2 settembre 2009

ferunt

E poi si dice di me che sia tutto d’un pezzo, perfino ascetico. Sciocchezze, purtroppo.

È che la volontà talvolta si addormenta, e così, d’improvviso, mi ritrovo con una sigaretta in mano a fare sesso con uno sconosciuto incontrato su Facebook.
O, più precisamente: riprendo a fumare un paio di sigarette al giorno dopo sei anni di disintossicazione; faccio sesso con uno sconosciuto (incontrato sulla spiaggia) dopo quasi tre anni di volontaria castità in attesa di qualcuno che c’entri in qualche modo con la parola “amore”; torno infine allo sterile tempo perduto con Facebook, dopo la fuga dello scorso inverno per salvarmi da nevrosi voyeuristico-ossessive.
Se in foto non mi piaccio, dev’essere perché guardo la faccia del mio traditore.

E dunque si racconta ch’io sia irreprensibile, finanche austero. Cazzate, ahimè.

31 agosto 2009

scheda p.s. n° 01549512

Il taffetas è un noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni.

27 agosto 2009

dettagli estremi

Mi accade spesso di guardare qualcuno che passa e pensare: «Uno con queste scarpe è un coglione».
O sono di gusti troppo ricercati oppure ci sono troppi coglioni in giro.

21 agosto 2009

dettagli epidermici

L’altra sera ho affettato qualche scalogno per congelarlo, e averlo così pronto quando voglio preparare il sugo per la pasta. Dopo tre giorni la punta delle dita puzza ancora. Sembra proprio che la mia pelle mi somigli: incosciente, assorbe tutto – e tutto le lascia una traccia persistente, spesso sgradevole.

20 agosto 2009

quando ti trovo fra le pagine di un libro

«Avevo l’impressione di trovarmi di fronte a una ragazza che nel corso degli anni sarebbe passata da una persona all’altra, e ognuna di queste avrebbe pensato di averla salvata per miracolo quando in realtà lei non correva nessun pericolo. Mai. Nemmeno per un secondo.»
— Zadie Smith

19 agosto 2009

crudelia (appunti dalmati)

Il tipico venti-trentenne croato ha un fisico asciutto e muscoloso da bomba del sesso; il tipico quaranta-cinquantenne ha invariabilmente l’aspetto del tagliagole.

La Croazia, anche nelle isole in cui ormeggiano decine di yacht da milionari, dà comunque l’impressione di essere un posto da poveri. Poveri di gusto, idee, desideri; in questo è ancora molto simile all’Italia, benché per vivere nel Bel Paese occorra essere ricchi – e avere stomaco irsuto.

Solitamente, il turista italiano si rivolge all’autoctono nella propria lingua, con lo stesso odioso modo colonialista del francese in vacanza (che però, forse, teme solo l’irrisione, poiché spesso parla l’inglese dell’ispettore Clouseau).

Cambiare il nome Ragusa in Dubrovnik, poco meno di cent’anni fa, è stata folle furia iconoclasta – Zadar, Trogir, Split ricordano l’originale dalmata e italiano. Leggi “Dubrovnik” e pensi a uno sperduto avamposto siberiano; invece la città dentro le mura è una Venezia sicula, bella da togliere il fiato. Intatta ma decadente come ogni città di mare, quasi non avesse attraversato alcuna guerra, non sembra il set alla Gardaland (ovvero Disneyland di periferia) in cui ti ritrovi visitando altre cittadine dalmate.

18 agosto 2009

gli svaghi del signorino snob

«Pronto? Ciao stelìta, come va? Ma no che non disturbi, nini: sono qui sulla chaise-longue di cavallino che stavo rimirando il nuovo trompe-l’œil dello studio. Mi sono fatto fare tutto un ghirigoro geometrico floreale che mi attraversa la stanza. Fa tanto moschea, un po’ talebano contemporaneo, moda-non-moda…

Come? Domani? Il compleanno del Rocchigianone! Ma cribbio! Mi si sovrappone al canastino con le tre-mende! Me l’ero completamente dimenticato-obliato-cancellato-corroso-morto… E adesso?
Come dici? No: il canastino mi fa molto più classico del burraco. Quello lo lascio alla Pippi e alla Miffi. Il bridge? Ma anima: non ci gioco da quindici anni! Non saprei più da che parte iniziare la dichiarazione! No, poi è troppo impegnativo e mi vengono tutte quelle brutte rughette attorno alla bocca e tra le sopracciglia.
No, ma scusa, per il Rocchigianuccio: gli faccio una bella telefonata e gli rigiro su un invito per giovedì. Risolto.

Splendore, ma ci sei al concerto del mio divino? Lunedì, alla Scala. Mi fa tutto un repertorio dodecafonico, così pre-esistenzialista… Ma comunque, hai sentito che ha lasciato la Picci per una tizia, una tipo groupie? No, tu dimmi: hai una moglie che ti segue in tutto il mondo per trent’anni, ti sopporta quando stai ore-giorni-settimane-ere geologiche su quella tastiera – che a me poi tutto quell’esercizio mi fa un po’ fanatico tipo sportivone palestrato, versione “musica alta” – e lei lì, a dirti «Che bravo, che maestro, che unico»… Guarda: più ne parlo, meno mi viene voglia di andarci, a sentirlo. Quasi, passo l’abbonamento alla domestica, che si fa una sera senza rincitrullirsi di televisione; magari si fa una ronfatina, ma la Scala per loro è sempre un bel vedere, e poi si dà una sistematina, che non le fa male. Vedessi con che capelli mi si presenta certe mattine!

Se ho letto l’ultimo di chi? Il Camilleri? Ma sì, lo conosco dal giornale: è che, cuore, leggo solo autori fino al 1950, con una spiccata preferenza per i Russi del Diciannovesimo. L’Aleks, il Fedor… Puškin e Dostoevskij, certo. Ho appena riletto L’idiota, ma nella traduzione classica francese: con quella italiana dell’Arnoldo ci perde…

Ma cosa c’è? Niente, cicci, è la micia: è lì che mi gratta sul bukhara – le darà fastidio tutto quel rosso. Che poi, più lo vedo, più mi dà anche a me un senso di troppo pieno e di già visto e di stanco… Guarda, faccio una cosa, una mattàta delle mie: prendo tutti i tappeti e li trasferisco metà al lago, metà a Celerina. Zen, la faccio questa casa. E via questo trompe-l’œil, è di una noia!
Scusa, ti lascio che prendo appuntamento con l’architetto, così approfitto e armonizzo anche le nuances degli zerbini.
Luce
, a prestissimo! Un abbraccione!»

25 luglio 2009

i pensierini delle vacanze

Domani il blog compie tre anni. Io sarò in viaggio.
E comunque la partenza è sempre angosciante.

Non ho ancora deciso cosa mi piacerebbe leggere durante le prossime tre settimane – per scelta, niente internet portatile e musica in cuffia. I libri in attesa sono lì sul comodino: una pila che torreggia inquietante. Immagino, mentre non li guardo, che si litighino il posto in valigia.

A gennaio non ho fatto buoni propositi; li faccio ora: per il ritorno ad agosto vorrei riuscire a sistemare e pubblicare i numerosi appunti in attesa. Uno al giorno per un paio di settimane, poi si ricomincia con settembre e tutto ciò che porterà l’autunno – ho già voglia di foglie rosse sugli alberi.

A proposito di settembre: ci saranno un po’ di cose da affrontare e risolvere. Tra l’altro, devo accettare il fatto che non potrò restare solo per il resto della vita. Come un accessorio troppo di moda, un fidanzato forse non mi si confà, ma a un certo punto diventa imprescindibile.

10 luglio 2009

le vacanze del signorino snob

«Pronto. Ma cuore, ciao, come va? Luce! erano ere geologiche che non ti palesavi!

Sei tornata dal giro in Groenlandia? col sottomarino atomico! Ma pensa! Il Pippi era con te? Mi avrà avuto problemi di claustrofobia… Ah, la sua è agorafobia? Beh, dai! Ma non dirmelo! Vuol farsi fare dall’architetto le pareti della camera da letto tutte di un piombo spazzolato! E il periscopio in mezzo! Da non credere, tanto gli è piaciuto come viaggio! Beh, mi fa tanto recluso di classe, comunque…

Io? Si è fermata la Bibi per un tè ed è andata via da trenta secondi sì e no. Aveva il visone grigio, pensa, che non le stava fermo un attimo, e poi tirava, e mordeva tutto il guinzaglio… Cosa non mi è di animalista quella ragazza! Il visone domestico! …Solo per far rabbia a sua madre, che di pellicce se ne sarà fatte un paio l’anno da quando ha sposato quel personaggio del Maurilione. Comunque, la micia era un po’ infastidita dalla presenza del visoncino e mica le si è arruffato tutto il pelo? E io che l’avevo appena portata con me dal parrucchiere a fare l’antipermanente!

Vacanze? Mah, senti, nini: la Titti e il Lupo non possono partire prima di agosto, per la storia del lavoro e dei clienti e bla bla. Beh, ma mica mi hanno chiesto se vado in villa da loro? No, dico: le ferie d’agosto, quel buco nero di Stromboli – che poi l’eliporto è sempre occupato da quei sartini da strapazzo, e come ci si arriva altrimenti? E poi ci sono frotte, orde, coacervi di napoletani – che non ho niente contro, per carità, però sono napoletani…

Io credo che indugerò qui al lago fino a settembre: la domestica di Milano mi fa un safari, non so dove in Africa; il giardiniere di qui è tornato da un trekking, o una cosa così, in Sud America… Beh, senti, stella: le vacanze considerate esotiche, fatte d’estate, sono proprio una roba plebea. Meglio qui tutto agosto: non mi muovo neanche morto, chiuso, sigillato nella cassa, guarda.

Dimmi, gioia, ci sei dal Maffeino martedì per il cocktail? Sì? È di un divertente quel ragazzo lì! Ci vuole tutti in floreale! Io per me ho un completo lilla con minuscoli particolari in monocromo di gigli a piccolo punto applicati su un revers. Ma per la micia ho fatto preparare un collarino che è una fine della Terra: da rimanere lì, senza una sola sillaba: tutto un vitellino grigio-perla traforato a roselline che mi fa pendant con l’incisione della campanellina di platino abbinata. Devi vedere lei quando lo indossa: si pavoneggia da regina della savana… Un amore assoluto!

Uh! S’è fatto tardi! Devo passare dal vivaista per decidere le nuances del pergolato…
Ciao stelìn, a prestissimo! Un abbraccione!»

1 giugno 2009

dettagli sostanziali

Ha seguito i desideri, rivoluzionato la propria vita, ha scommesso e vinto.
Non ho saputo riconoscere il suo talento, poi ho capito. Ma era tardi: l’avevo già allontanato, e farlo tornare porterebbe solo dolore.
Che la sua storia, almeno, mi sia d’ispirazione; è il momento di cambiare.