Il buio che in questo mese si è impadronito del cielo è stato rischiarato, nel freddo sottotetto in cui vivo, da uno schermo grazie al quale sono riuscito a contenere l’angoscia per una vita ancora estranea.
Poche le letture, e superficiali, e rari i contatti umani, filtrati dal telefono; ho sedato il tormento con i rassicuranti venditori di quadri e gioielli, con telefilm divertenti e strappalacrime, con trasmissioni di denuncia, con ordinati mondi virtuali retti da regole chiare – opposti al mio, fuori dallo schermo. Spunti per nuove domande, direzioni per nuove strade.
Chissà se un giorno mi servirà conoscere i nomi di artisti che rimarranno ignoti ai più, o quelli di pietre preziose e modelli di oreficeria antica. Forse diventerò pittore e scolpirò sculture, o realizzerò gioielli, come ho desiderato da giovane – e queste informazioni non saranno sprecate.
Chissà se tornerò su un palcoscenico per vivere una storia non mia, e far ridere, e piangere, e amare, e odiare – per addolcire e arricchire con la finzione la severa realtà.
Chissà se la città che è stata il panorama di tutti i miei anni imploderà, sotterrandoci tutti – come s’immagina dopo aver visto lo scempio che ne fa chi la domina e chi la consuma. E chissà se un giorno si racconterà la verità sulla malavita che tiene in piedi il baraccone dello stile milanese. E chissà se l’ex fidanzato che si allontanava per fare cose misteriose prima del sesso, l’altro che aveva continui sbalzi d’umore, l’amico sempre sorridente e con gli occhi fissi… chissà se questi e altri smetteranno di pensare che non mi accorga, illusi, della loro dipendenza, e se ne libereranno. Partecipano al mio gioco, ma barando. Raccontano montagne di bugie. Non si accorgono di essere in gabbia, si abituano alle scorciatoie.
Chissà se l’impegno per raggiungere tutte le stelle in ogni livello, o per salvare l’universo, o per essere sempre gentile con lo scoiattolo vicino di casa, si trasferirà nella realtà, e se saprò accontentarmi del lavoro che faccio, se mi riappacificherò con il genere umano e renderò accogliente questa soffitta che guarda le stelle.
Dicembre è passato così, in una nevicata di pixel. Gli occhi, un po’, bruciano.
Del Natale in famiglia rimane la tristezza dei sorrisi forzati e l’orgoglio di un rapporto difficile ma che dà senso al resto.
Di quest’anno rimangono pochi amici, le incomprensioni, il rancore per un uomo inutile, la delusione per la superficialità.
Per il prossimo… Per il prossimo, esprimo un desiderio.
27 dicembre 2007
25 novembre 2007
pausa di raccoglimento
«When this old world starts getting me down
And people are just too much for me to face
I climb way up to the top of the stairs
And all my cares just drift right in to space.
On the roof it’s peaceful as can be
And there the world below can’t bother me.»
And people are just too much for me to face
I climb way up to the top of the stairs
And all my cares just drift right in to space.
On the roof it’s peaceful as can be
And there the world below can’t bother me.»
11 novembre 2007
una linea sottile
L’ennesimo caso di cronaca nera montato dalla stampa, cioè l’omicidio dell’erasmista inglese a Perugia, mi ha fatto tornare in mente la relazione che ho avuto alcuni anni fa con Chirurgo Bigotto. Un tizio strano, oppresso da gravi regole e contraddizioni, che pareva uscito da un romanzo ottocentesco ambientato nel mondo dell’aristocrazia campana. Tra l’altro, l’unico feticista dei piedi che abbia conosciuto – è buffo e discretamente antierotico, uno che si concentra sulle tue estremità, provocandoti più solletico che piacere.
Se avessi dovuto elencare gli uomini con i quali sono stato a letto, probabilmente lo avrei dimenticato (e ciò, considerata l’esiguità del mio curriculum sessuale, denuncia lo stato penoso in cui versa la mia memoria); dicevo: probabilmente avrei dimenticato Chirurgo Bigotto, ovvero il mio potenziale assassino. Proprio così: una sera, a casa sua, gli dissi che avevo deciso di troncare il rapporto – dopo due settimane di poco impegnativi incontri sessuali – e a quella notizia, che a me pareva ovvia ma dovuta, lui reagì in un modo estremamente aggressivo che mi spaventò molto, chiamandomi più volte con un vezzeggiativo, come in uno strano mantra, e minacciando di strangolarmi, a voce e con le mani attorno al collo, con un folle ghigno e gli occhi spiritati.
Reagii con quella lucida rapidità che conosce chi si è trovato in situazioni di pericolo, abbandonando in pochi istanti la sua casa («È meglio che vada»); raggiunsi l’automobile con i brividi lungo la schiena e le gambe che tremavano.
Uno psicologo da salotto televisivo potrebbe dire un semplicistico: «Siamo tutti potenziali, insospettabili, folli assassini». Ma gli darei ragione, perché sono stato quasi vittima e quasi carnefice: ricordo di aver sentito un forte istinto omicida nei confronti di un mio compagno di scuola quando frequentavo la Terza media, e di aver talvolta pensato, per qualche istante, di eliminare in maniera “definitiva” entrambe le mie Ossessioni, la Banale dell’epoca universitaria e la Perversa, della quale sono riuscito a liberarmi di recente – ma è vivo, non temete, e ancora in giro a far danni.
« You think I don’t see murder in your eye when you’re looking at me.»
Se avessi dovuto elencare gli uomini con i quali sono stato a letto, probabilmente lo avrei dimenticato (e ciò, considerata l’esiguità del mio curriculum sessuale, denuncia lo stato penoso in cui versa la mia memoria); dicevo: probabilmente avrei dimenticato Chirurgo Bigotto, ovvero il mio potenziale assassino. Proprio così: una sera, a casa sua, gli dissi che avevo deciso di troncare il rapporto – dopo due settimane di poco impegnativi incontri sessuali – e a quella notizia, che a me pareva ovvia ma dovuta, lui reagì in un modo estremamente aggressivo che mi spaventò molto, chiamandomi più volte con un vezzeggiativo, come in uno strano mantra, e minacciando di strangolarmi, a voce e con le mani attorno al collo, con un folle ghigno e gli occhi spiritati.
Reagii con quella lucida rapidità che conosce chi si è trovato in situazioni di pericolo, abbandonando in pochi istanti la sua casa («È meglio che vada»); raggiunsi l’automobile con i brividi lungo la schiena e le gambe che tremavano.
Uno psicologo da salotto televisivo potrebbe dire un semplicistico: «Siamo tutti potenziali, insospettabili, folli assassini». Ma gli darei ragione, perché sono stato quasi vittima e quasi carnefice: ricordo di aver sentito un forte istinto omicida nei confronti di un mio compagno di scuola quando frequentavo la Terza media, e di aver talvolta pensato, per qualche istante, di eliminare in maniera “definitiva” entrambe le mie Ossessioni, la Banale dell’epoca universitaria e la Perversa, della quale sono riuscito a liberarmi di recente – ma è vivo, non temete, e ancora in giro a far danni.
« You think I don’t see murder in your eye when you’re looking at me.»
buccia di banana
«Per me, come per tutti voi, il comunismo è l’impresa più criminale della storia dell’uomo.»
Silvio Berlusconi all’assemblea costituente de La Destra di Francesco Storace
Silvio Berlusconi all’assemblea costituente de La Destra di Francesco Storace
4 novembre 2007
fermo e poi via
(Quella tavoletta galleggiante bianca e blu, forata da una parte, rigida e leggera; e l’odore del cloro, gli schiamazzi degli altri bambini… La mente congiunge i ricordi, e par che renda ancor più intenso l’istinto di sopravvivere, di non affogare.)
Se non fossi obbligato a uscire per andarmi a guadagnare quei tre soldi con i quali mi sfamo e poco più, resterei chiuso dentro questo appartamento arroccato in cima alle scale più decadenti della città.
Poltrirei nel letto senza lavarmi per giorni; la barba lunga mi accorgo che esiste solo perché ogni tanto prude il mento, e lo devo grattare.
Vinto da un dolore al collo, arrancherei poi verso il divano, e aspetterei sera guardando televendite di quadri alla televisione, o ammazzando mostri in un videogioco, o cercando informazioni superflue su internet, il computer in grembo.
Aspetterei, insomma, la morte – temendola più di ogni altra cosa ma non frapponendo tra noi altro che la paura.
E invece, le tante ore a produrre apparenza, e le telefonate di chi non si limita a pensarmi, ma mi cerca, mi allontanano dalla soffitta che non è casa e dal suicidio differito: il lavoro che detesto e l’affetto che non chiedo mi salvano e danno un senso temporaneo al vuoto dentro.
(Questa conclusione, benché paia una trovata da “povera gente”, mi è parsa così giusta da metterla qui, a mo’ di finale; se vi avessi annoiato, credete che non s’è fatto apposta.)
Se non fossi obbligato a uscire per andarmi a guadagnare quei tre soldi con i quali mi sfamo e poco più, resterei chiuso dentro questo appartamento arroccato in cima alle scale più decadenti della città.
Poltrirei nel letto senza lavarmi per giorni; la barba lunga mi accorgo che esiste solo perché ogni tanto prude il mento, e lo devo grattare.
Vinto da un dolore al collo, arrancherei poi verso il divano, e aspetterei sera guardando televendite di quadri alla televisione, o ammazzando mostri in un videogioco, o cercando informazioni superflue su internet, il computer in grembo.
Aspetterei, insomma, la morte – temendola più di ogni altra cosa ma non frapponendo tra noi altro che la paura.
E invece, le tante ore a produrre apparenza, e le telefonate di chi non si limita a pensarmi, ma mi cerca, mi allontanano dalla soffitta che non è casa e dal suicidio differito: il lavoro che detesto e l’affetto che non chiedo mi salvano e danno un senso temporaneo al vuoto dentro.
(Questa conclusione, benché paia una trovata da “povera gente”, mi è parsa così giusta da metterla qui, a mo’ di finale; se vi avessi annoiato, credete che non s’è fatto apposta.)
29 ottobre 2007
perso e ritrovato
«Some moments that I’ve had,
Some moments of pleasure.
I think about us lying,
Lying on a beach somewhere.
I think about us diving,
Diving off a rock, into another moment.»
«Just to register emotion, jealousy, devotion
And really feel the part –
I could stay young and chipper
And I’d lock it with a zipper,
If I only had a heart.»
«How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.»
«If happy little bluebirds fly beyond the rainbow,
Why, oh, why can’t I?»
«I spent a lot of my time looking at blue,
The colour of my room and my mood:
Blue on the walls, blue out of my mouth;
The sort of blue between clouds, when the sun comes out,
The sort of blue in those eyes you get hung up about.»
«Living here, in this brand new world
Might be a fantasy,
But it taught me to love
So it’s real, real to me.
And I’ve learned that we must look inside
Our hearts to find
A world full of love,
Like yours, like mine –
Like home.»
Some moments of pleasure.
I think about us lying,
Lying on a beach somewhere.
I think about us diving,
Diving off a rock, into another moment.»
«Just to register emotion, jealousy, devotion
And really feel the part –
I could stay young and chipper
And I’d lock it with a zipper,
If I only had a heart.»
«How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.»
«If happy little bluebirds fly beyond the rainbow,
Why, oh, why can’t I?»
«I spent a lot of my time looking at blue,
The colour of my room and my mood:
Blue on the walls, blue out of my mouth;
The sort of blue between clouds, when the sun comes out,
The sort of blue in those eyes you get hung up about.»
«Living here, in this brand new world
Might be a fantasy,
But it taught me to love
So it’s real, real to me.
And I’ve learned that we must look inside
Our hearts to find
A world full of love,
Like yours, like mine –
Like home.»
25 ottobre 2007
12 ottobre 2007
bradshaw
Ho incontrato Stu lo steward un venerdì, da Fnac.
Stava spulciando tra i CD della Streisand e io, che ero un po’ distante ma so bene dove sono archiviati, ho pensato, vedendolo di spalle: «Ecco un altro pallosissimo finocchio». Tendenzialmente i froci con gusti standard – Ciccone, Carrà e simili – fanno discorsi tra i più inutili e insostenibili.
In quel momento lui si volta e lo riconosco: non ci vediamo da almeno sette anni, e quando guardo i suoi occhi sento ancora quel tuffo al cuore di allora – e so che finiremo a letto. Altro che “pallosissimo finocchio”: mi sono innamorato di lui da subito, quando l’ho conosciuto al collettivo universitario gay che frequentavamo. Come mi accade sempre, non avevo fatto né detto nulla perché lui potesse capire che mi piaceva, e non avvenne nulla tra di noi. Ma ci piacevamo davvero molto entrambi, come scoprii in seguito. E ora, in questo ospitale negozio, la conversazione pare inesauribile, così fissare un appuntamento per il giorno seguente è naturale.
Il sabato sera, nel suo letto – dopo uno dei più divertenti rapporti sessuali di sempre – proseguiamo le confessioni iniziate a tavola qualche ora prima, e a un certo punto lui, che racconta di non aver mai avuto un fidanzato né una relazione anche soltanto illusoriamente continuativa, dichiara di non poter dare alcuna certezza di un “futuro assieme” a nessuno.
Ora; posto che quando mi trovo bene con un ragazzo, il primo pensiero è: «Voglio stare con te per sempre», ma questo è un mio problema grave (Trop de films, de chansons et de livres), e non avendo io detto nulla in proposito, i casi sono due: o il ragazzo legge nel pensiero, o le mie espressioni sono troppo facilmente decifrabili, ed entrambi mi paiono fonti di guai certi.
Ma la questione è un’altra.
Perché molti uomini rifiutano anche solo l’idea di una relazione? La temono o semplicemente non ne sono interessati? Paventano il potenziale monogamico? Non vogliono rinunciare a una parte della loro libertà?
E al contrario, quelli sempre accoppiati (anche se non necessariamente con lo stesso ragazzo), si accontentano con facilità, hanno paura della solitudine o piuttosto credono nei progetti e investono sul loro futuro?
E io, che tipo sono? Al di là dell’ipocondria e della lieve misantropia – come lo snobismo, causata probabilmente da un senso di inadeguatezza fisica o intellettuale –, desidero un rapporto stabile? Sono pronto a fare le rinunce e le scommesse necessarie? Ho superato il terrore di soffrire ancora per qualcuno?
Da Stu lo steward, tre anni fa, sono fuggito, convinto di non voler avere a che fare con uno che rifiuta l’amore. Ma nel frattempo sono forse diventato come lui?
«I’ll face the unknown,
I’ll build a world of my own.
No one knows better than I myself,
I’m by myself, alone.»
Stava spulciando tra i CD della Streisand e io, che ero un po’ distante ma so bene dove sono archiviati, ho pensato, vedendolo di spalle: «Ecco un altro pallosissimo finocchio». Tendenzialmente i froci con gusti standard – Ciccone, Carrà e simili – fanno discorsi tra i più inutili e insostenibili.
In quel momento lui si volta e lo riconosco: non ci vediamo da almeno sette anni, e quando guardo i suoi occhi sento ancora quel tuffo al cuore di allora – e so che finiremo a letto. Altro che “pallosissimo finocchio”: mi sono innamorato di lui da subito, quando l’ho conosciuto al collettivo universitario gay che frequentavamo. Come mi accade sempre, non avevo fatto né detto nulla perché lui potesse capire che mi piaceva, e non avvenne nulla tra di noi. Ma ci piacevamo davvero molto entrambi, come scoprii in seguito. E ora, in questo ospitale negozio, la conversazione pare inesauribile, così fissare un appuntamento per il giorno seguente è naturale.
Il sabato sera, nel suo letto – dopo uno dei più divertenti rapporti sessuali di sempre – proseguiamo le confessioni iniziate a tavola qualche ora prima, e a un certo punto lui, che racconta di non aver mai avuto un fidanzato né una relazione anche soltanto illusoriamente continuativa, dichiara di non poter dare alcuna certezza di un “futuro assieme” a nessuno.
Ora; posto che quando mi trovo bene con un ragazzo, il primo pensiero è: «Voglio stare con te per sempre», ma questo è un mio problema grave (Trop de films, de chansons et de livres), e non avendo io detto nulla in proposito, i casi sono due: o il ragazzo legge nel pensiero, o le mie espressioni sono troppo facilmente decifrabili, ed entrambi mi paiono fonti di guai certi.
Ma la questione è un’altra.
Perché molti uomini rifiutano anche solo l’idea di una relazione? La temono o semplicemente non ne sono interessati? Paventano il potenziale monogamico? Non vogliono rinunciare a una parte della loro libertà?
E al contrario, quelli sempre accoppiati (anche se non necessariamente con lo stesso ragazzo), si accontentano con facilità, hanno paura della solitudine o piuttosto credono nei progetti e investono sul loro futuro?
E io, che tipo sono? Al di là dell’ipocondria e della lieve misantropia – come lo snobismo, causata probabilmente da un senso di inadeguatezza fisica o intellettuale –, desidero un rapporto stabile? Sono pronto a fare le rinunce e le scommesse necessarie? Ho superato il terrore di soffrire ancora per qualcuno?
Da Stu lo steward, tre anni fa, sono fuggito, convinto di non voler avere a che fare con uno che rifiuta l’amore. Ma nel frattempo sono forse diventato come lui?
«I’ll face the unknown,
I’ll build a world of my own.
No one knows better than I myself,
I’m by myself, alone.»
7 ottobre 2007
attesa
No, non sono (ancora) morto. Poche parole, nell’attesa che si compia questo trentatreesimo anno.
Molto nervoso, insoddisfatto, stanco, insofferente. Ma con un po’ di apatia che almeno scongiura il cattivo umore.
Ottobre sotto il piumone, a confidare in un sonno ristoratore.
Sempre solo, come sette anni fa. Allora, per fuggire la solitudine iniziai a frequentare chi mi ha quasi ucciso, uno in autostrada, un altro con il miele avvelenato dell’egoismo. Chissà ’sta volta cosa accadrà, chi troverò (o ritroverò), e se basterà ancora solo uno sguardo.
«All we have is life and mind
And love we find with a friend.
Oh, let the movie end…»
Molto nervoso, insoddisfatto, stanco, insofferente. Ma con un po’ di apatia che almeno scongiura il cattivo umore.
Ottobre sotto il piumone, a confidare in un sonno ristoratore.
Sempre solo, come sette anni fa. Allora, per fuggire la solitudine iniziai a frequentare chi mi ha quasi ucciso, uno in autostrada, un altro con il miele avvelenato dell’egoismo. Chissà ’sta volta cosa accadrà, chi troverò (o ritroverò), e se basterà ancora solo uno sguardo.
«All we have is life and mind
And love we find with a friend.
Oh, let the movie end…»
30 settembre 2007
desolante panorama
Anche se ce n’è sempre una copia in ufficio, non leggo mai quella rivista di gossip politico che ha tra i suoi collaboratori Baget Bozzo, Ferrara, Guzzanti, Socci, Vespa. Qualche giorno fa ho derogato a questa regola, una delle decine che m’impongo in maniera più o meno cosciente, perché ho visto il richiamo in copertina di una delle rarissime interviste a Bernardo Caprotti, il signor Esselunga.
Dovete sapere che una delle cose di cui mi vergogno è la mia assoluta fedeltà nei confronti della creatura di quest’uomo, notoriamente allergico al concetto “diritti del lavoratore” e munifico finanziatore di Forza Italia. È più forte di me: una volta alla settimana torno a casa con due sacchetti gialli, soddisfatto di aver trovato tutto quel che mi sfama, pagandolo meno che in altri supermercati, e persino di aver barattato le preziose informazioni sui miei consumi in cambio di punti Fìdaty (nomen omen). Quanto è bella la lampada che mi regaleranno?
Ecco: lui è dispotico e finanzia Berlusconi, e io finanzio lui (il sillogismo lo chiudete voi, a me manca il coraggio). Comunque, Caprotti nell’intervista inveisce contro la Coop, raccontando fatti di favori politici e fiscali assai gravi, inquietanti e al limite della legalità. Certo, è la parola di uno squalo, amplificata da un giornale di destra, ma è l’ennesima mina che contribuisce a rendere ancor più pencolante l’immagine che ho della Sinistra italiana, sulla cui pulizia ho creduto con stolta cecità per anni.
Ma non è né di questo né della pubblicazione di un approfondimento sul caso Piero Gelmini (59 accusatori, interviste a ragazzi molestati; lo squallido ritratto della Chiesa cattolica – a proposito: aspetto con curiosità le polemiche che seguiranno la messa in onda domani sera di preti omosessuali a caccia di sesso ripresi con una telecamera nascosta).
C’è una mezza pagina nella sezione del giornale “Il nostro tempo” (il senso è evidentemente «Si stava meglio quando si stava peggio»; altri articoli raccontano l’uso massiccio di Viagra da parte dei ventenni e il raddoppio dei divorzi negli ultimi dieci anni) che s’intitola “Non fu solo un bacio quella sera al Colosseo”. Del caso scrissi qui in maniera provocatoria – il titolo giocava su un doppio senso, e la chiusa era affidata in maniera scontata a Pirandello: la verità cambia secondo il punto di vista. Non mi ha quindi stupito leggere che nel verbale dei carabinieri si denuncino i due perché sorpresi in un luogo pubblico nel mezzo di un pompino; mi ha colpito e indignato («Signora mia!») vedere proprio il verbale, stampato per intero, in un leggibilissimo formato 4x5 centimetri, e completo di nomi, cognomi, indirizzi e altri dati personali dei ragazzi.
Il messaggio mi pare chiaro: voi due, vergognatevi; voialtri, attenzione a quello che fate – è tornata l’esposizione pubblica con la gogna al collo.
«Until they become conscious they will never rebel, and until after they have rebelled they cannot become conscious.»
Dovete sapere che una delle cose di cui mi vergogno è la mia assoluta fedeltà nei confronti della creatura di quest’uomo, notoriamente allergico al concetto “diritti del lavoratore” e munifico finanziatore di Forza Italia. È più forte di me: una volta alla settimana torno a casa con due sacchetti gialli, soddisfatto di aver trovato tutto quel che mi sfama, pagandolo meno che in altri supermercati, e persino di aver barattato le preziose informazioni sui miei consumi in cambio di punti Fìdaty (nomen omen). Quanto è bella la lampada che mi regaleranno?
Ecco: lui è dispotico e finanzia Berlusconi, e io finanzio lui (il sillogismo lo chiudete voi, a me manca il coraggio). Comunque, Caprotti nell’intervista inveisce contro la Coop, raccontando fatti di favori politici e fiscali assai gravi, inquietanti e al limite della legalità. Certo, è la parola di uno squalo, amplificata da un giornale di destra, ma è l’ennesima mina che contribuisce a rendere ancor più pencolante l’immagine che ho della Sinistra italiana, sulla cui pulizia ho creduto con stolta cecità per anni.
Ma non è né di questo né della pubblicazione di un approfondimento sul caso Piero Gelmini (59 accusatori, interviste a ragazzi molestati; lo squallido ritratto della Chiesa cattolica – a proposito: aspetto con curiosità le polemiche che seguiranno la messa in onda domani sera di preti omosessuali a caccia di sesso ripresi con una telecamera nascosta).
C’è una mezza pagina nella sezione del giornale “Il nostro tempo” (il senso è evidentemente «Si stava meglio quando si stava peggio»; altri articoli raccontano l’uso massiccio di Viagra da parte dei ventenni e il raddoppio dei divorzi negli ultimi dieci anni) che s’intitola “Non fu solo un bacio quella sera al Colosseo”. Del caso scrissi qui in maniera provocatoria – il titolo giocava su un doppio senso, e la chiusa era affidata in maniera scontata a Pirandello: la verità cambia secondo il punto di vista. Non mi ha quindi stupito leggere che nel verbale dei carabinieri si denuncino i due perché sorpresi in un luogo pubblico nel mezzo di un pompino; mi ha colpito e indignato («Signora mia!») vedere proprio il verbale, stampato per intero, in un leggibilissimo formato 4x5 centimetri, e completo di nomi, cognomi, indirizzi e altri dati personali dei ragazzi.
Il messaggio mi pare chiaro: voi due, vergognatevi; voialtri, attenzione a quello che fate – è tornata l’esposizione pubblica con la gogna al collo.
«Until they become conscious they will never rebel, and until after they have rebelled they cannot become conscious.»
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