Finché dura, trascorro in ufficio fra le trentotto e le quarantadue ore ogni settimana. E sono stanco già il giovedì.
Se un giorno fosse venuto un tizio a dirmi di lavorarne sessantacinque, di ore settimanali, avrei pensato a uno scherzo. Eppure…
«Più flessibilità!»
Flectar, non frangar (ma non si gridava l’opposto, in altri ventennî?)
E io che credevo nel «Lavorare meno, lavorare tutti». Sono davvero altri tempi: mortemporanei.
Forse sono solo uno scansafatiche viziato.
Viziato da chi e quando, però, non saprei proprio dirlo.
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