29 giugno 2007

breve aggiornamento (con molte parentesi)

Di ritorno da un’amena località marina (com’è noto, la città di Parigi, che possiede un imponente faro, è collegata al mare da fiumi e canali, e – come potrà confermare il mio squisito ospite – passeggiare per i suoi boulevard e sul Lungosenna è azione simile a quella esperibile in una località della Costa Azzurra), sono reclutato per gli ultimi giorni di prove prima della débâcle teatrale (tutte le sere fino al prossimo martedì a ripetere azioni inutili e frustranti).
Nel mentre, combatto contro una bronchite (il clima della Ville lumière non è quello di Nizza, devo ammettere – e la forza non è più quella di un ventenne) resistendo all’invito di assumere antibiotici (ma mi passerà, senza?) e cerco di assemblare pezzi sparsi d’arredo (arrivano le librerie: da non credere…), di lavoro, di relazioni amicali e famigliari (sarà da figlio degenere sentire la propria madre ogni quattro o cinque giorni e vederla una volta al mese?).
Comunque, casomai interessasse a qualcuno, il concerto («non c’è due senza tre») è stato onestamente, oggettivamente strepitoso. Punto.
E sul sabato sera al Bataclan, la Nuit des Crazyvores: se qualcuno ve la spacciasse come una serata “alla Glitter”, non credeteci. È come il pornografico Borgo del tempo perso (nomen omen, cfr. extraterrestre). Solo i cocktail fanno cacare come al locale luccicante.
Infine, mangiare al ristorante giapponese costa meno che nelle brasserie (misteri di una città che ha affittato l’anima ai turisti).
Ecco, è tutto. Ci si ritrova qui alla fine dell’ultimo stanco (o perplesso) applauso.

22 giugno 2007

«non c’è due senza tre»

Valigia? Da fare.
Gas? Da chiudere.
Impermeabile? Sì.
Biglietti? Sì.
Attacco d’ansia? Sì.
Crisi di panico? Sì.
Bene, mi sembra che ci sia tutto.

Au revoir, les gars.

18 giugno 2007

glitter and be gay

«…That’s the part I play.
Here I am in Paris, France…»

Il migliore dei Candide possibili.

16 giugno 2007

so long farewell auf wiedersehen good-bye

E alla fine la Regina di Picche se n’è andata davvero dal Castello di Carte.
Con la Regina di Cuori, il Fante e la Regina di Fiori e il Due di Picche (io sono universalmente noto come il Jolly dell’ufficio) resterò in paziente attesa che a settembre arrivi il suo supplente, Seduttore Semplice: l’uomo dei Grandi Cambiamenti Annunciati.
Sanguinaria ci mancherà – e qualcuno, secondo me, la rimpiangerà.
Da lunedì chi storpierà in maniera creativa ogni nome di persona? Chi dirà con tono minaccioso «Te lo segnalo…» e con aria pseudo-ingenua «Te la do al novanta»? Chi si farà odiare da tutti, complotterà con il Due di Picche, userà il suo blando potere per soggiogare i sottoposti, fingerà di non sentire e alzerà le suonerie dei telefoni al massimo volume, avrà un muffoso gusto anni ottanta, vivrà un rapporto simbiotico con la madre, malsopporterà figlio, marito, tata e colf? Chi?
Comunque, come mi succede talvolta con notiziole sceme, romanzetti da poco e filmacci rosa, oggi mi sono un po’ commosso, mentre la salutavo. Lei aveva gli occhi pieni di lacrime (non si sbagliava chi affermava che può avere rare reazioni umane, dunque!) e, in maniera simile alla specularità di uno sbadiglio, anche i miei si sono inumiditi più del dovuto. L’ultimo, ennesimo, favore che le ho fatto è stato regalarle un addio che avesse una parvenza di partecipazione emotiva.
Cazzo, non ce la faccio proprio a non sembrare un bravo ragazzo.

14 giugno 2007

guilty pleasures

Ieri una collega del Castello di Carte mi ha regalato il libro più famoso di Madeleine Wickham, del quale l’autrice si vergognò al punto da firmarlo con uno pseudonimo. Come si può notare, m’imbarazzo anch’io a nominarlo, così lascio al lettore la briga di scoprire di che si tratti.
Stamattina però, seduto sul cesso e poi in metropolitana (sperando che pochi riconoscessero la copertina), ho letto una quarantina di pagine e, pur constatandone l’inconsistenza, mi sono meravigliato della quantità di risate che provoca. «Perché», mi sono chiesto, «non l’ho divorato sette anni fa, quando ne parlavano tutti?»
È orribile quando ti rendi conto che l’ultrasnobismo talvolta censura piccoli indecenti piaceri.

12 giugno 2007

white taffetas

«May your days be merry and bright.»

11 giugno 2007

hypochondria, meine liebe

Una spiacevole fine della settimana, il corpo che d’improvviso ignora le regole basilari della sopravvivenza e un po’ di agitazione conseguente. Se solo avessi meno paura delle malattie…
Riposo e attenzioni parentali: quanto di meglio per addolcire la dura vita di un non più giovane milanese, solitamente abbandonato a sé (per sua scelta, e altrui).
Prima di arrivare al prossimo sabato mi aspettano quattro giorni di lavoro al Castello di Carte (con il cambio della guardia: alla Regina di picche subentra un Fante o un Re del quale non si vede il colore), una sola lezione di Masochismo Applicato (ne mancano cinque alla débâcle, ma tra Candide e il soggiorno all’estero, per me saranno un paio – però temo per l’incolumità delle domeniche), un’ora al supermercato (non posso vivere di urfidi ghiaccioli al limone), una mezz’ora a quello biologico (non posso vivere senza riso soffiato per la colazione), il nuovo telefilm preferito (nella versione stereo del satellite, scaricato il giorno dopo), almeno un film tra quelli in attesa negli hard disk (c’è un tale disordine che avrò almeno tre o quattro doppioni), qualche riga sgarzola su queste pagine, la lettura dei miei blogger di fiducia, qualche chiacchiera con gli amici, almeno una telefonata un po’ più lunga.
Un programma che, pur nella sua scialba convenzionalità, mi pare meglio delle ipotesi prospettate dall’ipocondria nei giorni passati. E che, a rileggerlo, potrebbe far da spunto per una presa per il culo musicale alla moda.

9 giugno 2007

infiniti

«I get this writer’s block,
It comes as quite a shock.»

Ricevere un regalo inatteso per posta. Fare un viaggio attraverso le lettere di uno sconosciuto. Incontrare lui con la sua nuova corte e provare ancora fastidio. Sorprendersi per una telefonata. Chiedersi se l’affetto incondizionato per il più grande amico è ricambiato. Bussare alla sua porta e non sapere se voglio che la apra. Aspettare invano una risposta che avrebbe rivoluzionato le giornate. Pensare a chi è lontano senza riuscire a dire che mi manca. Cercare informazioni inutili ed evitare quelle importanti. Guardare la tastiera del computer e non capire se mi piace stare solo.

«I’m livin’ in the past,
My clock’s an hour fast,
Should really go and make a coffee
But I can’t be arsed.
I’ve lost my mobile phone,
You’ll have to call my home;
On second thoughts just leave a message
When you hear the tone.»

7 giugno 2007

sashimi a mezzogiorno

Uscire a colazione (dopo un anno che non lo vedi) con l’uomo che, valutando pro e contro, pensi possa essere il miglior partito che hai avuto per le mani in passato, è un po’ frustrante – soprattutto se:
hai usato le tue più collaudate maniere seducenti, ma a causa della scarsa pratica le trovi orribilmente appannate;
hai la sensazione che potreste senza difficoltà finire a letto assieme, ma si fermerebbe tutto lì e non è quel che vorresti da lui ora (né allora);
è ancora fidanzato con il tuo ex che oggi più detesti e disprezzi – li hai fatti incontrare tu due anni fa, e lo sapevi che erano fatti uno per l’altro;
lo trovi ancora scandalosamente affascinante e, addirittura, più bello di come lo ricordavi;
ti accorgi con imbarazzo che non articoli con precisione le parole e i pensieri si accavallano – come si dice? «È l’ormone…»;
usciti dal ristorante non perde occasione per abbracciarti e quando vi salutate ti bacia sulle guance con un’intensità eccessiva.

Torni in ufficio e ti domandi: «Il suo è il classico comportamento del traditore recidivo: davvero sopporteresti di avere una relazione con un uomo così?»
Ti rispondi: «No», e ti senti molto, molto più sollevato.

6 giugno 2007

hope you like it

«I’ve written you a song,
A beautiful routine.
(I hope you like it.)
My technique can’t be wrong
I learned it from the screen.
(I hope you like it.)
I studied all the rhymes that all the lovers sing,
Then just for you I wrote this little thing.

Blah, blah, blah, blah, moon,
Blah, blah, blah, above.
Blah, blah, blah, blah, croon,
Blah, blah, blah, love.
Tra la la la, tra la la la la, merry month of May,
Tra la la la, tra la la la la, ‘neath the clouds of gray.

Blah, blah, blah, your hair
Blah, blah, blah, your eyes
Blah, blah, blah, blah, care,
Blah, blah, blah, blah, skies.
Tra la la la, tra la la la la, cottage for two
Blah, blah, blah, blah, blah, darling, with you.»

5 giugno 2007

la magia del palcoscenico

Siamo un branco di sprovveduti nelle mani di un incapace sadico.
Il corso, del resto, è di Masochismo Applicato; avrei fatto meglio ad abbandonare dopo il primo trimestre.
Lo “spettacolo” del “regista” andato in scena due settimane fa era semplicemente orrendo. Un vero cul de sac, un mucchio di banalità disarmanti e un tema potenzialmente interessante soffocato dall’inettitudine delle attici – e soprattutto dello sceneggiatore, lo stesso “regista”.
Costui è lo stesso incapace sadico nelle cui mani screpolate siamo finiti.
Così io sarò un innamorato alla Peynet sullo sfondo dell’azione, ma contemporaneamente (testuali parole del “regista”) un Wile E. Coyote al quale un duo di serve fa continui scherzi idioti. Stasera mi hanno bruciato una mano sfregandola con una corda; non per finta, la mano mi fa male. A oggi (siamo in scena fra tre settimane) neanche una riga di testo assegnata.
Eppure una storia esiste: è Les Précieuses Ridicules di Molière, una commedia leggera che si presterebbe anche a letture interessanti. Questa, comunque, non lo è.
Spero che a nessuno venga la pessima idea di venirci a vedere: non riuscirebbe neppure a ridere di noi (è un avvertimento, cari amici che pensate di comparire proditoriamente tra lo sparuto pubblico della palestra che chiamano teatro).

L’anno prossimo, corso di tedesco e yoga.

3 giugno 2007

inchiostro simpatico

C’è un po’ di sole, finalmente. Le nuvole si spostano a una velocità inconsueta.
È da una settimana che non esco la sera, ma finalmente un lungo sonno. Ne giova l’umore; da stasera per una settimana melatonina e ora di scadenza: mezzanotte, comunque.
Ieri ho riso come accade di rado vedendo il terzo spettacolo di Luttazzi in tre giorni e ho pianto per il cartone animato più cupo di sempre, Una tomba per le lucciole. Con alcune stronzate di contorno, una decina di ore imbozzolato nel divano.
Poco fa, risveglio ascoltando Invisible ink («But nobody wants to hear this tale: the plot is clichéd, the jokes are stale – and baby, we’ve all heard it all before»). Triste, ma necessaria. Subito dopo, Make your own kind of music («Even if nobody else sings along»), Deliver us («Al ti-ra veh al tif-chad») e Di questo e d’altro («E non combattere mai, e non arrendersi mai»).
Nella posta in arrivo, pubblicità del Carrefour e un messaggio spam da Dorian Grayson.
Un sorriso inatteso: tutto sommato, ci sono ancora buone ragioni per tirare avanti un’altra settimana.

2 giugno 2007

misantropia

L’irritazione e la noia che mi procurano gli esseri umani negli ultimi giorni sono ormai difficili da celare.
Il sorriso tirato si avvicina a un ghigno, gli occhi tradiscono avversione.
Oh! e mi mangio le unghie; è una cosa che detesto.
Desiderio del giorno: «Mamma, mi compri un lanciafiamme?».
Risparmio quelle tre o quattro persone che hanno ancora un senso, gli altri: arrosto.
Troppa caffeina? umidità?
Certo, un po’ di pulizia sarebbe un bene.
Altro che:
Cappello di carta,
scarpe sporche
e un secchio di calce in mano;
sono io:
un inesperto muratore
con il compito di costruire,
per il mio futuro,
ricordi.
– cazzate di quindici anni fa (quindici?!)
Immaginare un futuro, e non c’è alcuna direzione nel presente; che tristezza.
Sarebbe necessario accettare l’errore. Scegliere. Sbagliare. Ricominciare.
Non vale la fatica, forse. Forse.
(Pensieri sempre più involuti, frasi senza fine né ragione.
Perché sei ancora lì a leggere? Non ti accorgi che stai perdendo tempo? che tutto questo non ha senso?)
Il tempo che rimane sia clemente.
Indicazioni per la sopravvivenza immediata: risposte monosillabiche, ore di sonno superiori a quelle di veglia, stare lontano dai lanciafiamme.
Il resto, come sempre, va da sé.

1 giugno 2007

when the sun comes out

«Love is funny,
It’s not always peaches, cream and honey,
Just when everything seemed bright and sunny
Suddenly the cyclone came,
I shall never be the same.»