«Some people kill for less
Some people find it hard to get dressed
Some people will ask how old I am.
Some people livin’ the life
Some people need more than a slice
But when it fades, when the glitter’s gone
You know it, you owe it to yourself
We won’t let it make you mad it’s already crazy.»
1 gennaio 2010
30 dicembre 2009
il mio regalo per te
Mi scatterò una fotografia. Sul retro scriverò «Per pg, comunque. Andrea». La chiuderò in una busta e te la spedirò.
Ti offro, catturata dall’obiettivo, la mia anima. Anche se è già tua: me l’hai rubata nove anni fa.
Ma non posso usare altro tempo per cercare di farla di nuovo mia. Eccola. Ti appartiene. Come tanti, troppi pensieri.
Ti offro, catturata dall’obiettivo, la mia anima. Anche se è già tua: me l’hai rubata nove anni fa.
Ma non posso usare altro tempo per cercare di farla di nuovo mia. Eccola. Ti appartiene. Come tanti, troppi pensieri.
6 dicembre 2009
attualmente, nella torre d’avorio
Attualmente non riesco proprio a togliermi di dosso questa alienante sensazione di precarietà. Le promesse di chi mi dà lavoro, le parole di chi è vicino, le scaglie di affetto di chi è lontano non bastano a trovare un motivo e a costruire la proiezione del futuro.
Attualmente non ho ancora imparato come ci si comporta tra esseri umani. Non rispondo a domande dirette o implicite – per pigrizia e codardia. Dico troppi «no». Non faccio mai un passo per primo. M’illudo che le mie azioni siano chiare e logiche per chiunque. E illudo, mio malgrado.
Attualmente non ho le idee chiare su quel che è stato, e se possa fare da base abbastanza solida per costruire qualcosa. Ma non sono l’unico ad avere dubbi, e la circospezione, ora, è meglio dell’avventatezza.
Attualmente parlare di pg e definirlo Ossessione Perduta è un volgare indice della mia ipocrisia lessicale: in realtà sono riuscito a perdere lui, non l’ossessione. E in proposito, è sconfortante scoprire che chiunque io conosca ha un’ossessione, e non è riuscito a liberarsene: solo le persone molto semplici o fortunate non sanno cosa significhi sentir gocciolare, talvolta, sangue dalla ferita.
Attualmente continuo a immaginarmi protagonista di un musical: basta cambiare qualche parola, e ogni canzone di qualsiasi spettacolo si adatta alla mia vita da disadattato. In questi giorni, l’orfanella fortunata diventa l’uomo in attesa di chi non tornerà (So maybe now these prayer’s the last one of its kind: won’t you please come get your baby, maybe…) che ritrova la speranza (Bet your bottom dollar that tomorrow there’ll be sun) e dà un senso alla sua vita volando al di là dell’oceano (Good night, sleep tight in NYC) per ritrovare infine il sorriso (You’re never fully dressed without a smile) grazie al vero amore (I don’t need anything but you). E, per un po’, il sorriso ritorna.
Attualmente scrivo troppo poco. Ma non ho perso passione per questo diario: l’ho persa per il racconto – anche altrui. E se ogni tanto m’impongo la fatica che costa ciascuna di queste parole, è perché, alla fine, questo è un piccolo regalo che mi faccio per domani (Tomorrow, tomorrow. I love you, tomorrow: you’re always a day away).
(Applausi, sipario.)
Attualmente non ho ancora imparato come ci si comporta tra esseri umani. Non rispondo a domande dirette o implicite – per pigrizia e codardia. Dico troppi «no». Non faccio mai un passo per primo. M’illudo che le mie azioni siano chiare e logiche per chiunque. E illudo, mio malgrado.
Attualmente non ho le idee chiare su quel che è stato, e se possa fare da base abbastanza solida per costruire qualcosa. Ma non sono l’unico ad avere dubbi, e la circospezione, ora, è meglio dell’avventatezza.
Attualmente parlare di pg e definirlo Ossessione Perduta è un volgare indice della mia ipocrisia lessicale: in realtà sono riuscito a perdere lui, non l’ossessione. E in proposito, è sconfortante scoprire che chiunque io conosca ha un’ossessione, e non è riuscito a liberarsene: solo le persone molto semplici o fortunate non sanno cosa significhi sentir gocciolare, talvolta, sangue dalla ferita.
Attualmente continuo a immaginarmi protagonista di un musical: basta cambiare qualche parola, e ogni canzone di qualsiasi spettacolo si adatta alla mia vita da disadattato. In questi giorni, l’orfanella fortunata diventa l’uomo in attesa di chi non tornerà (So maybe now these prayer’s the last one of its kind: won’t you please come get your baby, maybe…) che ritrova la speranza (Bet your bottom dollar that tomorrow there’ll be sun) e dà un senso alla sua vita volando al di là dell’oceano (Good night, sleep tight in NYC) per ritrovare infine il sorriso (You’re never fully dressed without a smile) grazie al vero amore (I don’t need anything but you). E, per un po’, il sorriso ritorna.
Attualmente scrivo troppo poco. Ma non ho perso passione per questo diario: l’ho persa per il racconto – anche altrui. E se ogni tanto m’impongo la fatica che costa ciascuna di queste parole, è perché, alla fine, questo è un piccolo regalo che mi faccio per domani (Tomorrow, tomorrow. I love you, tomorrow: you’re always a day away).
(Applausi, sipario.)
17 novembre 2009
antologia del quadrimestre
nd non può fare a meno di notare che su facebook tutto cambia per restare sempre uguale.
nd teme il ritorno in canotto.
nd è in arrivo e in partenza.
nd sbadiglia in ufficio, da solo.
nd finge di lavorare e si dedica (finalmente) al blog.
nd si sta immedesimando troppo nella parte del Signorino Snob.
nd si piace solo negli autoscatti.
nd: je reste, je me déteste.
nd tra quest’illusione e questo sentimento.
nd dans trop de films, de chansons et de livres.
nd è già alle cozze (dopo sole tre settimane).
nd: «bees do it».
nd: «Honey, what’s this, what’s happening, what’s going on here?»
nd non legge mai trattati di economia politica.
nd pensa che per divertirsi su facebook si debba essere un po’ puttane.
nd si è rotto i cogli*ni di fare inutili P.R.
nd e la difficile gestione di un sabato sera.
nd non ti trova divertente.
nd doesn’t know how to deal with it.
nd oggi è 389 C.
nd vomita sarcasmo per mettere a tacere il senso di esclusione.
nd oggi odia. Profondamente.
nd: la noia al cupo seggio rimuginando sale.
nd: changes are taking the pace I’m going through.
nd si chiede se sia il caso.
nd nella torre d’avorio.
nd sull’orlo di una crisi di nervi. Di lunedì.
nd: blah blah blah, yawn.
nd: bla bla bla. Bah.
nd: bla bla bla – cha cha.
nd si fa domande con risposte che non gli piacciono.
nd vorrebbe l’Italia senza gli italiani.
nd detesta gli appuntamenti al buio.
nd e l’ennesimo sabato inutile.
nd si comporta in modo strano.
nd, se l’ha fatto, non era lui. Se non l’ha fatto, neppure.
nd: armi e bagagli.
nd tra uno sbaglio e uno sbadiglio.
nd tra lo sconcerto e l’incerto.
nd accidioso e nervoso.
nd, al quarto giorno di lavoro sull’edizione deluxe dell’autobiografia di Michael Jackson, teme di sognarsi con i calzini bianchi.
nd: e vabbè.
nd alle prese con il suo commento quotidiano.
(Non si butta via niente.)
nd teme il ritorno in canotto.
nd è in arrivo e in partenza.
nd sbadiglia in ufficio, da solo.
nd finge di lavorare e si dedica (finalmente) al blog.
nd si sta immedesimando troppo nella parte del Signorino Snob.
nd si piace solo negli autoscatti.
nd: je reste, je me déteste.
nd tra quest’illusione e questo sentimento.
nd dans trop de films, de chansons et de livres.
nd è già alle cozze (dopo sole tre settimane).
nd: «bees do it».
nd: «Honey, what’s this, what’s happening, what’s going on here?»
nd non legge mai trattati di economia politica.
nd pensa che per divertirsi su facebook si debba essere un po’ puttane.
nd si è rotto i cogli*ni di fare inutili P.R.
nd e la difficile gestione di un sabato sera.
nd non ti trova divertente.
nd doesn’t know how to deal with it.
nd oggi è 389 C.
nd vomita sarcasmo per mettere a tacere il senso di esclusione.
nd oggi odia. Profondamente.
nd: la noia al cupo seggio rimuginando sale.
nd: changes are taking the pace I’m going through.
nd si chiede se sia il caso.
nd nella torre d’avorio.
nd sull’orlo di una crisi di nervi. Di lunedì.
nd: blah blah blah, yawn.
nd: bla bla bla. Bah.
nd: bla bla bla – cha cha.
nd si fa domande con risposte che non gli piacciono.
nd vorrebbe l’Italia senza gli italiani.
nd detesta gli appuntamenti al buio.
nd e l’ennesimo sabato inutile.
nd si comporta in modo strano.
nd, se l’ha fatto, non era lui. Se non l’ha fatto, neppure.
nd: armi e bagagli.
nd tra uno sbaglio e uno sbadiglio.
nd tra lo sconcerto e l’incerto.
nd accidioso e nervoso.
nd, al quarto giorno di lavoro sull’edizione deluxe dell’autobiografia di Michael Jackson, teme di sognarsi con i calzini bianchi.
nd: e vabbè.
nd alle prese con il suo commento quotidiano.
(Non si butta via niente.)
5 novembre 2009
inquietudine della città
«Luci del sabato sera,
Inquietudine della città
Dove tutto è possibile comprare.
Ma non si vendono i sogni,
Ognuno pensa per sé.
E mentre vado
Cadono le foglie al vento,
Come le illusioni
Si disperdono per strada.
Il tempo tornerà
Ad entusiasmarmi ancora,
Passeranno in fretta
I giorni d’autunno:
Si sta preparando
Una nuova stagione per me.»
Inquietudine della città
Dove tutto è possibile comprare.
Ma non si vendono i sogni,
Ognuno pensa per sé.
E mentre vado
Cadono le foglie al vento,
Come le illusioni
Si disperdono per strada.
Il tempo tornerà
Ad entusiasmarmi ancora,
Passeranno in fretta
I giorni d’autunno:
Si sta preparando
Una nuova stagione per me.»
18 ottobre 2009
torre d’avorio (dentro e fuori)
Il caldo canicolare e d’improvviso i rigori di un inverno anticipato: chiunque incontri non può fare a meno di commentare il clima apparentemente impazzito, e davvero non sai più di quale frase del repertorio abusare; ma trovarsi in metropolitana tra la ragazza con sandali e ombelico scoperto e il quarantenne con sciarpa e piumino è in effetti spiazzante.
Appuntamenti al buio: consigliano un ciclo di ricarica completo al mese per tenere in buono stato la batteria del telefono; così, segnare sull’agenda di fare lo stesso con uno sconosciuto, con uguale frequenza: la ricarica di adrenalina è un’ottima alternativa alle droghe sintetiche, senza controindicazioni, per superare le fatiche della settimana lavorativa – e talvolta conosci anche persone con le quali è piacevole conversare.
Pulizie autunnali sul sito della socialità: cancellare l’amicizia è nuovo pretesto per dispensare frustrazione o rancore; ottima ragione dunque per farlo, di quando in quando.
Pulizie autunnali nella soffitta dei ghiacci: sarebbero un’ottima idea, se solo l’avessi, di quando in quando.
Umore pessimo: farsene una ragione; probabilmente nella mesta città padana sarà la costante per il resto della propria e altrui esistenza – e ciò spiega perché i milanesi cerchino di fuggire appena possono, per un pomeriggio o per la vita.
Repetita mactant: la sveglia, la strada, l’ufficio, la pausa, la casa, la cena, la sera, il letto – e se va tutto bene, sono arrivato solo a metà.
Repetita iuvant: quando sono triste, mi basta piangere un po’ con Celia Roth o Audrey Tatou e tutto migliora – anche io.
Appuntamenti al buio: consigliano un ciclo di ricarica completo al mese per tenere in buono stato la batteria del telefono; così, segnare sull’agenda di fare lo stesso con uno sconosciuto, con uguale frequenza: la ricarica di adrenalina è un’ottima alternativa alle droghe sintetiche, senza controindicazioni, per superare le fatiche della settimana lavorativa – e talvolta conosci anche persone con le quali è piacevole conversare.
Pulizie autunnali sul sito della socialità: cancellare l’amicizia è nuovo pretesto per dispensare frustrazione o rancore; ottima ragione dunque per farlo, di quando in quando.
Pulizie autunnali nella soffitta dei ghiacci: sarebbero un’ottima idea, se solo l’avessi, di quando in quando.
Umore pessimo: farsene una ragione; probabilmente nella mesta città padana sarà la costante per il resto della propria e altrui esistenza – e ciò spiega perché i milanesi cerchino di fuggire appena possono, per un pomeriggio o per la vita.
Repetita mactant: la sveglia, la strada, l’ufficio, la pausa, la casa, la cena, la sera, il letto – e se va tutto bene, sono arrivato solo a metà.
Repetita iuvant: quando sono triste, mi basta piangere un po’ con Celia Roth o Audrey Tatou e tutto migliora – anche io.
2 settembre 2009
ferunt
E poi si dice di me che sia tutto d’un pezzo, perfino ascetico. Sciocchezze, purtroppo.
È che la volontà talvolta si addormenta, e così, d’improvviso, mi ritrovo con una sigaretta in mano a fare sesso con uno sconosciuto incontrato su Facebook.
O, più precisamente: riprendo a fumare un paio di sigarette al giorno dopo sei anni di disintossicazione; faccio sesso con uno sconosciuto (incontrato sulla spiaggia) dopo quasi tre anni di volontaria castità in attesa di qualcuno che c’entri in qualche modo con la parola “amore”; torno infine allo sterile tempo perduto con Facebook, dopo la fuga dello scorso inverno per salvarmi da nevrosi voyeuristico-ossessive.
Se in foto non mi piaccio, dev’essere perché guardo la faccia del mio traditore.
E dunque si racconta ch’io sia irreprensibile, finanche austero. Cazzate, ahimè.
È che la volontà talvolta si addormenta, e così, d’improvviso, mi ritrovo con una sigaretta in mano a fare sesso con uno sconosciuto incontrato su Facebook.
O, più precisamente: riprendo a fumare un paio di sigarette al giorno dopo sei anni di disintossicazione; faccio sesso con uno sconosciuto (incontrato sulla spiaggia) dopo quasi tre anni di volontaria castità in attesa di qualcuno che c’entri in qualche modo con la parola “amore”; torno infine allo sterile tempo perduto con Facebook, dopo la fuga dello scorso inverno per salvarmi da nevrosi voyeuristico-ossessive.
Se in foto non mi piaccio, dev’essere perché guardo la faccia del mio traditore.
E dunque si racconta ch’io sia irreprensibile, finanche austero. Cazzate, ahimè.
31 agosto 2009
scheda p.s. n° 01549512
Il taffetas è un noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni.
27 agosto 2009
dettagli estremi
Mi accade spesso di guardare qualcuno che passa e pensare: «Uno con queste scarpe è un coglione».
O sono di gusti troppo ricercati oppure ci sono troppi coglioni in giro.
O sono di gusti troppo ricercati oppure ci sono troppi coglioni in giro.
21 agosto 2009
dettagli epidermici
L’altra sera ho affettato qualche scalogno per congelarlo, e averlo così pronto quando voglio preparare il sugo per la pasta. Dopo tre giorni la punta delle dita puzza ancora. Sembra proprio che la mia pelle mi somigli: incosciente, assorbe tutto – e tutto le lascia una traccia persistente, spesso sgradevole.
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