18 agosto 2009

gli svaghi del signorino snob

«Pronto? Ciao stelìta, come va? Ma no che non disturbi, nini: sono qui sulla chaise-longue di cavallino che stavo rimirando il nuovo trompe-l’œil dello studio. Mi sono fatto fare tutto un ghirigoro geometrico floreale che mi attraversa la stanza. Fa tanto moschea, un po’ talebano contemporaneo, moda-non-moda…

Come? Domani? Il compleanno del Rocchigianone! Ma cribbio! Mi si sovrappone al canastino con le tre-mende! Me l’ero completamente dimenticato-obliato-cancellato-corroso-morto… E adesso?
Come dici? No: il canastino mi fa molto più classico del burraco. Quello lo lascio alla Pippi e alla Miffi. Il bridge? Ma anima: non ci gioco da quindici anni! Non saprei più da che parte iniziare la dichiarazione! No, poi è troppo impegnativo e mi vengono tutte quelle brutte rughette attorno alla bocca e tra le sopracciglia.
No, ma scusa, per il Rocchigianuccio: gli faccio una bella telefonata e gli rigiro su un invito per giovedì. Risolto.

Splendore, ma ci sei al concerto del mio divino? Lunedì, alla Scala. Mi fa tutto un repertorio dodecafonico, così pre-esistenzialista… Ma comunque, hai sentito che ha lasciato la Picci per una tizia, una tipo groupie? No, tu dimmi: hai una moglie che ti segue in tutto il mondo per trent’anni, ti sopporta quando stai ore-giorni-settimane-ere geologiche su quella tastiera – che a me poi tutto quell’esercizio mi fa un po’ fanatico tipo sportivone palestrato, versione “musica alta” – e lei lì, a dirti «Che bravo, che maestro, che unico»… Guarda: più ne parlo, meno mi viene voglia di andarci, a sentirlo. Quasi, passo l’abbonamento alla domestica, che si fa una sera senza rincitrullirsi di televisione; magari si fa una ronfatina, ma la Scala per loro è sempre un bel vedere, e poi si dà una sistematina, che non le fa male. Vedessi con che capelli mi si presenta certe mattine!

Se ho letto l’ultimo di chi? Il Camilleri? Ma sì, lo conosco dal giornale: è che, cuore, leggo solo autori fino al 1950, con una spiccata preferenza per i Russi del Diciannovesimo. L’Aleks, il Fedor… Puškin e Dostoevskij, certo. Ho appena riletto L’idiota, ma nella traduzione classica francese: con quella italiana dell’Arnoldo ci perde…

Ma cosa c’è? Niente, cicci, è la micia: è lì che mi gratta sul bukhara – le darà fastidio tutto quel rosso. Che poi, più lo vedo, più mi dà anche a me un senso di troppo pieno e di già visto e di stanco… Guarda, faccio una cosa, una mattàta delle mie: prendo tutti i tappeti e li trasferisco metà al lago, metà a Celerina. Zen, la faccio questa casa. E via questo trompe-l’œil, è di una noia!
Scusa, ti lascio che prendo appuntamento con l’architetto, così approfitto e armonizzo anche le nuances degli zerbini.
Luce
, a prestissimo! Un abbraccione!»

4 commenti:

Canarino Mannaro ha detto...

Grazie, davvero di cuore, per la sana risata che m'hai fatto fare leggendo questo post...
Un abbraccio e una felice serata!
Luigi

nd ha detto...

Pas de quoi!

...e come diceva quella Papagirl di Maria Rita Viaggi: "Felice notte".

andrè ha detto...

e un pompei pre-eruzione na?

nd ha detto...

Già: tutti i tubi fuori a vista, che mi fa un po' cloacona...

(il Garzone che cita la Valeri: si sovverte l'ordine universale...)