12 luglio 2007

en bref de la tour d’ivoire

Non so più come spostare i capelli per coprire la stempiatura a destra; forse è giunta l’età in cui devo accettare i segni della vecchiaia. Stanotte ho sognato che tradivo un amico andando a letto con il suo fidanzato; senso di colpa paralizzante come quando da piccolo ho rubato gomme profumate alla Standa – e ho contestualmente smesso di andare in chiesa perché mi mancava il coraggio di confessare al prete il furto (poco tempo dopo mi chiesi come avevo fatto a perdere tutto quel tempo fingendo di venerare una divinità nella cui esistenza non avevo mai creduto). Mi sono accorto con orrore che alcune suonerie composte da Sakamoto ed Eno per Nokia mi commuovono; perché poi abbia scaricato da internet e ascolti suonerie è una faccenda ben più allarmante, che non intendo analizzare. Rileggere le poesie di quindici anni fa m’imbarazza: allora ne ero orgoglioso, oggi grondano ampollosità; i temi e lo sguardo, però, sono tristemente sempre gli stessi. Durante il giorno, insabbiato di fronte al monitor, cerco di dare un motivo a quello che mi scorre davanti sul nastro trasportatore, e di combattere sonno e noia: il risultato è che, sbadigliando con occhio vacuo, non trovo alcun senso e metto solo un po’ di ordine tra documenti e cartelle (pensavo: se il mio appartamento fosse un computer non somiglierebbe a un magazzino abbandonato). Sindrome di Stoccolma: ieri ho incontrato i compagni del Corso di Masochismo Applicato e mi sono ritrovato a considerare l’ipotesi di andare avanti; se l’anno prossimo mi dovessi iscrivere al secondo anno, tu, lettore, sei autorizzato a rapirmi e a torturarmi come in Arancia meccanica, palpebre spalancate a vedere in fila tutti gli spettacoli messi in scena negli ultimi cinque anni nella Palestra che chiamano Teatro.

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