Chiamatemi Ismaele.
I miei occhi sono grigi come mare d’inverno.
Sulla mia lingua c’è il sapore aspro di una sfera di metallo.
È quella piccola cosa che mi rende speciale.
La pioggia batte ritmicamente sul davanzale della finestra.
Anche il mio cuore batte.
Batte per un ricordo, batte per una nuova Emozione.
In casa ora non c’è nessun altro.
Ma non sono solo, la solitudine è uno stato mentale.
Oggi compio gli anni, è un momento importante.
È il giro di boa.
Ho provato a conoscere il mondo, in questi anni.
E ci sono riuscito.
Vita, morte.
Passione e dolore.
Gli sguardi, il Ricordo.
La forza del Destino.
Apro gli occhi come fosse la prima volta.
Mi guardo allo specchio e mi riconosco.
Sono io. Ogni giorno diverso, ma sempre uguale.
Ho ancora nuovi sogni in un cassetto.
Sogni di Felicità.
Sogni di Amore.
Sogni di Gioia.
Sogni.
Ieri il cielo era terso, pulito come i miei pensieri.
Ho atteso il crepuscolo nella brezza leggera.
Anche il mio cuore era leggero, e puro.
Ho visto una stella cadente e ho espresso un Desiderio.
Ho pensato:
«Il giorno che scriverò puttanate simili sul mio blog, anzi: il giorno che mi accorgerò anche solo di pensare banalità e frasi vuote di questo genere (il genere in cui incappo con orrore su vari blog, zeppi di parole a casaccio vomitate da poveretti, simili a perversi Peter Pan), vado a farmi dare una raddrizzatina in un centro di recupero di Piero Gelmini».
Ecco quello che ho desiderato.
(segue)
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2 commenti:
:)
Il punto non è scrivere puttanate simili. E' scriverle tutte insieme. Una alla volta si può farlo... E' come mettere un cucchiaino di miele o delle spezie in una pietanza. Certo, se poi se ne mette un chilo, allora è un'altra faccenda.
Non bisogna sottovalutare la potenza del cliché, se lo si usa con accortezza e con consapevolezza. Non lasciandoseli scappare come se fosse, mi si perdoni, una scarica diarroica.
J'ai fini.
T’as raison.
Lo diceva anche la mia musa: «Just a spoonful of sugar helps the medicine go down!»
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