27 dicembre 2007

punti d’inverno

Il buio che in questo mese si è impadronito del cielo è stato rischiarato, nel freddo sottotetto in cui vivo, da uno schermo grazie al quale sono riuscito a contenere l’angoscia per una vita ancora estranea.
Poche le letture, e superficiali, e rari i contatti umani, filtrati dal telefono; ho sedato il tormento con i rassicuranti venditori di quadri e gioielli, con telefilm divertenti e strappalacrime, con trasmissioni di denuncia, con ordinati mondi virtuali retti da regole chiare – opposti al mio, fuori dallo schermo. Spunti per nuove domande, direzioni per nuove strade.
Chissà se un giorno mi servirà conoscere i nomi di artisti che rimarranno ignoti ai più, o quelli di pietre preziose e modelli di oreficeria antica. Forse diventerò pittore e scolpirò sculture, o realizzerò gioielli, come ho desiderato da giovane – e queste informazioni non saranno sprecate.
Chissà se tornerò su un palcoscenico per vivere una storia non mia, e far ridere, e piangere, e amare, e odiare – per addolcire e arricchire con la finzione la severa realtà.
Chissà se la città che è stata il panorama di tutti i miei anni imploderà, sotterrandoci tutti – come s’immagina dopo aver visto lo scempio che ne fa chi la domina e chi la consuma. E chissà se un giorno si racconterà la verità sulla malavita che tiene in piedi il baraccone dello stile milanese. E chissà se l’ex fidanzato che si allontanava per fare cose misteriose prima del sesso, l’altro che aveva continui sbalzi d’umore, l’amico sempre sorridente e con gli occhi fissi… chissà se questi e altri smetteranno di pensare che non mi accorga, illusi, della loro dipendenza, e se ne libereranno. Partecipano al mio gioco, ma barando. Raccontano montagne di bugie. Non si accorgono di essere in gabbia, si abituano alle scorciatoie.
Chissà se l’impegno per raggiungere tutte le stelle in ogni livello, o per salvare l’universo, o per essere sempre gentile con lo scoiattolo vicino di casa, si trasferirà nella realtà, e se saprò accontentarmi del lavoro che faccio, se mi riappacificherò con il genere umano e renderò accogliente questa soffitta che guarda le stelle.

Dicembre è passato così, in una nevicata di pixel. Gli occhi, un po’, bruciano.
Del Natale in famiglia rimane la tristezza dei sorrisi forzati e l’orgoglio di un rapporto difficile ma che dà senso al resto.
Di quest’anno rimangono pochi amici, le incomprensioni, il rancore per un uomo inutile, la delusione per la superficialità.
Per il prossimo… Per il prossimo, esprimo un desiderio.

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