11 novembre 2007

una linea sottile

L’ennesimo caso di cronaca nera montato dalla stampa, cioè l’omicidio dell’erasmista inglese a Perugia, mi ha fatto tornare in mente la relazione che ho avuto alcuni anni fa con Chirurgo Bigotto. Un tizio strano, oppresso da gravi regole e contraddizioni, che pareva uscito da un romanzo ottocentesco ambientato nel mondo dell’aristocrazia campana. Tra l’altro, l’unico feticista dei piedi che abbia conosciuto – è buffo e discretamente antierotico, uno che si concentra sulle tue estremità, provocandoti più solletico che piacere.
Se avessi dovuto elencare gli uomini con i quali sono stato a letto, probabilmente lo avrei dimenticato (e ciò, considerata l’esiguità del mio curriculum sessuale, denuncia lo stato penoso in cui versa la mia memoria); dicevo: probabilmente avrei dimenticato Chirurgo Bigotto, ovvero il mio potenziale assassino. Proprio così: una sera, a casa sua, gli dissi che avevo deciso di troncare il rapporto – dopo due settimane di poco impegnativi incontri sessuali – e a quella notizia, che a me pareva ovvia ma dovuta, lui reagì in un modo estremamente aggressivo che mi spaventò molto, chiamandomi più volte con un vezzeggiativo, come in uno strano mantra, e minacciando di strangolarmi, a voce e con le mani attorno al collo, con un folle ghigno e gli occhi spiritati.
Reagii con quella lucida rapidità che conosce chi si è trovato in situazioni di pericolo, abbandonando in pochi istanti la sua casa («È meglio che vada»); raggiunsi l’automobile con i brividi lungo la schiena e le gambe che tremavano.
Uno psicologo da salotto televisivo potrebbe dire un semplicistico: «Siamo tutti potenziali, insospettabili, folli assassini». Ma gli darei ragione, perché sono stato quasi vittima e quasi carnefice: ricordo di aver sentito un forte istinto omicida nei confronti di un mio compagno di scuola quando frequentavo la Terza media, e di aver talvolta pensato, per qualche istante, di eliminare in maniera “definitiva” entrambe le mie Ossessioni, la Banale dell’epoca universitaria e la Perversa, della quale sono riuscito a liberarmi di recente – ma è vivo, non temete, e ancora in giro a far danni.

« You think I don’t see murder in your eye when you’re looking at me.»

3 commenti:

André ha detto...

Tutti siamo potenziali assassini, sì sì; è per quello che -detestando la palestra alla "mi serve per scaricare le tensioni" (non è vero vuoi solo gonfiarti per scopare)- coltivo da sempre il sarcasmo come ottima valvola di sfogo dell'aggressività.

Meglio perdere qualche amico poco arguto per la propria lingua biforcuta che diventare la Franzoni. O uno svizzero.

stefano ha detto...

Io sfogo la mia aggressività con l'onanismo.
Lo so: sono monotono, ma del resto mai mi sono vantato di essere originale.

nd ha detto...

O Bruno Vespa.

Stefano, sì, in effetti mi pare di averti già sentito parlare di pippe...
A proposito: negli anni ho rilevato (su una ristretta casistica, ma tant'è) la diretta connessione tra frequenza masturbatoria e proporzioni del picio; può darsi che avere un certo ingombro lo faccia giungere con maggior facilità tra le mani.
Nel caso valga anche per te, congratulazioni.