29 ottobre 2007

perso e ritrovato

«Some moments that I’ve had,
Some moments of pleasure.
I think about us lying,
Lying on a beach somewhere.
I think about us diving,
Diving off a rock, into another moment.»

«Just to register emotion, jealousy, devotion
And really feel the part –
I could stay young and chipper
And I’d lock it with a zipper,
If I only had a heart.»

«How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.»

«If happy little bluebirds fly beyond the rainbow,
Why, oh, why can’t I?»

«I spent a lot of my time looking at blue,
The colour of my room and my mood:
Blue on the walls, blue out of my mouth;
The sort of blue between clouds, when the sun comes out,
The sort of blue in those eyes you get hung up about.»

«Living here, in this brand new world
Might be a fantasy,
But it taught me to love
So it’s real, real to me.
And I’ve learned that we must look inside
Our hearts to find
A world full of love,
Like yours, like mine –
Like home.»

25 ottobre 2007

signora mia

Se a Milano inizia a piovere, non sai mai quando smetterà.

12 ottobre 2007

bradshaw

Ho incontrato Stu lo steward un venerdì, da Fnac.
Stava spulciando tra i CD della Streisand e io, che ero un po’ distante ma so bene dove sono archiviati, ho pensato, vedendolo di spalle: «Ecco un altro pallosissimo finocchio». Tendenzialmente i froci con gusti standard – Ciccone, Carrà e simili – fanno discorsi tra i più inutili e insostenibili.
In quel momento lui si volta e lo riconosco: non ci vediamo da almeno sette anni, e quando guardo i suoi occhi sento ancora quel tuffo al cuore di allora – e so che finiremo a letto. Altro che “pallosissimo finocchio”: mi sono innamorato di lui da subito, quando l’ho conosciuto al collettivo universitario gay che frequentavamo. Come mi accade sempre, non avevo fatto né detto nulla perché lui potesse capire che mi piaceva, e non avvenne nulla tra di noi. Ma ci piacevamo davvero molto entrambi, come scoprii in seguito. E ora, in questo ospitale negozio, la conversazione pare inesauribile, così fissare un appuntamento per il giorno seguente è naturale.
Il sabato sera, nel suo letto – dopo uno dei più divertenti rapporti sessuali di sempre – proseguiamo le confessioni iniziate a tavola qualche ora prima, e a un certo punto lui, che racconta di non aver mai avuto un fidanzato né una relazione anche soltanto illusoriamente continuativa, dichiara di non poter dare alcuna certezza di un “futuro assieme” a nessuno.
Ora; posto che quando mi trovo bene con un ragazzo, il primo pensiero è: «Voglio stare con te per sempre», ma questo è un mio problema grave (Trop de films, de chansons et de livres), e non avendo io detto nulla in proposito, i casi sono due: o il ragazzo legge nel pensiero, o le mie espressioni sono troppo facilmente decifrabili, ed entrambi mi paiono fonti di guai certi.
Ma la questione è un’altra.
Perché molti uomini rifiutano anche solo l’idea di una relazione? La temono o semplicemente non ne sono interessati? Paventano il potenziale monogamico? Non vogliono rinunciare a una parte della loro libertà?
E al contrario, quelli sempre accoppiati (anche se non necessariamente con lo stesso ragazzo), si accontentano con facilità, hanno paura della solitudine o piuttosto credono nei progetti e investono sul loro futuro?
E io, che tipo sono? Al di là dell’ipocondria e della lieve misantropia – come lo snobismo, causata probabilmente da un senso di inadeguatezza fisica o intellettuale –, desidero un rapporto stabile? Sono pronto a fare le rinunce e le scommesse necessarie? Ho superato il terrore di soffrire ancora per qualcuno?
Da Stu lo steward, tre anni fa, sono fuggito, convinto di non voler avere a che fare con uno che rifiuta l’amore. Ma nel frattempo sono forse diventato come lui?

«I’ll face the unknown,
I’ll build a world of my own.
No one knows better than I myself,
I’m by myself, alone.»

7 ottobre 2007

attesa

No, non sono (ancora) morto. Poche parole, nell’attesa che si compia questo trentatreesimo anno.
Molto nervoso, insoddisfatto, stanco, insofferente. Ma con un po’ di apatia che almeno scongiura il cattivo umore.
Ottobre sotto il piumone, a confidare in un sonno ristoratore.
Sempre solo, come sette anni fa. Allora, per fuggire la solitudine iniziai a frequentare chi mi ha quasi ucciso, uno in autostrada, un altro con il miele avvelenato dell’egoismo. Chissà ’sta volta cosa accadrà, chi troverò (o ritroverò), e se basterà ancora solo uno sguardo.

«All we have is life and mind
And love we find with a friend.
Oh, let the movie end…»

30 settembre 2007

desolante panorama

Anche se ce n’è sempre una copia in ufficio, non leggo mai quella rivista di gossip politico che ha tra i suoi collaboratori Baget Bozzo, Ferrara, Guzzanti, Socci, Vespa. Qualche giorno fa ho derogato a questa regola, una delle decine che m’impongo in maniera più o meno cosciente, perché ho visto il richiamo in copertina di una delle rarissime interviste a Bernardo Caprotti, il signor Esselunga.
Dovete sapere che una delle cose di cui mi vergogno è la mia assoluta fedeltà nei confronti della creatura di quest’uomo, notoriamente allergico al concetto “diritti del lavoratore” e munifico finanziatore di Forza Italia. È più forte di me: una volta alla settimana torno a casa con due sacchetti gialli, soddisfatto di aver trovato tutto quel che mi sfama, pagandolo meno che in altri supermercati, e persino di aver barattato le preziose informazioni sui miei consumi in cambio di punti Fìdaty (nomen omen). Quanto è bella la lampada che mi regaleranno?
Ecco: lui è dispotico e finanzia Berlusconi, e io finanzio lui (il sillogismo lo chiudete voi, a me manca il coraggio). Comunque, Caprotti nell’intervista inveisce contro la Coop, raccontando fatti di favori politici e fiscali assai gravi, inquietanti e al limite della legalità. Certo, è la parola di uno squalo, amplificata da un giornale di destra, ma è l’ennesima mina che contribuisce a rendere ancor più pencolante l’immagine che ho della Sinistra italiana, sulla cui pulizia ho creduto con stolta cecità per anni.
Ma non è né di questo né della pubblicazione di un approfondimento sul caso Piero Gelmini (59 accusatori, interviste a ragazzi molestati; lo squallido ritratto della Chiesa cattolica – a proposito: aspetto con curiosità le polemiche che seguiranno la messa in onda domani sera di preti omosessuali a caccia di sesso ripresi con una telecamera nascosta).
C’è una mezza pagina nella sezione del giornale “Il nostro tempo” (il senso è evidentemente «Si stava meglio quando si stava peggio»; altri articoli raccontano l’uso massiccio di Viagra da parte dei ventenni e il raddoppio dei divorzi negli ultimi dieci anni) che s’intitola “Non fu solo un bacio quella sera al Colosseo”. Del caso scrissi qui in maniera provocatoria – il titolo giocava su un doppio senso, e la chiusa era affidata in maniera scontata a Pirandello: la verità cambia secondo il punto di vista. Non mi ha quindi stupito leggere che nel verbale dei carabinieri si denuncino i due perché sorpresi in un luogo pubblico nel mezzo di un pompino; mi ha colpito e indignato («Signora mia!») vedere proprio il verbale, stampato per intero, in un leggibilissimo formato 4x5 centimetri, e completo di nomi, cognomi, indirizzi e altri dati personali dei ragazzi.
Il messaggio mi pare chiaro: voi due, vergognatevi; voialtri, attenzione a quello che fate – è tornata l’esposizione pubblica con la gogna al collo.

«Until they become conscious they will never rebel, and until after they have rebelled they cannot become conscious.»

25 settembre 2007

mr. turnstiles

«I feel like I’m not out of bed yet…»

Il lunedì inizia lento e faticoso, come da tradizione.
Ma al secondo incontro casuale, il ragazzo del metrò – con il suo sguardo curioso e impudico – si fa ricordare per tutto il giorno, e lo rende radioso.
Se la sorte ci farà trovare una terza volta, non potrò proprio fare altro che sorridergli con più convinzione e parlargli.

In effetti, per conoscere qualcuno, dobbiamo contare solo sulla fortuna e sulle nostre forze: l’appuntamento combinato ieri sera da un’amica (perspicacia e psicologia: zero) è stato del tutto improbabile. Mi vedete, fidanzato con un fotografo di moda quarantenne, camicia sbottonata fino all’ombelico e accessori fichetti, discorsi milanesi infarciti di anglicismi, fascino da discoteca a molte piste, per giunta a sua volta fidanzato e che infine si chiama come mio padre?

Ora vado in ufficio. Incrocio le dita perché l’orario, il treno, la carrozza siano quelli giusti…

«Gotta pick up a date, maybe seven or eight,
By your way, in just one day.»

23 settembre 2007

uacciuuari-uari

«Sapone da bucato, addio schifezza nera. Un serio sindacato non è rosso di sera. Il suon dell’avvenire, un disco per cretini. La solfa del destino, la cacca dei bambini. I fuochi artificiali, io non l’ho fatto apposta. L’Italia dei maiali, nel vento la risposta. Pattuglie di soldati, addio schifezza nera. I furbi e gli scafati, monnezza più sincera. Addio mia bella Napoli, sento fischiare il treno… Di lama di un coltello, di foce nella fogna. Mia nonna col martello e i pesci con la rogna. Che pace nei latrati, carogne da pietire. Bufasce Maddalena, mi sento di svenire. Ti sputerei nell’occhio: così, per ricambiare di tutte le miserie che mi fai risputare. L’oriente della paglia coi fiori nel taschino. Rimettiti la maglia, per solfa del destino. Addio mia bella Napoli, sento fischiare il treno… Evaristo, stai qua…»

20 settembre 2007

glenn gould

«Non riesco a capire le cose troppo semplici.»

19 settembre 2007

giro-girotondo, casca il mondo

Insinuare che una persona è omosessuale equivale ancora oggi a infamarla: caso recente di cui si sono occupati i quotidiani è quello del presidente venezuelano. Nessun giornale, però, ha fatto notare che Chavez, considerato avversario pericoloso e filoterrorista da G.W. Bush, è a capo della nazione con le più grandi riserve di petrolio greggio, esportato per il 70% negli Stati Uniti. Lascio a voi le possibili conclusioni da trarre; io penso a tentativi di destituzione attraverso i pettegolezzi come alternativa a un’invasione armata.
Del resto, la tematica gay sembra appassionare i militari americani: indimenticabile la recente notizia dell’invenzione di un’arma chimica per far diventare omosessuali i nemici grazie a un’esplosione di feromoni.

La violenza della polizia è un fenomeno globale, altro che dittature dichiarate o Terzo mondo. Nessuno potrà dimenticare quel che avvenne all’ombra del ghigno berlusconiano durante una famigerata riunione del Gruppo degli Otto; vedere oggi su YouTube l’arresto di uno studente della Florida, causato dall’intervento polemico durante un dibattito con John Kerry, è scioccante quanto lo fu seguire le notizie da Genova. Le domande del ragazzo, Andrew Meyer, meritano risposte: perché Kerry, oggi saltato sul carro dell’ambientalismo di Al Gore, non chiese l’impeachment di Bush, che gli scippò indebitamente la vittoria alle ultime elezioni presidenziali? E perché nasconde di essere un massone?
Invece, nessun commento, e soprattutto nessun intervento durante il feroce e immotivato arresto, condito dalla tortura inflitta con una pistola elettrica. Che si sappia: nel Paese della Libertà, chi fa domande scomode va in galera.

Per quanti giorni si parlerà ancora di Grillo e della sua definitiva deriva demagogica? Dei battibecchi insulsi con questo e quello? Dei politici, giornalisti, opinionisti schierati in suo favore o contro di lui? Questo movimento “contro-contro-contro” ricorda solo a me quello padano di quindici anni fa e, più indietro nel tempo, quelli che accesero la miccia del nazionalsocialismo e del fascismo? A quando un vero rinnovamento della politica italiana (e delle teste degli italiani) senza il bisogno di un capopopolo urlante?

La stampa vive di pubblicità e spazzatura (beh, grazie a questa galleggia tutta l’editoria: ne so qualcosa). Così, accanto a notizie che annaffiano il seme della paura innestato da tempo («Quale futuro? Che ne sarà dei miei risparmi? Si morirà in un attentato o per un nuovo virus?»), compare l’inconfondibile viso da trans di Simona Ventura. A proposito: anche quest’anno, mio boicottaggio degli spettacoli televisivi che inscenano realtà romanzata. È dura non poter partecipare alle infinite discussioni su quanto sia fico o sfigato tizio, ma sono felice di barattare un po’ d’immondizia in meno nel cervello con l’asocialità.

Intanto, al Castello di Carte si lavora non meno di nove ore al giorno con ritmi forsennati e si è comunque in ritardo. Ma perché poi darsi tanto da fare? Il crollo ha ormai la certezza un conto alla rovescia…
Già che ci siamo, per caso sapete di qualcuno che cerchi un art director o un grafico o un editor o un copywriter o un redattore, insomma: un operaio della comunicazione? Occorre fuggire per tempo. E poi, après moi, le déluge.

12 settembre 2007

talvolta

«You’re like me,
We’re both alone.
What’s the problem
I don’t know
With the same high,
The same eyes,
But you can’t borrow my clothes all the time.

Bad things,
Dead things,
Sad things have to happen
Sometimes.»