5 gennaio 2010

eppure sembro felice

Nel rifiuto dell’affetto offerto, nella sofferenza per quello negato, recluso da giorni aspettando una voce o una parola, incapace di azione, di dare spiegazioni, di restituire; comunque, disperatamente solo. E mi stupisco che lo specchio mostri ancora la faccia di una persona felice.

«Quel est donc ce qui nous sépare,
Qui par hasard nous réunit?
Pourquoi tant d’allers, de départs
Dans cette ronde infinie?

On avance au fil du temps, au gré du vent, ainsi…

On vit au jour le jour,
Nos envies, nos amours.
On s’en va sans savoir;
On est toujours
Dans la même histoire.»

2 commenti:

endimione ha detto...

Il 30 dicembre era la propria immagine nella fotografia, qui nello specchio; allora l'immagine catturava l'anima, qui la contraddice. O forse no: la scandaglia più in profondità. (Dove sta la profondità? In superficie, diceva Hofmannsthal).

nd ha detto...

la profondità, a fior di pelle... o forse una superficie che, come una lastra di ghiaccio, mostra il mondo sottostante, ma non permette di raggiungerlo (scrissi qualcosa di analogo da ragazzo).
non lo so: il più delle volte il ragionamento mi difetta e mi ritrovo a fare considerazioni che rispondono solo a impulsi primari - nausea, dolore, angoscia.
grazie per il pensiero notturno, comunque.