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27 aprile 2009

qui con me

Tu, con tutta la vita insieme, dal tempo dei primi ricordi.
Tu, con lo sguardo ironico e severo, il gorgo che inghiotte.
Tu, con il mistero dell’affinità, la più perfetta tra gli imperfetti.
Vi vorrei ancora, qui con me.

E talvolta vorrei anche l’amore di qualcuno che forse c’è,
ma non ancora qui con me.

4 luglio 2008

rosso

Lontano.
Lontani i desideri
lontane le esperienze
lontani i nostri giorni assieme
lontani i luoghi
lontane le abitudini
lontani gli anni di vita
lontane le parole dette.
È tutto troppo lontano.

Qualcosa riporta al presente
quel che sento perso nel tempo:
è un profumo di muschio bianco,
un certificato elettorale,
un biglietto del cinema, rosso,
un indimenticabile ricordo.

Ma non servono le tue
o le mie lacrime
o il rancore
o il rimpianto:
non voglio,
non posso tornare indietro,
né puoi farlo tu per entrambi.

20 gennaio 2008

agosto ’98

Partire.
Lasciare le facce
chiudersi dietro il portone
dimenticare tutto.
Senza un saluto,
partire.

Partire,
suono dolce
di nostalgia
treno nella notte
aereo che sibila
lenta autostrada.
Il tempo si dilata,
la velocità è sorda
e mi addomestica.
D’improvviso,
partire.

Partire:
e mi beo del silenzio,
io e la mia scelta,
soli, decisi e forti.
Compagna del mio viaggio
per cambiare il mondo
una speranza;
e negli occhi
le luci dei grattacieli
e il ricordo dei tramonti
dalla finestra della camera,
ma quella della gioventù,
e sono, per fortuna, ricordi.
Con disprezzo,
partire.

Partire
senza chiedere scusa
– Di fronte a te, Orfeo –
felice incosciente ebbro
senza rimpianti,
solo il futuro
adesso
partire.

9 luglio 2007

sogno di novembre

Non vedevo la spiaggia
e mi spostai
sulla scogliera;
c’era quel promontorio
e il mare lucido,
il sole tiepido,
i suoi riflessi.
E da lì tutte loro
in fila
si gettano dallo strapiombo
e io,
io prima impietrito,
io poi di corsa
verso il ciglio.
E loro, nel mare laggiù
loro sono balene,
con gli occhi
ricolmi di lacrime.
Per chi?
Per me?

29 maggio 2007

à travers un bois inconnu

Lo spettacolo d’arte
non varia
e le conquiste
di questo consumato guitto
crollano all’assalto
del giorno dopo.

Stanco, sono stanco
e senza forze
per attaccare
la nuova scena.
(Oh! Les yeux rouges,
sa triste vie
marche monotone
– ou ne marche pas? –
à travers un bois inconnu)

E l’attore senza guida
non sa dove fermarsi
– non c’è mare che racconti
storie più lontane
né vento.

Che sofferenza assistere
al tuo sdrucito monologo.
Non hai mai saputo recitare

e non ho ancora imparato.
Ma ormai sembra tardi.
(But I only forget
the sad memory of…)

5 aprile 2007

la fine del giorno

sedici anni_facce ostili_parole sottovoce_orizzonte più nero del nero attorno_propaganda dei vescovi sui giornali_senso di colpa_la croce gronda sangue_branco cannibale_odio_il bozzolo imprigiona_violenza_il dolore lacera i pensieri_un passo_libero.

16 marzo 2007

sotto il tendone

Venghino, venghino siore e siori
Nel grande Circo dell’Indecisione:
Non sanno scienziati né professori
Dare risposte, qui sotto il tendone,

A noi, tristi clown dai vacui ideali,
Solitari trapezisti bendati,
Illusionisti dai trucchi speciali,
Grigi impauriti colombi ammaestrati.

Noi siamo tutti su un gran carrozzone
E non un pensiero né un’opinione
Riusciamo ad esprimere in libertà

Se ancora nuovi incubi e paure
C’impongono amarissime censure
E il ritorno a questo gaio varietà.

21 gennaio 2007

pur di non fare ciò che devo

guardo
pur di non amare

sogno una vita altrove
pur di non migliorare quella attuale

lascio
pur di non finire

perdo
pur di non aver paura

ballo solo
pur di non perdere l’equilibrio

onoro le icone
pur di non seguire l’istinto

dormo
pur di non soffrire

e scrivo
pur di non dormire

Questa è la mia morte,
pur di non vivere.

21 novembre 2006

manifesto

I maschi, gl’inganni, l’ozio, gli amori,
Banalità e vane imprese canto,
Fatto che – in tempo di nuovi valori –
Non è ragione di lustro o di vanto
Ma un esercizio nel quale i dolori,
Vestiti di parole e di rimpianto,
Vivono la stagione dei colori.

26 ottobre 2006

omaggio a rodari

Il signor Amerigo
Si svegliò una mattina
E quando andò in cucina
Trovò la Morte in frigo.

Non si stupì per niente
Ma si chiese chi era,
Con l’abito da sera
E la falce splendente.

Lei, un poco infreddolita,
Si presentò, sorrise
E a scacchi gli permise
Di fare una partita.

La posta in gioco affatto
Lo spaventò: alle Sei
Non andò via con lei
Ché diede Scacco Matto.

La Morte, è la morale,
Cieca non è per niente
E con sé porta gente
Che a scacchi gioca male.