15 ottobre 2008

ciò che ti aspetti da me

I lettori di queste parole e di quelle che le precedono sono, nella mia mente, qualcosa di simile a un pubblico: mi vedo come uno che si esibisca su un palco, mentre chi legge, gruppo nel quale riconosco solo pochi volti, è lì in attesa di un nuovo spettacolo, pronto a commentare spiare giudicare ignorare.
taffetas nasce come lettera comprensibile a un unico destinatario, che ne ignorava l’esistenza; si evolve come diario della solitudine; diventa quindi lo spazio in cui riesco, talvolta, a organizzare i pensieri. Ma preparare una nuova esibizione è spesso impossibile: frenato dall’abulia, non giungo mai alla fine – e tutto ciò che ho intorno rimane lì, a metà, isolato da ellissi che rendono i concetti sempre più vaghi, perché tali diventano, nella mia testa.
L’insoddisfazione è parimenti tua e mia. Forse vorresti potermi considerare o trascurare, ma senza novità non puoi; forse vorrei poterti blandire o ignorare, ma senza volontà non riesco.
Stavo per parlarti di madri, giornalisti, tradimento, tartan, suggerimenti, travestimento, ripetizioni, e anche di ciò che ti aspetti da me, ma finora non mi è riuscito.

2 commenti:

la zitella illetterata ha detto...

sembra la fine di un libro.
e devo dire che come pubblico sono molto soddisfatto - niente di quello che hai scritto mi riguarda, eppure ha sapore.
adesso torna al principio:)

nd ha detto...

Cerco di evitare il glutammato. Sono contento che ci sia sapore comunque.
E poi sì, ricomincio; in fondo tra poco si apre un nuovo quinquennio.