Una recente suggestione mi ha annunciato che sto affrontando un viaggio; un altro, parallelo all’ovvio nascita/morte.
Sono persuaso che sia così davvero: ne sono prova gli ultimi anni marchiati dalla precarietà – economica mentale degli affetti –, dominante caratteristica di un cammino.
Quella che non riconoscevo era la meta; si potrà dire che l’importante in un viaggio è la sua essenza, non l’arrivo: senza inizio e fine, però, il concetto di percorso si sfalda, e se talvolta la destinazione non viene raggiunta – magari davvero poco importa – deve comunque esistere perché dà senso alla spinta d’inizio.
Ecco: ora l’arrivo c’è, ed era quello più ovvio e più epico; l’ho riconosciuto e sono pronto a raggiungerlo per trovare conforto.
Sono pronto, pronto per il ritorno.
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4 commenti:
e quindi?
Oddio, Garçon, è vero che a volte amo essere criptico come mi rimproveri con disapprovazione appena puoi, ma questa volta molto meno di altre.
È che spesso scrivo solo per me o pochi "a conoscenza dei fatti"... ma questo, come qualcuno sa, sarà argomento della prossima annotazione.
beh fatto sta che non ho capito un vazzo. anche il genio a volte stacca il cervello
deliziosamente modesto ;)
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