Ieri una collega del Castello di Carte mi ha regalato il libro più famoso di Madeleine Wickham, del quale l’autrice si vergognò al punto da firmarlo con uno pseudonimo. Come si può notare, m’imbarazzo anch’io a nominarlo, così lascio al lettore la briga di scoprire di che si tratti.
Stamattina però, seduto sul cesso e poi in metropolitana (sperando che pochi riconoscessero la copertina), ho letto una quarantina di pagine e, pur constatandone l’inconsistenza, mi sono meravigliato della quantità di risate che provoca. «Perché», mi sono chiesto, «non l’ho divorato sette anni fa, quando ne parlavano tutti?»
È orribile quando ti rendi conto che l’ultrasnobismo talvolta censura piccoli indecenti piaceri.
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5 commenti:
il vero snobismo è proprio il piacere dell'indecenza [che so... verso un cd da riscoprire fra 7 anni, per esempio!]
[pensando all'etimologia, è snob ciò che è pop perchè non è hot... cof.]
M. Cipì, chapeau... Come non sottoscrivere?
(Ma dunque, secondo lei, entro due anni riabiliterò A love like ours? Non ne avrà apprezzato la copertina, vero? Oddio, no, la prego: non risponda...)
Oh, e per quanto riguarda Guilty pleasures, beh, c’è molto più tempo.
di ALLO [?] apprezzo solo il fatto che contenga una cover di gershwin. per il resto james brolin poteva continuare a fare il direttore in Hotel...
Io inizierò a leggere quella gredina solo il giorno in cui mi sfornerà "I love ammazzare a mitragliate la gente che nei centri commerciali fa shopping"
sarebbe cmq coerente con il tema solitamente affrontato...
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