Il primo anno è novità, impegno ed emozione.
Il secondo cancella l’entusiasmo e porta consapevolezza delle capacità.
Il terzo rivela le prime delusioni.
Il quarto suggerisce di tradire.
Il quinto porta cambiamenti che mettono alla prova.
Il sesto incupisce per la noia.
Il settimo è quello della crisi: sei incerto fra terrore e desiderio della fine.
Non so se le cose possano andare così nei rapporti di coppia. In quelli di lavoro, sì.
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5 commenti:
Già resistere sette anni mi sembra un traguardo.
Quanta verità in questo post ! io sono al settimo anno e il pensiero "desiderio della fine " lampeggia nella mia testa più di uno striscione di Times Square...:_)
Bisognerebbe, come disse Borrelli , "Resistere Resistere Resistere" anche se a volte la tentazione di mandare tutto a fanculo è più forte...
Baci da Lucone
G, è davvero un traguardo... che ho voluto, in un modo un po' bislacco, festeggiare.
Lù, malgrado tutte le parole di sabato sera le idee non si sono ancora chiarite: si resta o si fugge? E se si resta, con quanta determinazione? E se si fugge, dove?
Il bello di quando le storie finiscono è che, quasi sempre, ne arrivano di migliori. io cerco di farle durare meno di sette anni per questo (parlo anch'io di lavoro, altro che posto fisso).
Il posto fisso non esiste più, signora mia...
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