In ufficio, il logorio subdolo e le malattie associate a stress e ambiente malsano uccidono, e il peggio è che assisti al tuo decesso anticipato senza poter reagire – come invidio mantenuti e figli di papà.
Josie Ratzinger fa il suo sporco lavoro, e la cosa più pericolosa è ascoltarlo e commentare ciò che predica.
Rende un po’ tristi desiderare per cinque anni il ritorno in un certo luogo assieme a una certa persona e non riuscire a farlo solo perché la data di scadenza è il 23 settembre.
Non mi aspettavo che perdere temporaneamente un lettore affezionato potesse essere causa di frustrazione e mancanza di argomenti.
Quando devi frequentare una farmacia ti accorgi che alcuni medicinali utili costano troppo, altri superflui troppo poco.
Forse alla nostra quasidemocrazia purulenta potrebbe essere utile una rivoluzione, prima che si assesti la dittatura; d’altra parte «le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso».
Volevo resistere all’onda Hairspray, onorando la memoria dell’originale di John Waters e la mia posizione snob anti-moda, ma ho ascoltato la canzone di Michelle Pfeiffer, cazzo.
Spero, in una delle prossime notti, di riuscire a dormire otto ore senza interruzione; gradirei un po’ di rosa sulle palpebre inferiori, in luogo di questo bluastro.
Un modem, un pianoforte, un videogioco e alcuni libri: ho davvero ancora bisogno di rapporti umani?
Incontro tra Franca Valeri e Alberto Arbasino a Mantova; mi sarebbe piaciuto sentirli: chissà se comparirà il video su YouTube – di certo, se posso permettermi una battuta di pessimo gusto, sarà mosso.
Mi chiedo in che occasione, oltre a “mai”, potrei indossare le calze con la faccia di Che Guevara che mia madre mi ha portato dalla Polonia.
A chi mi ha domandato stupito perché non abbia mai letto un Harry Potter ho risposto che preferirei finire tutto Dostoevskij e Mann, ma in verità non lo leggo perché temo potrebbe piacermi.
8 settembre 2007
28 agosto 2007
emozioni speciali
(segue)
Se c’è una cosa che davvero mi irrita, è il commento idiota al post di un blog.
Uno scrive tre righe senza pretese, a mo’ di diario, e arriva ad avvoltoio la lettrice o il lettore che pensa di aver capito tutto: «Lo so cosa vuoi dire, ci sono passata. Leggerti è sempre un’emozione splendida. Sei una persona speciale.»
Se c’è una cosa che mi sembra assurdamente idiota, è MySpace.
Quattro brutte foto, un po’ di filmati, due parole in libertà, una grafica agghiacciante e il sistema degli inviti e delle “amicizie”: «Grazie di avermi aggiunto come tuo amico. Mi hai emozionato. Sei una persona speciale.»
Se c’è una cosa che mi fa imbufalire, è Flickr (in generale), ma anche chi commenta le fotografie su Flickr (in particolare).
Si aprono le gabbie, e sciami di presuntuosi fotografucci della domenica ronzano con la loro reflex digitale d’ordinanza. Escono di casa con il solo scopo di scattare la foto da pubblicare, spesso dopo paziente e smodato fotoritocco: il taglio più ardito, la luce più estrema, l’oggetto d’arte più inconsueto, il ritratto in bianco e nero al tizio discinto che fa boccuccia.
I commenti sono l’esaltazione di questo troppo che traveste il niente: «Bella saturazione. Sai dare emozioni. Sei una persona speciale.»
Ecco: se dovessi definire i personaggi che animano queste mie idiosincrasie, dovrei prendere in prestito una definizione preziosa, opera di un amico di altri tempi. Con snobismo malcelato, li definirei “Protagonisti del nulla”.
Se c’è una cosa che davvero mi irrita, è il commento idiota al post di un blog.
Uno scrive tre righe senza pretese, a mo’ di diario, e arriva ad avvoltoio la lettrice o il lettore che pensa di aver capito tutto: «Lo so cosa vuoi dire, ci sono passata. Leggerti è sempre un’emozione splendida. Sei una persona speciale.»
Se c’è una cosa che mi sembra assurdamente idiota, è MySpace.
Quattro brutte foto, un po’ di filmati, due parole in libertà, una grafica agghiacciante e il sistema degli inviti e delle “amicizie”: «Grazie di avermi aggiunto come tuo amico. Mi hai emozionato. Sei una persona speciale.»
Se c’è una cosa che mi fa imbufalire, è Flickr (in generale), ma anche chi commenta le fotografie su Flickr (in particolare).
Si aprono le gabbie, e sciami di presuntuosi fotografucci della domenica ronzano con la loro reflex digitale d’ordinanza. Escono di casa con il solo scopo di scattare la foto da pubblicare, spesso dopo paziente e smodato fotoritocco: il taglio più ardito, la luce più estrema, l’oggetto d’arte più inconsueto, il ritratto in bianco e nero al tizio discinto che fa boccuccia.
I commenti sono l’esaltazione di questo troppo che traveste il niente: «Bella saturazione. Sai dare emozioni. Sei una persona speciale.»
Ecco: se dovessi definire i personaggi che animano queste mie idiosincrasie, dovrei prendere in prestito una definizione preziosa, opera di un amico di altri tempi. Con snobismo malcelato, li definirei “Protagonisti del nulla”.
26 agosto 2007
una stella che brilla
Chiamatemi Ismaele.
I miei occhi sono grigi come mare d’inverno.
Sulla mia lingua c’è il sapore aspro di una sfera di metallo.
È quella piccola cosa che mi rende speciale.
La pioggia batte ritmicamente sul davanzale della finestra.
Anche il mio cuore batte.
Batte per un ricordo, batte per una nuova Emozione.
In casa ora non c’è nessun altro.
Ma non sono solo, la solitudine è uno stato mentale.
Oggi compio gli anni, è un momento importante.
È il giro di boa.
Ho provato a conoscere il mondo, in questi anni.
E ci sono riuscito.
Vita, morte.
Passione e dolore.
Gli sguardi, il Ricordo.
La forza del Destino.
Apro gli occhi come fosse la prima volta.
Mi guardo allo specchio e mi riconosco.
Sono io. Ogni giorno diverso, ma sempre uguale.
Ho ancora nuovi sogni in un cassetto.
Sogni di Felicità.
Sogni di Amore.
Sogni di Gioia.
Sogni.
Ieri il cielo era terso, pulito come i miei pensieri.
Ho atteso il crepuscolo nella brezza leggera.
Anche il mio cuore era leggero, e puro.
Ho visto una stella cadente e ho espresso un Desiderio.
Ho pensato:
«Il giorno che scriverò puttanate simili sul mio blog, anzi: il giorno che mi accorgerò anche solo di pensare banalità e frasi vuote di questo genere (il genere in cui incappo con orrore su vari blog, zeppi di parole a casaccio vomitate da poveretti, simili a perversi Peter Pan), vado a farmi dare una raddrizzatina in un centro di recupero di Piero Gelmini».
Ecco quello che ho desiderato.
(segue)
I miei occhi sono grigi come mare d’inverno.
Sulla mia lingua c’è il sapore aspro di una sfera di metallo.
È quella piccola cosa che mi rende speciale.
La pioggia batte ritmicamente sul davanzale della finestra.
Anche il mio cuore batte.
Batte per un ricordo, batte per una nuova Emozione.
In casa ora non c’è nessun altro.
Ma non sono solo, la solitudine è uno stato mentale.
Oggi compio gli anni, è un momento importante.
È il giro di boa.
Ho provato a conoscere il mondo, in questi anni.
E ci sono riuscito.
Vita, morte.
Passione e dolore.
Gli sguardi, il Ricordo.
La forza del Destino.
Apro gli occhi come fosse la prima volta.
Mi guardo allo specchio e mi riconosco.
Sono io. Ogni giorno diverso, ma sempre uguale.
Ho ancora nuovi sogni in un cassetto.
Sogni di Felicità.
Sogni di Amore.
Sogni di Gioia.
Sogni.
Ieri il cielo era terso, pulito come i miei pensieri.
Ho atteso il crepuscolo nella brezza leggera.
Anche il mio cuore era leggero, e puro.
Ho visto una stella cadente e ho espresso un Desiderio.
Ho pensato:
«Il giorno che scriverò puttanate simili sul mio blog, anzi: il giorno che mi accorgerò anche solo di pensare banalità e frasi vuote di questo genere (il genere in cui incappo con orrore su vari blog, zeppi di parole a casaccio vomitate da poveretti, simili a perversi Peter Pan), vado a farmi dare una raddrizzatina in un centro di recupero di Piero Gelmini».
Ecco quello che ho desiderato.
(segue)
22 agosto 2007
baciami, stronzo
Le uniche due volte che non ho aspettato fosse l’altro a fare la prima mossa (a prendere l’iniziativa, srotolare la lingua in bocca – ditela come volete) sono stato rifiutato. Una batosta clamorosa, per uno abituato ad avere un decente favore sociale.
Vi racconto com’è andata.
Venti e qualcosa anni, accompagno a casa questo ragazzo molto carino con il quale ho trascorso una serata piacevole; m’interessa e pare interessato a me e a quel che gli racconto. Insomma, seduto in automobile, al momento di salutarci, lo guardo negli occhi e – forte dei miei cinque anni in più – avvicino le labbra alle sue. Lui lascia che le appoggi ma le tiene serrate; apre in fretta la portiera dell’auto, dice «Ciao» e s’infila nel portone, lasciandomi di sasso a guardare l’aria al mio fianco, come in un film.
Trentun anni, rispondo a un messaggio sulle Pagine Arancioni e incontro questo bel giovane che viene dall’Europa dell’Est. Un po’ troppo “bene” e “in carriera”, dunque non esattamente il mio tipo, ma il tempo che passiamo a chiacchierare è molto gradevole (anche per lui, mi sembra). E succedono anche eventi inconsueti che rendono la serata memorabile. Insomma, seduto in automobile, al momento di salutarci, lo guardo negli occhi e – forte dei miei sette anni in più – sto per avvicinare le labbra alle sue. Lui non lascia neppure che le appoggi; sorride, apre in fretta la portiera dell’auto, dice «È stata una molto bella serata» e s’infila nel portone, lasciandomi di sasso a guardare ancora l’aria al mio fianco, come in un film.
La domanda che ci si fa in questi casi («Cosa c’è di sbagliato in me?») è errata. Quella giusta è: «Cosa c’è di sbagliato in questi giovani presuntuosetti, che se vengono dall’Est non hanno neppure il gusto di salutarti con una frase in italiano corretto, malgrado le costosissime scuole internazionali?», oppure la sua variante: «Ma pensano di averlo solo loro?» (a quali compromessi si scende per non ammettere i fallimenti…)
Poi si torna a casa e, a scelta, si sta alzati in ricognizione fino alle quattro davanti alle Pagine Arancioni, oppure si cerca su internet il numero di telefono di un convento con vista mare.
Sconsacrato, ovvio, per andarci alla prima occasione con il prossimo tizio che a fine serata, lui, ci srotolerà la lingua in bocca.
Vi racconto com’è andata.
Venti e qualcosa anni, accompagno a casa questo ragazzo molto carino con il quale ho trascorso una serata piacevole; m’interessa e pare interessato a me e a quel che gli racconto. Insomma, seduto in automobile, al momento di salutarci, lo guardo negli occhi e – forte dei miei cinque anni in più – avvicino le labbra alle sue. Lui lascia che le appoggi ma le tiene serrate; apre in fretta la portiera dell’auto, dice «Ciao» e s’infila nel portone, lasciandomi di sasso a guardare l’aria al mio fianco, come in un film.
Trentun anni, rispondo a un messaggio sulle Pagine Arancioni e incontro questo bel giovane che viene dall’Europa dell’Est. Un po’ troppo “bene” e “in carriera”, dunque non esattamente il mio tipo, ma il tempo che passiamo a chiacchierare è molto gradevole (anche per lui, mi sembra). E succedono anche eventi inconsueti che rendono la serata memorabile. Insomma, seduto in automobile, al momento di salutarci, lo guardo negli occhi e – forte dei miei sette anni in più – sto per avvicinare le labbra alle sue. Lui non lascia neppure che le appoggi; sorride, apre in fretta la portiera dell’auto, dice «È stata una molto bella serata» e s’infila nel portone, lasciandomi di sasso a guardare ancora l’aria al mio fianco, come in un film.
La domanda che ci si fa in questi casi («Cosa c’è di sbagliato in me?») è errata. Quella giusta è: «Cosa c’è di sbagliato in questi giovani presuntuosetti, che se vengono dall’Est non hanno neppure il gusto di salutarti con una frase in italiano corretto, malgrado le costosissime scuole internazionali?», oppure la sua variante: «Ma pensano di averlo solo loro?» (a quali compromessi si scende per non ammettere i fallimenti…)
Poi si torna a casa e, a scelta, si sta alzati in ricognizione fino alle quattro davanti alle Pagine Arancioni, oppure si cerca su internet il numero di telefono di un convento con vista mare.
Sconsacrato, ovvio, per andarci alla prima occasione con il prossimo tizio che a fine serata, lui, ci srotolerà la lingua in bocca.
20 agosto 2007
blood, sweat and fears
Per ora Ho spostato un comunista è accanto a La donna della domenica e sono ancora chiuse una trentina di scatole, ma ho faticato tutto il pomeriggio; alla fine su e giù per le scale con scatole piegate, impolverato e sudato.
Temo che i quaranta metri di ripiani non basteranno: forse dovrò lasciare prigioniero qualcosa di inutile.
Il pollice avrà anche lui, come il suo omologo e i due indici, una cicatrice. Mi ricorderà questa piccola impresa.
Comunque, una gran bella giornata.
In questi giorni, una reclusione felice. Nemmeno un momento di solitudine: è il nuovo corso post-Ossessione, bellezza.
Domani si torna al Castello di Carte, per la prima volta contento, grazie a Seduttore Semplice e alle novità che sta portando (ma Carta Matrigna in questa settimana non avrà fatto crollare il Castello, vero?)
Oggi qualcuno è tornato dalla Germania, dove pare che buona parte dei milanesi si sia data appuntamento in questo agosto; domani sera da un’amica a cena. Gelato o vino?
Infine, dei miei lettori affezionati qualcuno non mi ha mai lasciato solo. Una soddisfazione.
«Like the lights of home before me
Or an angel, who’s watching o’er me
This will be my shining hour
’til I’m with you again.»
Temo che i quaranta metri di ripiani non basteranno: forse dovrò lasciare prigioniero qualcosa di inutile.
Il pollice avrà anche lui, come il suo omologo e i due indici, una cicatrice. Mi ricorderà questa piccola impresa.
Comunque, una gran bella giornata.
In questi giorni, una reclusione felice. Nemmeno un momento di solitudine: è il nuovo corso post-Ossessione, bellezza.
Domani si torna al Castello di Carte, per la prima volta contento, grazie a Seduttore Semplice e alle novità che sta portando (ma Carta Matrigna in questa settimana non avrà fatto crollare il Castello, vero?)
Oggi qualcuno è tornato dalla Germania, dove pare che buona parte dei milanesi si sia data appuntamento in questo agosto; domani sera da un’amica a cena. Gelato o vino?
Infine, dei miei lettori affezionati qualcuno non mi ha mai lasciato solo. Una soddisfazione.
«Like the lights of home before me
Or an angel, who’s watching o’er me
This will be my shining hour
’til I’m with you again.»
16 agosto 2007
special thanks
Nei giorni scorsi un amico mi ha raccontato a lungo la sofferenza causata da quello che definisce Oggetto Eccitante/Frustrante, ovvero l’egocentrico ragazzo dotato di ultrafascino che monopolizza i suoi pensieri.
Come già immaginano i lettori più affezionati, ascoltare e commentare queste vicende è stato come fissare la mia immagine allo specchio. Le somiglianze tra i due Oggetti – i loro comportamenti, le reazioni che suscitano in noi sudditi – sono sconcertanti.
Ammetto che nella scelta del nome lui è stato più puntuale e onesto: chiamo Oggetto dell’Ossessione Perduta un tizio che in realtà ho sempre ritrovato – anche grazie ai suoi consunti meccanismi sadici di presenza, ormai quasi divertenti da smascherare. Quasi.
Tre mattine fa, al risveglio, mi accorgo che è cambiato qualcosa; senza che l’abbia deciso, d’improvviso.
Mi alzo e sento che, esorcizzata dai racconti dell’amico, la mia ossessione si è dissolta. Di tutto il dolore resta solo lo stupore di averlo provato.
Guardo le foto, ascolto la sua voce in un filmato e finalmente individuo i processi che determinano il suo fascino e il suo potere; li riconosco e li scardino, li decifro e svapora la loro forza.
Sono finalmente libero. Spossato, il passo incerto, ma le novità già si vedono: una nuova voglia di fare – lavori, viaggi, amicizie.
Assai banale, tutto ciò; ne convengo. Molto piccino, molto da casalinga soap opera-dipendente. Ma forse è inevitabile, la mediocrità delle esperienze: quando le vivo mi sembrano altissime, nel raccontarle mi accorgo che non avevano alcuna magia. Un po’ come avviene con gran parte delle storie d’amore.
(24/12/2000 – 12/8/2007: molti amici mi hanno sostenuto in questi anni. Impresa non da poco, considerando il mio carattere… complicato. Grazie per l’affetto a Lex, Lou, Chicco, Chiara, Chris; per l’appoggio a Maxwell, Paolo, Ale, Celia, Stefania, Alessio, Lella, Federica; per la pazienza a Luca, Paolino, Andrea, Charles, Tom, Stefano, Francesca.)
Come già immaginano i lettori più affezionati, ascoltare e commentare queste vicende è stato come fissare la mia immagine allo specchio. Le somiglianze tra i due Oggetti – i loro comportamenti, le reazioni che suscitano in noi sudditi – sono sconcertanti.
Ammetto che nella scelta del nome lui è stato più puntuale e onesto: chiamo Oggetto dell’Ossessione Perduta un tizio che in realtà ho sempre ritrovato – anche grazie ai suoi consunti meccanismi sadici di presenza, ormai quasi divertenti da smascherare. Quasi.
Tre mattine fa, al risveglio, mi accorgo che è cambiato qualcosa; senza che l’abbia deciso, d’improvviso.
Mi alzo e sento che, esorcizzata dai racconti dell’amico, la mia ossessione si è dissolta. Di tutto il dolore resta solo lo stupore di averlo provato.
Guardo le foto, ascolto la sua voce in un filmato e finalmente individuo i processi che determinano il suo fascino e il suo potere; li riconosco e li scardino, li decifro e svapora la loro forza.
Sono finalmente libero. Spossato, il passo incerto, ma le novità già si vedono: una nuova voglia di fare – lavori, viaggi, amicizie.
Assai banale, tutto ciò; ne convengo. Molto piccino, molto da casalinga soap opera-dipendente. Ma forse è inevitabile, la mediocrità delle esperienze: quando le vivo mi sembrano altissime, nel raccontarle mi accorgo che non avevano alcuna magia. Un po’ come avviene con gran parte delle storie d’amore.
(24/12/2000 – 12/8/2007: molti amici mi hanno sostenuto in questi anni. Impresa non da poco, considerando il mio carattere… complicato. Grazie per l’affetto a Lex, Lou, Chicco, Chiara, Chris; per l’appoggio a Maxwell, Paolo, Ale, Celia, Stefania, Alessio, Lella, Federica; per la pazienza a Luca, Paolino, Andrea, Charles, Tom, Stefano, Francesca.)
15 agosto 2007
epilogo
«Did I say that I loathe you?
Did I say that I want to
Leave it all behind?
– I can’t take my mind off of you…
’Til I find somebody new.»
Did I say that I want to
Leave it all behind?
– I can’t take my mind off of you…
’Til I find somebody new.»
13 agosto 2007
senza parole (pausa di riscossa)
Da alcuni giorni non riesco a scrivere. Non mi riesce neppure di assemblare concetti semplici senza fermarmi all’improvviso, in apnea di parole.
La settimana senza lavoro è dedicata alla casa: l’ho abbandonata per due anni e somiglia a un magazzino particolarmente disordinato e sporco. Devo a lei (e a me) un bel po’ di cura e attenzioni.
Ieri ho improvvisamente risolto una questione lunga e dolorosa; ne parlerò presto, quando torneranno le parole.
Intanto, che belle le strade vuote e Milano in attesa.
La settimana senza lavoro è dedicata alla casa: l’ho abbandonata per due anni e somiglia a un magazzino particolarmente disordinato e sporco. Devo a lei (e a me) un bel po’ di cura e attenzioni.
Ieri ho improvvisamente risolto una questione lunga e dolorosa; ne parlerò presto, quando torneranno le parole.
Intanto, che belle le strade vuote e Milano in attesa.
10 agosto 2007
as i am sometimes
«I can be an asshole of the grandest kind,
I can withhold like it’s going out of style,
I can be the moodiest baby –
And you’ve never met anyone who’s
As negative as I am sometimes.»
I can withhold like it’s going out of style,
I can be the moodiest baby –
And you’ve never met anyone who’s
As negative as I am sometimes.»
7 agosto 2007
con lui, senza di lui
Quando i pensieri non hanno direzione, perdo la vita davanti a monitor e tastiera. La solitudine, il silenzio, l’assenza, la gelosia. I giorni che sembrano inutili.
Poi scrivo un indirizzo e ho un sussulto, sento una fitta improvvisa al cuore: si apre una pagina e compare inattesa una sua foto che mi guarda.
No, non guarda me. I suoi occhi tristi sono nella mia direzione, ma so che guardano un altro che, invisibile, è davanti a me con la sua macchina fotografica. Un altro che lo ha posseduto, che è riuscito dove ho fallito. Un altro che lui non ha amato: lo ha usato – e si è fatto usare. Un altro che chiama “amico”.
Lo guardo, lo guardo ancora e mi chiedo cosa vedo in lui che non mi permette di dimenticarlo. Scruto ogni particolare del suo viso, le rughe, il naso, gli occhiali, e non trovo nulla. O meglio: trovo tutto, tranne le parole per esprimerlo.
L’addio cinematografico di un anno fa non è stato definitivo. Come in un matrimonio: «finché morte non vi separi» – e forse è sempre così, l’amore. O l’ossessione.
Non piango per amore, ma l’ho fatto, e molto, per i due che non mi hanno voluto.
È che un amore così intenso non ricambiato è impossibile da capire e accettare. Libera tutte le paure da adolescente («Cosa c’è di sbagliato in me?» «Cosa posso cambiare per piacergli?»), rende insicuri, crea illusioni delle quali mi nutro come un avvoltoio.
Come dice, dottore? Ah, sì, è tardi. Allora buona serata, ci vediamo dopodomani.
Poi scrivo un indirizzo e ho un sussulto, sento una fitta improvvisa al cuore: si apre una pagina e compare inattesa una sua foto che mi guarda.
No, non guarda me. I suoi occhi tristi sono nella mia direzione, ma so che guardano un altro che, invisibile, è davanti a me con la sua macchina fotografica. Un altro che lo ha posseduto, che è riuscito dove ho fallito. Un altro che lui non ha amato: lo ha usato – e si è fatto usare. Un altro che chiama “amico”.
Lo guardo, lo guardo ancora e mi chiedo cosa vedo in lui che non mi permette di dimenticarlo. Scruto ogni particolare del suo viso, le rughe, il naso, gli occhiali, e non trovo nulla. O meglio: trovo tutto, tranne le parole per esprimerlo.
L’addio cinematografico di un anno fa non è stato definitivo. Come in un matrimonio: «finché morte non vi separi» – e forse è sempre così, l’amore. O l’ossessione.
Non piango per amore, ma l’ho fatto, e molto, per i due che non mi hanno voluto.
È che un amore così intenso non ricambiato è impossibile da capire e accettare. Libera tutte le paure da adolescente («Cosa c’è di sbagliato in me?» «Cosa posso cambiare per piacergli?»), rende insicuri, crea illusioni delle quali mi nutro come un avvoltoio.
Come dice, dottore? Ah, sì, è tardi. Allora buona serata, ci vediamo dopodomani.
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