«Avevo l’impressione di trovarmi di fronte a una ragazza che nel corso degli anni sarebbe passata da una persona all’altra, e ognuna di queste avrebbe pensato di averla salvata per miracolo quando in realtà lei non correva nessun pericolo. Mai. Nemmeno per un secondo.»
— Zadie Smith
20 agosto 2009
19 agosto 2009
crudelia (appunti dalmati)
Il tipico venti-trentenne croato ha un fisico asciutto e muscoloso da bomba del sesso; il tipico quaranta-cinquantenne ha invariabilmente l’aspetto del tagliagole.
La Croazia, anche nelle isole in cui ormeggiano decine di yacht da milionari, dà comunque l’impressione di essere un posto da poveri. Poveri di gusto, idee, desideri; in questo è ancora molto simile all’Italia, benché per vivere nel Bel Paese occorra essere ricchi – e avere stomaco irsuto.
Solitamente, il turista italiano si rivolge all’autoctono nella propria lingua, con lo stesso odioso modo colonialista del francese in vacanza (che però, forse, teme solo l’irrisione, poiché spesso parla l’inglese dell’ispettore Clouseau).
Cambiare il nome Ragusa in Dubrovnik, poco meno di cent’anni fa, è stata folle furia iconoclasta – Zadar, Trogir, Split ricordano l’originale dalmata e italiano. Leggi “Dubrovnik” e pensi a uno sperduto avamposto siberiano; invece la città dentro le mura è una Venezia sicula, bella da togliere il fiato. Intatta ma decadente come ogni città di mare, quasi non avesse attraversato alcuna guerra, non sembra il set alla Gardaland (ovvero Disneyland di periferia) in cui ti ritrovi visitando altre cittadine dalmate.
La Croazia, anche nelle isole in cui ormeggiano decine di yacht da milionari, dà comunque l’impressione di essere un posto da poveri. Poveri di gusto, idee, desideri; in questo è ancora molto simile all’Italia, benché per vivere nel Bel Paese occorra essere ricchi – e avere stomaco irsuto.
Solitamente, il turista italiano si rivolge all’autoctono nella propria lingua, con lo stesso odioso modo colonialista del francese in vacanza (che però, forse, teme solo l’irrisione, poiché spesso parla l’inglese dell’ispettore Clouseau).
Cambiare il nome Ragusa in Dubrovnik, poco meno di cent’anni fa, è stata folle furia iconoclasta – Zadar, Trogir, Split ricordano l’originale dalmata e italiano. Leggi “Dubrovnik” e pensi a uno sperduto avamposto siberiano; invece la città dentro le mura è una Venezia sicula, bella da togliere il fiato. Intatta ma decadente come ogni città di mare, quasi non avesse attraversato alcuna guerra, non sembra il set alla Gardaland (ovvero Disneyland di periferia) in cui ti ritrovi visitando altre cittadine dalmate.
18 agosto 2009
gli svaghi del signorino snob
«Pronto? Ciao stelìta, come va? Ma no che non disturbi, nini: sono qui sulla chaise-longue di cavallino che stavo rimirando il nuovo trompe-l’œil dello studio. Mi sono fatto fare tutto un ghirigoro geometrico floreale che mi attraversa la stanza. Fa tanto moschea, un po’ talebano contemporaneo, moda-non-moda…
Come? Domani? Il compleanno del Rocchigianone! Ma cribbio! Mi si sovrappone al canastino con le tre-mende! Me l’ero completamente dimenticato-obliato-cancellato-corroso-morto… E adesso?
Come dici? No: il canastino mi fa molto più classico del burraco. Quello lo lascio alla Pippi e alla Miffi. Il bridge? Ma anima: non ci gioco da quindici anni! Non saprei più da che parte iniziare la dichiarazione! No, poi è troppo impegnativo e mi vengono tutte quelle brutte rughette attorno alla bocca e tra le sopracciglia.
No, ma scusa, per il Rocchigianuccio: gli faccio una bella telefonata e gli rigiro su un invito per giovedì. Risolto.
Splendore, ma ci sei al concerto del mio divino? Lunedì, alla Scala. Mi fa tutto un repertorio dodecafonico, così pre-esistenzialista… Ma comunque, hai sentito che ha lasciato la Picci per una tizia, una tipo groupie? No, tu dimmi: hai una moglie che ti segue in tutto il mondo per trent’anni, ti sopporta quando stai ore-giorni-settimane-ere geologiche su quella tastiera – che a me poi tutto quell’esercizio mi fa un po’ fanatico tipo sportivone palestrato, versione “musica alta” – e lei lì, a dirti «Che bravo, che maestro, che unico»… Guarda: più ne parlo, meno mi viene voglia di andarci, a sentirlo. Quasi, passo l’abbonamento alla domestica, che si fa una sera senza rincitrullirsi di televisione; magari si fa una ronfatina, ma la Scala per loro è sempre un bel vedere, e poi si dà una sistematina, che non le fa male. Vedessi con che capelli mi si presenta certe mattine!
Se ho letto l’ultimo di chi? Il Camilleri? Ma sì, lo conosco dal giornale: è che, cuore, leggo solo autori fino al 1950, con una spiccata preferenza per i Russi del Diciannovesimo. L’Aleks, il Fedor… Puškin e Dostoevskij, certo. Ho appena riletto L’idiota, ma nella traduzione classica francese: con quella italiana dell’Arnoldo ci perde…
Ma cosa c’è? Niente, cicci, è la micia: è lì che mi gratta sul bukhara – le darà fastidio tutto quel rosso. Che poi, più lo vedo, più mi dà anche a me un senso di troppo pieno e di già visto e di stanco… Guarda, faccio una cosa, una mattàta delle mie: prendo tutti i tappeti e li trasferisco metà al lago, metà a Celerina. Zen, la faccio questa casa. E via questo trompe-l’œil, è di una noia!
Scusa, ti lascio che prendo appuntamento con l’architetto, così approfitto e armonizzo anche le nuances degli zerbini.
Luce, a prestissimo! Un abbraccione!»
Come? Domani? Il compleanno del Rocchigianone! Ma cribbio! Mi si sovrappone al canastino con le tre-mende! Me l’ero completamente dimenticato-obliato-cancellato-corroso-morto… E adesso?
Come dici? No: il canastino mi fa molto più classico del burraco. Quello lo lascio alla Pippi e alla Miffi. Il bridge? Ma anima: non ci gioco da quindici anni! Non saprei più da che parte iniziare la dichiarazione! No, poi è troppo impegnativo e mi vengono tutte quelle brutte rughette attorno alla bocca e tra le sopracciglia.
No, ma scusa, per il Rocchigianuccio: gli faccio una bella telefonata e gli rigiro su un invito per giovedì. Risolto.
Splendore, ma ci sei al concerto del mio divino? Lunedì, alla Scala. Mi fa tutto un repertorio dodecafonico, così pre-esistenzialista… Ma comunque, hai sentito che ha lasciato la Picci per una tizia, una tipo groupie? No, tu dimmi: hai una moglie che ti segue in tutto il mondo per trent’anni, ti sopporta quando stai ore-giorni-settimane-ere geologiche su quella tastiera – che a me poi tutto quell’esercizio mi fa un po’ fanatico tipo sportivone palestrato, versione “musica alta” – e lei lì, a dirti «Che bravo, che maestro, che unico»… Guarda: più ne parlo, meno mi viene voglia di andarci, a sentirlo. Quasi, passo l’abbonamento alla domestica, che si fa una sera senza rincitrullirsi di televisione; magari si fa una ronfatina, ma la Scala per loro è sempre un bel vedere, e poi si dà una sistematina, che non le fa male. Vedessi con che capelli mi si presenta certe mattine!
Se ho letto l’ultimo di chi? Il Camilleri? Ma sì, lo conosco dal giornale: è che, cuore, leggo solo autori fino al 1950, con una spiccata preferenza per i Russi del Diciannovesimo. L’Aleks, il Fedor… Puškin e Dostoevskij, certo. Ho appena riletto L’idiota, ma nella traduzione classica francese: con quella italiana dell’Arnoldo ci perde…
Ma cosa c’è? Niente, cicci, è la micia: è lì che mi gratta sul bukhara – le darà fastidio tutto quel rosso. Che poi, più lo vedo, più mi dà anche a me un senso di troppo pieno e di già visto e di stanco… Guarda, faccio una cosa, una mattàta delle mie: prendo tutti i tappeti e li trasferisco metà al lago, metà a Celerina. Zen, la faccio questa casa. E via questo trompe-l’œil, è di una noia!
Scusa, ti lascio che prendo appuntamento con l’architetto, così approfitto e armonizzo anche le nuances degli zerbini.
Luce, a prestissimo! Un abbraccione!»
25 luglio 2009
i pensierini delle vacanze
Domani il blog compie tre anni. Io sarò in viaggio.
E comunque la partenza è sempre angosciante.
Non ho ancora deciso cosa mi piacerebbe leggere durante le prossime tre settimane – per scelta, niente internet portatile e musica in cuffia. I libri in attesa sono lì sul comodino: una pila che torreggia inquietante. Immagino, mentre non li guardo, che si litighino il posto in valigia.
A gennaio non ho fatto buoni propositi; li faccio ora: per il ritorno ad agosto vorrei riuscire a sistemare e pubblicare i numerosi appunti in attesa. Uno al giorno per un paio di settimane, poi si ricomincia con settembre e tutto ciò che porterà l’autunno – ho già voglia di foglie rosse sugli alberi.
A proposito di settembre: ci saranno un po’ di cose da affrontare e risolvere. Tra l’altro, devo accettare il fatto che non potrò restare solo per il resto della vita. Come un accessorio troppo di moda, un fidanzato forse non mi si confà, ma a un certo punto diventa imprescindibile.
E comunque la partenza è sempre angosciante.
Non ho ancora deciso cosa mi piacerebbe leggere durante le prossime tre settimane – per scelta, niente internet portatile e musica in cuffia. I libri in attesa sono lì sul comodino: una pila che torreggia inquietante. Immagino, mentre non li guardo, che si litighino il posto in valigia.
A gennaio non ho fatto buoni propositi; li faccio ora: per il ritorno ad agosto vorrei riuscire a sistemare e pubblicare i numerosi appunti in attesa. Uno al giorno per un paio di settimane, poi si ricomincia con settembre e tutto ciò che porterà l’autunno – ho già voglia di foglie rosse sugli alberi.
A proposito di settembre: ci saranno un po’ di cose da affrontare e risolvere. Tra l’altro, devo accettare il fatto che non potrò restare solo per il resto della vita. Come un accessorio troppo di moda, un fidanzato forse non mi si confà, ma a un certo punto diventa imprescindibile.
10 luglio 2009
le vacanze del signorino snob
«Pronto. Ma cuore, ciao, come va? Luce! erano ere geologiche che non ti palesavi!
Sei tornata dal giro in Groenlandia? col sottomarino atomico! Ma pensa! Il Pippi era con te? Mi avrà avuto problemi di claustrofobia… Ah, la sua è agorafobia? Beh, dai! Ma non dirmelo! Vuol farsi fare dall’architetto le pareti della camera da letto tutte di un piombo spazzolato! E il periscopio in mezzo! Da non credere, tanto gli è piaciuto come viaggio! Beh, mi fa tanto recluso di classe, comunque…
Io? Si è fermata la Bibi per un tè ed è andata via da trenta secondi sì e no. Aveva il visone grigio, pensa, che non le stava fermo un attimo, e poi tirava, e mordeva tutto il guinzaglio… Cosa non mi è di animalista quella ragazza! Il visone domestico! …Solo per far rabbia a sua madre, che di pellicce se ne sarà fatte un paio l’anno da quando ha sposato quel personaggio del Maurilione. Comunque, la micia era un po’ infastidita dalla presenza del visoncino e mica le si è arruffato tutto il pelo? E io che l’avevo appena portata con me dal parrucchiere a fare l’antipermanente!
Vacanze? Mah, senti, nini: la Titti e il Lupo non possono partire prima di agosto, per la storia del lavoro e dei clienti e bla bla. Beh, ma mica mi hanno chiesto se vado in villa da loro? No, dico: le ferie d’agosto, quel buco nero di Stromboli – che poi l’eliporto è sempre occupato da quei sartini da strapazzo, e come ci si arriva altrimenti? E poi ci sono frotte, orde, coacervi di napoletani – che non ho niente contro, per carità, però sono napoletani…
Io credo che indugerò qui al lago fino a settembre: la domestica di Milano mi fa un safari, non so dove in Africa; il giardiniere di qui è tornato da un trekking, o una cosa così, in Sud America… Beh, senti, stella: le vacanze considerate esotiche, fatte d’estate, sono proprio una roba plebea. Meglio qui tutto agosto: non mi muovo neanche morto, chiuso, sigillato nella cassa, guarda.
Dimmi, gioia, ci sei dal Maffeino martedì per il cocktail? Sì? È di un divertente quel ragazzo lì! Ci vuole tutti in floreale! Io per me ho un completo lilla con minuscoli particolari in monocromo di gigli a piccolo punto applicati su un revers. Ma per la micia ho fatto preparare un collarino che è una fine della Terra: da rimanere lì, senza una sola sillaba: tutto un vitellino grigio-perla traforato a roselline che mi fa pendant con l’incisione della campanellina di platino abbinata. Devi vedere lei quando lo indossa: si pavoneggia da regina della savana… Un amore assoluto!
Uh! S’è fatto tardi! Devo passare dal vivaista per decidere le nuances del pergolato…
Ciao stelìn, a prestissimo! Un abbraccione!»
Sei tornata dal giro in Groenlandia? col sottomarino atomico! Ma pensa! Il Pippi era con te? Mi avrà avuto problemi di claustrofobia… Ah, la sua è agorafobia? Beh, dai! Ma non dirmelo! Vuol farsi fare dall’architetto le pareti della camera da letto tutte di un piombo spazzolato! E il periscopio in mezzo! Da non credere, tanto gli è piaciuto come viaggio! Beh, mi fa tanto recluso di classe, comunque…
Io? Si è fermata la Bibi per un tè ed è andata via da trenta secondi sì e no. Aveva il visone grigio, pensa, che non le stava fermo un attimo, e poi tirava, e mordeva tutto il guinzaglio… Cosa non mi è di animalista quella ragazza! Il visone domestico! …Solo per far rabbia a sua madre, che di pellicce se ne sarà fatte un paio l’anno da quando ha sposato quel personaggio del Maurilione. Comunque, la micia era un po’ infastidita dalla presenza del visoncino e mica le si è arruffato tutto il pelo? E io che l’avevo appena portata con me dal parrucchiere a fare l’antipermanente!
Vacanze? Mah, senti, nini: la Titti e il Lupo non possono partire prima di agosto, per la storia del lavoro e dei clienti e bla bla. Beh, ma mica mi hanno chiesto se vado in villa da loro? No, dico: le ferie d’agosto, quel buco nero di Stromboli – che poi l’eliporto è sempre occupato da quei sartini da strapazzo, e come ci si arriva altrimenti? E poi ci sono frotte, orde, coacervi di napoletani – che non ho niente contro, per carità, però sono napoletani…
Io credo che indugerò qui al lago fino a settembre: la domestica di Milano mi fa un safari, non so dove in Africa; il giardiniere di qui è tornato da un trekking, o una cosa così, in Sud America… Beh, senti, stella: le vacanze considerate esotiche, fatte d’estate, sono proprio una roba plebea. Meglio qui tutto agosto: non mi muovo neanche morto, chiuso, sigillato nella cassa, guarda.
Dimmi, gioia, ci sei dal Maffeino martedì per il cocktail? Sì? È di un divertente quel ragazzo lì! Ci vuole tutti in floreale! Io per me ho un completo lilla con minuscoli particolari in monocromo di gigli a piccolo punto applicati su un revers. Ma per la micia ho fatto preparare un collarino che è una fine della Terra: da rimanere lì, senza una sola sillaba: tutto un vitellino grigio-perla traforato a roselline che mi fa pendant con l’incisione della campanellina di platino abbinata. Devi vedere lei quando lo indossa: si pavoneggia da regina della savana… Un amore assoluto!
Uh! S’è fatto tardi! Devo passare dal vivaista per decidere le nuances del pergolato…
Ciao stelìn, a prestissimo! Un abbraccione!»
1 giugno 2009
dettagli sostanziali
Ha seguito i desideri, rivoluzionato la propria vita, ha scommesso e vinto.
Non ho saputo riconoscere il suo talento, poi ho capito. Ma era tardi: l’avevo già allontanato, e farlo tornare porterebbe solo dolore.
Che la sua storia, almeno, mi sia d’ispirazione; è il momento di cambiare.
Non ho saputo riconoscere il suo talento, poi ho capito. Ma era tardi: l’avevo già allontanato, e farlo tornare porterebbe solo dolore.
Che la sua storia, almeno, mi sia d’ispirazione; è il momento di cambiare.
31 maggio 2009
dettagli mnemonici
Spesso non ricordo quel che ho scritto su queste pagine, così, anche per per evitare di ripetermi (almeno nella forma), mi obbligo a rileggere cose che mi appaiono lontanissime e vissute da un altro.
Tra un’ora devo andare a una festa di compleanno in un luogo che evito da due anni; ho dato un’occhiata agli appunti in cui ne parlavo, per prepararmi a quello che mi aspetta.
Ecco: ora non ho più voglia di uscire – e sta anche arrivando un temporale.
Tra un’ora devo andare a una festa di compleanno in un luogo che evito da due anni; ho dato un’occhiata agli appunti in cui ne parlavo, per prepararmi a quello che mi aspetta.
Ecco: ora non ho più voglia di uscire – e sta anche arrivando un temporale.
13 maggio 2009
sette penne assolutamente irritanti
Pierluigi Battista: come Woody Allen, ma del tutto scevro da ironia, crede che bastino un paio di baffi e di occhiali per nascondere le reali intenzioni dei suoi superflui articoli: l’osannante celebrazione dei sultani che detengono il potere.
Mario Luzzato Fegiz: incapace di fare a meno dei suoi pregiudizi, racconta dischi e concerti che evidentemente non ha mai ascoltato e propina sconcertanti banalità, per giunta con stile incerto.
Alessandro Piperno: inabile alla scrittura, è fastidiosamente inutile; spero d’incontrarlo per farmi restituire, se non il tempo, almeno i soldi che ho buttato per acquistare il suo osannato ma piatto, vuoto, scopiazzato esordio letterario.
Antonio D’Orrico: responsabile dell’immorale successo di Faletti e altri inconsistenti scribacchini (vedi Alessandro Piperno), instilla il ragionevole dubbio di essere prezzolato dagli uffici stampa delle Case editrici.
Paolo Isotta: sgradevolmente presuntuoso, ancorato a un passato perduto e a un contemporaneo inesistente, scrive banalità dense d’invidia con uno stile ridicolo.
Guia Soncini: ex pupilla di Giuliano Ferrara, basterebbe solo questo a renderla insopportabile. Ma la tizia scrive, costruendo solo un barocco nulla di frustrazioni che puzza di stantio.
Aldo Grasso: il meno oggettivo tra i critici che fingono di esserlo; il suo opinabile metro di giudizio è la simpatia. Ma il vero problema, quando lo leggi, è che non sai se a scrivere l’articolo sia stato lui o uno dei suoi numerosi, fedelissimi negri.
(E allora perché leggo il Corriere? Perché è a scrocco…)
Mario Luzzato Fegiz: incapace di fare a meno dei suoi pregiudizi, racconta dischi e concerti che evidentemente non ha mai ascoltato e propina sconcertanti banalità, per giunta con stile incerto.
Alessandro Piperno: inabile alla scrittura, è fastidiosamente inutile; spero d’incontrarlo per farmi restituire, se non il tempo, almeno i soldi che ho buttato per acquistare il suo osannato ma piatto, vuoto, scopiazzato esordio letterario.
Antonio D’Orrico: responsabile dell’immorale successo di Faletti e altri inconsistenti scribacchini (vedi Alessandro Piperno), instilla il ragionevole dubbio di essere prezzolato dagli uffici stampa delle Case editrici.
Paolo Isotta: sgradevolmente presuntuoso, ancorato a un passato perduto e a un contemporaneo inesistente, scrive banalità dense d’invidia con uno stile ridicolo.
Guia Soncini: ex pupilla di Giuliano Ferrara, basterebbe solo questo a renderla insopportabile. Ma la tizia scrive, costruendo solo un barocco nulla di frustrazioni che puzza di stantio.
Aldo Grasso: il meno oggettivo tra i critici che fingono di esserlo; il suo opinabile metro di giudizio è la simpatia. Ma il vero problema, quando lo leggi, è che non sai se a scrivere l’articolo sia stato lui o uno dei suoi numerosi, fedelissimi negri.
(E allora perché leggo il Corriere? Perché è a scrocco…)
5 maggio 2009
larmes kitsch
«When did I wake into this dream?
I must have been the only person in the world who didn’t know who she was…
(With the disappearance of the world’s most famous…
…have denied the story…
…too much pressure…)
But my world would never be the same again…
“Drive!”
…when she came into my life.
“It’s beautiful up here, everything seems so peaceful.”
“Who are you?”
“I’m a dancer. I love to dance!”
Didn’t matter. I knew who she was, to me.
“Come away with me.”
“I love you.”
“You must be there. Tomorrow.”
“I don’t care about tomorrow.”
“It’s the right thing to do.”
“No one can steal our dream, no one. Goodbye.”
And then, she was gone.
Has she forgotten? I know I will not.
Her kiss… her smile… her perfume.»
I must have been the only person in the world who didn’t know who she was…
(With the disappearance of the world’s most famous…
…have denied the story…
…too much pressure…)
But my world would never be the same again…
“Drive!”
…when she came into my life.
“It’s beautiful up here, everything seems so peaceful.”
“Who are you?”
“I’m a dancer. I love to dance!”
Didn’t matter. I knew who she was, to me.
“Come away with me.”
“I love you.”
“You must be there. Tomorrow.”
“I don’t care about tomorrow.”
“It’s the right thing to do.”
“No one can steal our dream, no one. Goodbye.”
And then, she was gone.
Has she forgotten? I know I will not.
Her kiss… her smile… her perfume.»
2 maggio 2009
la crisi del settimo anno
Il primo anno è novità, impegno ed emozione.
Il secondo cancella l’entusiasmo e porta consapevolezza delle capacità.
Il terzo rivela le prime delusioni.
Il quarto suggerisce di tradire.
Il quinto porta cambiamenti che mettono alla prova.
Il sesto incupisce per la noia.
Il settimo è quello della crisi: sei incerto fra terrore e desiderio della fine.
Non so se le cose possano andare così nei rapporti di coppia. In quelli di lavoro, sì.
Il secondo cancella l’entusiasmo e porta consapevolezza delle capacità.
Il terzo rivela le prime delusioni.
Il quarto suggerisce di tradire.
Il quinto porta cambiamenti che mettono alla prova.
Il sesto incupisce per la noia.
Il settimo è quello della crisi: sei incerto fra terrore e desiderio della fine.
Non so se le cose possano andare così nei rapporti di coppia. In quelli di lavoro, sì.
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