Ho incontrato Stu lo steward un venerdì, da Fnac.
Stava spulciando tra i CD della Streisand e io, che ero un po’ distante ma so bene dove sono archiviati, ho pensato, vedendolo di spalle: «Ecco un altro pallosissimo finocchio». Tendenzialmente i froci con gusti standard – Ciccone, Carrà e simili – fanno discorsi tra i più inutili e insostenibili.
In quel momento lui si volta e lo riconosco: non ci vediamo da almeno sette anni, e quando guardo i suoi occhi sento ancora quel tuffo al cuore di allora – e so che finiremo a letto. Altro che “pallosissimo finocchio”: mi sono innamorato di lui da subito, quando l’ho conosciuto al collettivo universitario gay che frequentavamo. Come mi accade sempre, non avevo fatto né detto nulla perché lui potesse capire che mi piaceva, e non avvenne nulla tra di noi. Ma ci piacevamo davvero molto entrambi, come scoprii in seguito. E ora, in questo ospitale negozio, la conversazione pare inesauribile, così fissare un appuntamento per il giorno seguente è naturale.
Il sabato sera, nel suo letto – dopo uno dei più divertenti rapporti sessuali di sempre – proseguiamo le confessioni iniziate a tavola qualche ora prima, e a un certo punto lui, che racconta di non aver mai avuto un fidanzato né una relazione anche soltanto illusoriamente continuativa, dichiara di non poter dare alcuna certezza di un “futuro assieme” a nessuno.
Ora; posto che quando mi trovo bene con un ragazzo, il primo pensiero è: «Voglio stare con te per sempre», ma questo è un mio problema grave (Trop de films, de chansons et de livres), e non avendo io detto nulla in proposito, i casi sono due: o il ragazzo legge nel pensiero, o le mie espressioni sono troppo facilmente decifrabili, ed entrambi mi paiono fonti di guai certi.
Ma la questione è un’altra.
Perché molti uomini rifiutano anche solo l’idea di una relazione? La temono o semplicemente non ne sono interessati? Paventano il potenziale monogamico? Non vogliono rinunciare a una parte della loro libertà?
E al contrario, quelli sempre accoppiati (anche se non necessariamente con lo stesso ragazzo), si accontentano con facilità, hanno paura della solitudine o piuttosto credono nei progetti e investono sul loro futuro?
E io, che tipo sono? Al di là dell’ipocondria e della lieve misantropia – come lo snobismo, causata probabilmente da un senso di inadeguatezza fisica o intellettuale –, desidero un rapporto stabile? Sono pronto a fare le rinunce e le scommesse necessarie? Ho superato il terrore di soffrire ancora per qualcuno?
Da Stu lo steward, tre anni fa, sono fuggito, convinto di non voler avere a che fare con uno che rifiuta l’amore. Ma nel frattempo sono forse diventato come lui?
«I’ll face the unknown,
I’ll build a world of my own.
No one knows better than I myself,
I’m by myself, alone.»
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12 commenti:
Cosa fa, cerca di giustificarsi con questo post per l'infelice espressione "eventuali amplessi"? :""""""""""""(
Purtroppo negli anni ho capito a mie spese che il non desiderio di una relazione (una volta superata la fase gay-neo-ventenne dove si vuole solo prender dei gran penih, ehn) alla fine purtroppo non nasconde mai tormenti interiori e lacerazioni dell'animo ma solo la volontà di poter scopare con chi si vuole e poter mantenere sempre aggiornato il proprio parco peni (una version evoluta quindi della fase gay-neo-ventenne).
Discorso più semplice invece per i sempre-fidanzati che ahimé, come lei già ci ricorda in queste righe, non sono tanto interessati a farsi baluardo della monogamia quanto appunto aver sempre un pene available. Anche solo per pigrizia. Essi infatti (e ne conosco) non ci pensano né uno né due a mollare il fidanzaNo, l'importante è che naturalmente ci sia già il sostituto pronto. E forse è proprio per questo motivo che cotal categoria mi fa più schifo delle zoccole impenitenti di cui sopra sempre demonizzate ma certamente più oneste e coerenji.
alla fine purtroppo il pene è (nella maggior parte dei casi), una volta di più, il fulcro del mondo..
datemi un pene e vi solleverò il mondo
Oddio, GarSon: è oscenamente vero. In media, o "sicurezza del dildo di carne pronto nel letto" o "cazzi a mazzi". È il collezionismo fallico: ma belli o brutti, grossi o no, i peni sono solo peni - e se davvero bastano a sollevare il mondo...
Però ieri notte, nei panni di Carrie, mi chiedevo perché in tanti, con più di trent'anni, molte o poche esperienze alle spalle, per i motivi più diversi, si rifiutino di amare. Tante risposte possibili, ma nessuna mi convince. Anche perché non mi è chiaro se il mio termometro sentimentale si sia rotto dopo la fine dell'ossessione; ho il corpo impregnato da un'odiosa atarassia.
Ah, così tante domande e così poche risposte. Io mi rispondo e poi, quando riformulo più o meno le stesse domande, dubito delle mie risposte o me ne do delle altre. Mi sembrano tutte giuste o tutte sbagliate: non ne esco più saggio. Non ho perle di saggezza da dare a nessuno...
Fatto sta che sto leggendo un libro (ancora? ancora!) che mi è letteralmente capitato tra le mani, non sto a raccontare come. Certamente non l'avrei comprato e non mi avrebbe colpito se l'avessi visto in libreria. E' "Io non soffro per amore", di Lucia Etxebarria. Lo trovo, per certi versi, illuminante - come tutti quei libri che riflettono un'immagine di me che io non vorrei vedere. Ecco, ne ho letto un terzo, finora, ma mi sento di consigliartelo. Secondo me, da quel poco che so attraverso il tuo blog, direbbe qualcosa anche a te (forse non le stesse cose che dice a me, ma insomma...)
Se "non soffro per amore" perché dovrei amare? Piuttosto che imparare a non soffrire, sarebbe forse meglio imparare a convivere con il tormento, contenendolo perché non divenga ossessione, e a non farsi sopraffare...
Però se, come leggo nella scheda, l'autrice ci ricorda che "a contare davvero non è l'immagine, ma l'indipendenza di giudizio.", beh, allora m'incuriosisce assai.
(Curiosità: il libro l'hai rubato?)
Se lei fosse entrato realmente nei panni della bradshaw, avrebbe risolto l'arcano: fondamentalmente si fugge da ogni relazione in cui l'altro sembra disponibile e ci si strugge d'amore eterno per coloro che non ci desiderano realmente o che sono oggettivamente impossibili. E questo vale per ogni finocchio sopra i 30.
Ripensi al contenuto del luccicante cofanetto rosa e nero: se così non fosse, come sarebbe stato possibile arrivare a 6 stagioni e 94 episodi?!! :-)
Oddio, vale un po' per tutti, froci o no; ne ho scritto in maggio, "l'amore breve". Solo che la tua è una considerazione che non dà risposta alla mia domanda («Perché tanti decidono di rifiutare l'amore?»). Da un messia crocefisso, come vedo sul tuo blog, mi aspettavo un'illuminante parola buona e giusta...
Se si ama, non bisogna soffrire. Se si soffre, allora non si ama.
No, il libro non l'ho rubato - non sono ancora arrivato a questi abissi di abiezione ;-) -, ma è uno "scarto" di redazione.
io proporrei una visione alternativa...perche' siete tutti ossessionati dalle relazioni ?
Non e' piu' interessante vivere, innamorarsi scopare viaggiare senza dare nome e struttura convenzionale alle cose?
"E questo vale per ogni finocchio sopra i 30."
sig ovetto...non dica cazzate...
siamo ossessionati dalle relazioni perchè non viviamo, non ci innamoriamo, non scopiamo e non viaggiamo.
«Siamo ossessionati dalle relazioni perché non viviamo, non ci innamoriamo, non scopiamo, non viaggiamo» e ci piace tanto dare nome e struttura convenzionale alle cose (merci beaucoup, M. Tom – et à bientôt).
mi riprometto da settimane di chiamarLa ma se non sono distrutto mentalmente, sono in preda ad attacchi depressivi-compulsivi. in che veste mi preferirebbe eventualmente?
"Mentalmente compulsivo" la veste meglio.
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