1 aprile 2008
varie dall’eburnea torre
Non pubblicare appunti per più di tre settimane mi fa sentire un po’ in colpa – non so però nei confronti di chi: me? i lettori affezionati? la divinità che sorveglia i blogger? – e un po’ frustrato, perché i post accennati smozzicati assemblati e incompiuti sono ormai dieci. Constato che per me scrivere non è facile, spesso – o per lo meno, che iniziare è più facile che finire (è il contrario, nelle storie d’amore). Per mesi ho disertato i cinema, e non ricordavo neppure quale fosse stato l’ultimo film che avevo visto: Van Sant all’Anteo? Arcand al Brera? (il Brera: ha chiuso tre mesi fa.) Ma sabato – evento – mi sono scrollato di dosso un po’ di naftalina per Virzì. Grazie, Paolo (tutt’e due, intendo). Alcune mattine fa è comparso in ufficio un nuovo collega. Simpatico, carino, interessante. Interessato, lui? Credo di no («Esco da una storia di otto anni con un tipo»). Interessato, io? Sì, all’inizio. Almeno finché non ho visto due paia delle sue scarpe. Il reportage-romanzo di Saviano ha venduto più di un milione di copie. In quanti hanno letto quella che hanno comprato? Pochi, visto che la psicosi da mozzarella tossica è cominciata solo ora. Ignoranti, senza memoria e criminali, gli italiani. Ne daranno prova anche tra un paio di settimane, con la matita copiativa in una mano e il fotocellulare nell’altra? La nuova famiglia allargata inizia a replicare i fastidiosi costumi di quella classica: discorsi inutili o noiosi, discussioni irritanti o assurde, domande superflue o incomprensibili, affetto simulato o inadeguato. Al pranzo del lunedì dopo Pasqua avrei voluto prendere mia madre sottobraccio e, dimentichi degli altri, passeggiare chiacchierando per la campagna solo con lei – quando vivevamo insieme non la sopportavo; ora, che le parlo al telefono ogni cinque o sei giorni e la vedo ogni tre settimane, mi manca. Avevo espresso un desiderio, all’inizio dell’anno. È ancora troppo presto per disperare? Gli amici, talvolta, si allontanano. Quando succede, talvolta, ci mancano. Finché, talvolta, ritornano. Milano ha vinto la data della sua morte: sette anni di disgrazia per i suoi abitanti, che vorrebbero più verde, più servizi, più vita e troveranno più affari illeciti, più arroganza, più disequilibrio. Perché in Italia ogni occasione è un’occasione mancata, e comunque non c’è più la mezza stagione. Sono la barzelletta degli amici per la ormai cronica incapacità di dare un indirizzo a questa casa. Non l’ho voluto neppure sull’elenco telefonico, e mai gesto fu più premonitore. Comunque, è deciso che entro un mese e mezzo tutto dovrà, se non essere perfetto, almeno funzionare – e così finalmente mi dedicherò alle gioie della cucina, tipo preparare uova à la coque.
10 marzo 2008
message personnel
Lo ammetto, Mr. Turnstiles: sono un idiota. Non ti ho neppure degnato di uno sguardo, in coda alla cassa – mentre sentivo il tuo su di me, curioso e impudico – ma avevo solo voglia di sparire perché
grondavo di sudore
avevo i capelli a nido
la barba di due settimane
un alito fetido
una felpa da profugo
lo zaino Invicta per portare la spesa
occhiaie da procione
e puzzavo anche un po’.
Se m’ignorerai a tua volta, quando c’incontreremo ancora, capirò.
Ma fino ad allora continuerò a sognarti tra le mie braccia.
grondavo di sudore
avevo i capelli a nido
la barba di due settimane
un alito fetido
una felpa da profugo
lo zaino Invicta per portare la spesa
occhiaie da procione
e puzzavo anche un po’.
Se m’ignorerai a tua volta, quando c’incontreremo ancora, capirò.
Ma fino ad allora continuerò a sognarti tra le mie braccia.
9 marzo 2008
imitatore
Una mattina livida, piove. Sotto il piumone, ho ricominciato a leggere il settimanale con il quale mi sono addormentato ieri. La giornalista guarda la sua ristretta famiglia e ripensa a quella dell’infanzia, numerosa, rumorosa, piena: di affetto e diversità e vita.
Ho ricordi simili anch’io – ma quella famiglia era acquisita, e non c’è più – così mi sono sciolto in una commossa nostalgia. Quello che avevo che non ho raccolto che ho dimenticato che ho lasciato che mi ha abbandonato che ho sognato, e ho perduto.
Quando il pensiero ha iniziato a seguire un’altra strada, ho sentito il bisogno di scrivere – quattro righe qualsiasi, non importa – e mi sono accorto che la scrittura per me è un processo imitativo: leggo un testo interessante, scritto con uno stile che mi piace, e la pigrizia in cui avvolgo le giornate si dissolve.
E poiché il pensiero mi è ancora difficile da domare, ritorno a quando ho capito che potevo fare a meno delle rotelle di sostegno, perché in un parco inglese avevo visto un padre insegnare al figlio il principio dell’equilibrio dato dal movimento in bicicletta – stacchi il piede da terra dopo la prima pedalata e la bici non cade. O ripenso a quando ho iniziato a travestirmi come la mia ossessione ora perduta; o quando, guardando la libreria di Chiara, ho provato curiosità per gli autori contemporanei, quelli di cui parlano tutti; o quando ho letto il mio primo blog, sono stato ammaliato da chi lo compone e mi sono detto: voglio farlo anch’io.
È tutto già pensato scritto detto ascoltato capito ignorato vissuto dimenticato provato passato. L’unicità è illusione. E così, mentre mi meraviglio ancora – delle cose, dei cambiamenti, degli altri, di me – mi scopro provetto artefice, abile creatore e al contempo imbroglione incallito. L’uomo imitatore.
Ho ricordi simili anch’io – ma quella famiglia era acquisita, e non c’è più – così mi sono sciolto in una commossa nostalgia. Quello che avevo che non ho raccolto che ho dimenticato che ho lasciato che mi ha abbandonato che ho sognato, e ho perduto.
Quando il pensiero ha iniziato a seguire un’altra strada, ho sentito il bisogno di scrivere – quattro righe qualsiasi, non importa – e mi sono accorto che la scrittura per me è un processo imitativo: leggo un testo interessante, scritto con uno stile che mi piace, e la pigrizia in cui avvolgo le giornate si dissolve.
E poiché il pensiero mi è ancora difficile da domare, ritorno a quando ho capito che potevo fare a meno delle rotelle di sostegno, perché in un parco inglese avevo visto un padre insegnare al figlio il principio dell’equilibrio dato dal movimento in bicicletta – stacchi il piede da terra dopo la prima pedalata e la bici non cade. O ripenso a quando ho iniziato a travestirmi come la mia ossessione ora perduta; o quando, guardando la libreria di Chiara, ho provato curiosità per gli autori contemporanei, quelli di cui parlano tutti; o quando ho letto il mio primo blog, sono stato ammaliato da chi lo compone e mi sono detto: voglio farlo anch’io.
È tutto già pensato scritto detto ascoltato capito ignorato vissuto dimenticato provato passato. L’unicità è illusione. E così, mentre mi meraviglio ancora – delle cose, dei cambiamenti, degli altri, di me – mi scopro provetto artefice, abile creatore e al contempo imbroglione incallito. L’uomo imitatore.
25 febbraio 2008
alcuni sembrano dietrologi
Alcune persone, alla televisione e non solo, sembrano scegliere un nuovo colore per l’iride al fine di apparire diverse o più belle, ma con più probabilità nascondono solo pupille stupefacentemente dilatate.
Alcune catene di mediocri pizzerie dai nomi suggestivi, comparse in città come muffa negli ultimi anni, sembrano la copertura ideale per camorristi impegnati nel riciclaggio di denaro.
Alcune opinioni anacronistiche ed estreme di personaggi pubblici, installate sulle prime pagine dei quotidiani per settimane, infiammano l’opinione pubblica ma sembrano voler distogliere l’attenzione da problemi molto più attuali e preoccupanti – e paiono inoltre orchestrate da quei conservatori che, nel non appoggiarle, si travestono temporaneamente da progressisti allargando i propri consensi.
Alcune catene di mediocri pizzerie dai nomi suggestivi, comparse in città come muffa negli ultimi anni, sembrano la copertura ideale per camorristi impegnati nel riciclaggio di denaro.
Alcune opinioni anacronistiche ed estreme di personaggi pubblici, installate sulle prime pagine dei quotidiani per settimane, infiammano l’opinione pubblica ma sembrano voler distogliere l’attenzione da problemi molto più attuali e preoccupanti – e paiono inoltre orchestrate da quei conservatori che, nel non appoggiarle, si travestono temporaneamente da progressisti allargando i propri consensi.
20 febbraio 2008
on the move
Come alcuni sanno, da qualche settimana ho cambiato casa. La sto arredando in fretta, perché non vedo l’ora di poter invitare tutti gli amici – e la lista è di una lunghezza arrogante.
Per la vernice, che si terrà nel mese di maggio in serata da definire, i novantasette graditi ospiti saranno invitati a presentarsi con gli oggetti presenti nelle liste da me preparate nei seguenti negozi milanesi: Flos, Danese, Sinig’s, Unifor, KatiArredamenti; saranno peraltro pregati di ignorare la tradizionale paccottiglia da casalinga alla moda di Alessi. I più nerboruti, vestiti in salopette e dotati di attrezzi da lavoro, potranno dare un’ultima sistematina all’appartamento e sollazzare a fine serata gli astanti con esibizioni erotiche sulle note dei Men at work.
A causa della partecipazione di alcune celebrità, non sarà consentita la presenza di apparecchi fotografici e per riprese audio e/o video.
Dunque, conto alla rovescia. Non mancate!
Per la vernice, che si terrà nel mese di maggio in serata da definire, i novantasette graditi ospiti saranno invitati a presentarsi con gli oggetti presenti nelle liste da me preparate nei seguenti negozi milanesi: Flos, Danese, Sinig’s, Unifor, KatiArredamenti; saranno peraltro pregati di ignorare la tradizionale paccottiglia da casalinga alla moda di Alessi. I più nerboruti, vestiti in salopette e dotati di attrezzi da lavoro, potranno dare un’ultima sistematina all’appartamento e sollazzare a fine serata gli astanti con esibizioni erotiche sulle note dei Men at work.
A causa della partecipazione di alcune celebrità, non sarà consentita la presenza di apparecchi fotografici e per riprese audio e/o video.
Dunque, conto alla rovescia. Non mancate!
13 febbraio 2008
6 febbraio 2008
improvvisa felice rassegnazione
E poi, se m’innamoro, come posso ascoltare João e commuovermi mentre sussurra del suo amore finito d’estate?
La telefonata di un antico amante, un amico confuso, una collega che soffre, un’amica che combatte: affrontano le paure e decidono di vivere. Io non ho scelto: sono pronto. Semplicemente.
E poi, se m’innamoro, magari la smetto di commuovermi.
La telefonata di un antico amante, un amico confuso, una collega che soffre, un’amica che combatte: affrontano le paure e decidono di vivere. Io non ho scelto: sono pronto. Semplicemente.
E poi, se m’innamoro, magari la smetto di commuovermi.
3 febbraio 2008
metafora straordinaria
La vita: calzino spaiato che gira senza sosta nel cestello di una lavatrice. Eventi diversi ma preordinati, contatti casuali e forzati; quel che si ha accanto viene e va. Si esce, stremati, a fine programma.
metafora ordinaria
La vita: percorso su un anello dal quale è difficile fuggire. I rapporti umani seguono lo stesso corso, tornano oggetti, pensieri e persone, anche con nuovi volti. L’anello non si spezza, e se si lega a un altro diventa catena.
1 febbraio 2008
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