Il cielo sta già schiarendo, tra poco sarà mattina.
Tre ore fa sono tornato da uno di quei brutti contenitori per frustrazioni collettive, nel quale ho provato un abissale senso di estraneità. Gonfiati, bruciati, strizzati, lascivi: tutti lì avevano un senso, giravano come cavalli di una giostra, con movenze grottescamente sinuose. Ma io? Che senso avevo io? Ero un alieno.
Colori indefinibili, spazi sbagliati, luci sgraziate, e anche molto ghiaccio e poca vodka, e Viola Valentino che ancora cerca un acquirente a casaccio, come quelli che cantano con lei. È la pornografia dell’ambiente che rende disgustose le persone?
Le nuvole sono alte e si muovono in formazione, come uno stormo di anatre. Un po’ di sonno, a vederle volare tranquille, è arrivato.
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