31 dicembre 2008

oubliable

A parte la scoperta di una nuova città dei sogni, il ripostiglio che dopo tre anni chiamo comunque cucina, l’amico di sempre ritrovato in poche righe, la conoscente plagiata, il fallimentare esperimento trimestrale sulla rete sociale, il rimpianto del fidanzato e dell’amante perfetti perduti, lo specializzando sadico e i denti sabotati, la paura imposta e i dubbi suggeriti riguardo al futuro, la proposta accettata con troppa leggerezza, l’irritante delusione accentata, la rabbia per le ingiustizie al Castello di carte, l’automobile non mia costata quaranta giorni di stipendio, i ritorni belli e inattesi, le promesse che mi hanno illuso, il secondo casto anniversario, la faticosa serata barbarica, il desiderio irrealizzato, la Milano che non riconosco, il tempo perso senza consapevolezza, i film del cuore sempre in tasca, la faccia nuova cerchiata di celluloide – ecco: a parte questo e forse qualcos’altro, un anno dimenticabile.

28 dicembre 2008

che qualcuno le pubblichi, presto

«Se escono mie telefonate lascio il Paese.» S.B.

18 dicembre 2008

fondata sull’abuso

Finché dura, trascorro in ufficio fra le trentotto e le quarantadue ore ogni settimana. E sono stanco già il giovedì.
Se un giorno fosse venuto un tizio a dirmi di lavorarne sessantacinque, di ore settimanali, avrei pensato a uno scherzo. Eppure…

«Più flessibilità!»
Flectar, non frangar (ma non si gridava l’opposto, in altri ventennî?)
E io che credevo nel «Lavorare meno, lavorare tutti». Sono davvero altri tempi: mortemporanei.

Forse sono solo uno scansafatiche viziato.
Viziato da chi e quando, però, non saprei proprio dirlo.

11 dicembre 2008

poco più di un anno fa

«C’è una legatoria storica proprio in via Giusti.»