«Pronto? Tesoro! Posso stare solo tre-minuti-tre: devo maratonare tutto il pomeriggio con il Barbianino. No, ti dico il personaggio che è: a Natale ha ricevuto in regalo da non-so-chi un copriletto, e vuole andare a cambiarlo. Gli dico: “Stelìn, va bene che il disegno cachemire mi fa di un anni Ottanta da cocktail in Terrazza Martini e Prima della Scala con il Tognoli e i suoi occhiali d’oro, ma invece di cambiarlo regalalo alla Nancy, che le farà un po’ di colore in quella stanzetta in cui l’hai messa – non che l’abbia mai vista, ma lo so come sono le stanze delle cameriere”, d’altra parte lui è stato tutto un: “No, che poi si monta la testa e crede che abbia un occhio di riguardo per lei rispetto al maggiordomo o al giardiniere o all’omino della piscina – che in effetti un debole per quello lì ce l’ho, e poi chi non l’avrebbe, con quella faccia da delinquente e quelle spalle da rugbista… Ma no, devono credere di essere tutti sullo stesso livello: il loro”… E insomma, per fartela breve, questo copriletto lo cambia, ma vuole portarmi con sé: dice che si fida soltanto del mio gusto – però guarda, non ci giurerei proprio, visto quel servizio di bicchieri che ha tirato fuori l’altra sera, uguale a quello della Dalia, la vipera: lei, sempre lì a dare consigli, ma gusto nullo, arrivata da non so dove ma so come, e si atteggia da divina. Me li sta plagiando tutti… Ma io resisto, sai?
Come dici, cincillà? Capodanno? Noi? Insieme? No, cuore: lo sai che non sono fatto per le cose dell’ultimo minuto: men che meno durante le feste comandate! Ma no, no, non insistere! Jet privato e settimana nel resort dell’Oceano indiano… mi fanno così cinepanettone! Scusa se te lo dico francamente, ma lo so che apprezzi la schiettezza, no? Beh, davvero: lo sai come la penso; preferisco il mio buchetto a Crans, che tra l’altro a Celerina l’eliporto è sempre intasato, in alta stagione. Anche se ero tentato di riaprire casa a Cortina: saranno quattro anni che non ci metto piede e mi chiedo ancora se abbia senso tenerla lì a fare muffa. Anzi, deciso: domani la vendo. Di solito ci mando la Clizia con il suo beau, ma quella ragazza ha mille risorse e trova certamente un’alternativa, no?
Sposarsi? Loro due? Ma va’ là… Il ragazzo è belloccio, lo ammetto, e ha quel pizzico di sale in zucca che gli permette di sostenere una conversazione, ma per il resto è un disastro. Guarda: famiglia borghesuccia, ma proprio piccola-piccola, studi banalotti – laurea, che ormai a chi la neghi? in una di quelle robe tecniche tipo ingegneria dei materiali –, poi senza uno straccio di master o di esperienza all’estero, lavoro un po’ noiosetto, passione per la palestra, e poi abitucci da due soldi con qualche marchietto qua e là - senso estetico: zero, insomma. Il tipo “testa sulle spalle”. Vorrai mica che si porti in casa uno così, proprio la mia Cliclì, che mi rende sempre uno zio così orgoglioso. Pensa: tempo fa, ma mica tanto, mi telefona e mi dice: “Zietto, ho preso un hackney nuovo, devi vedere il mantello che ha: lucido-spettacolare-meraviglioso-unico. Voglio andare con lui e farmi un Milano-Camargue: parto domani”, perché lei è un tipo così: decide una cosa e la fa, subito, d’impulso. Ecco: prende un cavallo e si attraversa il Norditalia al galoppo. Uguale a sua madre. La adoro.
Il Natale? Mon amour, ma come vuoi che sia andato, il Natale? Di tutti gli obblighi sociali, è il tour-de-force più faticoso da sopportare. Solo parlarne m’immalinconisce: le luci, i doni, la finta allegria. Tutta una messa in scena che non ha nulla a che fare con la nostra vita di tutti i giorni… Non trovi? Io trovo. Fatto sta che comunque Manlio, lui non si smentisce mai, mi ha fatto l’unico regalo degno: un vaso di vetro primi Novecento con dentro un non-so-che sotto formalina. Una roba che non capisci se è un feto umano o un qualche mostro animale: una roba raccapricciante che mi fa paura tenere in mano, ma almeno è un regalo nuovo, una cosa mai vista prima! Farà orrore, ma se per provare una qualche emozione a caso si deve ricevere una roba ributtante, beh, sai cosa ti dico? Ben venga!
Io, per parte mia, ho fatto solo buoni acquisto. È di un volgare che all’inizio mi sono vergognato, ma poi sai: molti dal Cartier non ci sono mai neppure entrati, e ti fa piacere immaginarli lì carini che suonano il campanello al negozio in Montenapo. E poi cosa ci posso fare? Invecchio, e non ho più idee fresche: trentasei anni, ma sento la giovinezza come una cosa trascorsa da secoli-millenni-ere geologiche...
Corazón, senti, è ora che ti lasci, o il Barbianino mi si irrita, e poi passare il pomeriggio con lui diventa come quelle cene dalla Titti e dal Lupo: tutti all’erta, parole centellinate, sorrisi di circostanza. Una mestizia!
Dai, vado, che magari ci scappa anche un giro dal drappiere: vedi mai che non riesca finalmente a trovare una fantasia giusta per il divano, che si armonizzi con gli zerbini nuovi…
A prestissimo, candore! Un abbraccione!»
5 gennaio 2010
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