17 luglio 2011
il coraggio di un futuro
Alla fine, se voglio scrivere, devo provare a farlo davvero. Non so se quello che sto usando sia il mezzo migliore; ma poi: ce n’è uno giusto, se hai qualcosa da dire e sai farlo? Forse il mio timore di crescere si rivela anche in questo: nell’incapacità di andare avanti, di provare qualcosa di nuovo che non sia frutto del caso ma della mia volontà – il risultato dei miei desideri. Ecco: è il momento di provare. Di scegliere una storia e di scriverla. Scrivere, senza fermarmi, senza correggere, senza rileggere in cerca di ripetizioni. Dimenticandomi di me, della mia ossessione per la forma, per fissare l’essenza e vedere se i sogni sono solo illusione o una porta che apre un nuovo futuro, diverso dal presente che mi opprime. Il futuro, già. Sarà di questo che ho paura davvero? Il futuro che, semplificando, rappresenta la morte? Un’altra domanda senza risposta. Ma devo smettere di farmele, tutte queste domande insolubili che confondono il cammino. Anche perché siamo sì artefici del nostro destino, ma infiniti sono gli eventi che accadono, indipendenti da noi e dalle nostre scelte. Il leggero terremoto mentre stavo scrivendo queste righe ne è la prova. Quel che serve è solo il coraggio. E, se la sorte collaborerà, sarà proprio il coraggio a cambiare la mia vita.
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3 commenti:
Nessun terremoto qui. A che mi serve il quinto piano, allora? Buona scrittura eh :)
già: a che serve il quinto piano? sicuro che non ci sia stato? neppure il tuo cane aveva l'aria perplessa?
a me, quando non sono catastrofici, questi sbadigli della terra piacciono. mi ricorda che esiste e ha vita propria, e anche che la nostra esistenza non è scontata.
per la scrittura c'è l'estate come palestra. chissà. ti aggiornerò.
nulla, zero totale anche da parte di Beu (non che la cosa mi stupisca).
anche a me piacciono quando sono sbadigli, per questo sbuffo: lo avrei voluto sentire, questo qua!
quanto allo scrivere, aggiornami. sono anni che ci provo, ma forse mi manca ancora qualcosina.
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