21 febbraio 2011

in attesa di brevetto

Che poi, a scrivere un diario su internet – ad avere un blog insomma – si era fuori moda già nel 2006: allora era il podcasting la novità per ammorbare gli instancabili voyeur della rete. Allora: poi sono sopraggiunti i social network; ora non so quale sia la novità, ma in giro è evidente una profonda stanchezza, un’insopportabile noia, anche nell’orbita di Facebook. Forse si tornerà dal cyberspazio alla vita reale: comunicare i fatti propri con il ciclostile porta a porta? i pensieri del giorno stampati su magliette da indossare in metrò tra casa e ufficio?
Fatto sta che nel luglio di cinque anni fa mi sono arruolato per combattere la guerra contro ciò che faceva tendenza, vestendo un tessuto a me ignoto ma che suona bene e mette di buon umore perché ricorda un dialogo da antologia. È stato un abito indossato quasi per caso: il mio primo esperimento con i blog si chiamava Pat Pending, ed è durato poche settimane con un unico post, canovaccio di quello che stai leggendo.
Il senso di attesa per qualcosa che si compirà è più vicino al mio sentire, e oggi, abbandonando taffetas e inaugurando pat.pending, chiudo un cerchio, e torno al punto dal quale avevo iniziato.
Poco cambia, comunque: questa rimarrà una sterile paginetta di onanismo verbale senza effetti speciali. E come sempre, orgogliosamente, fuori moda.

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