31 agosto 2008

dettagli incoerenti

Ho capitolato al pervasivo Facebook; temo di poter cedere anche a tutto quel resto che mi ripugna. Accadrà ciò che successe con il fumo: avevo deciso fermamente di non volerlo provare; poi, tardi rispetto ai coetanei, ho provato ad accendere una sigaretta e mi è piaciuto molto; quindi, ormai dipendente, ho cercato di liberarmene per anni (riuscendoci, o quasi).

30 agosto 2008

dettagli banali

Detesto l’ovvio, il banale, il già detto. Mi irritano le persone che temono il silenzio e lo riempiono di parole lise, perché senza suoni sono obbligate a immaginare concetti nuovi.
Spesso, però, mi accorgo di pensare e dire cose terribilmente scontate.
Mi consola il riuscire a riconoscerlo e il riderci sopra.

29 agosto 2008

dettagli fotografici

Nel riguardare le foto fatte in viaggio, mi accorgo sempre di particolari che mi erano sfuggiti al momento dello scatto. Ma il modo in cui sono disposti, non tagliati e armonici, mi fa pensare che in realtà li abbia visti inconsciamente, e ne abbia considerato la presenza nell’inquadratura.

27 agosto 2008

dettagli

«È inutile tentare di dimenticare:
Per molto tempo ancora nella vita dovrai cercare
Dettagli così piccoli che tu
Non sei ancora pronto per capire.»

23 agosto 2008

lezioni americane

Stati Uniti e denaro: ti pare che il cameriere sia gentile solo perché spera in una mancia migliore, il gestore del guesthouse ti sembra dispiaciuto se non ti fermi una notte in più soprattutto perché deve rinunciare ai tuoi 300 dollari, il ragazzo più bello di sempre scopri con disappunto che potresti avvicinarlo solo con il portafogli pieno, giudicando dal personaggio che accompagna. Ma forse è solo l’occhio cinico di un italiano in vacanza a notare qui cose che avvengono in tutto il mondo allo stesso modo.

Girando per le strade delle grandi città americane in epoca di appiattimento globale ti accorgi che le differenze apparenti tra i gay americani e quelli italiani si riducono al diverso idioma. Motivo sufficiente, d’altronde, per preferire i primi.

Senza stupore, mentre il gadget di due anni fa era il BlackBerry, oggi è l’iPhone – da quale mi tiene lontano, per ora, solo una perniciosa tirchieria.

In genere, l’americano che incontri ha un’evidente diffidenza nei tuoi confronti, ma ti dimostra una gentilezza un po’ vischiosa – oppure ha una sfacciata curiosità nei tuoi confronti, e la stempera con una gentilezza un po’ vischiosa.

Code infinite sulle strade, aerei con orari imprevedibili, autobus in permanente ritardo. Gli spostamenti interni, negli Stati Uniti, hanno una disarmante lentezza, molto italiana. La differenza è che i passeggeri (passengers in metropolitana e autobus, customers in aereo – lascio le ovvie valutazioni lessicali al lettore) i passeggeri, dicevo, affrontano il ritardo più misterioso, l’attesa più snervante, la coda più assurda con una calma inpensabile per un italiano. Calma, e basta: non ho visto la neppur minima traccia di rassegnazione – l’eventuale alternativa italiana alla collera, al nervosismo, alla sceneggiata.

Per un italiano, la televisione americana è divertentissima, soprattutto quella in spagnolo. Ma i sedici minuti di pubblicità ogni ora, spalmati in brevi e frequenti pause, rendono insopportabile la visione anche del più delirante dei Casos de familia.

Undici anni fa l’aria condizionata a 65 gradi Fahrenheit mi sembrava una benedizione; oggi subisco e paziento, ma vorrei essere come il resto dei connazionali, che negli Stati Uniti passa le giornate a lamentarsi di questo e altri costumi locali, come la mancia obbligatoria e le tasse non incluse nei prezzi (nel Regno Unito, il clima e la guida a sinistra: gli italiani sembrano lagnarsi sempre).

Studiando gli altri viaggiatori, e provando di tutto (lettura, scrittura, visione di film, ascolto di musica, enigmistica, intontimento da alcol o benzodiazepine, chiacchiere con amici, chiacchiere con vicini, pensieri sparsi), mi sono convinto che il modo migliore di impiegare il tempo durante uno spostamento sia, semplicemente, dormire.

4 agosto 2008

intervallo (pausa di decontaminazione)

«Chiunque lei sia, ho sempre confidato nella bontà degli sconosciuti.»

31 luglio 2008

xv

Ho scelto le parole ed è passato il sonno. Non i suoni che cantano nelle mie orecchie, le immagini che nascondo geloso per confermare i ricordi, i gesti che ritrovano il caldo della pelle; le parole, per caso.
Allora, una stella cadente – e un desiderio avverato. Oggi, la grandine che mi ferma, muto, sulle scale.
Il primo corpo ha gli anni dei miei combattimenti contro desideri che non volevo riconoscere, preludio della maturità, della conquista di me.
Il primo corpo è l’unico che davvero ricordo – il calore della sua lingua nell’orecchio, le ciglia bianche di sale. Gli altri si sono sovrapposti, irriconoscibili.
Il mio scoglio sopra il mare e quindici anni di quasi vita e quasi morte, incerto di essere cresciuto da allora, ancora in cerca – nelle notti d’estate in cui il ghiaccio non squarcia il cielo – della scia di una stella per una nuova speranza.
Infine il sorriso, le poche parole; poi l’acqua, il saluto. E ancora io e il sole.

20 luglio 2008

otto giorni

Non so se sia mia pigrizia o se in questa città perdutamente provinciale le alternative per uscire a chiacchierare dopo cena con un bicchiere in mano siano sempre: nessuna. Quattro serate su otto nello stesso piccolo locale – soprattutto sul marciapiede antistante – sorridendo, bevendo sambuca birra Cynar, cercando di non pensare al leggero mal di schiena e alle inutilità che sento arrivare dai gruppetti vicini. Eppure ogni volta mi sono divertito, ed era inatteso.

Non so se farò come la mia omonima, l’assistente di Miranda, e inizierò a interessarmi al mondo della moda per non soccombere. Certo, era dal penultimo anno di liceo che non ricevevo bacchettate per il mio modo casuale di abbigliarmi. E pensare che volevo essere carino: maglietta rossa con stella bianca, camicia verde-militare aperta, pantaloni e scarpe nere – molto normale, molto me. Ma Mr. Suede Loafer, con il Blackberry trattenuto dal polso molle, ha ripetutamente definito l’insieme con due dita cacciate in gola, generando diffuso imbarazzo. D’accordo: lo so che Amanda è una sfigata, e che Karen in effetti ha un pessimo gusto. Ma è stato un brutto colpo per la mia autostima, ed era inatteso.

Non so se rivedere dopo vent’anni la casa dell’infanzia da un tetto, durante una festa, con il tramonto più bello di quest’estate e una brezza leggera, sarà l’unica ragione per la quale ricorderò una strana festa. In realtà, aver tentato di seppellire con rancorose palate di sarcasmo il lì presente fidanzato storico dell’ossessione perduta, essermi pentito e scusato sinceramente il giorno successivo con un messaggio e aver ricevuto una risposta in cui si parla di comportamento che non «mi ha fatto onore» sono altre buone ragioni per conservarla nella memoria. Il concetto di onore, in effetti, mi sfugge. E comunque è stata una serata molto piacevole, ed era inatteso.

Non so se mi farò travolgere dalla paura, se troverò un filo logico sul quale sviluppare un lungo percorso, se riuscirò a farmi capire parlando di concetti astratti in inglese, se saprò spiegare come si guarda un’immagine. Ma tutto questo mi sta regalando nuove energie, ed era inatteso.

Non so se i posti disponibili siano limitati, e per far spazio sia necessario che una posizione si liberi. E se l’incontenibile bisogno di dire quel che penso sia solo pericoloso e mi rechi danno, o se qualcuno onesto con se stesso, prima o poi, lo apprezzerà. E se aspettare il tempo che mi sembra appropriato sia “giusto” o irrimediabilmente “troppo”. E se cambiare idea significhi ammettere che si è sbagliato, anche se non lo si pensa. E se la lontananza ti ferisce perché ti rendi conto di quanto vuoi bene a qualcuno, e prima era tutto scontato.
Ecco: anche tutto questo mi scorre attorno e mi porta con sé. Ed era inatteso.

18 luglio 2008

july soap opera

Come sempre in questo strano mese, mi succedono cose insolite, piacevoli e non. Conoscenze, addii, novità, decisioni, delusioni, rischio, passione: luglio mi obbliga a uscire in punta di piedi dalla Torre d’avorio. Certo, la scarsa consuetudine con i miei simili mi rende goffo – e faccio ancora troppi errori; alla mia età è imperdonabile.
Qualche racconto di quel che sta accadendo, e alcune lezioni che ho imparato, quando sarò riuscito a dormire per un paio di notti almeno nove ore: solo dopo un po’ di riposo i pensieri frammentati dalla stanchezza potranno essere archiviati fluendo in parole scritte che abbiano un senso (almeno per me).
Intanto, la vita, a luglio.

4 luglio 2008

rosso

Lontano.
Lontani i desideri
lontane le esperienze
lontani i nostri giorni assieme
lontani i luoghi
lontane le abitudini
lontani gli anni di vita
lontane le parole dette.
È tutto troppo lontano.

Qualcosa riporta al presente
quel che sento perso nel tempo:
è un profumo di muschio bianco,
un certificato elettorale,
un biglietto del cinema, rosso,
un indimenticabile ricordo.

Ma non servono le tue
o le mie lacrime
o il rancore
o il rimpianto:
non voglio,
non posso tornare indietro,
né puoi farlo tu per entrambi.