31 luglio 2008

xv

Ho scelto le parole ed è passato il sonno. Non i suoni che cantano nelle mie orecchie, le immagini che nascondo geloso per confermare i ricordi, i gesti che ritrovano il caldo della pelle; le parole, per caso.
Allora, una stella cadente – e un desiderio avverato. Oggi, la grandine che mi ferma, muto, sulle scale.
Il primo corpo ha gli anni dei miei combattimenti contro desideri che non volevo riconoscere, preludio della maturità, della conquista di me.
Il primo corpo è l’unico che davvero ricordo – il calore della sua lingua nell’orecchio, le ciglia bianche di sale. Gli altri si sono sovrapposti, irriconoscibili.
Il mio scoglio sopra il mare e quindici anni di quasi vita e quasi morte, incerto di essere cresciuto da allora, ancora in cerca – nelle notti d’estate in cui il ghiaccio non squarcia il cielo – della scia di una stella per una nuova speranza.
Infine il sorriso, le poche parole; poi l’acqua, il saluto. E ancora io e il sole.

4 commenti:

la zitella illetterata ha detto...

"il calore della sua lingua nell'orecchio, le ciglia bianche di sale" ...era un labrador?:)

nd ha detto...

Che fai, spoetizzi?

Anonymous ha detto...

Ci pensavo proprio ieri sera (anche se effettivamente sei un po' criptico e non sono sicuro che c'azzecchi - chiusa parentesi): non riesco a visualizzare il volto della persona per cui provo interesse in questi giorni (riapro parentesi: sono messo male, vedi alla voce "in questi giorni"). Quindi ho provato a visualizzare amori del passato e loro saltano fuori.

Forse sono andato fuori tema. In tal caso, mettimi pure un meno sul registro.

G che ti legge, ti legge...

nd ha detto...

Fuori tema, sì, ma non mi vedo come maestrina dalla penna rossa... ;)