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5 gennaio 2010

l’inverno del signorino snob

«Pronto? Tesoro! Posso stare solo tre-minuti-tre: devo maratonare tutto il pomeriggio con il Barbianino. No, ti dico il personaggio che è: a Natale ha ricevuto in regalo da non-so-chi un copriletto, e vuole andare a cambiarlo. Gli dico: “Stelìn, va bene che il disegno cachemire mi fa di un anni Ottanta da cocktail in Terrazza Martini e Prima della Scala con il Tognoli e i suoi occhiali d’oro, ma invece di cambiarlo regalalo alla Nancy, che le farà un po’ di colore in quella stanzetta in cui l’hai messa – non che l’abbia mai vista, ma lo so come sono le stanze delle cameriere”, d’altra parte lui è stato tutto un: “No, che poi si monta la testa e crede che abbia un occhio di riguardo per lei rispetto al maggiordomo o al giardiniere o all’omino della piscina – che in effetti un debole per quello lì ce l’ho, e poi chi non l’avrebbe, con quella faccia da delinquente e quelle spalle da rugbista… Ma no, devono credere di essere tutti sullo stesso livello: il loro”… E insomma, per fartela breve, questo copriletto lo cambia, ma vuole portarmi con sé: dice che si fida soltanto del mio gusto – però guarda, non ci giurerei proprio, visto quel servizio di bicchieri che ha tirato fuori l’altra sera, uguale a quello della Dalia, la vipera: lei, sempre lì a dare consigli, ma gusto nullo, arrivata da non so dove ma so come, e si atteggia da divina. Me li sta plagiando tutti… Ma io resisto, sai?

Come dici, cincillà? Capodanno? Noi? Insieme? No, cuore: lo sai che non sono fatto per le cose dell’ultimo minuto: men che meno durante le feste comandate! Ma no, no, non insistere! Jet privato e settimana nel resort dell’Oceano indiano… mi fanno così cinepanettone! Scusa se te lo dico francamente, ma lo so che apprezzi la schiettezza, no? Beh, davvero: lo sai come la penso; preferisco il mio buchetto a Crans, che tra l’altro a Celerina l’eliporto è sempre intasato, in alta stagione. Anche se ero tentato di riaprire casa a Cortina: saranno quattro anni che non ci metto piede e mi chiedo ancora se abbia senso tenerla lì a fare muffa. Anzi, deciso: domani la vendo. Di solito ci mando la Clizia con il suo beau, ma quella ragazza ha mille risorse e trova certamente un’alternativa, no?
Sposarsi? Loro due? Ma va’ là… Il ragazzo è belloccio, lo ammetto, e ha quel pizzico di sale in zucca che gli permette di sostenere una conversazione, ma per il resto è un disastro. Guarda: famiglia borghesuccia, ma proprio piccola-piccola, studi banalotti – laurea, che ormai a chi la neghi? in una di quelle robe tecniche tipo ingegneria dei materiali –, poi senza uno straccio di master o di esperienza all’estero, lavoro un po’ noiosetto, passione per la palestra, e poi abitucci da due soldi con qualche marchietto qua e là - senso estetico: zero, insomma. Il tipo “testa sulle spalle”. Vorrai mica che si porti in casa uno così, proprio la mia Cliclì, che mi rende sempre uno zio così orgoglioso. Pensa: tempo fa, ma mica tanto, mi telefona e mi dice: “Zietto, ho preso un hackney nuovo, devi vedere il mantello che ha: lucido-spettacolare-meraviglioso-unico. Voglio andare con lui e farmi un Milano-Camargue: parto domani”, perché lei è un tipo così: decide una cosa e la fa, subito, d’impulso. Ecco: prende un cavallo e si attraversa il Norditalia al galoppo. Uguale a sua madre. La adoro.

Il Natale? Mon amour, ma come vuoi che sia andato, il Natale? Di tutti gli obblighi sociali, è il tour-de-force più faticoso da sopportare. Solo parlarne m’immalinconisce: le luci, i doni, la finta allegria. Tutta una messa in scena che non ha nulla a che fare con la nostra vita di tutti i giorni… Non trovi? Io trovo. Fatto sta che comunque Manlio, lui non si smentisce mai, mi ha fatto l’unico regalo degno: un vaso di vetro primi Novecento con dentro un non-so-che sotto formalina. Una roba che non capisci se è un feto umano o un qualche mostro animale: una roba raccapricciante che mi fa paura tenere in mano, ma almeno è un regalo nuovo, una cosa mai vista prima! Farà orrore, ma se per provare una qualche emozione a caso si deve ricevere una roba ributtante, beh, sai cosa ti dico? Ben venga!
Io, per parte mia, ho fatto solo buoni acquisto. È di un volgare che all’inizio mi sono vergognato, ma poi sai: molti dal Cartier non ci sono mai neppure entrati, e ti fa piacere immaginarli lì carini che suonano il campanello al negozio in Montenapo. E poi cosa ci posso fare? Invecchio, e non ho più idee fresche: trentasei anni, ma sento la giovinezza come una cosa trascorsa da secoli-millenni-ere geologiche...

Corazón, senti, è ora che ti lasci, o il Barbianino mi si irrita, e poi passare il pomeriggio con lui diventa come quelle cene dalla Titti e dal Lupo: tutti all’erta, parole centellinate, sorrisi di circostanza. Una mestizia!
Dai, vado, che magari ci scappa anche un giro dal drappiere: vedi mai che non riesca finalmente a trovare una fantasia giusta per il divano, che si armonizzi con gli zerbini nuovi…
A prestissimo, candore! Un abbraccione!»

18 agosto 2009

gli svaghi del signorino snob

«Pronto? Ciao stelìta, come va? Ma no che non disturbi, nini: sono qui sulla chaise-longue di cavallino che stavo rimirando il nuovo trompe-l’œil dello studio. Mi sono fatto fare tutto un ghirigoro geometrico floreale che mi attraversa la stanza. Fa tanto moschea, un po’ talebano contemporaneo, moda-non-moda…

Come? Domani? Il compleanno del Rocchigianone! Ma cribbio! Mi si sovrappone al canastino con le tre-mende! Me l’ero completamente dimenticato-obliato-cancellato-corroso-morto… E adesso?
Come dici? No: il canastino mi fa molto più classico del burraco. Quello lo lascio alla Pippi e alla Miffi. Il bridge? Ma anima: non ci gioco da quindici anni! Non saprei più da che parte iniziare la dichiarazione! No, poi è troppo impegnativo e mi vengono tutte quelle brutte rughette attorno alla bocca e tra le sopracciglia.
No, ma scusa, per il Rocchigianuccio: gli faccio una bella telefonata e gli rigiro su un invito per giovedì. Risolto.

Splendore, ma ci sei al concerto del mio divino? Lunedì, alla Scala. Mi fa tutto un repertorio dodecafonico, così pre-esistenzialista… Ma comunque, hai sentito che ha lasciato la Picci per una tizia, una tipo groupie? No, tu dimmi: hai una moglie che ti segue in tutto il mondo per trent’anni, ti sopporta quando stai ore-giorni-settimane-ere geologiche su quella tastiera – che a me poi tutto quell’esercizio mi fa un po’ fanatico tipo sportivone palestrato, versione “musica alta” – e lei lì, a dirti «Che bravo, che maestro, che unico»… Guarda: più ne parlo, meno mi viene voglia di andarci, a sentirlo. Quasi, passo l’abbonamento alla domestica, che si fa una sera senza rincitrullirsi di televisione; magari si fa una ronfatina, ma la Scala per loro è sempre un bel vedere, e poi si dà una sistematina, che non le fa male. Vedessi con che capelli mi si presenta certe mattine!

Se ho letto l’ultimo di chi? Il Camilleri? Ma sì, lo conosco dal giornale: è che, cuore, leggo solo autori fino al 1950, con una spiccata preferenza per i Russi del Diciannovesimo. L’Aleks, il Fedor… Puškin e Dostoevskij, certo. Ho appena riletto L’idiota, ma nella traduzione classica francese: con quella italiana dell’Arnoldo ci perde…

Ma cosa c’è? Niente, cicci, è la micia: è lì che mi gratta sul bukhara – le darà fastidio tutto quel rosso. Che poi, più lo vedo, più mi dà anche a me un senso di troppo pieno e di già visto e di stanco… Guarda, faccio una cosa, una mattàta delle mie: prendo tutti i tappeti e li trasferisco metà al lago, metà a Celerina. Zen, la faccio questa casa. E via questo trompe-l’œil, è di una noia!
Scusa, ti lascio che prendo appuntamento con l’architetto, così approfitto e armonizzo anche le nuances degli zerbini.
Luce
, a prestissimo! Un abbraccione!»

10 luglio 2009

le vacanze del signorino snob

«Pronto. Ma cuore, ciao, come va? Luce! erano ere geologiche che non ti palesavi!

Sei tornata dal giro in Groenlandia? col sottomarino atomico! Ma pensa! Il Pippi era con te? Mi avrà avuto problemi di claustrofobia… Ah, la sua è agorafobia? Beh, dai! Ma non dirmelo! Vuol farsi fare dall’architetto le pareti della camera da letto tutte di un piombo spazzolato! E il periscopio in mezzo! Da non credere, tanto gli è piaciuto come viaggio! Beh, mi fa tanto recluso di classe, comunque…

Io? Si è fermata la Bibi per un tè ed è andata via da trenta secondi sì e no. Aveva il visone grigio, pensa, che non le stava fermo un attimo, e poi tirava, e mordeva tutto il guinzaglio… Cosa non mi è di animalista quella ragazza! Il visone domestico! …Solo per far rabbia a sua madre, che di pellicce se ne sarà fatte un paio l’anno da quando ha sposato quel personaggio del Maurilione. Comunque, la micia era un po’ infastidita dalla presenza del visoncino e mica le si è arruffato tutto il pelo? E io che l’avevo appena portata con me dal parrucchiere a fare l’antipermanente!

Vacanze? Mah, senti, nini: la Titti e il Lupo non possono partire prima di agosto, per la storia del lavoro e dei clienti e bla bla. Beh, ma mica mi hanno chiesto se vado in villa da loro? No, dico: le ferie d’agosto, quel buco nero di Stromboli – che poi l’eliporto è sempre occupato da quei sartini da strapazzo, e come ci si arriva altrimenti? E poi ci sono frotte, orde, coacervi di napoletani – che non ho niente contro, per carità, però sono napoletani…

Io credo che indugerò qui al lago fino a settembre: la domestica di Milano mi fa un safari, non so dove in Africa; il giardiniere di qui è tornato da un trekking, o una cosa così, in Sud America… Beh, senti, stella: le vacanze considerate esotiche, fatte d’estate, sono proprio una roba plebea. Meglio qui tutto agosto: non mi muovo neanche morto, chiuso, sigillato nella cassa, guarda.

Dimmi, gioia, ci sei dal Maffeino martedì per il cocktail? Sì? È di un divertente quel ragazzo lì! Ci vuole tutti in floreale! Io per me ho un completo lilla con minuscoli particolari in monocromo di gigli a piccolo punto applicati su un revers. Ma per la micia ho fatto preparare un collarino che è una fine della Terra: da rimanere lì, senza una sola sillaba: tutto un vitellino grigio-perla traforato a roselline che mi fa pendant con l’incisione della campanellina di platino abbinata. Devi vedere lei quando lo indossa: si pavoneggia da regina della savana… Un amore assoluto!

Uh! S’è fatto tardi! Devo passare dal vivaista per decidere le nuances del pergolato…
Ciao stelìn, a prestissimo! Un abbraccione!»