4 maggio 2008

le bricoleur du dimanche

Alcune regole imparate nel classico modo: sbagliando.
(Lo so, sono noioso – ma da un po’ il mio tempo libero è tutto dedicato alla casa, e non ho molto altro su cui scrivere.)


1. Lo smalto acrilico, a dispetto del nome, è l’unico da usare. Se lo chiamassero semplicemente “ad acqua”, uno magari non si orienterebbe su quello classico, verniciando due tavoli immensi che puzzano tossici da due settimane (e le finestre sono sempre aperte, invito irrinunciabile per le prime fastidiosissime zanzare).
2. Non devo mai più dimenticare d’indossare i guanti di gomma quando dipingo. Le unghie nere, con questo look da nerd cittadino, c’entrano poco.
3. I buchi nel muro m’inquietano: troverò una tubatura e allagherò casa? morirò fulminato per aver trapanato i fili elettrici? finirò nell’appartamento del vicino? Dopo aver fatto quest’ultima cosa, ma fortunatamente tra una stanza e l’altra della casa che dividevo con mia madre, ho iniziato a segnare con del nastro adesivo sul trapano la lunghezza dei tasselli.
4. Quando monto un mobile o una lampada, devo smettere di far poca attenzione alle istruzioni. Smontare mezz’ora di lavoro (i ripiani dell’armadio nell’antibagno), o anche solo i cinque minuti della lampada a sospensione (il portalampada va decisamente inserito prima di fissare il contrappeso), è da idiota. Ma lo è ancor di più progettare un mobile per il salotto e sbagliare ad assemblare i pezzi; le istruzioni avrebbero dovuto essere nella testa, ma quando questa non c’è...
5. Devo imparare a scrivere tutto quel che mi serve, senza affidarmi alla memoria. Un ennesimo viaggio al Castorama potrebbe provocarmi una crisi di nervi.
6. Mai più pormi obiettivi troppo ambiziosi («In quattro giorni sistemo tutt’e tre le stanze e rimane da fare solo la cucina»): causa soltanto frustrazione (in quattro giorni ho solo montato un po’ di lampade, pulito oggetti incrostati, fissato pezzi di metallo e plastica alle pareti del bagno e della camera da letto; l’incubo del mettere ordine tra carte e vestiti non è finito).

Domani si ricomincia in ufficio: siamo in ritardo su tutto e sarà una settimana pesantissima.
Mi sento sollevato.

3 commenti:

Andrè ha detto...

la ringrazio, terrò presente il consiglio sugli smalti per quando vernicerò la libreria ikea per farla sembrare cassinah...

la zitella illetterata ha detto...

la chiave del suo cortocircuito è il campo energetico negativo del castorama, antico tempio etero.
si guardi un paio di volte il film delle spice; tornerà come nuovo.

nd ha detto...

Ecco, no: la Billy proprio no. Per favore. Gliela progetto e costruisco io, piuttosto. Ormai ho una certa esperienza...

Ma sa, caro Senzazucchero, che in realtà io amo Castorama? Tutti quei barattoli, quegli oggetti misteriosi, quella tecnologia lo-fi, quegli avventori incredibilmente buzzici mi affascinano. Piuttosto, detesto che non sia ancora aperta la succursale cittadina di via Washington e il dovermi traslare in campagna, tra i rondò e le casette, in un’automobile presa in prestito.
Quanto alle Spàis, beh, credo proprio che continuerò a non vedere il film; piuttosto, mi ascolterò un po’ di Streisand: il risultato, suppongo, è lo stesso.