Ho scorso un elenco di fobie e ne ho trovate pochissime che non mi si adattino (“stelle” e “burro di noccioline attaccato al palato” più un altro paio, nel caso interessasse).
Sono un po’ preoccupato: non voglio approfondire e credo proprio che non tornerò sul sito. Temo di essere il primo ad avere una tabulafobia.
26 agosto 2006
22 agosto 2006
specimen days
In fondo lo sapevo da quando l’ho comprato un anno fa.
Allora ne lessi qualche pagina e non ci trovai nulla; lo abbandonai subito per qualcosa di meglio (impossibile ricordare cosa fosse). Poi, nel caos della partenza, un libro da portare, quello lì che occhieggia dalla pila dei non letti sul comodino (ma quanti sono? quando smetterò di comprare libri prima di aver letto i cinquanta che aspettano e s’impolverano di fianco al letto?). Ed ecco, è sull’aereo.
Giorni Memorabili di Cunningham è una porcata che acquisti perché hai amato Carne e sangue e leggi perché speri di trovare la splendida prosa tradotta da dio dei precedenti romanzi.
Trovi invece una struttura clonata da Le Ore, ma gonfiata (e quel libro funzionava soprattutto grazie alla sua leggiadra snellezza), senza alcuna magia nelle storie che s’intrecciano (ovvero con legami debolissimi e banali – quanto è insopportabile e inutile quella tazza? e quanto è idiota chi l’ha messa in copertina nell’edizione italiana?), con riferimenti a Whitman in luogo della Wolfe (uova di lompo versus caviale Beluga); un romanzo stucchevole, mal scritto e superfluo (certo, qualcosa di buono c’è, ma non basta… e poi quanto è scocciante lo smascheramento di MC? Quanto mi è dispiaciuto scoprire che non è un vero talento della letteratura contemporanea ma un banale, noioso borghesuccio newyorkese? – certo potevo già capirlo dall’insulso saggetto su Cape Cod, infarcito di risibile, farlocco snobismo).
Per fortuna esiste Philip Roth e avevo attorno a me i paesaggi dell’Islanda.
Oh, a proposito: sano e salvo, sono tornato.
Allo Stansted airport molto più casino del solito. Mi sono perso qualcosa?
Allora ne lessi qualche pagina e non ci trovai nulla; lo abbandonai subito per qualcosa di meglio (impossibile ricordare cosa fosse). Poi, nel caos della partenza, un libro da portare, quello lì che occhieggia dalla pila dei non letti sul comodino (ma quanti sono? quando smetterò di comprare libri prima di aver letto i cinquanta che aspettano e s’impolverano di fianco al letto?). Ed ecco, è sull’aereo.
Giorni Memorabili di Cunningham è una porcata che acquisti perché hai amato Carne e sangue e leggi perché speri di trovare la splendida prosa tradotta da dio dei precedenti romanzi.
Trovi invece una struttura clonata da Le Ore, ma gonfiata (e quel libro funzionava soprattutto grazie alla sua leggiadra snellezza), senza alcuna magia nelle storie che s’intrecciano (ovvero con legami debolissimi e banali – quanto è insopportabile e inutile quella tazza? e quanto è idiota chi l’ha messa in copertina nell’edizione italiana?), con riferimenti a Whitman in luogo della Wolfe (uova di lompo versus caviale Beluga); un romanzo stucchevole, mal scritto e superfluo (certo, qualcosa di buono c’è, ma non basta… e poi quanto è scocciante lo smascheramento di MC? Quanto mi è dispiaciuto scoprire che non è un vero talento della letteratura contemporanea ma un banale, noioso borghesuccio newyorkese? – certo potevo già capirlo dall’insulso saggetto su Cape Cod, infarcito di risibile, farlocco snobismo).
Per fortuna esiste Philip Roth e avevo attorno a me i paesaggi dell’Islanda.
Oh, a proposito: sano e salvo, sono tornato.
Allo Stansted airport molto più casino del solito. Mi sono perso qualcosa?
5 agosto 2006
terra di ghiaccio
Ecco, si parte. Al fresco, senza perdere la libertà.
Come sempre, l’ansia è lì in agguato: vorrei andare e vorrei restare; non voglio lasciare casa e penso con terrore alle ore in aereo; d’altra parte m’incuriosiscono le novità che mi aspettano e ho bisogno di paesaggi nuovi. L’incognita del viaggio. Il dubbio di aver dimenticato qualcosa di fondamentale. La valigia sarà pronta alcuni minuti prima di lasciare casa (l’avrò iniziata a fare poco prima) e un vago senso di morte mi accompagnerà per ore e ore.
Allegria! Si va in vacanza!
Come sempre, l’ansia è lì in agguato: vorrei andare e vorrei restare; non voglio lasciare casa e penso con terrore alle ore in aereo; d’altra parte m’incuriosiscono le novità che mi aspettano e ho bisogno di paesaggi nuovi. L’incognita del viaggio. Il dubbio di aver dimenticato qualcosa di fondamentale. La valigia sarà pronta alcuni minuti prima di lasciare casa (l’avrò iniziata a fare poco prima) e un vago senso di morte mi accompagnerà per ore e ore.
Allegria! Si va in vacanza!
4 agosto 2006
segnali divini

Chi scriveva DIO C’È sui muri? Quelli che oggi scrivono PADANIA LIBERA?
Fatto sta che, fermo al semaforo, alzi lo sguardo e l’Altissimo te lo ritrovi anche tra i fili della ferrovia a Lambrate. Una specie di pubblicità subliminale.
Certo è tutto così religioso, in questi tempi. Perché questo ossessivo bisogno di divino?
Trovo che il sovrannaturale sia, in tutte le sue forme, tremendamente cheap. E, grazie a Dio, non credo.
Iscriviti a:
Post (Atom)