1. In braccio alla mamma, guarda gli alberi del giardino e si stupisce dei fiori che ieri non c’erano ancora. Non capisce perché la mamma sembra nervosa. Sente il rumore della moto e vede il papà uscire dal vialetto, veloce, via oltre il cancello. La mamma ha la faccia triste; lo sguardo è oltre la finestra, ma sembra che non guardi niente. Lui non sa perché, ma in quel momento sente che il suo papà non tornerà a casa, questa notte.
2. È domenica. Dalle persiane chiuse filtrano lame di sole che fanno brillare corpuscoli sospesi nell’aria. Si sveglia da solo, senza il bacio di sua madre, come nei giorni in cui va all’asilo. C’è luce e stanno suonando le campane. Resta ancora un po’ a letto e contempla il pulviscolo luminoso; infine si alza e apre la finestra. Accecato dal sole, intravvede solo il profilo del campanile che spunta dai tetti. Forse è un’illusione, ma il profumo dei fiori della magnolia, giù in cortile, sembra arrivare fino a lui. D’improvviso prova una sensazione strana, nuova, spiacevole. Per la prima volta si sente solo.
3. La neve di aprile è giunta inattesa. Alza pigramente la tapparella ed è abbagliato dalla luce bianca che s’irradia dal tetto innevato della scuola di fronte. I rami degli alberi sotto la finestra brillano neri tra i fiocchi, le automobili avanzano lente e silenziose. Appoggia il naso al vetro e lo toglie subito: è freddo. Ha lasciato un’impronta e due sbuffi di condensa. Guarda all’orizzonte un punto indefinito e immagina la fatica che farà per arrivare a scuola, scivolando di continuo, in tempo per copiare la versione di latino, quella che non ha fatto ieri, prima che il professore entri in classe. Odia il suo liceo. Sente una stretta allo stomaco perché in quel momento realizza che la prima scelta importante della sua vita è stata quella sbagliata.
14 gennaio 2007
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4 commenti:
ehm ecco appunto, intendevo "latino"
suvvia un po' di altino serve :-)
Oh, se è per questo serve anche saper fare la maglia: tutto serve, ma se avessi un figlio non gli consiglierei il liceo classico. Un linguistico, tutt'al più. Uno scientifico (purché non detesti la matematica). Un artistico, magari.
Studi pure roba che gli piace, tante lingue straniere "vive" e prenda un diploma per andare all'università.
Impari a studiare, soprattutto, e lo si spinga ad avere tanti interessi, ché la cultura (tutto l'insieme di quelle cose là che si devono sapere per vivere bene, capire il mondo ed essere felici) se la dovrebbe fare fuori dalla scuola... e poi mica crederemo alla fola delle "basi che sono importanti"!
Credo che studiare latino e greco serva per conoscere meglio la nostra lingua e le nostre origini culturali. Le lingue vive quelle sì che si imparano fuori dalla scuola. Se non studi il latino e il greco a scuola difficilmente lo incontri per caso nella vita ed è un peccato. Io ad esempio credo che scriverei molto meglio se avessi continuato a studiare greco e latino... Inoltre, ho l'impressione che affrontare materie vagamente ostiche aiuti a sviluppare dei metodi di analisi e di pensiero. Il mio professore di latino sosteneva che imparare a tradurre bene, far bene una "versione" è un esercizio di logica e coerenza che servirà nella vita anche a "rammendare meglio una calza". E' anche vero che non ho mai rammendato una calza :-) Se la calza si sgara ne compro un'altra :-)
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