10 gennaio 2010

who am i?

«Funny, the thoughts I have at night.
So different than the thoughts I have by day.
The moment mama switches off the light,
A thousand different questions come my way,
And stay.»

6 gennaio 2010

dettagli ipotetici

E poi, forse, il segreto di una vita migliore sta semplicemente nel non domandarsi di continuo: «Cosa sarebbe successo se…»

5 gennaio 2010

l’inverno del signorino snob

«Pronto? Tesoro! Posso stare solo tre-minuti-tre: devo maratonare tutto il pomeriggio con il Barbianino. No, ti dico il personaggio che è: a Natale ha ricevuto in regalo da non-so-chi un copriletto, e vuole andare a cambiarlo. Gli dico: “Stelìn, va bene che il disegno cachemire mi fa di un anni Ottanta da cocktail in Terrazza Martini e Prima della Scala con il Tognoli e i suoi occhiali d’oro, ma invece di cambiarlo regalalo alla Nancy, che le farà un po’ di colore in quella stanzetta in cui l’hai messa – non che l’abbia mai vista, ma lo so come sono le stanze delle cameriere”, d’altra parte lui è stato tutto un: “No, che poi si monta la testa e crede che abbia un occhio di riguardo per lei rispetto al maggiordomo o al giardiniere o all’omino della piscina – che in effetti un debole per quello lì ce l’ho, e poi chi non l’avrebbe, con quella faccia da delinquente e quelle spalle da rugbista… Ma no, devono credere di essere tutti sullo stesso livello: il loro”… E insomma, per fartela breve, questo copriletto lo cambia, ma vuole portarmi con sé: dice che si fida soltanto del mio gusto – però guarda, non ci giurerei proprio, visto quel servizio di bicchieri che ha tirato fuori l’altra sera, uguale a quello della Dalia, la vipera: lei, sempre lì a dare consigli, ma gusto nullo, arrivata da non so dove ma so come, e si atteggia da divina. Me li sta plagiando tutti… Ma io resisto, sai?

Come dici, cincillà? Capodanno? Noi? Insieme? No, cuore: lo sai che non sono fatto per le cose dell’ultimo minuto: men che meno durante le feste comandate! Ma no, no, non insistere! Jet privato e settimana nel resort dell’Oceano indiano… mi fanno così cinepanettone! Scusa se te lo dico francamente, ma lo so che apprezzi la schiettezza, no? Beh, davvero: lo sai come la penso; preferisco il mio buchetto a Crans, che tra l’altro a Celerina l’eliporto è sempre intasato, in alta stagione. Anche se ero tentato di riaprire casa a Cortina: saranno quattro anni che non ci metto piede e mi chiedo ancora se abbia senso tenerla lì a fare muffa. Anzi, deciso: domani la vendo. Di solito ci mando la Clizia con il suo beau, ma quella ragazza ha mille risorse e trova certamente un’alternativa, no?
Sposarsi? Loro due? Ma va’ là… Il ragazzo è belloccio, lo ammetto, e ha quel pizzico di sale in zucca che gli permette di sostenere una conversazione, ma per il resto è un disastro. Guarda: famiglia borghesuccia, ma proprio piccola-piccola, studi banalotti – laurea, che ormai a chi la neghi? in una di quelle robe tecniche tipo ingegneria dei materiali –, poi senza uno straccio di master o di esperienza all’estero, lavoro un po’ noiosetto, passione per la palestra, e poi abitucci da due soldi con qualche marchietto qua e là - senso estetico: zero, insomma. Il tipo “testa sulle spalle”. Vorrai mica che si porti in casa uno così, proprio la mia Cliclì, che mi rende sempre uno zio così orgoglioso. Pensa: tempo fa, ma mica tanto, mi telefona e mi dice: “Zietto, ho preso un hackney nuovo, devi vedere il mantello che ha: lucido-spettacolare-meraviglioso-unico. Voglio andare con lui e farmi un Milano-Camargue: parto domani”, perché lei è un tipo così: decide una cosa e la fa, subito, d’impulso. Ecco: prende un cavallo e si attraversa il Norditalia al galoppo. Uguale a sua madre. La adoro.

Il Natale? Mon amour, ma come vuoi che sia andato, il Natale? Di tutti gli obblighi sociali, è il tour-de-force più faticoso da sopportare. Solo parlarne m’immalinconisce: le luci, i doni, la finta allegria. Tutta una messa in scena che non ha nulla a che fare con la nostra vita di tutti i giorni… Non trovi? Io trovo. Fatto sta che comunque Manlio, lui non si smentisce mai, mi ha fatto l’unico regalo degno: un vaso di vetro primi Novecento con dentro un non-so-che sotto formalina. Una roba che non capisci se è un feto umano o un qualche mostro animale: una roba raccapricciante che mi fa paura tenere in mano, ma almeno è un regalo nuovo, una cosa mai vista prima! Farà orrore, ma se per provare una qualche emozione a caso si deve ricevere una roba ributtante, beh, sai cosa ti dico? Ben venga!
Io, per parte mia, ho fatto solo buoni acquisto. È di un volgare che all’inizio mi sono vergognato, ma poi sai: molti dal Cartier non ci sono mai neppure entrati, e ti fa piacere immaginarli lì carini che suonano il campanello al negozio in Montenapo. E poi cosa ci posso fare? Invecchio, e non ho più idee fresche: trentasei anni, ma sento la giovinezza come una cosa trascorsa da secoli-millenni-ere geologiche...

Corazón, senti, è ora che ti lasci, o il Barbianino mi si irrita, e poi passare il pomeriggio con lui diventa come quelle cene dalla Titti e dal Lupo: tutti all’erta, parole centellinate, sorrisi di circostanza. Una mestizia!
Dai, vado, che magari ci scappa anche un giro dal drappiere: vedi mai che non riesca finalmente a trovare una fantasia giusta per il divano, che si armonizzi con gli zerbini nuovi…
A prestissimo, candore! Un abbraccione!»

eppure sembro felice

Nel rifiuto dell’affetto offerto, nella sofferenza per quello negato, recluso da giorni aspettando una voce o una parola, incapace di azione, di dare spiegazioni, di restituire; comunque, disperatamente solo. E mi stupisco che lo specchio mostri ancora la faccia di una persona felice.

«Quel est donc ce qui nous sépare,
Qui par hasard nous réunit?
Pourquoi tant d’allers, de départs
Dans cette ronde infinie?

On avance au fil du temps, au gré du vent, ainsi…

On vit au jour le jour,
Nos envies, nos amours.
On s’en va sans savoir;
On est toujours
Dans la même histoire.»

2 gennaio 2010

è troppo breve

Se non può cambiare qualcosa, allora che cambi tutto.
Più sorrisi, meno condiscendenza.
Meno rimpianti, più vita.

1 gennaio 2010

all the poems written in your skin

«Some people kill for less
Some people find it hard to get dressed
Some people will ask how old I am.
Some people livin’ the life
Some people need more than a slice
But when it fades, when the glitter’s gone
You know it, you owe it to yourself
We won’t let it make you mad it’s already crazy.»

30 dicembre 2009

il mio regalo per te

Mi scatterò una fotografia. Sul retro scriverò «Per pg, comunque. Andrea». La chiuderò in una busta e te la spedirò.

Ti offro, catturata dall’obiettivo, la mia anima. Anche se è già tua: me l’hai rubata nove anni fa.

Ma non posso usare altro tempo per cercare di farla di nuovo mia. Eccola. Ti appartiene. Come tanti, troppi pensieri.

6 dicembre 2009

attualmente, nella torre d’avorio

Attualmente non riesco proprio a togliermi di dosso questa alienante sensazione di precarietà. Le promesse di chi mi dà lavoro, le parole di chi è vicino, le scaglie di affetto di chi è lontano non bastano a trovare un motivo e a costruire la proiezione del futuro.

Attualmente non ho ancora imparato come ci si comporta tra esseri umani. Non rispondo a domande dirette o implicite – per pigrizia e codardia. Dico troppi «no». Non faccio mai un passo per primo. M’illudo che le mie azioni siano chiare e logiche per chiunque. E illudo, mio malgrado.

Attualmente non ho le idee chiare su quel che è stato, e se possa fare da base abbastanza solida per costruire qualcosa. Ma non sono l’unico ad avere dubbi, e la circospezione, ora, è meglio dell’avventatezza.

Attualmente parlare di pg e definirlo Ossessione Perduta è un volgare indice della mia ipocrisia lessicale: in realtà sono riuscito a perdere lui, non l’ossessione. E in proposito, è sconfortante scoprire che chiunque io conosca ha un’ossessione, e non è riuscito a liberarsene: solo le persone molto semplici o fortunate non sanno cosa significhi sentir gocciolare, talvolta, sangue dalla ferita.

Attualmente continuo a immaginarmi protagonista di un musical: basta cambiare qualche parola, e ogni canzone di qualsiasi spettacolo si adatta alla mia vita da disadattato. In questi giorni, l’orfanella fortunata diventa l’uomo in attesa di chi non tornerà (So maybe now these prayer’s the last one of its kind: won’t you please come get your baby, maybe…) che ritrova la speranza (Bet your bottom dollar that tomorrow there’ll be sun) e dà un senso alla sua vita volando al di là dell’oceano (Good night, sleep tight in NYC) per ritrovare infine il sorriso (You’re never fully dressed without a smile) grazie al vero amore (I don’t need anything but you). E, per un po’, il sorriso ritorna.

Attualmente scrivo troppo poco. Ma non ho perso passione per questo diario: l’ho persa per il racconto – anche altrui. E se ogni tanto m’impongo la fatica che costa ciascuna di queste parole, è perché, alla fine, questo è un piccolo regalo che mi faccio per domani (Tomorrow, tomorrow. I love you, tomorrow: you’re always a day away).

(Applausi, sipario.)

17 novembre 2009

antologia del quadrimestre

nd non può fare a meno di notare che su facebook tutto cambia per restare sempre uguale.
nd teme il ritorno in canotto.
nd è in arrivo e in partenza.
nd sbadiglia in ufficio, da solo.
nd finge di lavorare e si dedica (finalmente) al blog.
nd si sta immedesimando troppo nella parte del Signorino Snob.
nd si piace solo negli autoscatti.
nd: je reste, je me déteste.
nd tra quest’illusione e questo sentimento.
nd dans trop de films, de chansons et de livres.
nd è già alle cozze (dopo sole tre settimane).
nd: «bees do it».
nd: «Honey, what’s this, what’s happening, what’s going on here?»
nd non legge mai trattati di economia politica.
nd pensa che per divertirsi su facebook si debba essere un po’ puttane.
nd si è rotto i cogli*ni di fare inutili P.R.
nd e la difficile gestione di un sabato sera.
nd non ti trova divertente.
nd doesn’t know how to deal with it.
nd oggi è 389 C.
nd vomita sarcasmo per mettere a tacere il senso di esclusione.
nd oggi odia. Profondamente.
nd: la noia al cupo seggio rimuginando sale.
nd: changes are taking the pace I’m going through.
nd si chiede se sia il caso.
nd nella torre d’avorio.
nd sull’orlo di una crisi di nervi. Di lunedì.
nd: blah blah blah, yawn.
nd: bla bla bla. Bah.
nd: bla bla bla – cha cha.
nd si fa domande con risposte che non gli piacciono.
nd vorrebbe l’Italia senza gli italiani.
nd detesta gli appuntamenti al buio.
nd e l’ennesimo sabato inutile.
nd si comporta in modo strano.
nd, se l’ha fatto, non era lui. Se non l’ha fatto, neppure.
nd: armi e bagagli.
nd tra uno sbaglio e uno sbadiglio.
nd tra lo sconcerto e l’incerto.
nd accidioso e nervoso.
nd, al quarto giorno di lavoro sull’edizione deluxe dell’autobiografia di Michael Jackson, teme di sognarsi con i calzini bianchi.
nd: e vabbè.
nd alle prese con il suo commento quotidiano.

(Non si butta via niente.)

5 novembre 2009

inquietudine della città

«Luci del sabato sera,
Inquietudine della città
Dove tutto è possibile comprare.
Ma non si vendono i sogni,
Ognuno pensa per sé.
E mentre vado
Cadono le foglie al vento,
Come le illusioni
Si disperdono per strada.
Il tempo tornerà
Ad entusiasmarmi ancora,
Passeranno in fretta
I giorni d’autunno:
Si sta preparando
Una nuova stagione per me.»