22 aprile 2007
altre note dalla torre d’avorio
A giudicare dall’eco continuo dei clacson che soffia in casa con la brezza, l’Inter deve aver vinto il campionato di calcio – per quel che serve. È un momento di tale apatia che quasi stento a credere, al risveglio mattutino, di essere davvero vivo. L’argomento principale della passata settimana, in giro per la città, era la scadenza dei punti Fidaty; questa settimana non si è parlato che di eventi fuorisalone; chissà il tema stimolante della prossima. Ho rivisto l’Oggetto dell’Ossessione Perduta: non saprei dire se mi ha fatto bene o male; forse non mi ha fatto nulla, e il bene sarebbe questo – ma non ne sono del tutto persuaso. Ho trovato il coraggio di spedire un curriculum vitæ, il primo in tre anni, e ci credevo così tanto che il loro silenzio mi ha un po’ ferito. Al Castello di Carte i conti non tornano e si sentono tremolii sempre più forti: continua la fuga dei roditori, e quella eccellente di Sanguinaria Perniciosa lascia un vuoto (non certo nei nostri cuori) che sarà colmato da un nuovo innesto della Carta Matrigna – temo l’ennesimo despota incapace. Sempre al Castello, ho constatato per l’ennesima volta che le cose spesso non sono come sembrano: gli abusi famigliari di cui si legge sui quotidiani sono a volte troppo vicini – e sarebbe stato meglio non saperlo. La commedia di fine anno al Corso di Masochismo Applicato prevede che interpreti un becero à la “via Torino al sabato”, e questo mi demoralizza perché non vedo alcuno sbocco divertente – a parte l’ironia che sia proprio io a incarnarlo. Se qualcuno dovesse suggerire che anche il male al collo di questi ultimi due giorni abbia origini psicosomatiche, lo manderei a cacare. Tori Amos, a un primo distratto ascolto, cerca di tornare sulla retta via, quella dei primi album; Dolores O’Riordan rifà da sola il compitino dei Cranberries; Rufus Wainwright cavalca ancora, troppo deciso, l’onda che gli ha dato la prima spinta. Devo chiedere a qualcuno della Carta Matrigna (al suo traduttore non posso: ne subisco il fascino ma lui non subisce il mio, e un’interazione – anche verbale – pare impossibile) chi è il colpevole dello scempio fatto alle raccolte di David Sedaris in italiano: anche l’ultimo libro è un inspiegabile assemblaggio di racconti, questa volta di quattordici e dieci anni fa. Una persona molto vicina, non più giovane, ha dovuto cambiare lavoro: adesso è pagata a ore, come me e come tutto il personale di servizio, e intasca all’ora meno di un terzo di quanto guadagno io, che mi considero povero – in questo Paese la vita al ribasso è una realtà inquietante. Credo che mi obbligherò a usare il computer a casa per un tempo massimo prestabilito (tipo mezz’ora se non scrivo, altrimenti un’ora e mezza), un po’ come se, bambino, dovessi sottostare alle regole restrittive e idiote di genitori ottusi. È tutta la giornata che mangiucchio le unghie; non lo faccio mai: pessimo segno. Per essere più sereno, forse dovrei smetterla di essere così intransigente e accettare ipotesi come l’esistenza della telepatia, degli gnomi o di una qualche divinità.
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