«These are the eyes that watched him
As he walked away,
Color them gray.»
30 aprile 2007
opinioni
A chi mercoledì mi chiederà cosa ho fatto durante il ponte risponderò che mi sono fatto un sacco di opinioni.
extraterrestre
Il cielo sta già schiarendo, tra poco sarà mattina.
Tre ore fa sono tornato da uno di quei brutti contenitori per frustrazioni collettive, nel quale ho provato un abissale senso di estraneità. Gonfiati, bruciati, strizzati, lascivi: tutti lì avevano un senso, giravano come cavalli di una giostra, con movenze grottescamente sinuose. Ma io? Che senso avevo io? Ero un alieno.
Colori indefinibili, spazi sbagliati, luci sgraziate, e anche molto ghiaccio e poca vodka, e Viola Valentino che ancora cerca un acquirente a casaccio, come quelli che cantano con lei. È la pornografia dell’ambiente che rende disgustose le persone?
Le nuvole sono alte e si muovono in formazione, come uno stormo di anatre. Un po’ di sonno, a vederle volare tranquille, è arrivato.
Tre ore fa sono tornato da uno di quei brutti contenitori per frustrazioni collettive, nel quale ho provato un abissale senso di estraneità. Gonfiati, bruciati, strizzati, lascivi: tutti lì avevano un senso, giravano come cavalli di una giostra, con movenze grottescamente sinuose. Ma io? Che senso avevo io? Ero un alieno.
Colori indefinibili, spazi sbagliati, luci sgraziate, e anche molto ghiaccio e poca vodka, e Viola Valentino che ancora cerca un acquirente a casaccio, come quelli che cantano con lei. È la pornografia dell’ambiente che rende disgustose le persone?
Le nuvole sono alte e si muovono in formazione, come uno stormo di anatre. Un po’ di sonno, a vederle volare tranquille, è arrivato.
26 aprile 2007
le regole dell’addio
«Oh, mio caro tesoro… oh, mio dolce amore… Conterò le ore che tu sei via…»
«Oh, tesoro adorato, anch’io…»
«No! Non sulle labbra!»
«Cosa?»
«Vado al party di Nanna e Nicky più tardi, non voglio avere sbaffi di rossetto, capiscimi.»
«Oh, ma certo…»
(Capotreno: «In carrozza!»)
«Oddio…»
«Beh, credo che ci siamo.»
«Freddy, tesoro, oh, come faccio a dire in due minuti quello che mi ci è voluto tutta una vita a comprendere?»
«Perché non provi?»
«D’accordo… Sei tutto maschio. Sono tua, fai tutto ciò che vuoi di me… che altro posso dire?»
«Mio dolce amore…»
«I capelli! Vengo adesso dal parrucchiere!»
«Scusami, scusami.»
«Spero che ti piacciano le nozze all’antica.»
«Preferisco le notti di nozze all’antica.»
«Ah! sei incorreggibile!»
«Vorrebbe dire… che mi ami?»
«Ci puoi scommettere le mutandine.»
«Oh, mio unico amore.»
«Taffettà, caro…»
«Taffettà, tesorino…»
«No, il vestito! È di taffettà, si sgualcisce!»
(Capotreno: «In carrozza!»)
«Lo odio quell’uomo orribile! Beh, vai via, prima che perda ogni controllo di me stessa!»
«Oh, tesoro adorato, anch’io…»
«No! Non sulle labbra!»
«Cosa?»
«Vado al party di Nanna e Nicky più tardi, non voglio avere sbaffi di rossetto, capiscimi.»
«Oh, ma certo…»
(Capotreno: «In carrozza!»)
«Oddio…»
«Beh, credo che ci siamo.»
«Freddy, tesoro, oh, come faccio a dire in due minuti quello che mi ci è voluto tutta una vita a comprendere?»
«Perché non provi?»
«D’accordo… Sei tutto maschio. Sono tua, fai tutto ciò che vuoi di me… che altro posso dire?»
«Mio dolce amore…»
«I capelli! Vengo adesso dal parrucchiere!»
«Scusami, scusami.»
«Spero che ti piacciano le nozze all’antica.»
«Preferisco le notti di nozze all’antica.»
«Ah! sei incorreggibile!»
«Vorrebbe dire… che mi ami?»
«Ci puoi scommettere le mutandine.»
«Oh, mio unico amore.»
«Taffettà, caro…»
«Taffettà, tesorino…»
«No, il vestito! È di taffettà, si sgualcisce!»
(Capotreno: «In carrozza!»)
«Lo odio quell’uomo orribile! Beh, vai via, prima che perda ogni controllo di me stessa!»
23 aprile 2007
fatigué
«J’aurais voulu te dire
J’aurais voulu te dire pourtant
Quelque chose
Quelque chose de gai
Ou de très différent
Mais je n’ai plus d’idées
Et je suis fatigué.»
J’aurais voulu te dire pourtant
Quelque chose
Quelque chose de gai
Ou de très différent
Mais je n’ai plus d’idées
Et je suis fatigué.»
22 aprile 2007
altre note dalla torre d’avorio
A giudicare dall’eco continuo dei clacson che soffia in casa con la brezza, l’Inter deve aver vinto il campionato di calcio – per quel che serve. È un momento di tale apatia che quasi stento a credere, al risveglio mattutino, di essere davvero vivo. L’argomento principale della passata settimana, in giro per la città, era la scadenza dei punti Fidaty; questa settimana non si è parlato che di eventi fuorisalone; chissà il tema stimolante della prossima. Ho rivisto l’Oggetto dell’Ossessione Perduta: non saprei dire se mi ha fatto bene o male; forse non mi ha fatto nulla, e il bene sarebbe questo – ma non ne sono del tutto persuaso. Ho trovato il coraggio di spedire un curriculum vitæ, il primo in tre anni, e ci credevo così tanto che il loro silenzio mi ha un po’ ferito. Al Castello di Carte i conti non tornano e si sentono tremolii sempre più forti: continua la fuga dei roditori, e quella eccellente di Sanguinaria Perniciosa lascia un vuoto (non certo nei nostri cuori) che sarà colmato da un nuovo innesto della Carta Matrigna – temo l’ennesimo despota incapace. Sempre al Castello, ho constatato per l’ennesima volta che le cose spesso non sono come sembrano: gli abusi famigliari di cui si legge sui quotidiani sono a volte troppo vicini – e sarebbe stato meglio non saperlo. La commedia di fine anno al Corso di Masochismo Applicato prevede che interpreti un becero à la “via Torino al sabato”, e questo mi demoralizza perché non vedo alcuno sbocco divertente – a parte l’ironia che sia proprio io a incarnarlo. Se qualcuno dovesse suggerire che anche il male al collo di questi ultimi due giorni abbia origini psicosomatiche, lo manderei a cacare. Tori Amos, a un primo distratto ascolto, cerca di tornare sulla retta via, quella dei primi album; Dolores O’Riordan rifà da sola il compitino dei Cranberries; Rufus Wainwright cavalca ancora, troppo deciso, l’onda che gli ha dato la prima spinta. Devo chiedere a qualcuno della Carta Matrigna (al suo traduttore non posso: ne subisco il fascino ma lui non subisce il mio, e un’interazione – anche verbale – pare impossibile) chi è il colpevole dello scempio fatto alle raccolte di David Sedaris in italiano: anche l’ultimo libro è un inspiegabile assemblaggio di racconti, questa volta di quattordici e dieci anni fa. Una persona molto vicina, non più giovane, ha dovuto cambiare lavoro: adesso è pagata a ore, come me e come tutto il personale di servizio, e intasca all’ora meno di un terzo di quanto guadagno io, che mi considero povero – in questo Paese la vita al ribasso è una realtà inquietante. Credo che mi obbligherò a usare il computer a casa per un tempo massimo prestabilito (tipo mezz’ora se non scrivo, altrimenti un’ora e mezza), un po’ come se, bambino, dovessi sottostare alle regole restrittive e idiote di genitori ottusi. È tutta la giornata che mangiucchio le unghie; non lo faccio mai: pessimo segno. Per essere più sereno, forse dovrei smetterla di essere così intransigente e accettare ipotesi come l’esistenza della telepatia, degli gnomi o di una qualche divinità.
21 aprile 2007
alternative alla fluoxetina
Stimolatori di adrenalina, complessi:
buttarsi da un dirupo (con un elastico);
dilapidare tutti i risparmi (alla roulette);
organizzare rapine in banca (senza complici);
diventare serial killer (e farli fuori proprio tutti).
Stimolatori di adrenalina, semplici:
litigare violentemente con un amico (per futili motivi);
leggere le dichiarazioni di Prosperini (fantasticando sulla sua fine);
evadere le tasse (se non lo si è mai fatto prima);
scovare su eMule quel che si cercava da anni (e riuscire a scaricarlo).
Mutatori della percezione, al risparmio:
bere vodka croata dell’hard discount (fino a stordirsi);
sniffare qualsiasi superficie orizzontale (nei cessi dei locali);
ascoltare un discorso di Berlusconi (effetto psichedelico);
guardare cartomanti televisive a tarda notte (effetto ipnotico).
Appagatori dell’ego, varî:
leggere la Recherche (che sta lì solo a raccogliere polvere);
fare televendite (e credendosi stelle, bearsi degli sguardi della gente);
comprare (tutto, per comprare tutti);
scrivere su un blog (sapendo che qualcuno ti leggerà).
buttarsi da un dirupo (con un elastico);
dilapidare tutti i risparmi (alla roulette);
organizzare rapine in banca (senza complici);
diventare serial killer (e farli fuori proprio tutti).
Stimolatori di adrenalina, semplici:
litigare violentemente con un amico (per futili motivi);
leggere le dichiarazioni di Prosperini (fantasticando sulla sua fine);
evadere le tasse (se non lo si è mai fatto prima);
scovare su eMule quel che si cercava da anni (e riuscire a scaricarlo).
Mutatori della percezione, al risparmio:
bere vodka croata dell’hard discount (fino a stordirsi);
sniffare qualsiasi superficie orizzontale (nei cessi dei locali);
ascoltare un discorso di Berlusconi (effetto psichedelico);
guardare cartomanti televisive a tarda notte (effetto ipnotico).
Appagatori dell’ego, varî:
leggere la Recherche (che sta lì solo a raccogliere polvere);
fare televendite (e credendosi stelle, bearsi degli sguardi della gente);
comprare (tutto, per comprare tutti);
scrivere su un blog (sapendo che qualcuno ti leggerà).
8 aprile 2007
5 aprile 2007
la fine del giorno
sedici anni_facce ostili_parole sottovoce_orizzonte più nero del nero attorno_propaganda dei vescovi sui giornali_senso di colpa_la croce gronda sangue_branco cannibale_odio_il bozzolo imprigiona_violenza_il dolore lacera i pensieri_un passo_libero.
3 aprile 2007
sette frasi davvero indecenti
1. «Très chic!»
2. «Ti ho presentato la mia signora?»
3. «Che carini gli oggetti dell’Ikea!»
4. «Come donna e come madre…»
5. «L’ho letto su Metro.»
6. «Non sono razzista, ma…»
7. «Adesso ti spiego.»
2. «Ti ho presentato la mia signora?»
3. «Che carini gli oggetti dell’Ikea!»
4. «Come donna e come madre…»
5. «L’ho letto su Metro.»
6. «Non sono razzista, ma…»
7. «Adesso ti spiego.»
Iscriviti a:
Post (Atom)