Visualizzazione post con etichetta Qualificativi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Qualificativi. Mostra tutti i post

6 gennaio 2009

debole

È sempre così, quando resto da solo in casa per troppi giorni: non faccio altro che accumulare errori.
Ci sono cose che devo fare, hanno una scadenza vicina. Dovrei assolutamente agire, ma mi faccio soffocare dalla paura, fingo che tutto quello che avviene fuori da questa soffitta non esista, e mi rifugio tra i cuscini del divano, impersonando eroi che salvano città devastate da maremoti, o scambiando mobili e magliette colorate con gli animali che vivono lungo la spiaggia, o fingendo che le quattro trentenni incasinate e i sei giovani buffi di New York siano anche amici miei, o spiando dallo schermo del Mac uomini che fanno la doccia.
E poi rileggo i nostri vecchi messaggi, le conversazioni via chat, guardo le fotografie – quanto siamo cambiati. Ripenso a quegli anni, quando mi precipitavo da te, vicino o lontano, per aiutarti, soccorrerti, consolarti; talvolta per un motivo sbagliato, o per egoismo, ma ci sono stato sempre.
Ecco: mi sono reso conto che ora sto affondando, ma in una maniera lenta e indolore, come se non accadesse a me, come se non mi coinvolgesse, come se presagissi la catastrofe senza riuscire a correre al riparo. Non riesco a chiederlo a nessun altro: gere curam mei finis. Ho bisogno che da questa situazione sia tu a salvarmi.
O che qualcuno mi salvi da te.
O mi salvi da me.

È sempre così, quando resto da solo in casa per troppi giorni: non faccio altro che accumulare errori.
Cosa significano questi appunti? È solo un’immatura richiesta di aiuto – o di affetto? L’ennesima ambivalente
captatio benevolentiæ? Un semplice sfogo fatto con compiaciuto egotismo? Una dichiarazione onesta, benché sfrontata e imbarazzante? Dovrei cancellare tutto? Non lo so; mi sorprendo solo della mancanza di pudore, non della debolezza.
Allora facciamo che comunque queste righe, le prime dell’incognito 2009, rimangono qui: ma non le hai lette, né tu né tutti voi altri “tu”.
Se però mi si volesse cercare, e restare, io sono qui, immobile.

18 novembre 2008

traditore

Non sono un campione in molti campi, ma nel senso di colpa non mi si batte: come riesco a farmi paralizzare turbare addolorare io, ce la fanno in pochi.
Da dove è venuta la forza sfacciata di dare quello schiaffo? è stata davvero la mia mano?
Come ho potuto infilare in tasca quelle matite senza pagarle? con quale imprudente spavalderia?
Erano proprio i miei occhi a guardarla, così presto? davvero irrinunciabile, la voglia di anticipare le stagioni?
È sconcertante scoprire che sei capace di azioni impreviste o deplorate negli altri.

E poi è successo che una volta mi sono innamorato, senza essere vittima di un’ossessione. Sono stato l’Altro in un amore proibito, inatteso, segreto, come in un romanzo da poco.
La passione, gli appuntamenti, il sesso impacciato. Le nostre omissioni, poi le sue bugie: prima a lui, quindi a me – e così, l’ipotesi di un grande amore cancellata da poche parole al telefono. Cosa mi aspettavo, del resto, da un traditore seriale?
Per la prima volta, ecco perdere troppo: con il prospettato compagno, la speranza e la fiducia; con il mio agire irresponsabile, l’onestà, la correttezza, un amico. Per una volta ancora, ecco tornare il senso di colpa, più che mai divorante.
E infine, quella volta sola, lo stupore di scoprirmi infido, e il sentirmi una pessima persona. Cosa mi aspettavo, del resto, da me, novello traditore?

9 marzo 2008

imitatore

Una mattina livida, piove. Sotto il piumone, ho ricominciato a leggere il settimanale con il quale mi sono addormentato ieri. La giornalista guarda la sua ristretta famiglia e ripensa a quella dell’infanzia, numerosa, rumorosa, piena: di affetto e diversità e vita.
Ho ricordi simili anch’io – ma quella famiglia era acquisita, e non c’è più – così mi sono sciolto in una commossa nostalgia. Quello che avevo che non ho raccolto che ho dimenticato che ho lasciato che mi ha abbandonato che ho sognato, e ho perduto.
Quando il pensiero ha iniziato a seguire un’altra strada, ho sentito il bisogno di scrivere – quattro righe qualsiasi, non importa – e mi sono accorto che la scrittura per me è un processo imitativo: leggo un testo interessante, scritto con uno stile che mi piace, e la pigrizia in cui avvolgo le giornate si dissolve.
E poiché il pensiero mi è ancora difficile da domare, ritorno a quando ho capito che potevo fare a meno delle rotelle di sostegno, perché in un parco inglese avevo visto un padre insegnare al figlio il principio dell’equilibrio dato dal movimento in bicicletta – stacchi il piede da terra dopo la prima pedalata e la bici non cade. O ripenso a quando ho iniziato a travestirmi come la mia ossessione ora perduta; o quando, guardando la libreria di Chiara, ho provato curiosità per gli autori contemporanei, quelli di cui parlano tutti; o quando ho letto il mio primo blog, sono stato ammaliato da chi lo compone e mi sono detto: voglio farlo anch’io.

È tutto già pensato scritto detto ascoltato capito ignorato vissuto dimenticato provato passato. L’unicità è illusione. E così, mentre mi meraviglio ancora – delle cose, dei cambiamenti, degli altri, di me – mi scopro provetto artefice, abile creatore e al contempo imbroglione incallito. L’uomo imitatore.

27 gennaio 2008

bugiardo

Chi finge di amare tutto del compagno per non rischiare di perderlo; chi simula affetto per ottenere un favore; chi sta con te e nasconde il passato; chi mente al ragazzo con cui esce riguardo all’impegno nel rapporto, e il ragazzo fa lo stesso; chi maschera il proprio odio con un sorriso smodato; chi s’inganna per non ammettere di essere diventato l’altrui ossessione; chi crede di riuscire a imbrogliare celando le azioni di cui si vergogna.
E io qui in mezzo – un po’ l’uno, per niente l’altro, attore e spettatore – a chiedermi perché sia così difficile essere sinceri, perché non si sia capaci di riconoscere che siamo fatti così: male – imperfetti, complicati – senza diventare disonesti, prima di tutto con noi stessi.

16 gennaio 2008

esibizionista

MySpace! Facebook! Flickr! aNobii! Netlog! LastFM! YouTube!
Forza ragazzi, è il Social Network!
Ovvero, la più sfacciata messinscena della socialità per il solo scopo di esserci, di esibire il proprio nulla, di apparire.
Ma scrivere un blog non è forse lo stesso?

Eccomi, il più ipocrita tra gli esibizionisti.