31 luglio 2008

xv

Ho scelto le parole ed è passato il sonno. Non i suoni che cantano nelle mie orecchie, le immagini che nascondo geloso per confermare i ricordi, i gesti che ritrovano il caldo della pelle; le parole, per caso.
Allora, una stella cadente – e un desiderio avverato. Oggi, la grandine che mi ferma, muto, sulle scale.
Il primo corpo ha gli anni dei miei combattimenti contro desideri che non volevo riconoscere, preludio della maturità, della conquista di me.
Il primo corpo è l’unico che davvero ricordo – il calore della sua lingua nell’orecchio, le ciglia bianche di sale. Gli altri si sono sovrapposti, irriconoscibili.
Il mio scoglio sopra il mare e quindici anni di quasi vita e quasi morte, incerto di essere cresciuto da allora, ancora in cerca – nelle notti d’estate in cui il ghiaccio non squarcia il cielo – della scia di una stella per una nuova speranza.
Infine il sorriso, le poche parole; poi l’acqua, il saluto. E ancora io e il sole.

20 luglio 2008

otto giorni

Non so se sia mia pigrizia o se in questa città perdutamente provinciale le alternative per uscire a chiacchierare dopo cena con un bicchiere in mano siano sempre: nessuna. Quattro serate su otto nello stesso piccolo locale – soprattutto sul marciapiede antistante – sorridendo, bevendo sambuca birra Cynar, cercando di non pensare al leggero mal di schiena e alle inutilità che sento arrivare dai gruppetti vicini. Eppure ogni volta mi sono divertito, ed era inatteso.

Non so se farò come la mia omonima, l’assistente di Miranda, e inizierò a interessarmi al mondo della moda per non soccombere. Certo, era dal penultimo anno di liceo che non ricevevo bacchettate per il mio modo casuale di abbigliarmi. E pensare che volevo essere carino: maglietta rossa con stella bianca, camicia verde-militare aperta, pantaloni e scarpe nere – molto normale, molto me. Ma Mr. Suede Loafer, con il Blackberry trattenuto dal polso molle, ha ripetutamente definito l’insieme con due dita cacciate in gola, generando diffuso imbarazzo. D’accordo: lo so che Amanda è una sfigata, e che Karen in effetti ha un pessimo gusto. Ma è stato un brutto colpo per la mia autostima, ed era inatteso.

Non so se rivedere dopo vent’anni la casa dell’infanzia da un tetto, durante una festa, con il tramonto più bello di quest’estate e una brezza leggera, sarà l’unica ragione per la quale ricorderò una strana festa. In realtà, aver tentato di seppellire con rancorose palate di sarcasmo il lì presente fidanzato storico dell’ossessione perduta, essermi pentito e scusato sinceramente il giorno successivo con un messaggio e aver ricevuto una risposta in cui si parla di comportamento che non «mi ha fatto onore» sono altre buone ragioni per conservarla nella memoria. Il concetto di onore, in effetti, mi sfugge. E comunque è stata una serata molto piacevole, ed era inatteso.

Non so se mi farò travolgere dalla paura, se troverò un filo logico sul quale sviluppare un lungo percorso, se riuscirò a farmi capire parlando di concetti astratti in inglese, se saprò spiegare come si guarda un’immagine. Ma tutto questo mi sta regalando nuove energie, ed era inatteso.

Non so se i posti disponibili siano limitati, e per far spazio sia necessario che una posizione si liberi. E se l’incontenibile bisogno di dire quel che penso sia solo pericoloso e mi rechi danno, o se qualcuno onesto con se stesso, prima o poi, lo apprezzerà. E se aspettare il tempo che mi sembra appropriato sia “giusto” o irrimediabilmente “troppo”. E se cambiare idea significhi ammettere che si è sbagliato, anche se non lo si pensa. E se la lontananza ti ferisce perché ti rendi conto di quanto vuoi bene a qualcuno, e prima era tutto scontato.
Ecco: anche tutto questo mi scorre attorno e mi porta con sé. Ed era inatteso.

18 luglio 2008

july soap opera

Come sempre in questo strano mese, mi succedono cose insolite, piacevoli e non. Conoscenze, addii, novità, decisioni, delusioni, rischio, passione: luglio mi obbliga a uscire in punta di piedi dalla Torre d’avorio. Certo, la scarsa consuetudine con i miei simili mi rende goffo – e faccio ancora troppi errori; alla mia età è imperdonabile.
Qualche racconto di quel che sta accadendo, e alcune lezioni che ho imparato, quando sarò riuscito a dormire per un paio di notti almeno nove ore: solo dopo un po’ di riposo i pensieri frammentati dalla stanchezza potranno essere archiviati fluendo in parole scritte che abbiano un senso (almeno per me).
Intanto, la vita, a luglio.

4 luglio 2008

rosso

Lontano.
Lontani i desideri
lontane le esperienze
lontani i nostri giorni assieme
lontani i luoghi
lontane le abitudini
lontani gli anni di vita
lontane le parole dette.
È tutto troppo lontano.

Qualcosa riporta al presente
quel che sento perso nel tempo:
è un profumo di muschio bianco,
un certificato elettorale,
un biglietto del cinema, rosso,
un indimenticabile ricordo.

Ma non servono le tue
o le mie lacrime
o il rancore
o il rimpianto:
non voglio,
non posso tornare indietro,
né puoi farlo tu per entrambi.

1 luglio 2008

experimental prophecy

«We were working secretly
For the military.
Our experiment in sound
Was nearly ready to begin.
We only know in theory
What we are doing:
Music made for pleasure,
Music made to thrill.
It was music we were making here until

They told us
All they wanted
Was a sound that could kill someone
From a distance.
So we go ahead,
And the meters are over in the red.
It’s a mistake in the making.

It could feel like falling in love.
It could feel so bad,
But it could feel so good.
It could sing you to sleep
But that dream is your enemy.»