Stati Uniti e denaro: ti pare che il cameriere sia gentile solo perché spera in una mancia migliore, il gestore del guesthouse ti sembra dispiaciuto se non ti fermi una notte in più soprattutto perché deve rinunciare ai tuoi 300 dollari, il ragazzo più bello di sempre scopri con disappunto che potresti avvicinarlo solo con il portafogli pieno, giudicando dal personaggio che accompagna. Ma forse è solo l’occhio cinico di un italiano in vacanza a notare qui cose che avvengono in tutto il mondo allo stesso modo.
Girando per le strade delle grandi città americane in epoca di appiattimento globale ti accorgi che le differenze apparenti tra i gay americani e quelli italiani si riducono al diverso idioma. Motivo sufficiente, d’altronde, per preferire i primi.
Senza stupore, mentre il gadget di due anni fa era il BlackBerry, oggi è l’iPhone – da quale mi tiene lontano, per ora, solo una perniciosa tirchieria.
In genere, l’americano che incontri ha un’evidente diffidenza nei tuoi confronti, ma ti dimostra una gentilezza un po’ vischiosa – oppure ha una sfacciata curiosità nei tuoi confronti, e la stempera con una gentilezza un po’ vischiosa.
Code infinite sulle strade, aerei con orari imprevedibili, autobus in permanente ritardo. Gli spostamenti interni, negli Stati Uniti, hanno una disarmante lentezza, molto italiana. La differenza è che i passeggeri (passengers in metropolitana e autobus, customers in aereo – lascio le ovvie valutazioni lessicali al lettore) i passeggeri, dicevo, affrontano il ritardo più misterioso, l’attesa più snervante, la coda più assurda con una calma inpensabile per un italiano. Calma, e basta: non ho visto la neppur minima traccia di rassegnazione – l’eventuale alternativa italiana alla collera, al nervosismo, alla sceneggiata.
Per un italiano, la televisione americana è divertentissima, soprattutto quella in spagnolo. Ma i sedici minuti di pubblicità ogni ora, spalmati in brevi e frequenti pause, rendono insopportabile la visione anche del più delirante dei Casos de familia.
Undici anni fa l’aria condizionata a 65 gradi Fahrenheit mi sembrava una benedizione; oggi subisco e paziento, ma vorrei essere come il resto dei connazionali, che negli Stati Uniti passa le giornate a lamentarsi di questo e altri costumi locali, come la mancia obbligatoria e le tasse non incluse nei prezzi (nel Regno Unito, il clima e la guida a sinistra: gli italiani sembrano lagnarsi sempre).
Studiando gli altri viaggiatori, e provando di tutto (lettura, scrittura, visione di film, ascolto di musica, enigmistica, intontimento da alcol o benzodiazepine, chiacchiere con amici, chiacchiere con vicini, pensieri sparsi), mi sono convinto che il modo migliore di impiegare il tempo durante uno spostamento sia, semplicemente, dormire.
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8 commenti:
che dire... che bella vacanza...
In realtà, meravigliosa. Del bello scriverò, forse, in seguito.
ah meno male...
in effetti non sembrerebbe essere stata una vacanza entusiasmante:)
bentornato, finalmente.
ti lascio anche un piccolo messaggio subliminale:
um b rella
ella
ella
e
e
e
under MY um b rella
ella
ella
:)
Grazie :)
Domani, superato lo shock depressivo del ritorno al Castello di carte e pagata l'ennesima rata dell’F24, dopo essermi domandato ancora una volta «Cosa sto facendo qui?», farò la persona educata... e allora sì che si sentirà la mia voce!
Mi sfugge il senso del messaggio subliminale, comunque. Ha forse piovuto molto, mentre ero via? :P
il lamento dell'italiano ha riempito il mondo in lungo e in largo. io fiero rappresentante mi scoccio molto di praticamente tutto. ma poi alla fine altrimenti di che cosa vuoi parlare con questa gente lobotomizzata dall'attesa infinita che succeda qualcosa nella tua vita.
come vedi oggi sono di buon'umore.
bentornato...
tarattattatatta'
e mi sono dimenticato di come si scrive in italiano... :(
Hai colto il senso e anticipato un post che ho lì mezzo pronto da qualche giorno: di che si parla in un mondo lobotomizzato e senza alternative reali?
(Grazie del bentornato, e a tra poco)
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