24 ottobre 2006

into the groove

Strani giorni: la vita è più intensa ma non ho parole mie e la tentazione di usare quelle di altri è forte.
Oh, to be in love
And never get out again.

Sono nella soap opera ma rimango uno spettatore. Sorrido, intimidito. Quel che c’è intorno mi piace, molto.

La morte mi ha accarezzato, stasera, sotto la pioggia. Un lampo così rapido da non darmi neppure il tempo di aver paura. Un passo indietro: salvo. Non questa volta, Vecchia Signora.

Come stringe, la catena del posto che elemosina l’assegno a fine mese. Sto cercando di capire cos’altro so fare. O meglio: sto cercando di capire come convincere qualcuno che so fare altro.

Garçon non lo sa, ma ha risvegliato la mia passione per le categorie, e per concetti assoluti, tipo Bene e Male (chissà: forse lui lo chiamerebbe “Maleh”. Le regole del suo lessico rimangono un mistero che non voglio per nessuna ragione spogliare della sua magia, decrittandolo).

Sorrido. Ma non per far piacere agli altri, come al solito. Così, senza motivo apparente, mi ritrovo con gli angoli della bocca all’insù. È quasi un miracolo.

5 commenti:

lahaine ha detto...

che mARA sia sempre conte. Burp!

Andrè garçon ha detto...

e nonostante ciò che sostiene la K na, non ero io...

nd ha detto...

M. LaHaine, benvenuto. Ringrazio per l'ermetico augurio, comunque.
(Quel che scrivevo del lessico garçoniano vale anche per i suoi amici, ovviamente)

Lahaine ha detto...

ben venuto a lei.


Je ne le ferai pas: je veux, je ne peux pas.

:-)

nd ha detto...

M. LaHaine, che bislacca coincidenza. Lei cita (invitato, immagino, dalla frase sugli occhiali che sta sotto il nome del blog) la canzone-meraviglia spunto di una prossima annotazione...