di carte? Io, l’uomo equilibrista, che si getta in una nuova avventura, nella quale probabilmente non mi sarà neppure offerta una parte (perché sono troppo vecchio, troppo costoso, troppo specializzato – o poco flessibile, poco determinato, poco raccomandato)?
Ho appena controllato, ma non è ancora pronto: aspetto con ansia un aggiornamento del mio sistema operativo.
Un numero che non ho registrato nella rubrica, telefono fisso, Milano, 29... La zona è la loro: di quelli che cercano un grafico. Il cuore non capisco se sia fermo o batta troppo in fretta. «Scusa, devo rispondere», e m’involo nel corridoio, lontano da orecchie, invidie e curiosità.
Premo il tasto verde e avverto stupito che il senso di colpa valica l’emozione: come potrò lasciare l’incerta sicurezza degli ultimi sei anni? e il mio nuovo capo, l’uomo grazie al quale l’estratto conto non mi deride a fine trimestre e andare in ufficio non è la condanna perenne, come ai tempi di Sanguinaria Perniciosa?
No, non ci siamo. Il senso di colpa in una situazione come questa è proprio fuori luogo.
Ma la domanda più seria è: non ho neppure sostenuto il primo colloquio. Già m’immagino a dare l’addio al Castello di carte? Io, l’uomo equilibrista, che si getta in una nuova avventura, nella quale probabilmente non mi sarà neppure offerta una parte (perché sono troppo vecchio, troppo costoso, troppo specializzato – o poco flessibile, poco determinato, poco raccomandato)?
Ho appena controllato, ma non è ancora pronto: aspetto con ansia un aggiornamento del mio sistema operativo.
18 giugno 2008
la persistenza della memoria
Ti impegni, ti eserciti, le provi tutte per dimenticare chi hai amato e ti ha fatto soffrire, e alla fine t’illudi di esserci riuscito. Il suo volto, i gesti, le parole talvolta ritornano, ma in quel modo strano e confuso con il quale ricordi i sogni di giorno, e provi più fastidio che dolore, più insofferenza che astio.
Poi cambi il lenzuolo del piumone, e lui è lì: di fianco a te, ora come quella volta prima di fare l’amore, e ti prende in giro perché sei un disastro a rifare il letto, e ridete insieme, e tu senti un tuffo al cuore, e ti accorgi che dopo è ricomparso tutte le volte che hai cambiato le lenzuola, e lo sai: ogni volta che lo farai in futuro, lui sarà con te.
Poi cambi il lenzuolo del piumone, e lui è lì: di fianco a te, ora come quella volta prima di fare l’amore, e ti prende in giro perché sei un disastro a rifare il letto, e ridete insieme, e tu senti un tuffo al cuore, e ti accorgi che dopo è ricomparso tutte le volte che hai cambiato le lenzuola, e lo sai: ogni volta che lo farai in futuro, lui sarà con te.
16 giugno 2008
à sa première page
«Un jour se lèvera sur trois branches de lilas
Qu’un enfant regardera comme un livre d’images
Le monde autour de lui sera vide, et c’est ainsi
Qu’il inventera la vie à sa première page .
En dessinant la forme d’une orange
Il donnera au ciel son premier soleil.
En dessinant l’oiseau, il inventera la fleur,
En cherchant le bruit de l’eau, il entendra le cri du cœur.
En dessinant les branches d’une étoile
Il trouvera, l’enfant, le chemin des grands,
Des grands qui ont gardé un regard émerveillé
Pour les fruits de chaque jour et pour les roses de l’amour.»
Qu’un enfant regardera comme un livre d’images
Le monde autour de lui sera vide, et c’est ainsi
Qu’il inventera la vie à sa première page .
En dessinant la forme d’une orange
Il donnera au ciel son premier soleil.
En dessinant l’oiseau, il inventera la fleur,
En cherchant le bruit de l’eau, il entendra le cri du cœur.
En dessinant les branches d’une étoile
Il trouvera, l’enfant, le chemin des grands,
Des grands qui ont gardé un regard émerveillé
Pour les fruits de chaque jour et pour les roses de l’amour.»
7 giugno 2008
1978
Io chi sono
Io sono bravo, metto a posto quando c’è disordine, aiuto la mamma. Ho degli amici e litigo un poco con loro perché fanno sempre i cattivi. Mi piace venire all’asilo perché posso fare dei bei disegni e perché gioco. Qualche volta sono intelligente e allora faccio dei bei disegni, dico delle belle cose.
Io in famiglia
Io vado sempre a vedere delle cose con la mamma e il papà. La mia mamma deve andare a lavorare; non mi piace che la mamma vada a lavorare, mi piace che stia sempre con me. Quando lei è a lavorare, sto con la Patrizia. Il mio papà mi porta con lui nel suo studio, ma poche volte, perché non può portarmi: deve lavorare e non può stare con me.
Io chi vorrei essere
Voglio essere una farfalla, è una cosa che mi piace perché le farfalle sono belle e colorate, poi volano e volare mi piace e posso andare sugli alberi, sui fiori. Di sera, posso andare a dormire su una foglia e così posso vedere le stelle e la luna, le macchine che vanno a casa e gli aeroplani che passano nel cielo.
Io sono bravo, metto a posto quando c’è disordine, aiuto la mamma. Ho degli amici e litigo un poco con loro perché fanno sempre i cattivi. Mi piace venire all’asilo perché posso fare dei bei disegni e perché gioco. Qualche volta sono intelligente e allora faccio dei bei disegni, dico delle belle cose.
Io in famiglia
Io vado sempre a vedere delle cose con la mamma e il papà. La mia mamma deve andare a lavorare; non mi piace che la mamma vada a lavorare, mi piace che stia sempre con me. Quando lei è a lavorare, sto con la Patrizia. Il mio papà mi porta con lui nel suo studio, ma poche volte, perché non può portarmi: deve lavorare e non può stare con me.
Io chi vorrei essere
Voglio essere una farfalla, è una cosa che mi piace perché le farfalle sono belle e colorate, poi volano e volare mi piace e posso andare sugli alberi, sui fiori. Di sera, posso andare a dormire su una foglia e così posso vedere le stelle e la luna, le macchine che vanno a casa e gli aeroplani che passano nel cielo.
29 maggio 2008
dalla torre d’avorio (vivo cantando)
Da un po’ di tempo mi trovo molto antipatico: poca ironia, troppa rabbia. Immagino che questo sentimento sia largamente condiviso, e mi stupisco davvero quando talvolta qualcuno afferma il contrario. L’esperimento di felicità programmata non ha avuto buon esito. Diecimila minuti non sono bastati perché il destino ci facesse ritrovare. Ma forse è meglio così. Comunque ho scoperto con stupore che scrivere fuori contesto e con passione sui siti di annunci è come accendere una lampadina per le falene. Mi annoio troppo rapidamente di tutto. E pensare che mi facevo un vanto della capacità di sopportazione; invece somiglio a un adolescente figlio del telecomando e della tastiera. Si avvicina l’estate: il tempo è orrendo, ma fa già troppo caldo. E con questo clima vorrei una vacanza; non il bel viaggio già deciso, che sarà un tour de force, ma qualche giorno a poltrire lontano da casa, senza telefoni, internet, suoni e immagini. Le onde, la focaccia ligure a colazione. Non è un sogno, è un bisogno. Perdo troppo tempo e sonno appassionandomi a cose sempre più sciocche, come le canzonette spagnole anni Sessanta (Desde que llegaste ya no vivo llorando: vivo cantando, vivo soñando. Sólo quiero que me digas qué está pasando, que estoy temblando de estar junto a ti). Aiuto.
26 maggio 2008
amara cassandra
Preoccupato. Infuriato. Spaventato. Impotente. Perplesso. Sconfortato.
Credevamo che l’orlo dell’abisso fosse prossimo, ma non ci siamo accorti che stavamo già cadendo. Senza difese.
Chi è ancora sul crinale, fugga. Subito.
Chi pensa di restare, e di combattere, non ha speranza di salvezza.
Chi spera di nascondersi guardando da un’altra parte, s’illude – ed è destinato alla sofferenza.
Solo al ritorno tutto sarà cambiato.
Credevamo che l’orlo dell’abisso fosse prossimo, ma non ci siamo accorti che stavamo già cadendo. Senza difese.
Chi è ancora sul crinale, fugga. Subito.
Chi pensa di restare, e di combattere, non ha speranza di salvezza.
Chi spera di nascondersi guardando da un’altra parte, s’illude – ed è destinato alla sofferenza.
Solo al ritorno tutto sarà cambiato.
22 maggio 2008
contemporaneamente
Intanto rimangono le piccole cose che vorrei fare e probabilmente resteranno lì a giudicarmi, monito dell’ignavia: andare al concerto, visitare l’Havana prima degli statunitensi, spedire il curriculum a quelli là, passeggiare nel parco dietro casa, vedere quel film.
Intanto cerco chi ho abbandonato quattro anni fa, e lo faccio nel mio solito modo ingenuo e indiretto; ’sta volta c’è un’incosciente determinazione che credevo non mi appartenesse.
Intanto ho difficoltà a gestire questo scetticismo disperato. I contatti il lavoro la città la società; quando non avrò più rabbia, giunto alla rassegnazione, temo sarà il giorno del giudizio.
Intanto dò un senso alle dipendenze: antidoto al suicidio.
Intanto impegno dieci minuti di vita a cercare opinioni e quindi a capire se per me la regola debba essere «accento sì, comunque, perché possa differenziarsi dalla nota» (omologa a quella del sé accentato anche con stesso. Di questo passo, userò í e ú, regola dandy adottata in Einaudi. D’altronde, quel che resta è la forma).
Volere, cercare, temere, dare, impegnare. Con le dita sulla tastiera, contemporaneamente.
Intanto cerco chi ho abbandonato quattro anni fa, e lo faccio nel mio solito modo ingenuo e indiretto; ’sta volta c’è un’incosciente determinazione che credevo non mi appartenesse.
Intanto ho difficoltà a gestire questo scetticismo disperato. I contatti il lavoro la città la società; quando non avrò più rabbia, giunto alla rassegnazione, temo sarà il giorno del giudizio.
Intanto dò un senso alle dipendenze: antidoto al suicidio.
Intanto impegno dieci minuti di vita a cercare opinioni e quindi a capire se per me la regola debba essere «accento sì, comunque, perché possa differenziarsi dalla nota» (omologa a quella del sé accentato anche con stesso. Di questo passo, userò í e ú, regola dandy adottata in Einaudi. D’altronde, quel che resta è la forma).
Volere, cercare, temere, dare, impegnare. Con le dita sulla tastiera, contemporaneamente.
14 maggio 2008
desolato
«Ho in me un pianto che è come pioggia sulla città. Da dove viene questo vuoto che si è infiltrato in me?
Il mite rumore delle gocce in terra e sui tetti. Contro il disagio, ecco il suono della pioggia.
Un pianto insensato in quest’anima sfinita. Non c’entra il tradimento: è una desolazione senza motivo.
E la peggiore sofferenza è non capire perché anche senza odio o amore io soffra così.»
Il mite rumore delle gocce in terra e sui tetti. Contro il disagio, ecco il suono della pioggia.
Un pianto insensato in quest’anima sfinita. Non c’entra il tradimento: è una desolazione senza motivo.
E la peggiore sofferenza è non capire perché anche senza odio o amore io soffra così.»
12 maggio 2008
two thousand and eight
Viviamo in un Paese in cui governa la libertà.
Tragicamente ironico, se scrivi le miserie delle tue giornate d’ufficio, celando nomi e particolari sicché solo gli amici possano divertirsi pensando «Mal comune, mezzo gaudio», e per questo perdi il posto di lavoro.
Inquietante, se gli squarci di vita che racconti (passioni e depressioni) sono monitorati tre volte nella stessa giornata da un server misterioso della Capitale.
«Big Brother is watching you».
Tragicamente ironico, se scrivi le miserie delle tue giornate d’ufficio, celando nomi e particolari sicché solo gli amici possano divertirsi pensando «Mal comune, mezzo gaudio», e per questo perdi il posto di lavoro.
Inquietante, se gli squarci di vita che racconti (passioni e depressioni) sono monitorati tre volte nella stessa giornata da un server misterioso della Capitale.
«Big Brother is watching you».
7 maggio 2008
lacrime amare
«Sai com’è… Ti capita di trovarti con un uomo in una stanza, in un’automobile. Vorresti dirgli qualcosa, e non ne hai il coraggio. Vorresti fargli una tenerezza, ma sei bloccata dalla paura. Sei bloccata dalla paura di perdere un punto. Vale a dire, di essere il più debole. E così si finisce col vivere nella paura e non si riesce più a essere se stessi.»
4 maggio 2008
le bricoleur du dimanche
Alcune regole imparate nel classico modo: sbagliando.
(Lo so, sono noioso – ma da un po’ il mio tempo libero è tutto dedicato alla casa, e non ho molto altro su cui scrivere.)
1. Lo smalto acrilico, a dispetto del nome, è l’unico da usare. Se lo chiamassero semplicemente “ad acqua”, uno magari non si orienterebbe su quello classico, verniciando due tavoli immensi che puzzano tossici da due settimane (e le finestre sono sempre aperte, invito irrinunciabile per le prime fastidiosissime zanzare).
2. Non devo mai più dimenticare d’indossare i guanti di gomma quando dipingo. Le unghie nere, con questo look da nerd cittadino, c’entrano poco.
3. I buchi nel muro m’inquietano: troverò una tubatura e allagherò casa? morirò fulminato per aver trapanato i fili elettrici? finirò nell’appartamento del vicino? Dopo aver fatto quest’ultima cosa, ma fortunatamente tra una stanza e l’altra della casa che dividevo con mia madre, ho iniziato a segnare con del nastro adesivo sul trapano la lunghezza dei tasselli.
4. Quando monto un mobile o una lampada, devo smettere di far poca attenzione alle istruzioni. Smontare mezz’ora di lavoro (i ripiani dell’armadio nell’antibagno), o anche solo i cinque minuti della lampada a sospensione (il portalampada va decisamente inserito prima di fissare il contrappeso), è da idiota. Ma lo è ancor di più progettare un mobile per il salotto e sbagliare ad assemblare i pezzi; le istruzioni avrebbero dovuto essere nella testa, ma quando questa non c’è...
5. Devo imparare a scrivere tutto quel che mi serve, senza affidarmi alla memoria. Un ennesimo viaggio al Castorama potrebbe provocarmi una crisi di nervi.
6. Mai più pormi obiettivi troppo ambiziosi («In quattro giorni sistemo tutt’e tre le stanze e rimane da fare solo la cucina»): causa soltanto frustrazione (in quattro giorni ho solo montato un po’ di lampade, pulito oggetti incrostati, fissato pezzi di metallo e plastica alle pareti del bagno e della camera da letto; l’incubo del mettere ordine tra carte e vestiti non è finito).
Domani si ricomincia in ufficio: siamo in ritardo su tutto e sarà una settimana pesantissima.
Mi sento sollevato.
(Lo so, sono noioso – ma da un po’ il mio tempo libero è tutto dedicato alla casa, e non ho molto altro su cui scrivere.)
1. Lo smalto acrilico, a dispetto del nome, è l’unico da usare. Se lo chiamassero semplicemente “ad acqua”, uno magari non si orienterebbe su quello classico, verniciando due tavoli immensi che puzzano tossici da due settimane (e le finestre sono sempre aperte, invito irrinunciabile per le prime fastidiosissime zanzare).
2. Non devo mai più dimenticare d’indossare i guanti di gomma quando dipingo. Le unghie nere, con questo look da nerd cittadino, c’entrano poco.
3. I buchi nel muro m’inquietano: troverò una tubatura e allagherò casa? morirò fulminato per aver trapanato i fili elettrici? finirò nell’appartamento del vicino? Dopo aver fatto quest’ultima cosa, ma fortunatamente tra una stanza e l’altra della casa che dividevo con mia madre, ho iniziato a segnare con del nastro adesivo sul trapano la lunghezza dei tasselli.
4. Quando monto un mobile o una lampada, devo smettere di far poca attenzione alle istruzioni. Smontare mezz’ora di lavoro (i ripiani dell’armadio nell’antibagno), o anche solo i cinque minuti della lampada a sospensione (il portalampada va decisamente inserito prima di fissare il contrappeso), è da idiota. Ma lo è ancor di più progettare un mobile per il salotto e sbagliare ad assemblare i pezzi; le istruzioni avrebbero dovuto essere nella testa, ma quando questa non c’è...
5. Devo imparare a scrivere tutto quel che mi serve, senza affidarmi alla memoria. Un ennesimo viaggio al Castorama potrebbe provocarmi una crisi di nervi.
6. Mai più pormi obiettivi troppo ambiziosi («In quattro giorni sistemo tutt’e tre le stanze e rimane da fare solo la cucina»): causa soltanto frustrazione (in quattro giorni ho solo montato un po’ di lampade, pulito oggetti incrostati, fissato pezzi di metallo e plastica alle pareti del bagno e della camera da letto; l’incubo del mettere ordine tra carte e vestiti non è finito).
Domani si ricomincia in ufficio: siamo in ritardo su tutto e sarà una settimana pesantissima.
Mi sento sollevato.
24 aprile 2008
della perfidia inattesa
Cari lettori, il vostro beniamino è tornato da qualche tempo a guardarsi in giro, in quella maniera tutta sua tra azione e attesa, tra aspettative e realtà. Non si combina nulla da troppo tempo, ma non è la questione: semplicemente, ora la solitudine mi pesa.
Chi c’è intorno – lo spasimante di sempre, il nuovo collega «un bel tipo, però…» – è troppo noioso da ghermire, così si ritorna al mondo filtrato dal monitor. Nuovo nome su Pagine Arancioni e simili (lo so, oggi vanno di più MySpace e Flickr, ma penso che un mezzo valga l’altro – per esperienza, nel mio caso valgono tutti assai poco), ed ecco tornare volti e parole dal passato; soprattutto ecco riaffiorare ricordi sparsi degli ultimi quattro anni: belli, inutili, divertenti, spiacevoli.
La parola “perfidia” ha le otto lettere di chi un paio d’anni fa ha messo in scena solo per me un violento diorama di spettacolare cattivo gusto, approntato con il duplice scopo di farmi soffrire e di mostrare una sprezzante superiorità.
Non saprò mai quanto abbia contato l’aiuto di colui che ho perduto, soprattutto grazie a quella gratuita rappresentazione. Non m’importa, in realtà, perché non è la sua nota perversione a stupirmi, quanto la cattiveria tra sconosciuti: come si può essere crudeli con qualcuno che non hai mai incontrato, con cui non hai parlato, che ti è estraneo?
Perfido Inatteso vive secondo una logica del consumo che mi fa orrore. Vampiro d’aspetto e d’indole, consuma corpi, esperienze, luoghi, parole – dei quali tenta di fermare il ricordo con l’ossessivo ricorso alla fotografia (a lui affine: la forma espressiva più fredda, facile e dittatoriale – il glutammato dell’arte).
Causa di litigi tra amici di vecchia data, motivo di rottura brutale tra coppie storiche, Perfido mischia sesso e amicizia, confonde vita e rappresentazione della stessa, si aggira travestito da lupo o da agnello, a seconda del luogo, del tempo, del pubblico; comunque, tra una citazione e la pagina di un libro, non è mai se stesso.
Predatore terrorizzato dall’idea di essere preda, presuntuoso ed egocentrico – la sua firma su ogni cosa e persona che ha toccato –, brama il potere, è violento con i deboli e sottomesso con i potenti, definisce con accortezza le strategie venture (nelle mie previsioni, la scalata è ora al Produttore).
È intelligente, e nel suo lavoro accessorio, bravo. Ma vive in un’illusione, e, anche per questo, è pericoloso.
Insomma: cercando un’improbabile anima gemella, mi sono tornate in mente persone belle, inutili, divertenti, spiacevoli. Ed è a causa di queste che ritrovo intatto l’astio generato dall’immotivata violenza subita, e mi accorgo infine che anche per me è possibile essere crudele con uno sconosciuto, seppure per rivalsa.
Chi c’è intorno – lo spasimante di sempre, il nuovo collega «un bel tipo, però…» – è troppo noioso da ghermire, così si ritorna al mondo filtrato dal monitor. Nuovo nome su Pagine Arancioni e simili (lo so, oggi vanno di più MySpace e Flickr, ma penso che un mezzo valga l’altro – per esperienza, nel mio caso valgono tutti assai poco), ed ecco tornare volti e parole dal passato; soprattutto ecco riaffiorare ricordi sparsi degli ultimi quattro anni: belli, inutili, divertenti, spiacevoli.
La parola “perfidia” ha le otto lettere di chi un paio d’anni fa ha messo in scena solo per me un violento diorama di spettacolare cattivo gusto, approntato con il duplice scopo di farmi soffrire e di mostrare una sprezzante superiorità.
Non saprò mai quanto abbia contato l’aiuto di colui che ho perduto, soprattutto grazie a quella gratuita rappresentazione. Non m’importa, in realtà, perché non è la sua nota perversione a stupirmi, quanto la cattiveria tra sconosciuti: come si può essere crudeli con qualcuno che non hai mai incontrato, con cui non hai parlato, che ti è estraneo?
Perfido Inatteso vive secondo una logica del consumo che mi fa orrore. Vampiro d’aspetto e d’indole, consuma corpi, esperienze, luoghi, parole – dei quali tenta di fermare il ricordo con l’ossessivo ricorso alla fotografia (a lui affine: la forma espressiva più fredda, facile e dittatoriale – il glutammato dell’arte).
Causa di litigi tra amici di vecchia data, motivo di rottura brutale tra coppie storiche, Perfido mischia sesso e amicizia, confonde vita e rappresentazione della stessa, si aggira travestito da lupo o da agnello, a seconda del luogo, del tempo, del pubblico; comunque, tra una citazione e la pagina di un libro, non è mai se stesso.
Predatore terrorizzato dall’idea di essere preda, presuntuoso ed egocentrico – la sua firma su ogni cosa e persona che ha toccato –, brama il potere, è violento con i deboli e sottomesso con i potenti, definisce con accortezza le strategie venture (nelle mie previsioni, la scalata è ora al Produttore).
È intelligente, e nel suo lavoro accessorio, bravo. Ma vive in un’illusione, e, anche per questo, è pericoloso.
Insomma: cercando un’improbabile anima gemella, mi sono tornate in mente persone belle, inutili, divertenti, spiacevoli. Ed è a causa di queste che ritrovo intatto l’astio generato dall’immotivata violenza subita, e mi accorgo infine che anche per me è possibile essere crudele con uno sconosciuto, seppure per rivalsa.
17 aprile 2008
cantiere/reiche und arme
«C’è un maniaco sul Corriere della Sera, la sua mano per la zingara di Brera è nera. Ha un filtro contro la gelosia o una ricetta per l’allegria; legge il destino (ma nelle stelle) e poi ti dice solo cose belle.»
«E quando tu mi lascerai io mi innamorerò di cose più importanti, di samba riguardanti a felicidade. L’amore viene, l’amore va (senza l’amore come si fa?) ma se hai paura fai come me: metti davanti un “se”.»
I Baustelle sono i Ricchi e Poveri di questi anni, con più presunzione e meno ironia.
«Se m’innamoro (se m’innamoro…) – se m’innamoro sarà di te.»
«E quando tu mi lascerai io mi innamorerò di cose più importanti, di samba riguardanti a felicidade. L’amore viene, l’amore va (senza l’amore come si fa?) ma se hai paura fai come me: metti davanti un “se”.»
I Baustelle sono i Ricchi e Poveri di questi anni, con più presunzione e meno ironia.
«Se m’innamoro (se m’innamoro…) – se m’innamoro sarà di te.»
15 aprile 2008
esterni milanesi
Spazio In.Transi.Gente presenta neocontenitori postdesign e sedute organiche destrutturate.
Soopagruppo espone selezione fotografica nell’ambito del progetto Meet-in-town / Azioni distorte.
Evento fuori salone alla pensilina dei taxi sul lato est della stazione Centrale, sabato mattina alle 5.45. Buffet freddo, solo su invito.
Soopagruppo espone selezione fotografica nell’ambito del progetto Meet-in-town / Azioni distorte.
Evento fuori salone alla pensilina dei taxi sul lato est della stazione Centrale, sabato mattina alle 5.45. Buffet freddo, solo su invito.
11 aprile 2008
inevitabile stronzata
1993. «Come posso salvare le mie aziende sull’orlo della bancarotta ed evitare la galera? Scendo in campo, bevo l’amaro calice e mi dipingo un po’ di leggi addosso.»
2008. «La politica è il miglior investimento della mia vita. Alcuni li convinci con un po’ di denaro (che tanto torna indietro con gli interessi), la massa la fotti con un po’ di pubblicità. E poi, non c’è il due senza il tre.»
E così, dopo mille ripensamenti, mi ritrovo a votare Democrazia Veltroniana per contribuire ad arrestare il saltimbanco dittatore.
Mi tappo il naso da quando ho diciott’anni, ormai più per il tanfo che per altro, e mi chiedo quanto ancora sopravviverò senza respiro.
Luttazzi ha detto che il PD è un’inevitabile stronzata. Per me, la è anche votarlo.
2008. «La politica è il miglior investimento della mia vita. Alcuni li convinci con un po’ di denaro (che tanto torna indietro con gli interessi), la massa la fotti con un po’ di pubblicità. E poi, non c’è il due senza il tre.»
E così, dopo mille ripensamenti, mi ritrovo a votare Democrazia Veltroniana per contribuire ad arrestare il saltimbanco dittatore.
Mi tappo il naso da quando ho diciott’anni, ormai più per il tanfo che per altro, e mi chiedo quanto ancora sopravviverò senza respiro.
Luttazzi ha detto che il PD è un’inevitabile stronzata. Per me, la è anche votarlo.
6 aprile 2008
l’ordine dei ricordi
Quando vivi solo e non hai ereditato la sindrome da orsetto lavatore (ne hai semmai le occhiaie, ma è un’altra storia), la tua casa può somigliare a un magazzino sporco.
Prima o poi arriva il momento nel quale ti rompi i coglioni: di vedere solo scatole che custodiscono la prova degli anni passati, di polvere che ti trasforma in un asmatico, di mobili inutilizzati ma scelti con cura che servono solo a dare il nome alle stanze – se c’è il lavello scollegato, cucina; le sedie e il tavolo carichi di bollette libri giacche cartacce, sala da pranzo; il divano polveroso che ospita pile di riviste, soggiorno; l’armadio ancora vuoto e gli abiti ammassati per terra, camera da letto.
Aspetti quindi la domenica, apri decine di scatole dal contenuto misterioso, come in un volgare telequiz, ed ecco improvvisamente riaffiorare matasse di ricordi che non sapevi più di avere. Degli oggetti non sai che fartene. Non giocherai con il Lego e non ammirerai più le gomme profumate, ma ti rendi conto che non puoi buttare nulla, che tutto deve rimanere con te, a ricordarti il periodo più sereno, quello delle novità e della scoperta, e a riempire il vuoto attuale.
Verso sera ti guardi intorno e tutto è ancora disperatamente sottosopra, forse ancora più di prima: il panorama è cambiato come dopo il passaggio delle ruspe su una montagna di detriti.
Vai a letto, un po’ stanco, un po’ contento di te ma non abbastanza, un po’ triste che domani sia lunedì e non ci sia modo di sfruttare ancora quest’energia sbocciata all’improvviso dalla solita pigrizia.
Prima o poi arriva il momento nel quale ti rompi i coglioni: di vedere solo scatole che custodiscono la prova degli anni passati, di polvere che ti trasforma in un asmatico, di mobili inutilizzati ma scelti con cura che servono solo a dare il nome alle stanze – se c’è il lavello scollegato, cucina; le sedie e il tavolo carichi di bollette libri giacche cartacce, sala da pranzo; il divano polveroso che ospita pile di riviste, soggiorno; l’armadio ancora vuoto e gli abiti ammassati per terra, camera da letto.
Aspetti quindi la domenica, apri decine di scatole dal contenuto misterioso, come in un volgare telequiz, ed ecco improvvisamente riaffiorare matasse di ricordi che non sapevi più di avere. Degli oggetti non sai che fartene. Non giocherai con il Lego e non ammirerai più le gomme profumate, ma ti rendi conto che non puoi buttare nulla, che tutto deve rimanere con te, a ricordarti il periodo più sereno, quello delle novità e della scoperta, e a riempire il vuoto attuale.
Verso sera ti guardi intorno e tutto è ancora disperatamente sottosopra, forse ancora più di prima: il panorama è cambiato come dopo il passaggio delle ruspe su una montagna di detriti.
Vai a letto, un po’ stanco, un po’ contento di te ma non abbastanza, un po’ triste che domani sia lunedì e non ci sia modo di sfruttare ancora quest’energia sbocciata all’improvviso dalla solita pigrizia.
4 aprile 2008
onirico
«Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale
dopo aver viaggiato dentro il sonno.
L’inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte.»
dopo aver viaggiato dentro il sonno.
L’inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte.»
1 aprile 2008
varie dall’eburnea torre
Non pubblicare appunti per più di tre settimane mi fa sentire un po’ in colpa – non so però nei confronti di chi: me? i lettori affezionati? la divinità che sorveglia i blogger? – e un po’ frustrato, perché i post accennati smozzicati assemblati e incompiuti sono ormai dieci. Constato che per me scrivere non è facile, spesso – o per lo meno, che iniziare è più facile che finire (è il contrario, nelle storie d’amore). Per mesi ho disertato i cinema, e non ricordavo neppure quale fosse stato l’ultimo film che avevo visto: Van Sant all’Anteo? Arcand al Brera? (il Brera: ha chiuso tre mesi fa.) Ma sabato – evento – mi sono scrollato di dosso un po’ di naftalina per Virzì. Grazie, Paolo (tutt’e due, intendo). Alcune mattine fa è comparso in ufficio un nuovo collega. Simpatico, carino, interessante. Interessato, lui? Credo di no («Esco da una storia di otto anni con un tipo»). Interessato, io? Sì, all’inizio. Almeno finché non ho visto due paia delle sue scarpe. Il reportage-romanzo di Saviano ha venduto più di un milione di copie. In quanti hanno letto quella che hanno comprato? Pochi, visto che la psicosi da mozzarella tossica è cominciata solo ora. Ignoranti, senza memoria e criminali, gli italiani. Ne daranno prova anche tra un paio di settimane, con la matita copiativa in una mano e il fotocellulare nell’altra? La nuova famiglia allargata inizia a replicare i fastidiosi costumi di quella classica: discorsi inutili o noiosi, discussioni irritanti o assurde, domande superflue o incomprensibili, affetto simulato o inadeguato. Al pranzo del lunedì dopo Pasqua avrei voluto prendere mia madre sottobraccio e, dimentichi degli altri, passeggiare chiacchierando per la campagna solo con lei – quando vivevamo insieme non la sopportavo; ora, che le parlo al telefono ogni cinque o sei giorni e la vedo ogni tre settimane, mi manca. Avevo espresso un desiderio, all’inizio dell’anno. È ancora troppo presto per disperare? Gli amici, talvolta, si allontanano. Quando succede, talvolta, ci mancano. Finché, talvolta, ritornano. Milano ha vinto la data della sua morte: sette anni di disgrazia per i suoi abitanti, che vorrebbero più verde, più servizi, più vita e troveranno più affari illeciti, più arroganza, più disequilibrio. Perché in Italia ogni occasione è un’occasione mancata, e comunque non c’è più la mezza stagione. Sono la barzelletta degli amici per la ormai cronica incapacità di dare un indirizzo a questa casa. Non l’ho voluto neppure sull’elenco telefonico, e mai gesto fu più premonitore. Comunque, è deciso che entro un mese e mezzo tutto dovrà, se non essere perfetto, almeno funzionare – e così finalmente mi dedicherò alle gioie della cucina, tipo preparare uova à la coque.
10 marzo 2008
message personnel
Lo ammetto, Mr. Turnstiles: sono un idiota. Non ti ho neppure degnato di uno sguardo, in coda alla cassa – mentre sentivo il tuo su di me, curioso e impudico – ma avevo solo voglia di sparire perché
grondavo di sudore
avevo i capelli a nido
la barba di due settimane
un alito fetido
una felpa da profugo
lo zaino Invicta per portare la spesa
occhiaie da procione
e puzzavo anche un po’.
Se m’ignorerai a tua volta, quando c’incontreremo ancora, capirò.
Ma fino ad allora continuerò a sognarti tra le mie braccia.
grondavo di sudore
avevo i capelli a nido
la barba di due settimane
un alito fetido
una felpa da profugo
lo zaino Invicta per portare la spesa
occhiaie da procione
e puzzavo anche un po’.
Se m’ignorerai a tua volta, quando c’incontreremo ancora, capirò.
Ma fino ad allora continuerò a sognarti tra le mie braccia.
9 marzo 2008
imitatore
Una mattina livida, piove. Sotto il piumone, ho ricominciato a leggere il settimanale con il quale mi sono addormentato ieri. La giornalista guarda la sua ristretta famiglia e ripensa a quella dell’infanzia, numerosa, rumorosa, piena: di affetto e diversità e vita.
Ho ricordi simili anch’io – ma quella famiglia era acquisita, e non c’è più – così mi sono sciolto in una commossa nostalgia. Quello che avevo che non ho raccolto che ho dimenticato che ho lasciato che mi ha abbandonato che ho sognato, e ho perduto.
Quando il pensiero ha iniziato a seguire un’altra strada, ho sentito il bisogno di scrivere – quattro righe qualsiasi, non importa – e mi sono accorto che la scrittura per me è un processo imitativo: leggo un testo interessante, scritto con uno stile che mi piace, e la pigrizia in cui avvolgo le giornate si dissolve.
E poiché il pensiero mi è ancora difficile da domare, ritorno a quando ho capito che potevo fare a meno delle rotelle di sostegno, perché in un parco inglese avevo visto un padre insegnare al figlio il principio dell’equilibrio dato dal movimento in bicicletta – stacchi il piede da terra dopo la prima pedalata e la bici non cade. O ripenso a quando ho iniziato a travestirmi come la mia ossessione ora perduta; o quando, guardando la libreria di Chiara, ho provato curiosità per gli autori contemporanei, quelli di cui parlano tutti; o quando ho letto il mio primo blog, sono stato ammaliato da chi lo compone e mi sono detto: voglio farlo anch’io.
È tutto già pensato scritto detto ascoltato capito ignorato vissuto dimenticato provato passato. L’unicità è illusione. E così, mentre mi meraviglio ancora – delle cose, dei cambiamenti, degli altri, di me – mi scopro provetto artefice, abile creatore e al contempo imbroglione incallito. L’uomo imitatore.
Ho ricordi simili anch’io – ma quella famiglia era acquisita, e non c’è più – così mi sono sciolto in una commossa nostalgia. Quello che avevo che non ho raccolto che ho dimenticato che ho lasciato che mi ha abbandonato che ho sognato, e ho perduto.
Quando il pensiero ha iniziato a seguire un’altra strada, ho sentito il bisogno di scrivere – quattro righe qualsiasi, non importa – e mi sono accorto che la scrittura per me è un processo imitativo: leggo un testo interessante, scritto con uno stile che mi piace, e la pigrizia in cui avvolgo le giornate si dissolve.
E poiché il pensiero mi è ancora difficile da domare, ritorno a quando ho capito che potevo fare a meno delle rotelle di sostegno, perché in un parco inglese avevo visto un padre insegnare al figlio il principio dell’equilibrio dato dal movimento in bicicletta – stacchi il piede da terra dopo la prima pedalata e la bici non cade. O ripenso a quando ho iniziato a travestirmi come la mia ossessione ora perduta; o quando, guardando la libreria di Chiara, ho provato curiosità per gli autori contemporanei, quelli di cui parlano tutti; o quando ho letto il mio primo blog, sono stato ammaliato da chi lo compone e mi sono detto: voglio farlo anch’io.
È tutto già pensato scritto detto ascoltato capito ignorato vissuto dimenticato provato passato. L’unicità è illusione. E così, mentre mi meraviglio ancora – delle cose, dei cambiamenti, degli altri, di me – mi scopro provetto artefice, abile creatore e al contempo imbroglione incallito. L’uomo imitatore.
25 febbraio 2008
alcuni sembrano dietrologi
Alcune persone, alla televisione e non solo, sembrano scegliere un nuovo colore per l’iride al fine di apparire diverse o più belle, ma con più probabilità nascondono solo pupille stupefacentemente dilatate.
Alcune catene di mediocri pizzerie dai nomi suggestivi, comparse in città come muffa negli ultimi anni, sembrano la copertura ideale per camorristi impegnati nel riciclaggio di denaro.
Alcune opinioni anacronistiche ed estreme di personaggi pubblici, installate sulle prime pagine dei quotidiani per settimane, infiammano l’opinione pubblica ma sembrano voler distogliere l’attenzione da problemi molto più attuali e preoccupanti – e paiono inoltre orchestrate da quei conservatori che, nel non appoggiarle, si travestono temporaneamente da progressisti allargando i propri consensi.
Alcune catene di mediocri pizzerie dai nomi suggestivi, comparse in città come muffa negli ultimi anni, sembrano la copertura ideale per camorristi impegnati nel riciclaggio di denaro.
Alcune opinioni anacronistiche ed estreme di personaggi pubblici, installate sulle prime pagine dei quotidiani per settimane, infiammano l’opinione pubblica ma sembrano voler distogliere l’attenzione da problemi molto più attuali e preoccupanti – e paiono inoltre orchestrate da quei conservatori che, nel non appoggiarle, si travestono temporaneamente da progressisti allargando i propri consensi.
20 febbraio 2008
on the move
Come alcuni sanno, da qualche settimana ho cambiato casa. La sto arredando in fretta, perché non vedo l’ora di poter invitare tutti gli amici – e la lista è di una lunghezza arrogante.
Per la vernice, che si terrà nel mese di maggio in serata da definire, i novantasette graditi ospiti saranno invitati a presentarsi con gli oggetti presenti nelle liste da me preparate nei seguenti negozi milanesi: Flos, Danese, Sinig’s, Unifor, KatiArredamenti; saranno peraltro pregati di ignorare la tradizionale paccottiglia da casalinga alla moda di Alessi. I più nerboruti, vestiti in salopette e dotati di attrezzi da lavoro, potranno dare un’ultima sistematina all’appartamento e sollazzare a fine serata gli astanti con esibizioni erotiche sulle note dei Men at work.
A causa della partecipazione di alcune celebrità, non sarà consentita la presenza di apparecchi fotografici e per riprese audio e/o video.
Dunque, conto alla rovescia. Non mancate!
Per la vernice, che si terrà nel mese di maggio in serata da definire, i novantasette graditi ospiti saranno invitati a presentarsi con gli oggetti presenti nelle liste da me preparate nei seguenti negozi milanesi: Flos, Danese, Sinig’s, Unifor, KatiArredamenti; saranno peraltro pregati di ignorare la tradizionale paccottiglia da casalinga alla moda di Alessi. I più nerboruti, vestiti in salopette e dotati di attrezzi da lavoro, potranno dare un’ultima sistematina all’appartamento e sollazzare a fine serata gli astanti con esibizioni erotiche sulle note dei Men at work.
A causa della partecipazione di alcune celebrità, non sarà consentita la presenza di apparecchi fotografici e per riprese audio e/o video.
Dunque, conto alla rovescia. Non mancate!
13 febbraio 2008
6 febbraio 2008
improvvisa felice rassegnazione
E poi, se m’innamoro, come posso ascoltare João e commuovermi mentre sussurra del suo amore finito d’estate?
La telefonata di un antico amante, un amico confuso, una collega che soffre, un’amica che combatte: affrontano le paure e decidono di vivere. Io non ho scelto: sono pronto. Semplicemente.
E poi, se m’innamoro, magari la smetto di commuovermi.
La telefonata di un antico amante, un amico confuso, una collega che soffre, un’amica che combatte: affrontano le paure e decidono di vivere. Io non ho scelto: sono pronto. Semplicemente.
E poi, se m’innamoro, magari la smetto di commuovermi.
3 febbraio 2008
metafora straordinaria
La vita: calzino spaiato che gira senza sosta nel cestello di una lavatrice. Eventi diversi ma preordinati, contatti casuali e forzati; quel che si ha accanto viene e va. Si esce, stremati, a fine programma.
metafora ordinaria
La vita: percorso su un anello dal quale è difficile fuggire. I rapporti umani seguono lo stesso corso, tornano oggetti, pensieri e persone, anche con nuovi volti. L’anello non si spezza, e se si lega a un altro diventa catena.
1 febbraio 2008
31 gennaio 2008
la nuova stagione
«Era ufficiale: era cominciata una nuova stagione.
Forse sono i nostri errori a determinare il nostro destino: senza quelli che senso avrebbe la nostra vita? Probabilmente se non cambiassimo mai strada non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo.
Del resto le stagioni cambiano, e così pure le città. La gente entra nella tua vita e poi ne esce. Ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore.»
Forse sono i nostri errori a determinare il nostro destino: senza quelli che senso avrebbe la nostra vita? Probabilmente se non cambiassimo mai strada non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo.
Del resto le stagioni cambiano, e così pure le città. La gente entra nella tua vita e poi ne esce. Ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore.»
27 gennaio 2008
bugiardo
Chi finge di amare tutto del compagno per non rischiare di perderlo; chi simula affetto per ottenere un favore; chi sta con te e nasconde il passato; chi mente al ragazzo con cui esce riguardo all’impegno nel rapporto, e il ragazzo fa lo stesso; chi maschera il proprio odio con un sorriso smodato; chi s’inganna per non ammettere di essere diventato l’altrui ossessione; chi crede di riuscire a imbrogliare celando le azioni di cui si vergogna.
E io qui in mezzo – un po’ l’uno, per niente l’altro, attore e spettatore – a chiedermi perché sia così difficile essere sinceri, perché non si sia capaci di riconoscere che siamo fatti così: male – imperfetti, complicati – senza diventare disonesti, prima di tutto con noi stessi.
E io qui in mezzo – un po’ l’uno, per niente l’altro, attore e spettatore – a chiedermi perché sia così difficile essere sinceri, perché non si sia capaci di riconoscere che siamo fatti così: male – imperfetti, complicati – senza diventare disonesti, prima di tutto con noi stessi.
23 gennaio 2008
heathcliff
«Out on the wiley, windy moors
We’d roll and fall in green.
You had a temper like my jealousy
Too hot, too greedy.
How could you leave me,
When I needed to possess you?»
We’d roll and fall in green.
You had a temper like my jealousy
Too hot, too greedy.
How could you leave me,
When I needed to possess you?»
21 gennaio 2008
sette frasi veramente spudorate
1. «Facciamo senza fattura?»
2. «La uso solo ogni tanto, giusto per essere di compagnia…»
3. «A votare non ci vado, tanto decidono tutto loro.»
4. «Questi attacchi al Papa sono assolutamente gratuiti.»
5. «Sui mezzi pubblici noi ormai siamo la minoranza.»
6. «Guarda che è di origine psicosomatica…»
7. «Tanto non se ne accorge nessuno.»
2. «La uso solo ogni tanto, giusto per essere di compagnia…»
3. «A votare non ci vado, tanto decidono tutto loro.»
4. «Questi attacchi al Papa sono assolutamente gratuiti.»
5. «Sui mezzi pubblici noi ormai siamo la minoranza.»
6. «Guarda che è di origine psicosomatica…»
7. «Tanto non se ne accorge nessuno.»
20 gennaio 2008
agosto ’98
Partire.
Lasciare le facce
chiudersi dietro il portone
dimenticare tutto.
Senza un saluto,
partire.
Partire,
suono dolce
di nostalgia
treno nella notte
aereo che sibila
lenta autostrada.
Il tempo si dilata,
la velocità è sorda
e mi addomestica.
D’improvviso,
partire.
Partire:
e mi beo del silenzio,
io e la mia scelta,
soli, decisi e forti.
Compagna del mio viaggio
per cambiare il mondo
una speranza;
e negli occhi
le luci dei grattacieli
e il ricordo dei tramonti
dalla finestra della camera,
ma quella della gioventù,
e sono, per fortuna, ricordi.
Con disprezzo,
partire.
Partire
senza chiedere scusa
– Di fronte a te, Orfeo –
felice incosciente ebbro
senza rimpianti,
solo il futuro
adesso
partire.
Lasciare le facce
chiudersi dietro il portone
dimenticare tutto.
Senza un saluto,
partire.
Partire,
suono dolce
di nostalgia
treno nella notte
aereo che sibila
lenta autostrada.
Il tempo si dilata,
la velocità è sorda
e mi addomestica.
D’improvviso,
partire.
Partire:
e mi beo del silenzio,
io e la mia scelta,
soli, decisi e forti.
Compagna del mio viaggio
per cambiare il mondo
una speranza;
e negli occhi
le luci dei grattacieli
e il ricordo dei tramonti
dalla finestra della camera,
ma quella della gioventù,
e sono, per fortuna, ricordi.
Con disprezzo,
partire.
Partire
senza chiedere scusa
– Di fronte a te, Orfeo –
felice incosciente ebbro
senza rimpianti,
solo il futuro
adesso
partire.
16 gennaio 2008
esibizionista
MySpace! Facebook! Flickr! aNobii! Netlog! LastFM! YouTube!
Forza ragazzi, è il Social Network!
Ovvero, la più sfacciata messinscena della socialità per il solo scopo di esserci, di esibire il proprio nulla, di apparire.
Ma scrivere un blog non è forse lo stesso?
Eccomi, il più ipocrita tra gli esibizionisti.
Forza ragazzi, è il Social Network!
Ovvero, la più sfacciata messinscena della socialità per il solo scopo di esserci, di esibire il proprio nulla, di apparire.
Ma scrivere un blog non è forse lo stesso?
Eccomi, il più ipocrita tra gli esibizionisti.
15 gennaio 2008
l’addio
Mi guardo allo specchio e quasi non mi riconosco. Con gli occhiali nuovi ho un’aria strana, un po’ folle e un po’ buffa. Non so se mi stanno davvero bene, ma non importa: dovevo disfarmi dell’ultimo feticcio che ricordava l’Ossessione perduta. Giacché per gli altri sono da sei anni “i miei occhiali”, per me erano comunque “i suoi”.
Ecco. Un piccolo passo per sentirmi più libero, e più contento. Probabilmente ora lo sarai anche tu, pg. O forse no.
Comunque, addio.
Ecco. Un piccolo passo per sentirmi più libero, e più contento. Probabilmente ora lo sarai anche tu, pg. O forse no.
Comunque, addio.
13 gennaio 2008
ho scelto te
Dev’essere qualcosa che ho, o forse che non ho – o più probabilmente tutt’e due: qualcosa che ho e non ho.
Quest’indefinibile causa, come un peto pestilenziale, tiene lontani gli uomini che mi sembrano giusti per me, quelli che vorrei conoscere meglio perché m’incuriosiscono mi divertono mi stupiscono.
C’è quello che ho spiato per mesi (così mi sono scoperto psicopatico, o più precisamente: incline all’ossessione), l’altro per il quale sono un sicuro confidente (e non sa che l’immagino sotto la doccia mentre mi parla), l’altro ancora eternamente fidanzato (non con lo stesso ragazzo – mai con me)… e l’elenco potrebbe andare avanti, ma è meglio fermarsi, tanto non si va lontano: più un uomo mi piace, meno lo interesso. Punto.
E se questo inutile sfogo sembra quello di un sedicenne, beh, lo è. In tutto ciò che riguarda le relazioni e i sentimenti altaleno tra i sedici e i settant’anni, tra l’inadeguatezza e la disillusione. In mezzo, mai.
Per giunta, non ho speranza di acquietarmi, protetto come sono da una malcelata stupidità che mi conduce al notorio, assurdo, inguaribile ottimismo. Troppo pavido per essere un suicida, troppo idiota per il pessimismo.
Quest’indefinibile causa, come un peto pestilenziale, tiene lontani gli uomini che mi sembrano giusti per me, quelli che vorrei conoscere meglio perché m’incuriosiscono mi divertono mi stupiscono.
C’è quello che ho spiato per mesi (così mi sono scoperto psicopatico, o più precisamente: incline all’ossessione), l’altro per il quale sono un sicuro confidente (e non sa che l’immagino sotto la doccia mentre mi parla), l’altro ancora eternamente fidanzato (non con lo stesso ragazzo – mai con me)… e l’elenco potrebbe andare avanti, ma è meglio fermarsi, tanto non si va lontano: più un uomo mi piace, meno lo interesso. Punto.
E se questo inutile sfogo sembra quello di un sedicenne, beh, lo è. In tutto ciò che riguarda le relazioni e i sentimenti altaleno tra i sedici e i settant’anni, tra l’inadeguatezza e la disillusione. In mezzo, mai.
Per giunta, non ho speranza di acquietarmi, protetto come sono da una malcelata stupidità che mi conduce al notorio, assurdo, inguaribile ottimismo. Troppo pavido per essere un suicida, troppo idiota per il pessimismo.
9 gennaio 2008
di alcuni errori
L’inizio circondato d’amore sotto una pioggia leggera – Passi meno incerti, ombre in dissolvenza – Il turbinare della ruota, la falce, la farfalla – Tornare per ripartire, stupirsi e poi giocare – E infine ricordarsi di alcuni errori.
Virtute e canoscenza.
Virtute e canoscenza.
Iscriviti a:
Post (Atom)