18 maggio 2007

le mie ragioni

Alcuni giorni fa sono stato invitato dal surrealista eccellente a dire cinque buoni motivi per curare un blog.
Temo – al solito – la banalità (dans trop de films, de chansons et de livres), così condirò il tutto approfittando dell’occasione per raccontare perché è nato taffetas: avrei voluto farlo da tempo, ma la pigrizia, si sa…

1. Dopo la rottura con l’Oggetto dell’Ossessione (in seguito, “Perduta”) ho sentito di dover raccontare al mondo che quella fase della mia vita era finita, o almeno così sembrava allora, così ho deciso di farlo in un blog. Quale altro mezzo ha una platea teorica così vasta? La prima ragione è, lo ammetto, esibizionismo.
2. Il nome di questo blog viene da lontano. Preso in prestito dall’esilarante scambio tra Frederick Frankenstein ed Elisabeth, è stato quello di una sfortunata rivistina letteraria online; sfortunata perché, a causa della penuria di racconti, ebbe vita brevissima: solo due numeri. La seconda ragione, non solo per questo motivo, è memoria.
3. Da ragazzo, al liceo, scrivevo appunti su un diario, uno di quelli con il lucchetto. Riportavo i sogni più strani e cercavo di trasferire i cambiamenti repentini e inspiegabili che vivevo in quel sordo periodo, al fine di archiviarli per un remoto futuro nel quale, forse, li avrei compresi. Ai tempi dell’università scrivevo frasi in versi che chiamavo poesie, e lettere ad amici e amori impossibili (queste ultime non le spedivo mai). Poi, per anni, non ho preso in mano la stilografica, e mi ero convinto che non sarei stato più in grado di scrivere una riga. Non è stato così; la terza ragione è quindi rivincita.
4. Scrivere per essere letti non è ovviamente come farlo per sé stessi (sì, l’accento lo metto; nessuno è ancora riuscito a convincermi della sua inutilità), e questa glossa tra parentesi ne è un esempio, perché non l’avrei messa sul diario “solo per me”, quello con il lucchetto. Scrivo un blog per comunicare, ed è diventata una pratica che mi aiuta ad avvicinare l’essenza delle cose, ma anche a esercitare un po’ di controllo sullo stile, e inoltre incoraggia all’uso delle parole che riaffiorano alla mente dalla crosta di quelle quotidiane. È un piccolo impegno che mi stimola, migliora, fa superare la pigrizia. Così la quarta ragione potrebbe essere disciplina.
5. Alcuni ammettono di avere un blog per trovare un compagno/una scopata/un amico. Altri ce l’hanno per moda. Altri ancora per ottenere conferme attraverso i commenti dei lettori. Io invece credo di dover riconoscere che spesso preferisco un filtro (qui la maschera di un monitor) al rapporto diretto con il mondo. E dunque l’ultima ragione, purtroppo, è distacco.

È una catena, e così passo a mia volta il compito a 10am, della quale m’incuriosiscono le possibili risposte – spero troverà il tempo; ad Anadah, mio primo blogger – chissà se leggerà l’invito; a Countrypolitan, che credo detesti questo genere di obbligo – ma estinguerebbe un piccolo debito.

4 commenti:

stefano ha detto...

Un po' della mia curiosità è soddisfatta. In effetti in alcune cose mi ci ritrovo anch'io. La 1 l'ho un po' superata, la 2 ci sta tutta - ma ora direi: a patto di non rileggermi più, così diventa "cronaca del presente" e rifiuto di rimuginare il passato -, la 4 indubbiamente. La 5 no: non è stato un fine esplicito, ma mi è capitato di conoscere molte belle persone anche dal vivo, grazie al blog, che sono poi diventati miei amici. Io non mi sono mai sottratto: diciamo che è stato un piacevole effetto collaterale.

anotherMe ha detto...

Guardi che la leggo sa :-D
In realtà le catene non fanno molto per me, non son mai bravo a svolgere i compiti assegnati da altri.
Ma vedrò di accontentarla, nei prossimi giorni :)

nd ha detto...

Stefano, dunque l'effetto collaterale del conoscerti sarà quello di annullare l'ultima buona ragione... Me ne farò una ragione e ne penserò un'altra (a presto,allora!)

Anotherme, grazie (immagini un leggero inchino del capo e un sorrisetto).

stefano ha detto...

Uh, allora devo rendermi presentabile ;)