30 dicembre 2006

senza parole

È da qualche tempo che mi sconcertano le persone che parlano, raccontano, riferiscono, chiacchierano per ore senza dire nulla. Niente d’interessante, o perlomeno di utile.
Sarò io a provare sempre meno passione per l’altrui esperienza, chissà, ma davvero non riesco più a fingere attenzione e a non provare una dilagante, sbadigliante noia. Vorrei avere la libertà di perdere il mio tempo in maniera più piacevole: dormendo, per esempio.
Oggi al supermercato, per tre falsi-yogurt di soia, due piatti pronti e un sacchetto di noci (già, sembra la spesa di uno scoiattolo), tempo teorico di permanenza quattro minuti, mi sono dovuto sorbire da parte della gestrice uno sfiancante pippone (più di mezz’ora) di invettive contro l’imperialismo americano. È partita da Saddam Hussein ed è arrivata al Mahatma Gandhi, attraverso la strada più tortuosa e illogica, contraddicendosi e perdendo di continuo il filo del discorso.
Persona altrimenti deliziosa: ma se voglio parlare di politica, affari internazionali o nazionali, filosofia e massimi sistemi, cosa che peraltro non ho più alcuna intenzione di fare, esigo che si dicano cose interessanti, intelligenti, libere da condizionamenti e pregiudizi; il contrario di quel che ha fatto la signora – e di quel che fa ogni giorno una moltitudine di persone.
Infatti questo caso non è che l’ultimo di una serie sempre più nutrita: l’amico che annoia con le sofferenze amorose, il parente che si dilunga nel racconto di fatti di quotidiana banalità, i colleghi che parlano per ore e ti chiedi se, collegati a un elettroencefalogramma, farebbero oscillare gli aghi.
La mia reazione, mi accorgo, è che parlo sempre meno. Semplifico le cose che devo dire e le recito in tutta la loro banalità. Da sempre non ho le parole giuste: ho scherzato per anni sul mio desiderio di avere in ogni occasione un dizionario dei sinonimi per aiutarmi a trovare le parole che ho in testa e non arrivano alla bocca. Ecco: da qualche tempo non ne avrei bisogno.
Mi scuso con quelli che mi vorrebbero più ciarliero. È un periodo così; passerà.
Intanto tanti parlano, raccontano, riferiscono, chiacchierano per ore senza dire nulla. Spero solo non si accorgano dell’occhio vacuo.
Siano gli altri a dire; io resto per un po’ senza parole.

4 commenti:

Andrè ha detto...

è un post per dire in modo implicito anche "phidanzanity al telefono che si lamenta"? .\ /.

nd ha detto...

Garzone, su, non mi faccia l'egocentrico. Non crederà che il tedio si annidi solo attorno a lei, spero ;)

Countrypolitan ha detto...

io ho notato che il silenzio è considerato socialmente riprovevole. e quindi la gente si sente in dovere di "dire". purtroppo è anche l'unico caso in cui avverte il bisogno di essere educata. cof.

nd ha detto...

Oh, ma spesso le persone sono sgarbate anche in quel caso... La disattenzione per l'altrui noia non è scortesia, in effetti?