25 novembre 2007

pausa di raccoglimento

«When this old world starts getting me down
And people are just too much for me to face
I climb way up to the top of the stairs
And all my cares just drift right in to space.
On the roof it’s peaceful as can be
And there the world below can’t bother me.»

11 novembre 2007

una linea sottile

L’ennesimo caso di cronaca nera montato dalla stampa, cioè l’omicidio dell’erasmista inglese a Perugia, mi ha fatto tornare in mente la relazione che ho avuto alcuni anni fa con Chirurgo Bigotto. Un tizio strano, oppresso da gravi regole e contraddizioni, che pareva uscito da un romanzo ottocentesco ambientato nel mondo dell’aristocrazia campana. Tra l’altro, l’unico feticista dei piedi che abbia conosciuto – è buffo e discretamente antierotico, uno che si concentra sulle tue estremità, provocandoti più solletico che piacere.
Se avessi dovuto elencare gli uomini con i quali sono stato a letto, probabilmente lo avrei dimenticato (e ciò, considerata l’esiguità del mio curriculum sessuale, denuncia lo stato penoso in cui versa la mia memoria); dicevo: probabilmente avrei dimenticato Chirurgo Bigotto, ovvero il mio potenziale assassino. Proprio così: una sera, a casa sua, gli dissi che avevo deciso di troncare il rapporto – dopo due settimane di poco impegnativi incontri sessuali – e a quella notizia, che a me pareva ovvia ma dovuta, lui reagì in un modo estremamente aggressivo che mi spaventò molto, chiamandomi più volte con un vezzeggiativo, come in uno strano mantra, e minacciando di strangolarmi, a voce e con le mani attorno al collo, con un folle ghigno e gli occhi spiritati.
Reagii con quella lucida rapidità che conosce chi si è trovato in situazioni di pericolo, abbandonando in pochi istanti la sua casa («È meglio che vada»); raggiunsi l’automobile con i brividi lungo la schiena e le gambe che tremavano.
Uno psicologo da salotto televisivo potrebbe dire un semplicistico: «Siamo tutti potenziali, insospettabili, folli assassini». Ma gli darei ragione, perché sono stato quasi vittima e quasi carnefice: ricordo di aver sentito un forte istinto omicida nei confronti di un mio compagno di scuola quando frequentavo la Terza media, e di aver talvolta pensato, per qualche istante, di eliminare in maniera “definitiva” entrambe le mie Ossessioni, la Banale dell’epoca universitaria e la Perversa, della quale sono riuscito a liberarmi di recente – ma è vivo, non temete, e ancora in giro a far danni.

« You think I don’t see murder in your eye when you’re looking at me.»

buccia di banana

«Per me, come per tutti voi, il comunismo è l’impresa più criminale della storia dell’uomo.»

Silvio Berlusconi all’assemblea costituente de La Destra di Francesco Storace

4 novembre 2007

fermo e poi via

(Quella tavoletta galleggiante bianca e blu, forata da una parte, rigida e leggera; e l’odore del cloro, gli schiamazzi degli altri bambini… La mente congiunge i ricordi, e par che renda ancor più intenso l’istinto di sopravvivere, di non affogare.)

Se non fossi obbligato a uscire per andarmi a guadagnare quei tre soldi con i quali mi sfamo e poco più, resterei chiuso dentro questo appartamento arroccato in cima alle scale più decadenti della città.
Poltrirei nel letto senza lavarmi per giorni; la barba lunga mi accorgo che esiste solo perché ogni tanto prude il mento, e lo devo grattare.
Vinto da un dolore al collo, arrancherei poi verso il divano, e aspetterei sera guardando televendite di quadri alla televisione, o ammazzando mostri in un videogioco, o cercando informazioni superflue su internet, il computer in grembo.
Aspetterei, insomma, la morte – temendola più di ogni altra cosa ma non frapponendo tra noi altro che la paura.

E invece, le tante ore a produrre apparenza, e le telefonate di chi non si limita a pensarmi, ma mi cerca, mi allontanano dalla soffitta che non è casa e dal suicidio differito: il lavoro che detesto e l’affetto che non chiedo mi salvano e danno un senso temporaneo al vuoto dentro.

(Questa conclusione, benché paia una trovata da “povera gente”, mi è parsa così giusta da metterla qui, a mo’ di finale; se vi avessi annoiato, credete che non s’è fatto apposta.)