Vorrei semplicemente che qualcuno mi spiegasse quel che sta succedendo.
O forse ho solo bisogno di far finta che non sia importante.
26 settembre 2008
7 settembre 2008
das leben der anderen
La cugina della mia ex cugina conosce il ragazzo che non sa cosa fare del nostro futuro assieme, e lavora nel nuovo studio del mio assistente universitario al corso di progettazione; intanto il mio desiderio irrealizzato frequenta (immagino intimamente) l’ex ossessione del mio compagno di viaggio e conosce il giornalista maschiaiolo che ha il mio numero di telefono ma non l’ha mai usato; i compagni di scuola più brillanti (non quelli con i voti più alti) vivono all’estero, e il mio migliore amico perduto fa il regista – il tutto mentre i miei omonimi sono in maggioranza donne, e una, in particolare, sembra proprio un bel tipo.
E io non so cosa fare il sabato sera.
E io non so cosa fare il sabato sera.
2 settembre 2008
dettagli tipografici
Da bambino credevo che i Baci Perugina si chiamassero Raci: la B, nel logo di allora, era così aperta da sembrare una R – e a quell’età i nomi delle cose non devono avere necessariamente un senso.
Comunque, anche oggi tendo a dedicare più attenzione alla forma che al significato.
Comunque, anche oggi tendo a dedicare più attenzione alla forma che al significato.
1 settembre 2008
goodbye
«Wave your little hand and whisper “So long dearie”:
You ain’t gonna see me anymore.
And when you discover that your life is dreary
Don’t you come a-knockin’ at my door.
‘Cause I’ll be all dolled up and singin’ that song
That says “You dog, I told you so”.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.
Because you treated me so rotten and rough,
I’ve had enough of feelin’ low.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.»
You ain’t gonna see me anymore.
And when you discover that your life is dreary
Don’t you come a-knockin’ at my door.
‘Cause I’ll be all dolled up and singin’ that song
That says “You dog, I told you so”.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.
Because you treated me so rotten and rough,
I’ve had enough of feelin’ low.
So wave your little hand and whisper “So long dearie”,
Dearie should have said so long – so long ago.»
31 agosto 2008
dettagli incoerenti
Ho capitolato al pervasivo Facebook; temo di poter cedere anche a tutto quel resto che mi ripugna. Accadrà ciò che successe con il fumo: avevo deciso fermamente di non volerlo provare; poi, tardi rispetto ai coetanei, ho provato ad accendere una sigaretta e mi è piaciuto molto; quindi, ormai dipendente, ho cercato di liberarmene per anni (riuscendoci, o quasi).
30 agosto 2008
dettagli banali
Detesto l’ovvio, il banale, il già detto. Mi irritano le persone che temono il silenzio e lo riempiono di parole lise, perché senza suoni sono obbligate a immaginare concetti nuovi.
Spesso, però, mi accorgo di pensare e dire cose terribilmente scontate.
Mi consola il riuscire a riconoscerlo e il riderci sopra.
Spesso, però, mi accorgo di pensare e dire cose terribilmente scontate.
Mi consola il riuscire a riconoscerlo e il riderci sopra.
29 agosto 2008
dettagli fotografici
Nel riguardare le foto fatte in viaggio, mi accorgo sempre di particolari che mi erano sfuggiti al momento dello scatto. Ma il modo in cui sono disposti, non tagliati e armonici, mi fa pensare che in realtà li abbia visti inconsciamente, e ne abbia considerato la presenza nell’inquadratura.
27 agosto 2008
dettagli
«È inutile tentare di dimenticare:
Per molto tempo ancora nella vita dovrai cercare
Dettagli così piccoli che tu
Non sei ancora pronto per capire.»
Per molto tempo ancora nella vita dovrai cercare
Dettagli così piccoli che tu
Non sei ancora pronto per capire.»
23 agosto 2008
lezioni americane
Stati Uniti e denaro: ti pare che il cameriere sia gentile solo perché spera in una mancia migliore, il gestore del guesthouse ti sembra dispiaciuto se non ti fermi una notte in più soprattutto perché deve rinunciare ai tuoi 300 dollari, il ragazzo più bello di sempre scopri con disappunto che potresti avvicinarlo solo con il portafogli pieno, giudicando dal personaggio che accompagna. Ma forse è solo l’occhio cinico di un italiano in vacanza a notare qui cose che avvengono in tutto il mondo allo stesso modo.
Girando per le strade delle grandi città americane in epoca di appiattimento globale ti accorgi che le differenze apparenti tra i gay americani e quelli italiani si riducono al diverso idioma. Motivo sufficiente, d’altronde, per preferire i primi.
Senza stupore, mentre il gadget di due anni fa era il BlackBerry, oggi è l’iPhone – da quale mi tiene lontano, per ora, solo una perniciosa tirchieria.
In genere, l’americano che incontri ha un’evidente diffidenza nei tuoi confronti, ma ti dimostra una gentilezza un po’ vischiosa – oppure ha una sfacciata curiosità nei tuoi confronti, e la stempera con una gentilezza un po’ vischiosa.
Code infinite sulle strade, aerei con orari imprevedibili, autobus in permanente ritardo. Gli spostamenti interni, negli Stati Uniti, hanno una disarmante lentezza, molto italiana. La differenza è che i passeggeri (passengers in metropolitana e autobus, customers in aereo – lascio le ovvie valutazioni lessicali al lettore) i passeggeri, dicevo, affrontano il ritardo più misterioso, l’attesa più snervante, la coda più assurda con una calma inpensabile per un italiano. Calma, e basta: non ho visto la neppur minima traccia di rassegnazione – l’eventuale alternativa italiana alla collera, al nervosismo, alla sceneggiata.
Per un italiano, la televisione americana è divertentissima, soprattutto quella in spagnolo. Ma i sedici minuti di pubblicità ogni ora, spalmati in brevi e frequenti pause, rendono insopportabile la visione anche del più delirante dei Casos de familia.
Undici anni fa l’aria condizionata a 65 gradi Fahrenheit mi sembrava una benedizione; oggi subisco e paziento, ma vorrei essere come il resto dei connazionali, che negli Stati Uniti passa le giornate a lamentarsi di questo e altri costumi locali, come la mancia obbligatoria e le tasse non incluse nei prezzi (nel Regno Unito, il clima e la guida a sinistra: gli italiani sembrano lagnarsi sempre).
Studiando gli altri viaggiatori, e provando di tutto (lettura, scrittura, visione di film, ascolto di musica, enigmistica, intontimento da alcol o benzodiazepine, chiacchiere con amici, chiacchiere con vicini, pensieri sparsi), mi sono convinto che il modo migliore di impiegare il tempo durante uno spostamento sia, semplicemente, dormire.
Girando per le strade delle grandi città americane in epoca di appiattimento globale ti accorgi che le differenze apparenti tra i gay americani e quelli italiani si riducono al diverso idioma. Motivo sufficiente, d’altronde, per preferire i primi.
Senza stupore, mentre il gadget di due anni fa era il BlackBerry, oggi è l’iPhone – da quale mi tiene lontano, per ora, solo una perniciosa tirchieria.
In genere, l’americano che incontri ha un’evidente diffidenza nei tuoi confronti, ma ti dimostra una gentilezza un po’ vischiosa – oppure ha una sfacciata curiosità nei tuoi confronti, e la stempera con una gentilezza un po’ vischiosa.
Code infinite sulle strade, aerei con orari imprevedibili, autobus in permanente ritardo. Gli spostamenti interni, negli Stati Uniti, hanno una disarmante lentezza, molto italiana. La differenza è che i passeggeri (passengers in metropolitana e autobus, customers in aereo – lascio le ovvie valutazioni lessicali al lettore) i passeggeri, dicevo, affrontano il ritardo più misterioso, l’attesa più snervante, la coda più assurda con una calma inpensabile per un italiano. Calma, e basta: non ho visto la neppur minima traccia di rassegnazione – l’eventuale alternativa italiana alla collera, al nervosismo, alla sceneggiata.
Per un italiano, la televisione americana è divertentissima, soprattutto quella in spagnolo. Ma i sedici minuti di pubblicità ogni ora, spalmati in brevi e frequenti pause, rendono insopportabile la visione anche del più delirante dei Casos de familia.
Undici anni fa l’aria condizionata a 65 gradi Fahrenheit mi sembrava una benedizione; oggi subisco e paziento, ma vorrei essere come il resto dei connazionali, che negli Stati Uniti passa le giornate a lamentarsi di questo e altri costumi locali, come la mancia obbligatoria e le tasse non incluse nei prezzi (nel Regno Unito, il clima e la guida a sinistra: gli italiani sembrano lagnarsi sempre).
Studiando gli altri viaggiatori, e provando di tutto (lettura, scrittura, visione di film, ascolto di musica, enigmistica, intontimento da alcol o benzodiazepine, chiacchiere con amici, chiacchiere con vicini, pensieri sparsi), mi sono convinto che il modo migliore di impiegare il tempo durante uno spostamento sia, semplicemente, dormire.
4 agosto 2008
intervallo (pausa di decontaminazione)
«Chiunque lei sia, ho sempre confidato nella bontà degli sconosciuti.»
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